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angelo umana
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mercoledì 11 novembre 2020
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saga familiare
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A herdade (La tenuta) è un film del regista Tiago Guedes, dato in streaming da ArteKino Festival, che ne offre uno al mese, alcuni di buona fattura. Questo, nelle sue due ore e 3/4 “si fa vedere”, ebbe il suo debutto al Festival di Venezia del 2019, candidato a qualcosa ma non vinse nulla. Il personaggio centrale è il potente proprietario della fattoria (la herdade dal portoghese è la fattoria), un bel tipo giovane e forte e determinato di carattere, da tutti è chiamato l'”ingegnere”, perfino da un ministro e il suo portaborse che con un lungo viaggio da Lisbona gli fanno visita in auto fino al “suo territorio”.
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A herdade (La tenuta) è un film del regista Tiago Guedes, dato in streaming da ArteKino Festival, che ne offre uno al mese, alcuni di buona fattura. Questo, nelle sue due ore e 3/4 “si fa vedere”, ebbe il suo debutto al Festival di Venezia del 2019, candidato a qualcosa ma non vinse nulla. Il personaggio centrale è il potente proprietario della fattoria (la herdade dal portoghese è la fattoria), un bel tipo giovane e forte e determinato di carattere, da tutti è chiamato l'”ingegnere”, perfino da un ministro e il suo portaborse che con un lungo viaggio da Lisbona gli fanno visita in auto fino al “suo territorio”. Al suo cospetto e nella sua dimora si presentano introdotti da un occhiuto luogotenente, sembra la visita di politici a un capomafia: gli chiedono quasi questuando di collaborare col governo e sostenerlo, ed è chiaro che un uomo della sua ricchezza e potenza ne potrà avere ulteriori vantaggi. Lui però è pieno di sé, la sua forza sta nei suoi molti mezzi e la sua “tenuta” è sterminata, se non bastasse è il genero di un generale del regime di Caetano, cosa che tra l'altro gli permette di presentarsi dal prefetto per far rilasciare un suo attendente, un “codardo comunista” che veniva attenzionato dal regime. La vicenda si colloca nel 1973, di lì a poco scoppierà la rivoluzione del garofani: il generale e tanti come lui si daranno alla fuga, non è il caso dell'”ingegnere” Joao Fernandes (interpretato da Albano Gerònimo, di forte presenza scenica).
Ecco, qui il film pareva diventare storico, veniva da domandarsi cosa dalla rivoluzione comunista derivò ai latifondisti. In realtà esso è solo una saga familiare, con l'esercizio tranquillo del potere da parte di Joao. La sua è una comunità con un capo naturale. Molti lavoranti e persone di servizio armati e non, sono alle sue dipendenze, dà da vivere a varie famiglie, esercita un dominio esteso sulle loro vite e su tutte le donne dell'entourage. Tra queste una delle amanti è sua cognata, sorella della moglie. Questa tutto gli ha permesso, fino a separarsene dopo 25 anni con metà di quel patrimonio. Per metà della vita lei s'è lasciata derubare delle sue attenzioni e ne ha subito il disinteresse … nel tuo regno, hai avuto tutto eppure ti eccita ciò che ancora non hai posseduto. L'epilogo è tragico ed avviene nel 1991, perché del resto – è detto da uno dei suoi figli, proprio quello che lui considerava il più inetto e che mai aveva troppo considerato – le cose quando finiscono, finiscono. Dalla storia il film ha preso strade diverse ed è buono per una saga appunto, da farci uno sceneggiato.
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peer gynt
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venerdì 6 settembre 2019
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ascesa e caduta di un padre-padrone
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Questo lungo film di quasi 3 ore (164 minuti) racconta l'epopea familiare di un grande latifondista, Joâo Fernandes, padre-padrone della sua estesissima terra e anche dei suoi parenti e dipendenti: la moglie Leonor, il massaro Joaquim, la bella e giovane moglie di quest'ultimo Teresa. Joao è dipinto come un padrone duro e deciso, ma anche buono e comprensivo, ma con una tendenza caratteriale a possedere tutto (anche le donne degli altri) che lo porterà a tragici scontri con i suoi figli, diventati adulti. Qualche recensione al film ha visto dei collegamenti fra questa pellicola e il film di Bernardo Bertolucci "Novecento", forse perché il montatore di questo film è Roberto Perpignani, che ha lavorato anche per Bertolucci (ma non ha montato lui "Novecento").
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Questo lungo film di quasi 3 ore (164 minuti) racconta l'epopea familiare di un grande latifondista, Joâo Fernandes, padre-padrone della sua estesissima terra e anche dei suoi parenti e dipendenti: la moglie Leonor, il massaro Joaquim, la bella e giovane moglie di quest'ultimo Teresa. Joao è dipinto come un padrone duro e deciso, ma anche buono e comprensivo, ma con una tendenza caratteriale a possedere tutto (anche le donne degli altri) che lo porterà a tragici scontri con i suoi figli, diventati adulti. Qualche recensione al film ha visto dei collegamenti fra questa pellicola e il film di Bernardo Bertolucci "Novecento", forse perché il montatore di questo film è Roberto Perpignani, che ha lavorato anche per Bertolucci (ma non ha montato lui "Novecento"). Invece il diretto ascendente di questo "La tenuta" sembra essere la letteratura del naturalismo di fine Ottocento di autori che nel nostro paese si chiamerebbero Verga, Capuana, De Roberto e che in Portogallo portano principalmente il nome di José Maria Eça de Queirós. Sia la storia epica di una famiglia nel corso di vari anni, sia i fatti storici che fanno da sfondo alla vicenda ricordano quella letteratura. Che il film ricalca con buona capacità narrativa e sensibile gusto paesaggistico, ma nel contempo con qualche difetto: alcune lungaggini e forse l'aver spinto troppo sullo sfondo la componente storico-politica, che sembra presente solo per dare qualche scossone all'intreccio di una vicenda che rischia, soprattutto alla fine, di sfociare nel melodramma. Per cui ne vien fuori un film che si lascia vedere ma che non entusiasma.
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