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elgatoloco
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mercoledì 9 settembre 2020
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film di "propaganda"ma non solo
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"Winning"di James Goldstone, 1969, sceneggiatura di Howard Rodman, in realtà, è vermanete un film sulle corse automobilistiche di Formula 1 e segnatamente sulla pista di Indianapolis, con relativa corsa "infernale", come si dice nella traduzione italiana del titolo, un pèo'calcando le mani. E c'è la corsa ma anche l'antefatto pubblicitario, per una corsa che si svolege nellì'indiana(da cui Indianapolis, con non grande fantasia, caratteristica che gli States non hanno se non a tratti).un luogo(lo Stato dell'Indiana, intendo, non solo Indianapolis, non particolarmente"à la une" se non fosse che per qualche battuta sul tema e qualche film western d'antan, almeno rispetto alle celbri città made in the USA), con tanto di majorettes e altre"trovate"pubblicitarie e altro ancora.
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"Winning"di James Goldstone, 1969, sceneggiatura di Howard Rodman, in realtà, è vermanete un film sulle corse automobilistiche di Formula 1 e segnatamente sulla pista di Indianapolis, con relativa corsa "infernale", come si dice nella traduzione italiana del titolo, un pèo'calcando le mani. E c'è la corsa ma anche l'antefatto pubblicitario, per una corsa che si svolege nellì'indiana(da cui Indianapolis, con non grande fantasia, caratteristica che gli States non hanno se non a tratti).un luogo(lo Stato dell'Indiana, intendo, non solo Indianapolis, non particolarmente"à la une" se non fosse che per qualche battuta sul tema e qualche film western d'antan, almeno rispetto alle celbri città made in the USA), con tanto di majorettes e altre"trovate"pubblicitarie e altro ancora. C'è, ovviamente, anche la parte specifica sulle corse,anche con spezzoni tratti da documentari d'epoca, con Newman che, intuito pe l'occasione da due piloti, aveva iniziato a interessarsi q uel mondo tanto da diventare egli stesso corridore, anche se in forma"ridotta", ovviamente, rimanendo prioritaria, ovviamente, la professione principlae dell'attore-un caso , comunque di identircazione vita= arte o, considernaod la cosa da un altro punto di vista, arte=vita. Francamente il resto è un po'"gettato là", con una storia sentimentale, che si conclude forse con il riavvicinamento tra i due coniugi(Paul Newman e Joanne Woodward)e l'esclusione del"terzo incomodo"adultero(Rober Wagner, nei panni di un altro pilota)e la storia del figlio della donna, avuto da un precedente matrimonio, che si entusiasma per le glorie del pilota(Newman)rimproverando molto la madre per aver consumato l'adulterio...IL fermo immagine che chiude la storia lascia volutamente nel dubbio lo spettatore, forse anche riferendosi un po'autobiograficamente , dal punto di vista della star Newman, al rapporto coniuglae libero(ma nella realtà , pare, improntato a grande fedeltà)tra Paul e la Woodward, sposi neella realtà. Di Newman, "prodotto"come Brando, De Niro e altri dell'"Actor'Studio"è da dire che il vero attore, quale era appunto Newman, sa calibrare ogni piega della bocca e della faccia, ogni movimento del corpo in modo veramente funzionale alla recitazione, sicché ogni espressione mimico.gestuale serve alla bisogna, rendendo pienamente quanto si vuol dimostrare e prima di tutto, il che nello spettacolo è prioritario", mostrare". Un film che non nasconde le tracce del tempo(sarebbe sciocco ignorarlo), prescinde completamente da ogni altra tematica(erano gli anni dlela guerra in Vietnam e dell'imperialismo più feroce e ovviamente dlela non risoluzione dei conflitti razziali, oltre che di leader politici uccisi da poco, dove Bob Kennedy e Martin Luther King rimangono solo alcuni esempi, tra i più importanti)rimane fuori, quasi il mondo dlele crose e quanto vi ruota attorno fossero un"hortus conclusus"... El Gato
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elgatoloco
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domenica 2 ottobre 2016
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winning è titolo più convincente
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Prima di tutto una considerazione accidentale, forse, ma non completamente"fuori tema": "Winning"è titolo molto più pertinente, riferendosi appunto alla vittoria, mentre"Indianapolis pista infernale", nella versione italiana, forse attirava di più(nel 1969)gli appassionati di automobilismo e in specie di Fomula 1, però l'aggiunta relativa alla"pista infernale"era una zeppa inutile. Ancora il film di James Goldstone tratta veramente di Indianapolis come gara e di autopiste etc.solo nell'ultima parte(seconda), mentre il vero fulcro è riferito alla vita del protagonista, diviso tra vita sua autonoma e lavorativa, ovviamente sempre impegnata con la Formula UNo e quella privata , con un matrimonio"difficile", con una donna già reduce da un matrimonio fallito, con un figlio sedicenne in crisi come ogni buon adolescente(né più né meno, insomma), dove lui la trascura e lei, in un momento di "défaillance"si "rifà"con un altro pilota, ovviamente concorrente del"nostro".
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Prima di tutto una considerazione accidentale, forse, ma non completamente"fuori tema": "Winning"è titolo molto più pertinente, riferendosi appunto alla vittoria, mentre"Indianapolis pista infernale", nella versione italiana, forse attirava di più(nel 1969)gli appassionati di automobilismo e in specie di Fomula 1, però l'aggiunta relativa alla"pista infernale"era una zeppa inutile. Ancora il film di James Goldstone tratta veramente di Indianapolis come gara e di autopiste etc.solo nell'ultima parte(seconda), mentre il vero fulcro è riferito alla vita del protagonista, diviso tra vita sua autonoma e lavorativa, ovviamente sempre impegnata con la Formula UNo e quella privata , con un matrimonio"difficile", con una donna già reduce da un matrimonio fallito, con un figlio sedicenne in crisi come ogni buon adolescente(né più né meno, insomma), dove lui la trascura e lei, in un momento di "défaillance"si "rifà"con un altro pilota, ovviamente concorrente del"nostro". Tutto ben diretto, ottiamente interpretato da un Paul Nwman che è"sempre lui", con quell'"emanazione"che solo certi attori, particolarmente efficace comunicano, anche in virtà della molta esperienza(teatrale e soprattutto filmica)accumulata. Era un Newman ancora abbastanza giovane, lontano dai suoi tentativi registici nell'ultima parte della carriera(qualcosa c'era già stato prima, invero), estremamente efficace anche nel duetto contrastivo con Joanne Woodward, la compagna di una vita, a quanto si sa. Da notare un altro elemento: salvo qualcosa relativamente alle luci notturne, nessun tentativo"sperimentale"dal punto di vista espressivo nel film, ma anche sul piano tematico e linguistico(intendo anche proprio le tematiche affrontate, dal punto di vista del"come")non si ha l'impressione che il film sia del 1969, anno-chiave per la contestazione e la controcultura negli USA("Easy Rider" di Hopper-Fonda e "Zabriskie Point"di Antonioni sono di quell'anno):"colpa", forse, dei produttori, anche considerando l'impegno democratico(nel senso del Democratic Party, ma ciò non vorrebbe dire nulla, bensì proprio anche nell'accezione progressista del termine)di Paul Newman, dimostrato sempre e idem per quanto riguarda la moglie Woodward. PUò essere anche semplicemente che il film, già stretto tra dramma sentimentale e"film sportivo" (genere in realtà abbastanza inidentificabile), non potesse avere un ulteriore"aggravio tematico". Robert Wagner, competitor in pista e sentimentalmente di Newman, nel film, ovviamente, è abbastanza"scialbo". El Gato
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barnaby
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giovedì 8 ottobre 2009
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indianapolisi pista infernale (1969) - barnaby
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Un film che abbia come titolo originale la parola “vincere” chi può avere come protagonista se non P. Newman, anche se in Lo spaccone aveva fatto tutto tranne che vincere?
Questa volta siamo nel mezzo di una storia totalmente americana: Frank Capua è uno dei migliori piloti di auto da corsa, amico e rivale del compagno di squadra Lou Erding. Frank conosce, corteggia e sposa Elora, una tipica giovane donna statunitense divorziata con un figlio sedicenne a carico che, stranamente, accetta subito con gioia la presenza della nuova figura paterna. Ma Frank è un uomo sempre alla ricerca della perfezione e della vittoria e non sa esprimere pienamente i propri sentimenti: proprio per questo Eulora cadrà tra le braccia di Lou, forse un po’ troppo presto di quanto ci si aspetta.
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Un film che abbia come titolo originale la parola “vincere” chi può avere come protagonista se non P. Newman, anche se in Lo spaccone aveva fatto tutto tranne che vincere?
Questa volta siamo nel mezzo di una storia totalmente americana: Frank Capua è uno dei migliori piloti di auto da corsa, amico e rivale del compagno di squadra Lou Erding. Frank conosce, corteggia e sposa Elora, una tipica giovane donna statunitense divorziata con un figlio sedicenne a carico che, stranamente, accetta subito con gioia la presenza della nuova figura paterna. Ma Frank è un uomo sempre alla ricerca della perfezione e della vittoria e non sa esprimere pienamente i propri sentimenti: proprio per questo Eulora cadrà tra le braccia di Lou, forse un po’ troppo presto di quanto ci si aspetta. Frank è distrutto, ma questo servirà a farlo riflettere sui suoi errori e a tornare ad essere un campione in tutto.
Rispetto all’anno precedente con il meraviglioso exploit di Rachel, Rachel, i coinugi Newman sono scesi sicuramente di livello, partecipando a un film simpatico e anche tenero, intriso di sentimento (e sentimentalismo americano). J. Woodward, come in Dalla terrazza, si consola troppo presto con un altro uomo, non lasciando neanche il tempo al proprio marito (Newman, in entrambi i casi, poveretto!) di farsi conoscere per quello che è veramente. Per passare due orette senza troppi pensieri e troppe pretese.
Si dice sia stato questo film la scintilla che fece scattare in P. Newman l’amore per le gare automobilistiche, dalle quali si ritirò solo a 80 anni.
Voto: 7-
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