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jonnylogan
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mercoledì 17 dicembre 2025
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la banalit? del male
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Dopo Ariaferma (id.; 2021) Leonardo Di Costanzo presenta all’ultimo Festival del cinema di Venezia una nuova vicenda che si snoda nuovamente fra le pieghe di un istituto penitenziario, senza che siano le celle il luogo di narrazione e la locations principale della sinossi. Questa volta il lavoro del regista Ischitano ha ancor di più uno sfondo e un retroterra psicologico, perché suffragato dalla libera rilettura del saggio Io volevo ucciderla - Per una criminologia dell’Incontro (id.; 2022) dei criminologi Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali.
Barbara Ronchi porta sullo schermo le amnesie di una donna che non ricorda nulla dell’omicidio della sorella e del tentato omicidio della madre.
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Dopo Ariaferma (id.; 2021) Leonardo Di Costanzo presenta all’ultimo Festival del cinema di Venezia una nuova vicenda che si snoda nuovamente fra le pieghe di un istituto penitenziario, senza che siano le celle il luogo di narrazione e la locations principale della sinossi. Questa volta il lavoro del regista Ischitano ha ancor di più uno sfondo e un retroterra psicologico, perché suffragato dalla libera rilettura del saggio Io volevo ucciderla - Per una criminologia dell’Incontro (id.; 2022) dei criminologi Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali.
Barbara Ronchi porta sullo schermo le amnesie di una donna che non ricorda nulla dell’omicidio della sorella e del tentato omicidio della madre. E solo grazie all’aiuto di un criminologo, incuriosito dalla sua storia, dal desiderio di esplorarne la vicenda, viene intervistata con lo scopo di usare le sue memorie come sfondo per un saggio.
Rispetto alla precedente pellicola questa si discosta per la narrazione del carcere. Non più una prigione in dismissione, prossima alla chiusura e con una concezione del carcerato che vada punito e sorvegliato. Ma un carcere all’avanguardia, al centro di boschi dove i prigionieri si muovono quasi in completa libertà e nel quale è la vicenda della protagonista che risulta centrale. Una protagonista che in un flusso di coscienza e confessioni, sia con il criminologo, impersonato dall’attore francese Roschdy Zem, sia con il padre, incontrato regolarmente ma con grande fatica a causa di quel che è successo. Cercherà di fare pace con la propria coscienza, tentando di ricordare sia quel che ha fatto, sia le ragioni del suo crimine e cercando finalmente di capire.
Esattamente come nel caso del precedente film, la trama non si sofferma su discussioni morali, cercando colpevoli, vinti o vincitori, ma si limita a narrare una vicenda, in tal caso consentendo a chi vede di costruirsi un’idea.
Prova maiuscola sia per la Ronchi, ma anche per Diego Ribon, nel ruolo del padre di Elisa e recentemente visto sul piccolo schermo in Monterossi - la serie (id.; 2022-2023). Piacerà e molto a chi ama le vicende psicologiche, l'analisi della banalità del male, tutti declinati come al centro di una lunga confessione liberatoria.
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clara stroppiana
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venerdì 10 ottobre 2025
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il primo è stato caino
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A distanza di quattro anni da Ariaferma, Di Costanzo torna sugli schermi con un altro film girato in un carcere. Qui però lo sfondo, la prospettiva ed i temi affrontati sono diversi. Non più le relazioni tra "guardie e ladri" in dinamica evoluzione, pronte a deflagrare di fronte al mutare delle circostanze e dei rapporti di forza. Al posto del vecchio carcere maschile, fatiscente e in fase di dismissione, al posto degli ambienti claustrofobici dove l'aria e le ore sono ferme, la struttura è un bell'edificio immerso in un bosco che dà ritmo al tempo attraverso lo scorrere delle stagioni, le detenute abitano in miniappartamenti, il personale di sorveglianza è formato per assistere e aiutare anziché reprimere.
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A distanza di quattro anni da Ariaferma, Di Costanzo torna sugli schermi con un altro film girato in un carcere. Qui però lo sfondo, la prospettiva ed i temi affrontati sono diversi. Non più le relazioni tra "guardie e ladri" in dinamica evoluzione, pronte a deflagrare di fronte al mutare delle circostanze e dei rapporti di forza. Al posto del vecchio carcere maschile, fatiscente e in fase di dismissione, al posto degli ambienti claustrofobici dove l'aria e le ore sono ferme, la struttura è un bell'edificio immerso in un bosco che dà ritmo al tempo attraverso lo scorrere delle stagioni, le detenute abitano in miniappartamenti, il personale di sorveglianza è formato per assistere e aiutare anziché reprimere.
Fin dalla prima scena viene dichiarato non solo il tema che il criminologo, interpretato in modo convincente da Roshdy Zen, affronterà nei suoi seminari, ma anche il risultato che si propone di raggiungere con le detenute che saranno disponibili a collaborare alla sua ricerca. Quasi una premessa al film, prima dei titoli di testa: il male va guardato nella sua componente di umanità non per essere giustificato né assolto, e neppure giudicato, ma come necessaria presa di consapevolezza per approdare al suo superamento. Una tesi che arriva dagli studi di Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali che nel libro Io volevo ucciderla raccontano il percorso fatto con una giovane donna responsabile dell’omicidio della sorella. Il film si ispira dunque a un fatto vero, accaduto nel comasco nel 2009. Attraverso i flashback scopriamo che alle spalle di Elisa (nome di fantasia) non ci sono un ambiente marginale, un tessuto sociale fragile, una famiglia disfunzionale nei quali in un qualche modo si possano rintracciare le cause del comportamento criminale. Il regista insinua nello spettatore il dubbio che forse sia necessario liberarci dagli stereotipi positivi per guardare quella famiglia borghese, benestante e “normale”, entrare nelle sue dinamiche sotterrane, tra le mura dove quel delitto oscuro si è originato e non eludere l’angolo buio dentro ognuno di noi.
Nel presente Elisa è in carcere. La camera la segue nelle “libere” passeggiate nel bosco. Cammina svelta, decisa, come chi debba raggiungere una meta, ma i suoi passi sono costretti a fermarsi davanti al recinto che delimita il carcere, così come la sua psiche si è bloccata di fronte al crimine commesso che un’amnesia ha rimosso dalla coscienza. Distoglie lo sguardo dalla telecamera di sorveglianza e si allontana come se quell’occhio potesse frugarle dentro e scoprire le verità nascoste. Attraversa il bosco nella divisa rossa delle detenute e sembra la Cappuccetto della fiaba. Ma il lupo che la bambina incontra, Elisa lo ha già dentro di sé. Una donna mite e gentile che ha pianificato e portato a termine l’uccisione della sorella con determinazione.
In uno dei primi incontri il criminologo pone l’accento sul linguaggio. L’omicidio non può essere nascosto dietro il termine generico e assolutorio: “i fatti”. Per prenderne coscienza è necessario cominciare a chiamarlo con il suo nome. Le parole hanno importanza in questo che è un film di parola dove i dialoghi rappresentano l’elemento portante dello sviluppo narrativo. Anche il bilinguismo, l’italiano parlato in famiglia e il francese negli scambi tra Elisa e il ricercatore, apparentemente giustificato dall’ambientazione in Svizzera, ha una motivazione non tanto geografica quanto di distacco tra un dove e un altrove. “Parole che diventano privilegio del reo mentre la vittima non ha più voce” accusa una madre (Valeria Golino) che non è riuscita a trovare l’umanità con cui guardare gli assassini del figlio. Una voce necessaria che, a mio avviso, non ha la giusta collocazione in quella breve sequenza che interrompe la fluidità di una sceneggiatura, per altro ottima, firmata dallo stesso Di Costanzo insieme a Bruno Oliviero e Valia Santella, già suoi collaboratori per Ariaferma. Intensa Barbara Ronchi in una prova non facile. Spesso ripresa in primi e primissimi piani ci scuote con la profondità nera del suo animo, in cui si insinuano dolore, smarrimento, verità e menzogna fino alla presa di coscienza finale: nessuna amnesia.
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gabriella
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giovedì 2 ottobre 2025
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scrutando l''abisso
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Un’ indagine sul lato oscuro dell’essere umano, l’ incomprensibile capacità di commettere crimini efferati, convivere con la consapevolezza che non c’è rimedio finché non si guarda in faccia la propria colpa. Questo sostanzialmente è quello che cerca di spiegare Leonardo Di Costanzo,affidando l’interpretazione a una sempre bravissima Barbara Ronchi, insolitamente in un ruolo scomodo, disturbante. Elisa Zanetti è detenuta da dieci anni in un carcere sperimentale di recupero tra le montagne, per avere ucciso la sorella e averne poi bruciato il corpo, per motivi di gelosia, senso d’inferiorità, elementi devo dire non ben focalizzati, forse a causa dell’amnesia che affligge la protagonista.
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Un’ indagine sul lato oscuro dell’essere umano, l’ incomprensibile capacità di commettere crimini efferati, convivere con la consapevolezza che non c’è rimedio finché non si guarda in faccia la propria colpa. Questo sostanzialmente è quello che cerca di spiegare Leonardo Di Costanzo,affidando l’interpretazione a una sempre bravissima Barbara Ronchi, insolitamente in un ruolo scomodo, disturbante. Elisa Zanetti è detenuta da dieci anni in un carcere sperimentale di recupero tra le montagne, per avere ucciso la sorella e averne poi bruciato il corpo, per motivi di gelosia, senso d’inferiorità, elementi devo dire non ben focalizzati, forse a causa dell’amnesia che affligge la protagonista. L’arrivo del criminologo Alaoui è l’occasione per Elisa di guardare con sincerità dentro sé stessa, rielaborare i fatti e la zona oscura della sua anima, arrivando a negarsi alle visite periodiche del padre ,( l’unica persona di famiglia che cerca di mantenere un legame affettivo e di accoglienza con la figlia, nonostante l’ inspiegabile brutalità), perché il perdono è più pesante da sopportare dell’odio. A bilanciare l’indagine sulla colpa di Elisa viene introdotta la voce della vittima ( ruolo interpretato da Valeria Golino) e l’impossibilità di superare il dolore attraverso l’assoluzione perché l’odio diventa linfa vitale di cui nutrirsi. E’ un film duro, fatto di sguardi che si interrogano, di silenzi rinchiusi in una prigione più dentro che fuori, di passeggiate tra pini e larici sotto una coltre di neve, scenario quieto, rassicurante in netto contrasto con la tempesta emotiva di Elisa ( sempre precisa la fotografia di Luca Bigazzi). , ma che fatica a intravedere un’ipotesi di futuro, una redenzione, il dolore di accettare la sua colpa sarà la sua vera condanna. Un’opera che ha il difetto di affidarsi troppo ai dialoghi che purtroppo appiattiscono in parte la componente psicologica, nonostante le capacità di Barbara Ronchi.
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mate56
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mercoledì 17 settembre 2025
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come ? semplice descrivere un episodio orribile
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Ho scelto di vedere questo film, dopo, percapire meglio sono andata a leggere le recensioni, una orribile di un critico che credo abbia in parte dormito in quanto il film comincia in francese, poi continua in italiano, la protagonista chiede di esprimersi in italiano e non in francese come scrive lui.
Film fatto bene, secco, asciutto, senza fronzoli. Il fatto è tato grave, il movente debole ma la realtà è che ci si macchia di questi fatti gravissimi lo da esattamente nel modo descritto che tanto è vero da sembrare irreale. La partecipazione di Valeria Golino l'ho trovata inutile e dastidiosa
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mate56
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mercoledì 17 settembre 2025
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come ? semplice descrivere un episodio orribile
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Ho scelto di vedere questo film, dopo, percapire meglio sono andata a leggere le recensioni, una orribile di un critico che credo abbia in parte dormito in quanto il film comincia in francese, poi continua in italiano, la protagonista chiede di esprimersi in italiano e non in francese come scrive lui.
Film fatto bene, secco, asciutto, senza fronzoli. Il fatto è tato grave, il movente debole ma la realtà è che ci si macchia di questi fatti gravissimi lo da esattamente nel modo descritto che tanto è vero da sembrare irreale. La partecipazione di Valeria Golino l'ho trovata inutile e dastidiosa
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marco medelin
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martedì 16 settembre 2025
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pi? fumo che sostanza
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So di andare in controtendenza, ma mi sembra che la critica esalti il film che avrebbe potuto essere, se sostenuto adeguatamente. L'idea ? ottima, la sceneggiatura meno. Anche la regia, lenta e compassata, costringe a interpretazioni statiche e ripetitive. L'intensit? emotiva, a parte il cameo della Golino, pesa sulle spalle forti ma non a sufficienza della Ronchi. E per fortuna l'ho visto in originale.
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mavale27
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lunedì 15 settembre 2025
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tanto di cappello a questo film
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Il dilemma tra tentare la comprensione profonda delle situazioni psicologiche che hanno portato a compiere un delitto oppure no, non indagare perché ciò sarebbe sostanzialmente inutile, è un dilemma, un tema enorme meritevole di ogni riflessione.
Il film lo affronta molto più che dignitosamente avvalendosi di ottime interpretazioni e di una sceneggiatura essenziale ed onesta che non rincorre suggestioni e non sollecita l'emotività dello spettatore.
Quindi tanto di cappello a questa opera, che non fa innamorare di sé, non ti esalta come capolavoro, ma che invece riesce a far riflettere seriamente sul tema proposto, e sollecita una maturazione del pensiero quanto mai a mio parere necessaria.
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Il dilemma tra tentare la comprensione profonda delle situazioni psicologiche che hanno portato a compiere un delitto oppure no, non indagare perché ciò sarebbe sostanzialmente inutile, è un dilemma, un tema enorme meritevole di ogni riflessione.
Il film lo affronta molto più che dignitosamente avvalendosi di ottime interpretazioni e di una sceneggiatura essenziale ed onesta che non rincorre suggestioni e non sollecita l'emotività dello spettatore.
Quindi tanto di cappello a questa opera, che non fa innamorare di sé, non ti esalta come capolavoro, ma che invece riesce a far riflettere seriamente sul tema proposto, e sollecita una maturazione del pensiero quanto mai a mio parere necessaria.
Grazie al regista e a tutta l'equipe che sono riusciti, grazie ad un ottimo linguaggio cinematografico, a penetrare nella coscienza dello spettatore ed a risvegliarne la sensibilità umana.
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nino pellino
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domenica 14 settembre 2025
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l''analisi interiore per una nuova consapevolezza
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Elisa, interpretata dalla bravissima attrice Barbara Ronchi (che già ci aveva positivamente entusiasmato nella recente pellicola di Marco Bellocchio dal titolo "Rapito"), è una detenuta che sta scontando da circa 10 anni una pena detentiva per aver ucciso la propria sorella nel corso di circostanze a lei avverse. Il delitto da lei compiuto sembra essere stato in parte rimosso dalla sua mente a causa di un'amnesia che le è stata, tra l'altro, riconosciuta nel corso della sentenza di condanna a seguito della quale Elisa è stata interdetta per un periodo di 20 anni tenendo conto delle attenuanti dovute ad una sua semi infermità mentale.Nell'Istituto carcerario la donna farà conoscenza con un noto criminologo francese chiamato Alaoui (interpretato dall'altrettanto eccellente attore Roschdy Zem), il quale avrà il consenso e l'autorizzazione per iniziare con lei una serie di incontri a base di psicoterapia attraverso cui egli tenterà di risalire alle cause e alle motivazioni che hanno determinato il gesto atroce.
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Elisa, interpretata dalla bravissima attrice Barbara Ronchi (che già ci aveva positivamente entusiasmato nella recente pellicola di Marco Bellocchio dal titolo "Rapito"), è una detenuta che sta scontando da circa 10 anni una pena detentiva per aver ucciso la propria sorella nel corso di circostanze a lei avverse. Il delitto da lei compiuto sembra essere stato in parte rimosso dalla sua mente a causa di un'amnesia che le è stata, tra l'altro, riconosciuta nel corso della sentenza di condanna a seguito della quale Elisa è stata interdetta per un periodo di 20 anni tenendo conto delle attenuanti dovute ad una sua semi infermità mentale.Nell'Istituto carcerario la donna farà conoscenza con un noto criminologo francese chiamato Alaoui (interpretato dall'altrettanto eccellente attore Roschdy Zem), il quale avrà il consenso e l'autorizzazione per iniziare con lei una serie di incontri a base di psicoterapia attraverso cui egli tenterà di risalire alle cause e alle motivazioni che hanno determinato il gesto atroce. Una sorta di rimozione dall'inconscio dei conflitti interiori che stanno facendo vivere Elisa in una perenne fase di stasi, di confusione e dunque di blocco della personalità. La verità che un poco alla volta verrà finalmente a galla farà scaturire nuove consapevolezze e anche nuove prospettive per il futuro di Elisa. Un film sicuramente complesso che non si presta certo a fornire giustificazioni o attenuanti per ciò che comunque è successo, ma che aiuta ad analizzare i profondi e contradditori meandri estremi che possono improvvisamente nascere nella mente umana e che possono spingere a compiere l'inevitabile.
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mariagrazia span
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sabato 13 settembre 2025
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un film perfetto.
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Film coraggioso e bellissimo. Come si fa a parlare di un argomento così complicato e scomodo con delicatezza ed eleganza? Lo stile, la sensibilità, la profondità di Leonardo Di Costanzo ci regalano un vero capolavoro. Un altro. E come sempre il film non dà risposte: il contrasto tra le posizioni del criminologo e quelle del personaggio interpretato dalla Golino ci scuote le coscienze e fa traballare le nostre sicurezze e questo credo sia lo scopo. E la Ronchi? La Coppa Volpi doveva assolutamente essere sua: interpretazione da Oscar !
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sabato 13 settembre 2025
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ennesimo capolavoro di di costanzo.
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Come si fa a raccontare una storia difficile, dura, disturbante e scomoda rendendola elegante, misurata, essenziale, preziosa? Come si fa a scuotere nel fondo le coscienze facendolo delicatamente? Questo ? Elisa e questo ? il nuovo, perfetto, film di Leonardo Di Costanzo. Prezioso. Imperdibile.
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