Perfidia

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Un film di Bonifacio Angius. Con Stefano Deffenu, Mario Olivieri, Noemi Medas, Alessandro Gazale, Andrea Carboni.
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Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 103 min. - Italia 2014. - Il Monello Film uscita giovedý 22 gennaio 2015. MYMONETRO Perfidia * * * 1/2 - valutazione media: 3,49 su 19 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

L'inettitudine all'amore per la vita Valutazione 5 stelle su cinque

di Roberto Risi


Feedback: 100
lunedý 3 novembre 2014

Con un realismo ipertrofico il regista racconta la storia di un ragazzo a seguito della perdita della madre.
La morte del genitore non sembra averlo scosso particolarmente, perché Angelino è un ragazzo apatico, demotivato, immaturo, persino disadattato, incapace di affrontare la vita e le sue insidie.
La “perfida” sorte di avere avuto una madre malata e un padre assente perché (immaginiamo) dedito al lavoro e (forse) al problema di salute della moglie, hanno fatto sìche Angelino crescesse in uno stato di grave “abbandono” affettivo, con lo svantaggio ulteriore di vivere in una città altrettanto “perfida”, dove, almeno apparentemente, sembrano non esservi “vie d’uscita”.
Angelino non ha ancora preso nessuna decisione significativa nella sua esistenza, né per il bene né per il male: fino ad ora si è trascinato nella vita con indolenza, in una sorta di limbo dove le emozioni sono state opacizzate, la speranza si è esaurita e non si avverte più né il piacere né il dolore.
La morte della madre spinge il padre a occuparsi del figlio, per non averlo mai fatto prima d’ora: Peppino vuole “sistemare” Angelino a tutti i costi, trovargli un lavoro per la vita. È preoccupato al pensiero che, se egli morisse, il figlio rimarrebbe privo di mezzi di sostentamento. Non sappiamo se Peppino sia autentico nella sua attuale manifestazione di interesse o se voglia solo egoisticamente mettersi a posto con la coscienza, ma non importa. Ciòche conta è che, anche se per la prima volta, il padre sottopone il figlio a delle sollecitazioni positive, verso il bene, sia pure egoisticamente inteso.
Ma nonostante l’impegno del padre, il figlio continuerà a rimanere imprigionato nel suo “autismo” impenetrabile, senza accorgersi che la vita, non solo attraverso le gioie ma anche attraverso il dolore e le insidie, gli sta dando più di un’opportunità per cambiare, per svoltare.
Oltre agli stimoli provenienti dal padre, fra i suoi amici la figura di un uomo felice, che lavora ed ha una famiglia, sembra destare l’attenzione di Angelino, che lo osserva, lo scruta. Ma dall’apparente ammirazione vediamo che, improvvisamente, Angelino decide di prendere un sasso e di scaraventarlo sul parabrezza della macchina dell’amico: è il primo forte segnale di una scelta di vita imminente e definitiva.
Ma ecco un’altra imperdibile occasione di cambiamento: davanti ai suoi occhi si presenta l’Amore (per una ragazza), che, seppure sognato e anelato (memorabile la scena d’amore onirica fra i due), Angelino non è in grado di cogliere. La ragazza non reagisce con sdegno, ma è mossa da compassione nei confronti di Angelino, delusa e impotente dinanzi alla disarmante inettitudine dell’amato.
La malattia del padre è l’ennesima “intemperia” nella vita di Angelino. Ora, la scelta fra il male e il bene, quella mai presa fino ad ora, si rende finalmente necessaria.
Il regista, dopo aver immerso lo spettatore in un'atmosfera densa, sospesa, di indolente trascuratezza, di apatica attesa, attraverso l’uso magistrale di immagini, silenzi e dialoghi volutamente deboli, lo prepara al finale. In Angelino, la volontà iniziale e apparentemente autentica di accudire amorevolmente il padre lascerà ben presto il posto a un sentimento negativo, grigio e infimo, che vincerà su tutti e che porterà il protagonista a disfarsi del padre.
Angelino ha finalmente deciso, deciso di stare lìin basso, in quell’inferno apparentemente ovattato che non è al di là, ma è già qua, su questa terra; di condurre una vita indegna, ma coerente con la deriva di sentimenti oramai definitivamente occultati sotto la coltre del mal di vivere e di una città immobile e “spietata”.
 

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