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cinefilo
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mercoledì 25 aprile 2018
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delusione totale
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Che delusione: il regista de I lunedì al sole è finito a fare un polpettone ritrito in salsa colombiana, su quella che ormai è diventata una sorta di mitologia di Pablo Escobar. Sgagherato, diseguale, a tratti pure noioso: davvero mediocre.
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udiego
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martedì 24 aprile 2018
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il fascino perduto
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Approcciarsi ad un’opera del genere non è sicuramente tra le cose più semplici, soprattutto per due motivi: il primo è che riuscire a raccontare qualcosa di originale e nuovo su uno dei personaggi più narrati della storia del cinema e della letteratura in genere non è facile, il secondo è che creare un prodotto a distanza così ravvicinata dalla serie televisiva Narcos (tra le più amate dal pubblico degli ultimi tempi) rischia di porre di fronte allo spettatore un confronto che per ovvi motivi sarebbe schiacciante a favore della serie stessa.
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Approcciarsi ad un’opera del genere non è sicuramente tra le cose più semplici, soprattutto per due motivi: il primo è che riuscire a raccontare qualcosa di originale e nuovo su uno dei personaggi più narrati della storia del cinema e della letteratura in genere non è facile, il secondo è che creare un prodotto a distanza così ravvicinata dalla serie televisiva Narcos (tra le più amate dal pubblico degli ultimi tempi) rischia di porre di fronte allo spettatore un confronto che per ovvi motivi sarebbe schiacciante a favore della serie stessa.
Fernando Leòn de Aranoa, già regista dell’apprezzato “Perfect Day”, purtroppo cade nelle trappole sopra citate e con “Escobar – Il Fascino del Male” crea un prodotto piatto, senza particolari spunti e il cui giudizio subisce l’inevitabile confronto con l’amata serie tv. Apprezzabile il tentativo del regista spagnolo di approcciarsi al personaggio da un punto di vista diverso rispetto al solito: quello della giornalista Virginia Vallejo, che, dopo aver intuito l’imminente caduta del signore della droga, decide di rivelare i dettagli di ciò che vedeva ed in generale di quanto accadeva nella vita di Escobar nel periodo in cui i due erano amanti.
Purtroppo la sceneggiatura è strutturata in modo che il racconto si sviluppi quasi come fosse un mero documentario sulla vita di Pablo Escobar dagli anni della nascita del cartello di Medellin fino alla sua cattura ed alla morte sopra i tetti della sua città, attraversando un po’ tutte le fasi della sua ascesa e discesa, dall’ingresso in politica, agli anni di prigionia volontaria dentro il carcere da lui stesso costruito “La Cathedral”, passando per il periodo delle stragi e degli attentati fino alla latitanza ed alla definitiva resa. I fatti si susseguono però uno dietro l’altro, senza mai coinvolgere o far appassionare lo spettatore ai diversi personaggi.
“Escobar – Il fascino del male”, purtroppo, da l’impressione di essere l’ennesimo prodotto commerciale su un uomo di cui ormai si è detto tutto. La scelta del periodo di produzione è forse dettata dalla volontà di cavalcare l’onda del clamore che la serie televisiva ha regalato ad un personaggio che, in quanto a fascino e popolarità, aveva iniziato la fase calante del suo percorso.
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fra
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martedì 24 aprile 2018
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noioso
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Polpettone che racchiude il peggio dell'epica del gangster movie. Già visto a Venezia, dove era stato accolto malissimo. E, direi, a ragione.
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elpiezo
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lunedì 23 aprile 2018
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un resoconto travolgente!!!
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Attraverso il controverso rapporto con la giornalista Vallejo, si narra la vita del celebre narcotrafficante Pablo Escobar, dalla sua ascesa fino alla sua morte. Un Javier Bardem in stato di grazia si cuce addosso i panni scomodi di un antieroe le cui gesta seducono tuttora nonostante i numerosi anni trascorsi dalla sua morte.
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andrea
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lunedì 23 aprile 2018
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il “re della droga” attraverso una nuova ottica
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Negli ultimi anni la figura del più grande narcotrafficante mai esistito è sotto una continua analisi. Tra serie tv e varie pellicole di buon successo, Pablo Escobar continua ad essere “venerato” e raccontato sotto diversi aspetti della sua lunga carriera di boss colombiano. Nel caso de Escobar - Il fascino del male, la vicenda è raccontata sotto il punto di vista di una sua amante: Virginia Vallejo. A differenza di Escobar - Paradise lost, dove il malcapitato protagonista è l’amante della nipote; nel film di Aranoa la prescelta è una giornalista, appunto la Vallejo, che diventerà una delle sue più grandi amanti. Virginia rimane subito affascinata da quell’uomo.
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Negli ultimi anni la figura del più grande narcotrafficante mai esistito è sotto una continua analisi. Tra serie tv e varie pellicole di buon successo, Pablo Escobar continua ad essere “venerato” e raccontato sotto diversi aspetti della sua lunga carriera di boss colombiano. Nel caso de Escobar - Il fascino del male, la vicenda è raccontata sotto il punto di vista di una sua amante: Virginia Vallejo. A differenza di Escobar - Paradise lost, dove il malcapitato protagonista è l’amante della nipote; nel film di Aranoa la prescelta è una giornalista, appunto la Vallejo, che diventerà una delle sue più grandi amanti. Virginia rimane subito affascinata da quell’uomo. La sua imponenza, il suo carisma, il suo altruismo da benefattore creano attrazione. Ella però non sa ancora che questo si sta per trasformare in un viaggio infernale, dal quale sarà diffcile uscirne...viva.
Aranoa ci ritrae quindi una nuova ottica del “re della droga” e posso affermare che l’esito finale è positivo.
Per chi ha anche visto il film del 2014 potrà notare delle sostanziali differenze caratteriali: se il boss di Del Toro è stato raffigurato come un implacabile caligola del narcotraffico, imprendibile, organizzato e metodico; l’Escobar di Bardem assume un’aria meno raffinata, più umana e rozza, dipinta anche di forti tentazioni, ma anche di preoccupazioni. Nonostante in alcune sequenze si possa comunque notare il potere che aveva sulla Colombia e all’estero, in molte occasioni lo si raffigura come padre di famiglia, che per lui rappresenta tutto, e se provi a metterla in mezzo...è la fine. Tutto il resto viene dopo.
Javier Bardem è anch’esso ottimo nei panni del narcotrafficante, ed anche la Cruz ha saputo mantere sulle righe il suo ruolo da “amante Pablo, odiante Escobar”.
Il tutto naturalmente grazie ad una buona regia, montaggio, al buon realismo delle situazioni ma anche al comparto scenico, che ci regala alcune sequenze spettacolari.
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lucascialo
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domenica 22 aprile 2018
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escobar visto da una donna che lo ha amato
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Negli ultimi tempi, il cinema sembra aver scoperto la figura di Pablo Escobar, potentissimo narcotrafficante colombiano che tra la fine degli anni '70 ed inizio anni '90, mise a ferro e fuoco la Colombia. O, quanto meno, chi provò ad ostacolarlo. Se con Escobar del 2014, diretto da Andrea De Stefano, con il grande Benicio Del Toro, il criminale-benefattore veniva ritratto dalla prospettiva del nipote e si metteva in luce il suo aspetto ambiguo (violento con rivali e istituzioni, dolce e compassionevole nel privato), in questa pellicola ci viene ritratto con gli occhi innamorati e affascinati della presentatrice e giornalista Virginia Vallejo. Del quale libro biografico della sua esperienza con Escobar, il film trae spunto.
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Negli ultimi tempi, il cinema sembra aver scoperto la figura di Pablo Escobar, potentissimo narcotrafficante colombiano che tra la fine degli anni '70 ed inizio anni '90, mise a ferro e fuoco la Colombia. O, quanto meno, chi provò ad ostacolarlo. Se con Escobar del 2014, diretto da Andrea De Stefano, con il grande Benicio Del Toro, il criminale-benefattore veniva ritratto dalla prospettiva del nipote e si metteva in luce il suo aspetto ambiguo (violento con rivali e istituzioni, dolce e compassionevole nel privato), in questa pellicola ci viene ritratto con gli occhi innamorati e affascinati della presentatrice e giornalista Virginia Vallejo. Del quale libro biografico della sua esperienza con Escobar, il film trae spunto. Ossia, un Escobar passionale, forte, determinato, che otteneva sempre ciò che voleva. Affascinante per il potere che aveva raggiunto, a cui la Vallejo non seppe resistere. Arrivando perfino a ricoprire il ruolo di Senatore e ad uccidere il Ministro della giustizia che lo aveva pesantemente accusato in Parlamento. Facendo morire di crepacuore anche il Magistrato che lo indagava, regalandogli una bara. Ma Pablo Escobar era anche un padre affettuoso, un marito infedele ma rassicurante. Nonché un benefattore con la povera gente costretta a vivere in baracche tra rifiuti. Per loro stava facendo costruire molte abitazioni. Perchè la criminalità è come un fiore del male che sorge laddove si cova solo odio e rancore verso le istituzioni. Per la loro non curanza. Il film è riuscito, per l'ottima regia di de Aranoa. La cui filmografia era fino a questo film quasi interamente dedicata a raccontare la Spagna più nascosta e meno conosciuta. Del resto, è andato sul sicuro, affidandosi al camaleontico Javier Bardem nel ruolo di Escobar e a Penelope Cruz in quello di Virginia Vallejo. Ottima però anche la fotografia e il montaggio di alcune scene spettacolari, come l'autostrada bloccata per far atterrare l'aereo carico di coca e lo stanamento di Escobar nel suo nascondiglio. Tante altre poi le scene coinvolgenti, come il tentativo di omicidio di Virginia nella gioielleria. Il confronto tra Del Toro e Bardem scatta automatico, sebbene andrebbe come sempre evitato. Del Toro è stato bravo nel mostrarci un Escobar in formato boss temuto e rispettato, con la sua stazza fisica imponente e il suo sguardo penetrante. Un uomo rassicurante, sicuro di sé, tutto d'un pezzo. Già all'apice e verso la decadenza. Il Don Pablo di Bardem è più pittoresco, umano, con debolezze e tentazioni. Talvolta anche buffo e ridicolizzato, come la scena della fuga nudo tra le fitte piantagioni. Se vale la regola "non c'è due, senza tre" ci aspettiamo un film sulle origini di Escobar.
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robert eroica
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martedì 5 settembre 2017
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pablo
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#Venezia74. LOVING PABLO. La nascita e l'espansione del narcotraffico attraverso l'ascesa e il declino del cartello colombiano di Medellin capeggiato da Pablo Escobar. La testimonianza e' quella della giornalista televisiva Virginia, interpretata dalla Cruz, a lungo l'amante di Pablo. Atrocita' e omicidi propinati con ghignante sequenzialita', ritmati a suon di musica come avrebbe fatto Scorsese (con altro sguardo morale) trenta e passa anni fa. Bardem presenta Escobar con un fisico da sessantenne e appare spesso caricaturale. La Cruz fa sul serio ma ha ben capito il calibro di film che si e' scelta ? Voto: 5
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