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daniele ciavatti
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domenica 1 febbraio 2026
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l?altra faccia dell?umanita'
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?L?altro volto della speranza? (2017), diretto da Aki Kaurism?ki (The Other Side of Hope), e' un film che prova a immaginare una nuova umanita'. Per farlo, il regista sceglie un tema che negli ultimi anni e' diventato centrale e profondamente divisivo nelle nostre societa': l?immigrazione. Il modo in cui si reagisce a questa presunta ?emergenza? dice molto dei sistemi sociali in cui viviamo. Non e' un caso che proprio su questo tema la destra mondiale abbia costruito una nuova identita' politica, riuscendo a imporre nel sentire comune i propri slogan ed esercitando una vera e propria egemonia culturale.
Kaurism?ki propone un?alternativa radicale a questo paradigma. Lo fa raccontando un?umanita' diversa, fatta di gentilezza, comprensione e compassione.
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?L?altro volto della speranza? (2017), diretto da Aki Kaurism?ki (The Other Side of Hope), e' un film che prova a immaginare una nuova umanita'. Per farlo, il regista sceglie un tema che negli ultimi anni e' diventato centrale e profondamente divisivo nelle nostre societa': l?immigrazione. Il modo in cui si reagisce a questa presunta ?emergenza? dice molto dei sistemi sociali in cui viviamo. Non e' un caso che proprio su questo tema la destra mondiale abbia costruito una nuova identita' politica, riuscendo a imporre nel sentire comune i propri slogan ed esercitando una vera e propria egemonia culturale.
Kaurism?ki propone un?alternativa radicale a questo paradigma. Lo fa raccontando un?umanita' diversa, fatta di gentilezza, comprensione e compassione. Immagina una societa' in cui queste qualita' non sono eccezioni, ma comportamenti naturali. Il protagonista Wikstr?m aiuta Khaled senza esitazioni; i dipendenti del ristorante si dimostrano solidali; il camionista rifiuta di essere pagato per aver trasportato la sorella di Khaled; l?impiegata del centro di accoglienza lo aiuta a fuggire; un altro immigrato iracheno si mette spontaneamente a disposizione. Tutti partecipano a un disegno collettivo di solidariet?.
Questo atteggiamento non appare come una scelta morale consapevole, ma come qualcosa di inevitabile: e' come se non esistesse una reale alternativa. Ognuno fa cio' che deve fare, come se fosse l?unica cosa possibile, come se la loro stessa umanita' non consentisse comportamenti diversi.
Questa solidarieta' sembra inoltre estendersi a tutto il creato, come dimostra l?accoglienza riservata al cagnolino che entra nel ristorante. Inizialmente Wikstr?m vorrebbe cacciarlo, ma l?animale diventa presto parte integrante della piccola comunita', partecipando a quella rete di cura e attenzione reciproca che attraversa l?intero film.
La nuova umanita' immaginata da Kaurism?ki, pur nella sua dimensione ideale, non rimuove i conflitti. I problemi esistono e vengono affrontati con la stessa asciuttezza che caratterizza il racconto. In una sequenza memorabile, Wikstr?m ?divorzia? dalla moglie a causa del suo alcolismo, ma nel prosieguo del film si mostra pronto a riavvicinarsi a lei, suggerendo che la fragilita' non esclude la possibilit? di riconciliazione. Allo stesso modo, la presenza dei gruppi naziskin ? fenomeno tutt?altro che isolato nei Paesi del Nord ? introduce una violenza reale e concreta. Tuttavia, e' la societ? civile a riuscire a contenerla: quando Khaled rischia di essere bruciato vivo, l?aggressione viene fermata dall?intervento di alcuni senza fissa dimora, figure marginali che diventano paradossalmente baluardo di umanita' e giustizia.
Tutto questo e' accentuato dall?essenzialita' formale che caratterizza il film. Sono essenziali i gesti, i dialoghi, gli atteggiamenti, che rimarcano la loro naturalezza e l?assenza di dubbi. Un?essenzialita' che richiama il clima della Finlandia e, piu' in generale, dei Paesi nordici: la neve come cesura netta, il bianco e il nero, una realta' che non contempla la sfumatura dell?incertezza ma impone la decisione, secca e definitiva come un inverno finlandese.
In attesa che le forze democratiche delle nostre societa' ritrovino le parole e la capacita' di offrire soluzioni credibili a questo tema, e' come se Kaurism?ki ci invitasse a non scoraggiarci. Ci suggerisce che un atteggiamento diverso non solo e' possibile, ma esiste gia', e ce ne mostra concretamente gli effetti. La solidarieta' che attraversa il film non nasce da un calcolo politico, economico o di convenienza, ma da un senso pi? profondo del dover essere. In questo senso, l?umanita' rappresentata da Kaurism?ki sembra richiamare da vicino l??imperativo categorico? di kantiana memoria: ci sono cose che non si possono fare e altre che si devono fare, al di sopra di ogni considerazione politica, economica o utilitaristica. Aiutare chi e' in difficolt? non ? una scelta tra le tante, ma un dovere che si impone da se'. Ed ? proprio questa assenza di alternative morali a costituire il nucleo pi? radicale e, forse, pi? politico del film.
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[+] grossa coerenza nel regista finlandese.
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eugen
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lunedì 24 marzo 2025
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aki kaurismaki"diferente"
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Esta nota es autocritica: yo'conocia solamente el Kaurismaki"comico"y aqui¿encuento algo de dramatico, casi una otra manera de contar la vida que en el yono conocia(no habia visto casi ninguna pelciula, debo decir la verdad). La pelicula(no soy capaz de escribir el titulo...)es extraordianria, verdadera comprension de los problemsas de chos"migrantes"que llegan del "Oriente cercanpo", pero se debe buscar de mirarla con mucha attencion. Eugen
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no_data
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sabato 3 novembre 2018
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flop
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Non rispetta assolutamente le aspettative preannunciate nelle recensioni. Film molto lento, recitazione pessima, scenografie scarne; è un continuo ripetersi di cliché con personaggi appena abbozzati. Il finale rispecchia il pressapochismo del film.
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ennio
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domenica 29 luglio 2018
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umorimo surreale scandinavo, scarsissimo realismo
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Film difficile da inquadrare in categorie, ma in fondo è un suo pregio. Parte come un classico dramma sociale legato ai temi dell'immigrazione, scivolando lentamente in un'esposizione volutamente surreale e comica della vita di un gruppo di persone. In molte scene mi ha ricordato "un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza", nella ricercata inepressività degli attori, che in qualche modo ricalca il carattere iconico della gente scandinava.
Non so con quali motivazioni questo film ha vinto un premio a Berlino, spero non per la tematica "sociale" legata all'immigrazione, che qui è trattata in modo piuttosto ridicolo, tra il patetico e l'irreale.
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Film difficile da inquadrare in categorie, ma in fondo è un suo pregio. Parte come un classico dramma sociale legato ai temi dell'immigrazione, scivolando lentamente in un'esposizione volutamente surreale e comica della vita di un gruppo di persone. In molte scene mi ha ricordato "un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza", nella ricercata inepressività degli attori, che in qualche modo ricalca il carattere iconico della gente scandinava.
Non so con quali motivazioni questo film ha vinto un premio a Berlino, spero non per la tematica "sociale" legata all'immigrazione, che qui è trattata in modo piuttosto ridicolo, tra il patetico e l'irreale. Rappresentare la Finlandia come un paese in cui a ogni angolo sono in agguato cattivissimi neonazisti pronti a fare la pelle all'immigrato di passaggio, è offensivo oltre che stupido. Ma forse è proprio il film ad essere tutto surreale.
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luanaa
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sabato 7 aprile 2018
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schizoide
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IL FILM PARTE BENE COME "DOCUMENTO" DI UNA REALTA' FINLANDESE/ TESTIMONIANZA DEI PROBLEMI DI UN PROFUGO SIRIANO MA POI IL TUTTO DIVENTA SEMPRE PIU' SURREALE SENZA MAI TROVARE UN EQUILIBRIO TRA LE DUE PARTI. NON HO APPREZZATO QUESTO STILE CHE DATA LA MANIFESTA ASSURDITA' PROVOCA DISTACCO NELLO SPETTATORE. LA TIRITERA DEL RICONGIUNGIMENTO CON LA SORELLA DA UNA PARTE SI DIPANA PER TUTTO IL FILM SINO A DIVENTARE QUASI RIDICOLA. TRA UNA SIGARETTA E L' ALTRA ( MAI VISTO FUMARE TANTO COME NEI FILM DI QUESTO REGISTA ) E TRA INTERMEZZI MUSICALI INTERESSANTI (OTTIMI I CANTORI E MUSICISTI ANZIANI) SI ASSISTE PURE AL RICONGIUNGIMENTO CON LA MOGLIE EX ALCOLISTA DALL'ALTRA PARTE.
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IL FILM PARTE BENE COME "DOCUMENTO" DI UNA REALTA' FINLANDESE/ TESTIMONIANZA DEI PROBLEMI DI UN PROFUGO SIRIANO MA POI IL TUTTO DIVENTA SEMPRE PIU' SURREALE SENZA MAI TROVARE UN EQUILIBRIO TRA LE DUE PARTI. NON HO APPREZZATO QUESTO STILE CHE DATA LA MANIFESTA ASSURDITA' PROVOCA DISTACCO NELLO SPETTATORE. LA TIRITERA DEL RICONGIUNGIMENTO CON LA SORELLA DA UNA PARTE SI DIPANA PER TUTTO IL FILM SINO A DIVENTARE QUASI RIDICOLA. TRA UNA SIGARETTA E L' ALTRA ( MAI VISTO FUMARE TANTO COME NEI FILM DI QUESTO REGISTA ) E TRA INTERMEZZI MUSICALI INTERESSANTI (OTTIMI I CANTORI E MUSICISTI ANZIANI) SI ASSISTE PURE AL RICONGIUNGIMENTO CON LA MOGLIE EX ALCOLISTA DALL'ALTRA PARTE. ABBIAMO SCOPERTO CHE LA BUROCRAZIA QUANDO LA SI CONOSCE LA SI CERCA DI EVITARE ANCHE IN FINLANDIA E ABBIAMO SCOPERTO CHE QUANDO SI ORDINANO DELLE SARDINE AL RISTORANTE,L'AVVENTORE LE PESCA DIRETTAMENTE DALLA SCATOLA DI LATTA. UN SAPORE DOLCIASTRO DI FONDO: IN GENERALE NON CI SIAMO PROPRIO COME DISCORSO SPECIFICATAMENTE CINEMATOGRAFICO.
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enricodanelli
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sabato 18 novembre 2017
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ghiaccioli finlandesi
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Va bene: la tematica trattata dal film è di tutto rispetto. Il resto è veramente scadente a cominciare da come il regista intende muovere i suoi personaggi, meglio dicasi marionette, all'interno dello schermo. A cominciare dalla scena in cui il rappresentante di camicie abbandona la moglie fino alla fine del film, l'espressività degli attori è pari a zero. Questo regista riesce a far diventare inespressivi anche un siriano ed un iracheno, figuriamoci gli effetti devastanti sui suoi connazionali. Non capisco se questa minimalità espressiva sia casuale, non voluta, dettata dalla incapacità di sentimento del regista stesso o voglia significare qualcosa : magari più spazio alla trama e ai dialoghi.
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Va bene: la tematica trattata dal film è di tutto rispetto. Il resto è veramente scadente a cominciare da come il regista intende muovere i suoi personaggi, meglio dicasi marionette, all'interno dello schermo. A cominciare dalla scena in cui il rappresentante di camicie abbandona la moglie fino alla fine del film, l'espressività degli attori è pari a zero. Questo regista riesce a far diventare inespressivi anche un siriano ed un iracheno, figuriamoci gli effetti devastanti sui suoi connazionali. Non capisco se questa minimalità espressiva sia casuale, non voluta, dettata dalla incapacità di sentimento del regista stesso o voglia significare qualcosa : magari più spazio alla trama e ai dialoghi. Anche qui però cadiamo malissimo: la trama è tanto irreale che ne viene fuori una Finlandia caricaturale (stento a credere che i controlli sanitari nei ristoranti siano fatti come nel film o addirittura che possa esistere un ristorante del genere) e i dialoghi sono piuttosto scialbi con patetici tentativi di battute spiritose qua e là. Incredibile la scena con il protagonista che se la gode beatamente sotto un albero nonostante quello che gli ha procurato un naziskin. Per favore: certe tematiche trattate così insulsamente forse avranno effetto in Finalndia (anche se stento a crederci per il rispetto dei Finlandesi), ma nel resto del mondo (e in italia in particolare) serve ben altro per smuovere le coscienze.
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lbavassano
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martedì 3 ottobre 2017
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migranti senza retorica
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Raccontare il dramma dei profughi senza alcuna forma di retorica, è il grande merito del film di Kaurismaki, riducendo i dialoghi, le parole, le troppe parole che troppe volte abbiamo sentito, al minimo indispensabile, all'essenziale, indugiando piuttosto sui volti e gli sguardi, sui luoghi. Raccontare la tragedia dei profughi senza pietismi, ma incentrando il discorso sul tema della dignità, sulla nobiltà possibile dell'essere umano che non viene meno anche quando il film pare virare su toni più leggeri, da commedia. La colonna sonora però pare suggerire che questi valori di solidarietà sono un retaggio del passato, almeno nell'Europa ipercivilizzata, un retaggio da tenere in vita ma a rischio di smarrirsi assieme all'ultimo cantante di strada.
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Raccontare il dramma dei profughi senza alcuna forma di retorica, è il grande merito del film di Kaurismaki, riducendo i dialoghi, le parole, le troppe parole che troppe volte abbiamo sentito, al minimo indispensabile, all'essenziale, indugiando piuttosto sui volti e gli sguardi, sui luoghi. Raccontare la tragedia dei profughi senza pietismi, ma incentrando il discorso sul tema della dignità, sulla nobiltà possibile dell'essere umano che non viene meno anche quando il film pare virare su toni più leggeri, da commedia. La colonna sonora però pare suggerire che questi valori di solidarietà sono un retaggio del passato, almeno nell'Europa ipercivilizzata, un retaggio da tenere in vita ma a rischio di smarrirsi assieme all'ultimo cantante di strada.
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vincenzoambriola
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lunedì 1 maggio 2017
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simbolicamente politico
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Un venditore di camicie decide di cambiare vita e di aprire un ristorante. Un ragazzo siriano non decide di cambiare vita ma è la vita che lo costringe a cambiare nazione, ad abbandonare la sua terra per salvarsi da morte certa. I due si incontrano e tra di loro nasce un rapporto di solidarietà, di fiducia. Un film ironico, dove la musica folk finlandese fa da sfondo a una società che vuole aiutare i profughi ma che non riesce a rinunciare alla sua scandinava precisione, al suo ordine, alle sue leggi. Un film simbolico, dove ogni azione può essere letta in filigrana, ritrovandone il significato politico e sociale. Ad esempio, la sorella del ragazzo siriano non vuole cambiare il suo nome perché non vuol perdere la sua identità culturale, ricordandoci simbolicamente il valore del nostro nome, della nostra identità.
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Un venditore di camicie decide di cambiare vita e di aprire un ristorante. Un ragazzo siriano non decide di cambiare vita ma è la vita che lo costringe a cambiare nazione, ad abbandonare la sua terra per salvarsi da morte certa. I due si incontrano e tra di loro nasce un rapporto di solidarietà, di fiducia. Un film ironico, dove la musica folk finlandese fa da sfondo a una società che vuole aiutare i profughi ma che non riesce a rinunciare alla sua scandinava precisione, al suo ordine, alle sue leggi. Un film simbolico, dove ogni azione può essere letta in filigrana, ritrovandone il significato politico e sociale. Ad esempio, la sorella del ragazzo siriano non vuole cambiare il suo nome perché non vuol perdere la sua identità culturale, ricordandoci simbolicamente il valore del nostro nome, della nostra identità. Rivista con questa lente interpretativa, l'opera di Kaurismaki rivela il suo messaggio profondo.
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beppe
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giovedì 20 aprile 2017
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l'altro volto della speranza
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Ottimo film e assai intelligente recensione. In calce, oltre alla manifestazione di consenso/dissenso, non si potrebbe inserire anche la possibilità di condivisione per email o su social network? Grazie
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vanessa zarastro
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venerdì 14 aprile 2017
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quadri finlandesi
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Un film rappresenta un quadro di una Finlandia di emigrati, di naziskin, di emarginati, di clandestini, di giocatori d’azzardo, ma anche di un luogo dove sembra ci siano “gli angeli in terra”.
In epoca di crisi economica crescono anche le insoddisfazioni individuali, il negozio di camicie chiude, il ristorante va riconvertito, il maturo finlandese rappresentante di camicie le vuole svendere per cambiare lavoro.
L’altro volto della speranza,miglior regia alla Berlinale, è girato in modo antinaturalistico, scorre in poche scene, come fossero una serie di immagini cucite insieme quasi cartoons: tutto rappresentato come un succedersi di eventi e paradossi.
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Un film rappresenta un quadro di una Finlandia di emigrati, di naziskin, di emarginati, di clandestini, di giocatori d’azzardo, ma anche di un luogo dove sembra ci siano “gli angeli in terra”.
In epoca di crisi economica crescono anche le insoddisfazioni individuali, il negozio di camicie chiude, il ristorante va riconvertito, il maturo finlandese rappresentante di camicie le vuole svendere per cambiare lavoro.
L’altro volto della speranza,miglior regia alla Berlinale, è girato in modo antinaturalistico, scorre in poche scene, come fossero una serie di immagini cucite insieme quasi cartoons: tutto rappresentato come un succedersi di eventi e paradossi. Questo è un linguaggio tipico del regista finlandese minimalista ed essenziale. Il film possiede una forte carica ironica e molti personaggi sono sul filo della caricatura. Si vede che Kaurismäki ha osservato molto le persone e spesso le riprende nei dettagli interessanti ed eloquenti.
Il film narra la vicenda di Khaled, un siriano di Aleppo scappato fortunosamente dal suo paese e attraverso una vera e propria odissea è sbarcato a Helsinki su una carboniera, dopo aver perso la sorella nella strada tra la Slovenia e l’Ungheria.
Fiducioso nell’accoglimento del popolo finlandese Khaled va alla polizia e chiede asilo politico. Purtroppo la sua domanda viene respinta, non considerando la zona di Aleppo in situazione sufficientemente pericolosa.Quindi fugge, incapperà in filo picchiatori razzisti esterofobi, si nasconderà e sarà aiutato da Wilkström, il finlandese che aveva appena acquistato la gestione del ristorante “La Pinta d’oro”. I due buffi camerieri e l’apprendista lo aiuteranno, gli daranno un lavoro (Khaled era un bravo meccanico al suo paese) e anche un posto dove dormire. Alla fine lo aiuteranno anche a ritrovare sua sorella e a farla arrivare in Finlandia dalla Lituania.
La musica è molto presente nel film, vecchi cantati anni ’70 – nell’età e nello stile – in versione finnica.
Un buon finale ottenuto a caro prezzo solo incontrando tanta umanità, oltre la cattiveria. Kaurismäki sembrerebbe affermare, come alternativa alla regione in cui non crede e a cui non fa credere i suoi personaggi, un mondo fatto di solidarietà umana.
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