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ivan il matto
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domenica 8 marzo 2026
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persone ordinarie in circostanze straordinarie
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Qualcuno ricorda Rosa Parks? Una sarta di colore dell’Alabama che, nel 1955, rifiutandosi di cedere il suo posto sull’autobus ad un bianco, ha innescato il movimento per i diritti civili negli USA! Ebbene, tutto il cinema di Steven Spielberg si muove lungo la direttrice delle ‘persone ordinarie in circostanze straordinarie’. Nel caso di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1977, ma di recente tornato nelle sale restaurato), il quinto lungometraggio del regista di Cincinnati, l’irrazionale si fa strada diventando, per le persone di cui sopra e per l’intero film, una vera e propria visione del mondo. Cos’è che spinge, infatti, l’oscuro elettricista Roy Neary, la casalinga Jillian Guiler ed il piccolo Barry, suo figlio, a sconvolgere le proprie esistenze, spinti da una forza più grande di loro? Essi devono cercare una strana altura in una località dello Wyoming (la “Torre del diavolo”), dopo che misteriose e velocissime luci notturne nel cielo dell’Indiana erano entrate, in qualche modo, in contatto con i nostri protagonisti.
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Qualcuno ricorda Rosa Parks? Una sarta di colore dell’Alabama che, nel 1955, rifiutandosi di cedere il suo posto sull’autobus ad un bianco, ha innescato il movimento per i diritti civili negli USA! Ebbene, tutto il cinema di Steven Spielberg si muove lungo la direttrice delle ‘persone ordinarie in circostanze straordinarie’. Nel caso di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1977, ma di recente tornato nelle sale restaurato), il quinto lungometraggio del regista di Cincinnati, l’irrazionale si fa strada diventando, per le persone di cui sopra e per l’intero film, una vera e propria visione del mondo. Cos’è che spinge, infatti, l’oscuro elettricista Roy Neary, la casalinga Jillian Guiler ed il piccolo Barry, suo figlio, a sconvolgere le proprie esistenze, spinti da una forza più grande di loro? Essi devono cercare una strana altura in una località dello Wyoming (la “Torre del diavolo”), dopo che misteriose e velocissime luci notturne nel cielo dell’Indiana erano entrate, in qualche modo, in contatto con i nostri protagonisti. Ancora, che senso ha il ritrovamento nel deserto di Sonora (Messico) di cinque aerosiluranti “Avengers” intatti ma privi di pilota, scomparsi più di 30 anni prima nel triangolo delle Bermuda? Unico film di Spielberg che lo vede regista, soggettista e sceneggiatore, “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, inaugura una sorta di fantascienza ecumenica, con ulteriori tappe nella sua carriera, dove gli extraterrestri vengono presentati come esseri pacifici che vogliono cooperare con gli umani attraverso linguaggi non verbali ma musicali. Niente più catastrofismo alla “Invasione degli ultracorpi” (1956 Don Siegel) o “Ultimatum alla terra” (1951 Robert Wise) ma decisa sottolineatura dell’innocenza infantile e conseguente infantilizzazione dei personaggi adulti destinati al contatto con gli alieni. Sarà per questo motivo che il ruolo del regista Francois Truffaut (qui attore protagonista) assume una centralità importante nella pellicola, essendo stato colui che ha ridefinito il genere dello sguardo sull’infanzia, considerandolo come un periodo di ribellione e profonda solitudine nella vita di ciascuno. Non a caso il protagonista principale Roy si ritrova ribelle alle convenzioni sociali ed abbandonato dalla sua stessa famiglia, schiavo di meravigliose e sinistre ossessioni che rischiano di renderlo un fuorilegge. Fantascienza alla Walt Disney allora? (fondamentale nella formazione del giovane cineasta dell’Ohio) che mescola anti-intellettualismo a un’esperienza visiva sofisticata, esaltata nella versione restaurata in 4K, operata dalla lodevole iniziativa della Cineteca di Bologna, leader mondiale nel settore del recupero dei classici capolavori del cinema di sempre.
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ivan il matto
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domenica 8 marzo 2026
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persone ordinarie in circostanze straordinarie
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Qualcuno ricorda Rosa Parks? Una sarta di colore dell’Alabama che, nel 1955, rifiutandosi di cedere il suo posto sull’autobus ad un bianco, ha innescato il movimento per i diritti civili negli USA! Ebbene, tutto il cinema di Steven Spielberg si muove lungo la direttrice delle ‘persone ordinarie in circostanze straordinarie’. Nel caso di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1977, ma di recente tornato nelle sale restaurato), il quinto lungometraggio del regista di Cincinnati, l’irrazionale si fa strada diventando, per le persone di cui sopra e per l’intero film, una vera e propria visione del mondo. Cos’è che spinge, infatti, l’oscuro elettricista Roy Neary, la casalinga Jillian Guiler ed il piccolo Barry, suo figlio, a sconvolgere le proprie esistenze, spinti da una forza più grande di loro? Essi devono cercare una strana altura in una località dello Wyoming (la “Torre del diavolo”), dopo che misteriose e velocissime luci notturne nel cielo dell’Indiana erano entrate, in qualche modo, in contatto con i nostri protagonisti.
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Qualcuno ricorda Rosa Parks? Una sarta di colore dell’Alabama che, nel 1955, rifiutandosi di cedere il suo posto sull’autobus ad un bianco, ha innescato il movimento per i diritti civili negli USA! Ebbene, tutto il cinema di Steven Spielberg si muove lungo la direttrice delle ‘persone ordinarie in circostanze straordinarie’. Nel caso di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” (1977, ma di recente tornato nelle sale restaurato), il quinto lungometraggio del regista di Cincinnati, l’irrazionale si fa strada diventando, per le persone di cui sopra e per l’intero film, una vera e propria visione del mondo. Cos’è che spinge, infatti, l’oscuro elettricista Roy Neary, la casalinga Jillian Guiler ed il piccolo Barry, suo figlio, a sconvolgere le proprie esistenze, spinti da una forza più grande di loro? Essi devono cercare una strana altura in una località dello Wyoming (la “Torre del diavolo”), dopo che misteriose e velocissime luci notturne nel cielo dell’Indiana erano entrate, in qualche modo, in contatto con i nostri protagonisti. Ancora, che senso ha il ritrovamento nel deserto di Sonora (Messico) di cinque aerosiluranti “Avengers” intatti ma privi di pilota, scomparsi più di 30 anni prima nel triangolo delle Bermuda? Unico film di Spielberg che lo vede regista, soggettista e sceneggiatore, “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, inaugura una sorta di fantascienza ecumenica, con ulteriori tappe nella sua carriera, dove gli extraterrestri vengono presentati come esseri pacifici che vogliono cooperare con gli umani attraverso linguaggi non verbali ma musicali. Niente più catastrofismo alla “Invasione degli ultracorpi” (1956 Don Siegel) o “Ultimatum alla terra” (1951 Robert Wise) ma decisa sottolineatura dell’innocenza infantile e conseguente infantilizzazione dei personaggi adulti destinati al contatto con gli alieni. Sarà per questo motivo che il ruolo del regista Francois Truffaut (qui attore protagonista) assume una centralità importante nella pellicola, essendo stato colui che ha ridefinito il genere dello sguardo sull’infanzia, considerandolo come un periodo di ribellione e profonda solitudine nella vita di ciascuno. Non a caso il protagonista principale Roy si ritrova ribelle alle convenzioni sociali ed abbandonato dalla sua stessa famiglia, schiavo di meravigliose e sinistre ossessioni che rischiano di renderlo un fuorilegge. Fantascienza alla Walt Disney allora? (fondamentale nella formazione del giovane cineasta dell’Ohio) che mescola anti-intellettualismo a un’esperienza visiva sofisticata, esaltata nella versione restaurata in 4K, operata dalla lodevole iniziativa della Cineteca di Bologna, leader mondiale nel settore del recupero dei classici capolavori del cinema di sempre.
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eugen
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mercoledì 28 febbraio 2024
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capolavoro spielberghiano
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Vero capolavoro di Steven Spielberg, che ha scritto e diretto il film, "Close Encounters of the Third Kind"/1977)prima di"ET"che e'posteriore di un lustro, Mostra la SF QUieta, pacifica, accomodante, dove, in controtendenza con gli "alien"i cattivi e decisamente metaforici dei"cattivi comunisti"anni 1950, tutto si svolgea armonicamente, anche se non senza problemi inziali, dove anche il"ratto alieno"non ha alcuna conseguenza negativa per la persona kidnapped. IN tutte le parti del mondo, con modalita'diverse, c'e l'attesa di un avenimento particolare, celebrato con riutalita'divers ee molto accentuate e regliosamente connotate soprattutto in INdia, emerge anche una musica comune per evocare l'incontro"altro", Particolamente notevoli in realta'tutte le sequenze cromaticamente forti, merito soprattutto di Douglas Trumbull, "mago"di tali effetti come noto e pluripremiato anche per questo film, dove quelle quasi iniziali della casa nella quale si muovono rtmicamente i giocatteoli e i pupazzi del bambino, che vine"cooptato"ad usicire, sono particolmente interessanti, sempre che si leghino alle differenti gradazioni cormatiche del e nel cielo.
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Vero capolavoro di Steven Spielberg, che ha scritto e diretto il film, "Close Encounters of the Third Kind"/1977)prima di"ET"che e'posteriore di un lustro, Mostra la SF QUieta, pacifica, accomodante, dove, in controtendenza con gli "alien"i cattivi e decisamente metaforici dei"cattivi comunisti"anni 1950, tutto si svolgea armonicamente, anche se non senza problemi inziali, dove anche il"ratto alieno"non ha alcuna conseguenza negativa per la persona kidnapped. IN tutte le parti del mondo, con modalita'diverse, c'e l'attesa di un avenimento particolare, celebrato con riutalita'divers ee molto accentuate e regliosamente connotate soprattutto in INdia, emerge anche una musica comune per evocare l'incontro"altro", Particolamente notevoli in realta'tutte le sequenze cromaticamente forti, merito soprattutto di Douglas Trumbull, "mago"di tali effetti come noto e pluripremiato anche per questo film, dove quelle quasi iniziali della casa nella quale si muovono rtmicamente i giocatteoli e i pupazzi del bambino, che vine"cooptato"ad usicire, sono particolmente interessanti, sempre che si leghino alle differenti gradazioni cormatiche del e nel cielo. INterpreti clou Richard Dreyduss, Melinda Dillon e il grande regista e sceneggiatore Francois Truffaut, mai cosi'impegnato in un lungo ruolo come interprete, dove, tra l'altro, pssoiamo senz'altro definirlo come il ruolo di un regista, di un coordinatore generale delle questione ufologica, perlatro(sia detto, a ormai quesi mezzo secolo dalla realizzazione del film)mai risolta neppure"approssimativamente"da nessun governo mondiale. Eugen
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enzo70
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lunedì 28 dicembre 2020
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una grande ode corale
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In incontri ravvicinati del terzo tipo Spielberg regala un modo inedito per raccontare uno dei sogni dell’uomo, l’incontro con gli Ufo. Una favola corale distante dall’individualismo che troviamo in Et, con alcuni bambini che devono nascondere il loro amico dagli scienziati dello Stato. Un bambino, un uomo ed uno scienziato francese sono solo gli ambasciatori della volontà di trasformare l’incontro in un momento di intergalattica umanità, che vada oltre le differenze. Incontri ravvicinati del terzo tipo è un cult e va visto in quest’ottica, tenendo conto che gli effetti speciali incredibili per quel periodo oggi sono del tutto datati. Ma è un film che vale sempre la pena di rivedere.
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In incontri ravvicinati del terzo tipo Spielberg regala un modo inedito per raccontare uno dei sogni dell’uomo, l’incontro con gli Ufo. Una favola corale distante dall’individualismo che troviamo in Et, con alcuni bambini che devono nascondere il loro amico dagli scienziati dello Stato. Un bambino, un uomo ed uno scienziato francese sono solo gli ambasciatori della volontà di trasformare l’incontro in un momento di intergalattica umanità, che vada oltre le differenze. Incontri ravvicinati del terzo tipo è un cult e va visto in quest’ottica, tenendo conto che gli effetti speciali incredibili per quel periodo oggi sono del tutto datati. Ma è un film che vale sempre la pena di rivedere.
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biscotto51
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lunedì 16 dicembre 2019
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volevamo prendervi in giro...
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...con gli effetti speciali, e ci siamo riusciti. Tutto inizia con 4-5 aerei di caccia della II^ guerra mondiale trovati intatti in una zona desertica; poi con una nave abbandonata nel mezzo del deserto sabbioso(!); infine in India una folla guidata da un guru canta uno strano inno fatto da poche note musicale. Si prosegue con luci strane che sfrecciano nel cielo, poi con cucine in cui tutto balla e va per aria, poi un fuori di testa che, ispirato da chissà da quale spiritaccio, dopo aver fatto scappare di casa moglie e figli, costruisce nella sua cucina una specie di pandoro di fango che arriva fino al soffitto. Casualmente alla TV vede un pandoro simile che, in natura, si trova nel Wyoming.
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...con gli effetti speciali, e ci siamo riusciti. Tutto inizia con 4-5 aerei di caccia della II^ guerra mondiale trovati intatti in una zona desertica; poi con una nave abbandonata nel mezzo del deserto sabbioso(!); infine in India una folla guidata da un guru canta uno strano inno fatto da poche note musicale. Si prosegue con luci strane che sfrecciano nel cielo, poi con cucine in cui tutto balla e va per aria, poi un fuori di testa che, ispirato da chissà da quale spiritaccio, dopo aver fatto scappare di casa moglie e figli, costruisce nella sua cucina una specie di pandoro di fango che arriva fino al soffitto. Casualmente alla TV vede un pandoro simile che, in natura, si trova nel Wyoming. Allora va nel Wyoming e lì incontra una madre a cui era stato rapito il figlio. In una pista di atterraggio costruita dall'esercito per accogliere gli UFO, atterra una navicella spaziale grande come una portaerei e luccicante come un flipper. L'esercito fa suonare fiìno allo sfinimento la nenia dell'India, al che la navicella si apre e scende il bambino rapito e gli equipaggi degli aerei e della nave nel deserto. Siccome li hanno studiati per 40 anni senza ricavarne niente, gli alieni imbarcano il tipo del pandoro e partono con lui. Avranno maggior fortuna con lui?
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valerio massimo petricca
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domenica 8 settembre 2019
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immagini bellissime per essere il 1977
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Come dal titolo immagini ed effetti bellissimi per essere il 1977,ma per come la vedo io ha delle lacune enormi,scene lente e semplici e non particolarmente curate un esempio,a inizio film le persone si ustionavano al passaggio delle navi aliene mentre alla fine niente.....una mamma che gli sparisce il figlio come se niente fosse successo,base Top secret “americana” dove si entra e esce come si vuole,il personaggio principale che viene messo in divisa rossa(prima era quasi un intruso)per poi essere l unico ad andare sulla astronave aliena,e potrei stare qui un ora.comunque intuizione bellissima,ma con una notevole differenza di cura dei particolari rispetto alle icone ET e guerre stellari,in alcuni momenti sembra un film per bambini.
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Come dal titolo immagini ed effetti bellissimi per essere il 1977,ma per come la vedo io ha delle lacune enormi,scene lente e semplici e non particolarmente curate un esempio,a inizio film le persone si ustionavano al passaggio delle navi aliene mentre alla fine niente.....una mamma che gli sparisce il figlio come se niente fosse successo,base Top secret “americana” dove si entra e esce come si vuole,il personaggio principale che viene messo in divisa rossa(prima era quasi un intruso)per poi essere l unico ad andare sulla astronave aliena,e potrei stare qui un ora.comunque intuizione bellissima,ma con una notevole differenza di cura dei particolari rispetto alle icone ET e guerre stellari,in alcuni momenti sembra un film per bambini.
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rmarci 05
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domenica 9 giugno 2019
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uno dei film più riusciti e personali di spielberg
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Al suo terzo film e dopo lo straordinario successo de Lo Squalo, Steven Spielberg, il più grande intrattenitore del nostro tempo, realizza un film di cui cura anche il soggetto e la sceneggiatura: il risultato è una delle sue opere più riuscite e personali, rivoluzionaria per il genere fantascientifico in quanto viene stravolto lo stereotipo dell'alieno invasore, ipotizzando invece un incontro pacifico tra l'essere umano e l'extraterrestre, due civiltà tanto lontane tra loro nel tempo e nello spazio quanto intenzionate a comunicare. Oltre a ciò, il film è anche una metafora sull'allontanamento, da parte di una persona, dalla propria famiglia e dalla situazione in cui ha sempre vissuto per raggiungerne un'altra a lui sconosciuta, che però lo affascina di più e a cui si sente maggiormente appartentente.
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Al suo terzo film e dopo lo straordinario successo de Lo Squalo, Steven Spielberg, il più grande intrattenitore del nostro tempo, realizza un film di cui cura anche il soggetto e la sceneggiatura: il risultato è una delle sue opere più riuscite e personali, rivoluzionaria per il genere fantascientifico in quanto viene stravolto lo stereotipo dell'alieno invasore, ipotizzando invece un incontro pacifico tra l'essere umano e l'extraterrestre, due civiltà tanto lontane tra loro nel tempo e nello spazio quanto intenzionate a comunicare. Oltre a ciò, il film è anche una metafora sull'allontanamento, da parte di una persona, dalla propria famiglia e dalla situazione in cui ha sempre vissuto per raggiungerne un'altra a lui sconosciuta, che però lo affascina di più e a cui si sente maggiormente appartentente. Molto importante è, come in tutti i film del regista, la componente tecnica, in cui la maestosità degli effetti speciali e della fotografia rendono Incontri ravvicinati un'autentica gioia per gli occhi. Dunque un film coinvolgente, sognatore, misuratamente ottimista, molto personale ed emozionante senza essere melenso. L'unico difetto che gli si può attribuire è la scarsa recitazione dei comprimari e la superficiale caratterizzazione dei personaggi di contorno. Comunque, è il miglior film di fantascienza di Steven Spielberg. 3.5 stelle su 5.
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giuseppetoro
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sabato 31 marzo 2018
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storico
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uno dei miei primi film visti sulla fantascienza...bel film
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laurence316
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domenica 19 marzo 2017
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la resurrezione del cinema di fantascienza
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Caposaldo e pietra miliare del genere (esattamente al pari del contemporaneo Guerre stellari), l’unico film del regista di cui sia responsabile sia del soggetto che della sceneggiatura, Incontri ravvicinati del terzo tipo lo è soprattutto per la sua rivoluzionaria rappresentazione degli alieni non più come mostri guerrafondai e assettati di sangue bensì come esseri pacifici alla ricerca di una forma di cooperazione con la razza umana: una visione del tutto innovativa e per nulla scontata nel panorama cinematografico del tempo. Ma lo è anche per diversi altri motivi, in particolar modo per la sua geniale intuizione visiva e narrativa di mostrare il tentativo di comunicazione con gli alieni per mezzo non di un linguaggio verbale, ma bensì musicale.
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Caposaldo e pietra miliare del genere (esattamente al pari del contemporaneo Guerre stellari), l’unico film del regista di cui sia responsabile sia del soggetto che della sceneggiatura, Incontri ravvicinati del terzo tipo lo è soprattutto per la sua rivoluzionaria rappresentazione degli alieni non più come mostri guerrafondai e assettati di sangue bensì come esseri pacifici alla ricerca di una forma di cooperazione con la razza umana: una visione del tutto innovativa e per nulla scontata nel panorama cinematografico del tempo. Ma lo è anche per diversi altri motivi, in particolar modo per la sua geniale intuizione visiva e narrativa di mostrare il tentativo di comunicazione con gli alieni per mezzo non di un linguaggio verbale, ma bensì musicale. E’ poi un film emblematico della poetica dello Spielberg favolista (che poi proseguirà innanzitutto con E.T. l’extra-terrestre) di esaltazione del mondo dell’infanzia che in questo film coincide con la “conseguente ‘infantilizzazione’ dei personaggi eletti a entrare in contatto con gli alieni – Dreyfuss ama Disney e gioca con il purè” (Mereghetti).
Al di là delle componenti ideologiche, è comunque innegabile che il fattore di maggior impatto e fascinazione del film sia dato dalla sua straordinaria forza visiva, merito tanto degli effetti speciali di Douglas Trumbull quanto dell’eccezionale fotografia di Vilmos Zsigmond (giustamente premiata con l’Oscar). Incontri ravvicinati del terzo tipo è infatti prima di tutto una grandiosa esperienza visiva ed uditiva con pochi precedenti nella fantascienza cinematografica (ed è in questo avvicinabile a 2001: Odissea nello spazio di Kubrick).
E’ un film coinvolgente e appassionante, adatto tanto ai bambini quanto agli adulti, un’opera di un “sognatore per sognatori” (Morandini).
Girato nel più grande set mai usato (l’interno di una vecchia, smisurata aviorimessa per dirigibili), costato 20 milioni di dollari, è un grandissimo successo di pubblico, secondo solo a Guerre stellari. Ne esistono tre versioni differenti: oltre a quella originale distribuita nelle sale, quella ritoccata per una criticata (e criticabile) “Edizione Speciale” ed, infine, una terza, leggermente diversa, la Director’s Cut. Tra la prima e la seconda, la differenza più sostanziale consiste nell’inserimento di scene (del tutto superflue) girate all’interno dell’astronave, che risulta comunque complessivamente più corta di 3’ per il taglio e il ritocco di diverse altre scene. La terza ed ultima, la Director’s Cut, che si è vista solo per il mercato dell’home-video, è invece una sorta di fusione delle prime due, con però il grande pregio di ripristinare il finale originario, eliminando pertanto le scene all’interno dell’astronave. Volendo stilare una classifica, si può tranquillamente affermare che sia quest’ultima quella più riuscita e degna di nota.
Piccola curiosità: com'è probabilmente noto, il titolo si riferisce ad una teoria, che ha poi contribuito a popolarizzare, dell’astrofisico e “ricercatore ufologico” J. Allen Hynek, che suddivide in tre grandi tipi i possibili incontri con un’ipotetica razza aliena: l’incontro ravvicinato del primo tipo, che corrisponde all’avvistamento di un UFO; l’incontro ravvicinato di secondo tipo, che consiste nella prova materiale dell’esistenza dello stesso; ed infine l’incontro ravvicinato di terzo tipo, ovvero il contatto vero e proprio.
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great steven
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martedì 26 luglio 2016
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il primo mirabolante giocattolone sf di spielberg.
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INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO (USA, 1977) diretto da STEVEN SPIELBERG. Interpretato da RICHARD DREYFUSS, MELINDA DILLON, FRANCOIS TRUFFAUT, TERI GARR, BOB BALABAN, CARY GUFFEY, SHAWN BISHOP, WARREN J. KEMMERLING, ROBERTS BLOSSOM, PHILIP DODDS, LANCE HENRIKSEN
Eventi bizzarri turbano la vita di una cittadina del Wyoming, soprattutto black-out improvvisi e terremoti spaventosi. Grazie all'impiego di sofisticati sistemi tecnologici, le stazioni scientifiche di osservazione e ricerca ipotizzano un atterraggio di UFO nei paragi. Nessuno degli abitanti sembra però dar corda a questa supposizione, esclusi un eccentrico giornalista e padre di famiglia, una premurosa donna il cui bambinn viene rapito da un'entità misteriosa e un estroverso scienziato francese.
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INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO (USA, 1977) diretto da STEVEN SPIELBERG. Interpretato da RICHARD DREYFUSS, MELINDA DILLON, FRANCOIS TRUFFAUT, TERI GARR, BOB BALABAN, CARY GUFFEY, SHAWN BISHOP, WARREN J. KEMMERLING, ROBERTS BLOSSOM, PHILIP DODDS, LANCE HENRIKSEN
Eventi bizzarri turbano la vita di una cittadina del Wyoming, soprattutto black-out improvvisi e terremoti spaventosi. Grazie all'impiego di sofisticati sistemi tecnologici, le stazioni scientifiche di osservazione e ricerca ipotizzano un atterraggio di UFO nei paragi. Nessuno degli abitanti sembra però dar corda a questa supposizione, esclusi un eccentrico giornalista e padre di famiglia, una premurosa donna il cui bambinn viene rapito da un'entità misteriosa e un estroverso scienziato francese. Si ritrovano tutti e tre presso una pista di atterraio aerospaziale, e attendono. L'astronave degli esseri intelligenti provenienti dallo spazio arriva. Il giornalista andrà con loro. Di straordinario pregio figurativo, detiene anche innegabili meriti dal punto di vista della preparazione tecnica: una fotografia (Vilmos Zsigmond, premiato con l'Oscar) abilissima sia nel ritrarre i paesaggi notturni del Wyoming che nel descrivere con meraviglioso fascino decorativo i luoghi centrali (i deserti, le case comuni, la foresta, le strade) in cui si verificano i contatti tentati fra gli alieni e gli umani; un superbo montaggio (Michael Kahn) che segue senza perdere un colpo l'evoluzione di una storia eccezionalmente originale anche per come viene consegnata a livello grafico agli spettatori; effetti visivi di un realismo impressionante, alla cui esecuzione provvide Douglas Trumbull, premio Oscar per lo stesso lavoro nel kubrickiano 2001: Odissea nello spazio, abbinati agli irripetibili (o quasi, considerando anche E.T.) pupazzi elettronici di Carlo Rambaldi, entrambi egualmente funzinali nel fornire al film un carisma plastico che stupisce per la varietà dei colori, l'intensità dei suoni e la bizzarria a briglia sciolta delle forme. Interpretazioni tutte di prima qualità, fra cui fanno macchia il capofaniglia squinternato ma deciso di Dreyfuss, l'affettuosa e coragiosa mamma di M. Dillon, il testardo uomo di scienza francofono di Truffaut (finalmente valorizzato anche come attore, e ciò non lede alla sua dignità di cineasta), la moglie irascibile e incredula di T. Garr (uno dei suoi ruoli più felici) e l'attrezzista interprete di B. Balaban. Sceneggiatura ridotta all'osso e tesa ad imprimere il segno sui dialoghi ad effetto, ma è comprensibile: per il primo capolavoro di fantascienza del regista di Cincinnati, qualche sacrificio si doveva pur fare, e le cose da non sacrificare hanno invece ricevuto, com'era opportuno, l'attenzione doviziosa e maniacale che meritavano. Anche soggettista e scenegiatore del suo secondo strepitoso successo di pubblico (dopo Lo squalo, 1975), Spielberg dimostrò una volta di più di dipendere eccessivamente dal sistema cinematografico dei generi, eppure questa sua inclinazione è perdonabile considerando che realizza prodotti ai quali si può giustamente rimproverare solo una tendenza global atta a compiacere la più ampia fetta di pubblico possibile. Il che non va assolutamente a scapito della qualità della pellicola: Close Encounters, osannato già all'uscita nelle sale e incluso molti anni dopo dall'American Film Institute al 64° posto nella lista dei migliori 100 film USA, sa farsi apprezzare per il sapiente miscuglio di suspense, pathos, autoironia e resilienza come per il professionale abbinamento fra contributi artistici e competenze tecniche, affermando la sua preponderanza nell'ambito di quei "blockbluster ante litteram" che, proprio in quel periodo e grazie soprattutto a Spielberg e a colleghi quali Pollack, Polanski, Coppola e il mai invecchiato Kubrick, determinarono incassi inimmaginabili al box office e fecero compiere un dietrofront ai critici di tutto il mondo. Musiche (John Williams), di soffice delicatezza alternativamente scambiata ad un incredibile ardore, che fanno sognare. Da lodare anche la geniale costruzione narrativa di un certo gusto poetico, perché basata sulla doppia metafora del motivo musicale e della montagna di terriccio. è anche un racconto di formazione imperniato sul rapporto che si attua rispettivamente fra coniugi, bambini e colleghi, oltre che una porta aperta verso il desiderio di mettersi alla prova e la sperimentazione verso l'ignoto, lo sconosciuto. Esiste anche in una versione di 152 minuti, oltre a quella canonica, diffusa in DVD e VHS, di 135.
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