Per chi si aspetta un inno alla magia del cinema, la polvere di stelle che solo gli attori più mitici sapevano spargere o semplicemente un prodotto condivisibile, questo insipido lungometraggio tradirà le vostre aspettative. Comincia col piede giusto, evocando lo stupore con immagini di impatto, come l'arrivo del treno che ancora a fine '800 faceva scappare i primi spettatori davanti alla grande novità che segnerà il secolo successivo. Presto, tuttavia, il regista ci trascina nelle sue ossessioni - reiterate riflessioni sull'olocausto - e deraglia dall'intrattenimento. Qua e la momenti riusciti, su tutti il ragazzo conteso da due fanciulle, ma comunque poco per eludere la noia.
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Per chi si aspetta un inno alla magia del cinema, la polvere di stelle che solo gli attori più mitici sapevano spargere o semplicemente un prodotto condivisibile, questo insipido lungometraggio tradirà le vostre aspettative. Comincia col piede giusto, evocando lo stupore con immagini di impatto, come l'arrivo del treno che ancora a fine '800 faceva scappare i primi spettatori davanti alla grande novità che segnerà il secolo successivo. Presto, tuttavia, il regista ci trascina nelle sue ossessioni - reiterate riflessioni sull'olocausto - e deraglia dall'intrattenimento. Qua e la momenti riusciti, su tutti il ragazzo conteso da due fanciulle, ma comunque poco per eludere la noia. Mi aspettavo decisamente di più. Voglio infine evidenziare che anche per Desplechin - da sua citazione su Rossellini - il cinema italiano resti quello del neorealismo: cari cugini, Europa '51 lo abbiamo adorato tutti, ma forse avete chiuso il libro troppo presto.
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