Borg McEnroe

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Un film di Janus Metz Pedersen. Con Sverrir Gudnason, Shia LaBeouf, Stellan Skarsgård, Tuva Novotny, Ian Blackman.
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Titolo originale Borg McEnroe. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 100 min. - Svezia, Danimarca, Finlandia 2017. - Lucky Red uscita giovedì 9 novembre 2017. MYMONETRO Borg McEnroe * * * - - valutazione media: 3,24 su 25 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Match points Valutazione 3 stelle su cinque

di vanessa zarastro


Feedback: 28300 | altri commenti e recensioni di vanessa zarastro
domenica 26 novembre 2017

Per diventare un campione di tennis, oltre alla preparazione atletica e tecnica, è fondamentale avere una cosa: la “testa”. Ciò significa che bisogna possedere una straordinaria capacità di concentrazione e coniugarla a una spaventosa determinazione. Personalmente sono stata in passato una più che mediocre giocatrice di tennis e mi sono sempre meravigliata nel vedere quali potessero essere gli effetti devastanti di un attimo di deconcentrazione: la pallina, immediatamente, schizza via lontano.
Nel film Borg McEnroe,del regista Janus Metz Pederson, siamo a Wimbledon nel 1980, cuore del tennis, unico Grande Slam su erba, meta e sogno di ogni giocatore.
Bjön Borg (interpretato dall’affascinante Sverrir Gudnason attore poco conosciuto fuori la Svezia), all’epoca numero uno del mondo, a ventiquattro anni aveva già vinto il titolo in tre annate consecutive e si accingeva a conquistarlo una quinta volta per entrare nella storia del tennis. Si affacciava alla gloria un giovane mancino newyorkese, John Patrick Mc Enroe (un bravissimo stizzoso Shia Labeouf), un tennista di origine irlandese con un gran servizio, ma anche un carattere piuttosto vivace e irriverente.
Borg è sotto pressione, la sua maschera di ghiaccio comincia a vacillare, la sua sete di vittoria lo porta a sentirsi male, a sviluppare pratiche di autocontrollo metodiche e punitive e di subire perfino attacchi di panico (o almeno così il film racconta).
John Mc Enroe, invece è dipinto come un nevrotico (si lo è) che litiga con tutti, insultando i giornalisti, i giudici, e perfino il pubblico che, infatti, lo fischia. Meno si sente amato e più si indispettisce. Ciononostante è dotato di un grandissimo talento e il suo serve and volley è molto rapido ed efficace.
Tra il 1978 e il 1981, i due tennisti rivali si sono incontrati per ben quattordici volte vincendo esattamente sette partite ciascuno. Inoltre, tra il 1980 e l’81 i due si sono alternati al primo posto della classifica anche nello stesso mese, fino al ritiro di Bjön Borg dal tennis a soli 26 anni. La finale di Wimbledon disputata tra Borg e Mc Enroe quell’anno, è considerata da molti una tra le più belle ed emozionanti di tutta la storia del tennis, in particolare il tie-break del quarto set dove John Patrick ha annullato cinque match point a Bjön Borg. In sintesi, il film mostra l’inizio di un passaggio di consegne tra un sofferente Borg che sente il declino psicofisico della sua stella, e un super-promettente Mc Enroe.   
Nel film sono mostrati attorno ai due protagonisti anche altri famosi giocatori della fine degli anni ’70 come Jimmy Connors (altro rivale) e i più gaudenti Vitas Gerulatis e Ilie Nastase. All’epoca si giocava ancora con le racchette di legno, non vigevano ancora le rigide regole nutrizioniste e il coach era uno solo, non un team di specialisti. In originale il film è intitolato solo Borg dedicato appunto a questa sorta di eroe nazionale svedese che ha contribuito a dare un nuovo slancio al tennis scandinavo. L’occhio di bue, infatti, è incentrato su Bjön, visto dal suo affezionato allenatore Lennart Bergelin (il bravissimo Stellan Skårsgard), inframezzando vari flash back che raccontano la sua infanzia, i sui tormenti adolescenziali e le difficoltà nel forgiare il carattere. Mc Enroe è rappresentato prevalentemente come simbolo del nuovo, del futuro, e della giovinezza, anche se solo tre anni separano i due giocatori.
Presentato all’ultimo Festival di Roma il film presenta uno strepitoso montaggio, non indugia sulle prestazioni tecniche dell’incontro ma indaga sulle psicologie dei due tennisti che, nonostante le abissali differenze caratteriali, hanno molti punti in comune. In tal modo il film può essere seguito anche da un pubblico generalista.
 
 

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