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bibob
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domenica 4 gennaio 2026
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non il massimo
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filma abbastanza buono che sulla scia del già visto, che vuole rendere un'immagine del mondo del cinema come nido di invidie, cospirazioni, dispotismo e infelicità. Ma non pone domande e quindi tantomeno ipotizza risposte, non approfondisce granché i personaggi ed è troppo lungo e ripetitivo. oltre a ciò, si cade nella più totale implausibilità almeno un paio di volte, cosa che toglie drammaticamente credibilità e quindi realismo alla storia. la prima volta quando, per far passare la notte fuori alla protagonista, invece di optare per il semplice escamotage che sia lei stessa, oppressa dalla prospettiva di un matrimonio che non desidera, a decidere di scappare almeno per una notte, per provare qualcosa di diverso da quello che la aspetta da sempre, al contrario, il motivo per cui di creano le premesse per la nottata fuori, è che la ragazza, letteralmente, fa notte per cambiarsi un vestito (!); non basta ancora, ovviamente: oltre a questo, la madre e la sorella vanno via senza cercarla! …ogni commento ulteriore è inutile.
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filma abbastanza buono che sulla scia del già visto, che vuole rendere un'immagine del mondo del cinema come nido di invidie, cospirazioni, dispotismo e infelicità. Ma non pone domande e quindi tantomeno ipotizza risposte, non approfondisce granché i personaggi ed è troppo lungo e ripetitivo. oltre a ciò, si cade nella più totale implausibilità almeno un paio di volte, cosa che toglie drammaticamente credibilità e quindi realismo alla storia. la prima volta quando, per far passare la notte fuori alla protagonista, invece di optare per il semplice escamotage che sia lei stessa, oppressa dalla prospettiva di un matrimonio che non desidera, a decidere di scappare almeno per una notte, per provare qualcosa di diverso da quello che la aspetta da sempre, al contrario, il motivo per cui di creano le premesse per la nottata fuori, è che la ragazza, letteralmente, fa notte per cambiarsi un vestito (!); non basta ancora, ovviamente: oltre a questo, la madre e la sorella vanno via senza cercarla! …ogni commento ulteriore è inutile. la seconda volta rappresenta la più grande caduta in basso del film: il finale, assurdo, col leone: la ragazza torna a Roma dopo la nottata e com'era avvenuto alla sua uscita da Cinecittà, la capitale, mentre a suo arrivo è piena di gente, magicamente, diventa una città deserta tipo post apocalisse planetaria; ridicolamente, l'unico essere tranquillamente a spasso nella città post atomica è il leone di Cinecittà, che incontra proprio la protagonista per passeggiare con lei! Siamo quasi a un plagio involontario a Forrest Gump: dopo che alla ragazza è già capitato di passare la serata a suon di stelle del cinema e di trovarsi, sempre per puro caso, proprio nel luogo in cui è avvenuto il fatto più eclatante che è sui giornali (il ritrovamento di un cadavere su una spiaggia), quando la ragazza incontra il leone ti viene da pensare “ma capita proprio tutto a lei!”. La riflessione più pesante, però, è che se sto leone assurdo è stato messo nel finale, evidentemente, è perché nella testa dell’autore, incredibilmente, era “il punto forte del film”, una specie di riferimento “felliniano” attraverso un riferimento “feliniano”! avrebbe dovuto essere qualcosa di “poetico”, forse, dopo continue citazioni alla “poesia” nel corso di tutto il film? È stata solo una caduta in basso inutile, ridicola, priva di senso, e abbastanza immotivatamente presuntuosa.
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gb show
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domenica 6 ottobre 2024
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la dolcezza (profonda) di mimosa vs. il fascino (superficiale) del cinema
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Siamo negli anni 50. Il cinema patinato di Cinecittà che tanto appassiona Mimosa, per una casualità, diventa per una notte il suo "set". Da ragazza di umile estrazione, affronta questa esperienza con il suo dolcissimo sorriso e la fanciullesca meraviglia di chi vedeva questo mondo magico, molto lontano dal suo. L'essenza e la bellezza di questo film sta nel "viaggio" che percorre Mimosa, in una sola nottata, in questo territorio affascinante (anche se alla fine risulterà meno incantato del previsto). La ragazza si addentra con grande ammirazione nei meandri di questo variegato ambiente, dove incontrerà una galleria di personaggi e figure di ogni genere, in prevalenza negative.
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Siamo negli anni 50. Il cinema patinato di Cinecittà che tanto appassiona Mimosa, per una casualità, diventa per una notte il suo "set". Da ragazza di umile estrazione, affronta questa esperienza con il suo dolcissimo sorriso e la fanciullesca meraviglia di chi vedeva questo mondo magico, molto lontano dal suo. L'essenza e la bellezza di questo film sta nel "viaggio" che percorre Mimosa, in una sola nottata, in questo territorio affascinante (anche se alla fine risulterà meno incantato del previsto). La ragazza si addentra con grande ammirazione nei meandri di questo variegato ambiente, dove incontrerà una galleria di personaggi e figure di ogni genere, in prevalenza negative. Talentuose, ma smisuratamemte egocentriche; inette e incapaci, ma bramose di visibilità e successo; ciniche e opportuniste; grette, squallide e meschine. Un paio di persone fanno eccezione, dimostrando simpatia verso questa ragazza dolce e ingenua, anche se meno sprovveduta di quanto potesse sembrare inizialmente, visto che non si farà irretire dal contesto. Saverio Costanzo, ci insegna che il vero fascino sta nel lasciare sul piedistallo i nostri miti per ammirarli dalla giusta distanza, per evitare che questo mondo patinato faccia cadere il suo velo di incanto. Mimosa, interpretata da Rebecca Antonaci con naturalezza e credibilità, non a caso, più volte chiede di essere riaccompagnata a casa, perché in poche ore ha rivalutato la sua vita e il suo quotidiano. Ed il titolo del film riassume il suo pensiero: Finalmente l'alba. Questa nottata è stato bella, a suo modo; forse è valsa la pena viverla; sicuramente non la dimenticherò mai, ma adesso basta così. È bello tornare a casa!
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uppercut
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sabato 22 giugno 2024
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finalmente un ruggito
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Finalmente...! Dopo una serie di avvilenti impatti con una miseria cinematografica nazionale senza precedenti (il trionfo di C'è ancora domani dice tutto del livello a cui siamo arrivati), il film di Saverio Costanzo è una boccata d'ossigeno, fresca, rigenerante, da assaporare all'alba. E' un'opera che si contorna di tanti "finalmente". Finalmente un film che umilmente assume la lezione felliniana senza subire il confronto con la sua inarrivabile genialità. Sì, impossibile non ripensare alla Dolce vita, ma è soprattutto Lo Sceicco bianco il titolo cui il film soprattutto rimanda. E poi c'è anche un'eco bertolucciana: la Dominique Sanda di Novecento.
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Finalmente...! Dopo una serie di avvilenti impatti con una miseria cinematografica nazionale senza precedenti (il trionfo di C'è ancora domani dice tutto del livello a cui siamo arrivati), il film di Saverio Costanzo è una boccata d'ossigeno, fresca, rigenerante, da assaporare all'alba. E' un'opera che si contorna di tanti "finalmente". Finalmente un film che umilmente assume la lezione felliniana senza subire il confronto con la sua inarrivabile genialità. Sì, impossibile non ripensare alla Dolce vita, ma è soprattutto Lo Sceicco bianco il titolo cui il film soprattutto rimanda. E poi c'è anche un'eco bertolucciana: la Dominique Sanda di Novecento... Finalmente un cast perfetto. Finalmente un'attrice italiana di levatura internazionale: Rebecca Antonaci. Incredibile che questo sia il suo primo film! La scena della poesia "muta" non può che suscitare l'ammirato applauso di tutti gli ospiti, ma anche degli spettatori in sala o sul divano di ogni latitudine. Finalmente un dialogo tra anni Cinquanta e contemporaneità raffinato, intelligente, stimolante. Finalmente per tutte le donne una Mimosa che dice della loro forza senza retorica. Finalmente un armonico incontro tra effetti speciali ed effetti visivi. Finalmente tanti soldi spesi bene. Finalmente il coinvolgimento di star hollywoodiane in un'impresa all'altezza del loro spessore. Finalmente, da non dimenticare, un delicatissimo omaggio ad Alida Valli e, insieme, all'Alba del titolo, due interpreti di una femminilità di fronte cui ci si può solo inchinare.
Le tre stelline di Paola Casella sono la malinconica conferma di quanto ho già avuto modo di scrivere in altre occasioni. Davvero un film che sa ruggire.
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carlo degani
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lunedì 27 maggio 2024
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un film "finto" in tutto e per tutto
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Come osservato da altro critico, "tutto in Finalmente l’alba è finto: anche il mondo che circonda Cinecittà assomiglia a un set cinematografico e ogni attore punta a un’esagerazione enfatica, quasi parodica"; e, ancora," i personaggi che ruotano attorno alla ragazza protagonista" non sono che "meri bozzetti, privi di una personalità al di fuori del loro essere attori" In conclusione, un film da dimenticare... Distinti saluti.
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ralphscott
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giovedì 22 febbraio 2024
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alba diventa alida
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Alcuni personaggi interessanti e rimandi alla cronaca dei primi anni '50 sono diluiti in un'opera abbastanza prevedibile - cocaina, vecchi sporcaccioni, star strambalate e fragili - che può essere appuntamento stimolante per i cinefili ma, forse, sfuggente e poco incisiva per lo spettatore medio. Mimosa risulta povera di sfaccettature, gli occhioni azzurri perennemente sgranati, tutto stupore anche se per noi, ripeto, molto ha il sapore del dejà vue. Curioso vedere come la Rohrwacher alluda alla star del Caso Paradine con sensualità, laddove Alida brillava invece di bellezza casta e cristallina. La sequenza di apertura, cinema nel cinema, é toccante e sublime, con Trinità dei Monti elegante protagonista.
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ralphscott
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giovedì 22 febbraio 2024
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alba diventa alida
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Alcuni personaggi interessanti e rimandi alla cronaca dei primi anni '50 sono diluiti in un'opera abbastanza prevedibile - cocaina, vecchi sporcaccioni, star strambalate e fragili - che può essere appuntamento stimolante per i cinefili ma, forse, sfuggente e poco incisiva per lo spettatore medio. Mimosa risulta povera di sfaccettature, gli occhioni azzurri perennemente sgranati, tutto stupore anche se per noi, ripeto, molto ha il sapore del dejà vue. Curioso vedere come la Rohrwacher alluda alla star del Caso Paradine con sensualità, laddove Alida brillava invece di bellezza casta e cristallina. La sequenza di apertura, cinema nel cinema, é toccante e sublime, con Trinità dei Monti elegante protagonista.
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athos
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martedì 20 febbraio 2024
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roma già conosciuta
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La giornata magica di Mimosa rischia di trasformarsi in un incubo, come è avvenuta quattro giorni prima per la sfortunata Wilma Montesi. Di questo film, che ne ricalca altri più o meno recenti su una Roma libertina, ho apprezzato la lunghissima scena della poesia muta di Mimosa, dove emerge il lato laido e cattivo dei partecipanti. Per il resto ben girato ma alla fine non rimane molto.
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angelo umana
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martedì 20 febbraio 2024
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il fascino indiscreto del cinema
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E finalmente l'alba arrivò, quando il mattino rischiarò le cose e i pensieri della ventenne Mimosa, fece sparire le brutture della notte. S'incammina verso casa dopo una notte fuori, una cosa mai accaduta a questa ragazzina pudica e ligia alla disciplina di “mammà”, alle convenzioni di una famiglia popolare. Ricorda per l'ambientazione temporale l'altro film recente, C'è ancora domani. Di fatto però il racconto di Costanzo “avviene” nel 1953, quando si trova il corpo di Wilma Montesi, 21enne, sulla spiaggia di Capocotta nominata in questo film (delitto o morte irrisolta e dalle cause mai acclarate, che interessò lungamente la stampa, la politica e personaggi equivoci): vien da pensare che il regista abbia voluto inserire il caso a mò di monito per la nostra protagonista Mimosa, il pericolo al frequentare ambienti sconosciuti e mai percorsi.
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E finalmente l'alba arrivò, quando il mattino rischiarò le cose e i pensieri della ventenne Mimosa, fece sparire le brutture della notte. S'incammina verso casa dopo una notte fuori, una cosa mai accaduta a questa ragazzina pudica e ligia alla disciplina di “mammà”, alle convenzioni di una famiglia popolare. Ricorda per l'ambientazione temporale l'altro film recente, C'è ancora domani. Di fatto però il racconto di Costanzo “avviene” nel 1953, quando si trova il corpo di Wilma Montesi, 21enne, sulla spiaggia di Capocotta nominata in questo film (delitto o morte irrisolta e dalle cause mai acclarate, che interessò lungamente la stampa, la politica e personaggi equivoci): vien da pensare che il regista abbia voluto inserire il caso a mò di monito per la nostra protagonista Mimosa, il pericolo al frequentare ambienti sconosciuti e mai percorsi.
La accompagna nel chiarore dell'alba una tigre maestosa e mansueta, fuggita dalla gabbia dove ruggiva come comparsa in un film. Sono finiti i clamori del film storico che ha ricreato l'Egitto a Cinecittà: l'accostamento di queste due creature a quel mondo fà pensare a delle vite semplici, naturali, che contrastano con le finzioni e il fragore del mondo degli attori o della gente “in”. (Altro accostamento: La grande bellezza). Fuori dal popolo di un set cinematografico, lontani dalle brutture che possono esserci dietro alla pellicola di un film, da quelle persone che lo popolano, non tutte specchiate ma volte a propri traffici e interessi privati: i produttori che ci mettono i soldi, i notabili - politici? quelli che fanno avere finanziamenti all'opera? - in cerca di nottate dove cogliere qualche trofeo femminile, la cocaina che forse “tiene sù” le notti di quel mondo, le rivalità e gelosie tra gli attori, le “primedonne”, le bizze e i capricci di costoro. Altro accostamento: la chiusura del film La dolce vita, dove la giovanissima Valeria Ciangottini, barista che in un'altra alba e in riva alla spiaggia chiama Mastroianni, il quale non sente e si allontana con il resto della troupe.
Si è trovata senza la sua volontà come comparsa nel film, voluta dalla protagonista Josephine, americana che funge da faraona nella recita e che la nota casualmente. Forse l'ha voluta perché attratta dal viso pulito di una ragazza comune. Mimosa stava cercando sua sorella in realtà, scelta insieme ad altre comparse per la sua avvenenza, da un finto-agente che in realtà l'ha vista e la corteggia all'uscita da un cinema, dopo un film in bianco e nero sulla fine della guerra a Roma, un po' triste, come la loro mamma dice: “Nun ce fosse bastata a guera!”. Ma è Mimosa la sincera amante del cinema, ne coglie le emozioni e i sogni che offre. Si trova suo malgrado nella troupe del film egizio, accolta e poi respinta. Una persona semplice in un mondo artificiale.
Mai banali i film di Saverio Costanzo, cito quelli visti: In memoria di me, Private e questo, dedicato a suo padre. Urge vederne altri suoi anche più noti.
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corebo
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domenica 18 febbraio 2024
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senza lode e senza infamia
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Il film non è un capolavoro si srotola su un fatto di cronaca che io ho vissuto ad undici anni, un fatto di nera che coinvolse il figlio Piero di Attilio Piccioni più volte ministro della repubblica, il Marchese Montagna, l’anfitrione di feste di sesso e droga, ed altre personaggi del jet set di allora, nel film hanno inserito anche, l’attrice Alida Valli che credo che in quella storia non c’entrasse per niente, quindi una miscellanea fra verità e fiction, che mio avviso non rende reale il film, con un finale onirico della protagonista a passeggio con una leonessa, cosa avrà voluto dire il regista-sceneggiatore?
Le attrici e gli attori sono stati all’altezza: Rebecca Antonacci una giovane attrice molto brava, Lily James brava attrice inglese, Joel Keery un attore americano eccellente, ma mi ha colpito in particolar modo Rachel Sennot l’attrice americana che ha caratterizzato al meglio il suo personaggio.
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Il film non è un capolavoro si srotola su un fatto di cronaca che io ho vissuto ad undici anni, un fatto di nera che coinvolse il figlio Piero di Attilio Piccioni più volte ministro della repubblica, il Marchese Montagna, l’anfitrione di feste di sesso e droga, ed altre personaggi del jet set di allora, nel film hanno inserito anche, l’attrice Alida Valli che credo che in quella storia non c’entrasse per niente, quindi una miscellanea fra verità e fiction, che mio avviso non rende reale il film, con un finale onirico della protagonista a passeggio con una leonessa, cosa avrà voluto dire il regista-sceneggiatore?
Le attrici e gli attori sono stati all’altezza: Rebecca Antonacci una giovane attrice molto brava, Lily James brava attrice inglese, Joel Keery un attore americano eccellente, ma mi ha colpito in particolar modo Rachel Sennot l’attrice americana che ha caratterizzato al meglio il suo personaggio.
Ma concludendo il figlio di Maurizio Costanzo è così o piace oppure no.
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dia
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domenica 18 febbraio 2024
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l''importanza della lingua originale
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Anche se la trama è banalotta e avrei voluto la scena del rientro a casa o piuttosto l'essere sbranata dalla tigre, il fatto che il film sia tutto in lingua originale, specialmente per quanto riguarda il magnifico Dafoe che (da anni residente in Italia), recitando in italiano le parti che lo richiedo è assolutamente un valore aggiunto.
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