La sposa turca

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Un film di Fatih Akin. Con Birol Ünel, Sibel Kekrilli, Catrin Striebeck, Cem Akin, Hermann Lause, Meltem Cumbul.
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Titolo originale Gegen die Wand-Head On. Drammatico, durata 123 min. - Germania 2004. - Bim Distribuzione uscita venerdì 22 ottobre 2004. MYMONETRO La sposa turca * * * - - valutazione media: 3,47 su 36 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   
angelo umana lunedì 14 dicembre 2015
contro il muro e testa in sù Valutazione 2 stelle su cinque
0%
No
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Film un po’ sopravvalutato, chissà cosa a Berlino nel lontano 2004 fece decidere la giuria di dare ad esso l’Orso d’oro, forse una testimonianza di accoglimento della numerosa comunità turca ospitata in Germania per lavoro. Sibel e Cahit però, emigrati turchi ad Amburgo, al lavoro si vedono poco, solo all’inizio vediamo Cahit lavorare, riordina e pulisce nel locale pubblico (o bettola mal frequentata) gestito da un amico che all’occasione gli fa anche da fratello maggiore, severo ma protettivo e generoso. Uno così - un emarginato, rissoso, che non ha una meta e nemmeno il coraggio di andare avanti – è il casuale prescelto da Sibel per proporgli di sposarla. Il motivo dichiarato è che la ragazza vuole uscire dalle grinfie della famiglia e di suo fratello maggiore, per poi darsi ad ogni ragazzo che le piaccia, ma le facce scelte dal regista Fatih Akin sembrano fatte l’una per l’altro: lei è molto bella, giovane e scatenata, lui con diversi anni di più e diverse cicatrici, ma non poi tanto male, uno reso “duro” dalla vita. [+]

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dario lunedì 30 marzo 2015
involuto Valutazione 2 stelle su cinque
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No
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La storia non è una storia, ma una serie di avvenimenti decisi a tavolino, prefabbricati allo scopo di giungere a una morale scontata. Tutto prevedibile e portato avanti in modo appena discreto. La regia è impegnata, ma non va al di là della forma (che è a tratti notevole). Troppa autodistruzione, reiterata attraverso bevute ciclopiche, droga, fumo a non finire, volgarità. Non c'è capacità di sublimazione. La recitazione della ragazza (Sibel Kekrilli) è strepitosa.

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riccardobonfiglioli martedì 25 novembre 2014
responsabilità e violenza gratuita Valutazione 1 stelle su cinque
75%
No
25%

Mi limiterò ad un aspetto, nella consapevolezza della parzialità ed arbitrarietà di quanto verrà detto.
Ho trovato ributtante la gratuità della violenza in questo film, al limite della pornografia. Lo sconsiglierei vivamente, convinto che l'estetica esprima un sostanziale contenuto, che siano un tutt'uno. Le implicazioni che derivano da una telecamera che mostra troppo, che indugia inutilmente sulla violenza e su un linguaggio osceno, pone la questione della responsabilità autoriale di quanto viene rappresentato. Mi sono sentito inguistamente violato, sensibilmente scosso ed irritato da certe brutali scene. Direi che è un film sostanzialmente inutile, tranne nelle questioni di modus operandi che involontariamente pone. [+]

[+] mitico (di karamazov)
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dandy venerdì 12 agosto 2011
uniti loro malgrado,nell'autodistruzione...... Valutazione 4 stelle su cinque
33%
No
67%

Un melodramma estremamente duro e appassionato,che avrebbe certamente interessato Rainer Werner Fassbinder.L'interno della comunità turca trasferitosi in Germania è lo specchio di un mondo di disagiati ed esasperati,dove il desiderio di ribellarsi alle tradizioni porta inevitabilmente alla rovina(e i fatti più estremi non sono nemmeno i tentativi di suicidio).Punteggiato in stile brechtiano dalle esecuzioni di un complesso in riva al Bosforo,la cui canzone inframmezza gli snodi del racconto,il film vede e approfondisce attraverso le vicende di questa coppia "maledetta" e mal assaortita la capacità di tirare i fili ta passato e presente, e fra Germania e Turchia. [+]

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nick castle martedì 19 aprile 2011
banale dramma sopravvalutato... Valutazione 2 stelle su cinque
5%
No
95%


La sposa turca, è un dramma più che geniale o originale, furbo per essere coincisi. Perchè con la scusa dell'immigrazione mette in scena uno spettacolo già visto, in vesti comiche e in vesti drammatiche. E' un film che non parla dell'immigrazione, se non un breve accenno all'inizio, l'immigrazione non fa neanche da sfondo, solo perchè i personaggi sono di origine turca e nella seconda parte del film vanno a Istanbul, non vuol dire che il film tratti di immigrazione, più che altro parla di immigrati, ma ne parla senza approfondimento, il che dato già dalla scelta dei caratteri dei personaggi, personaggi squallidi, di poco spessore, che non trasmettono niente allo spettatore, non dicono niente perchè non sono niente. [+]

[+] d'accordo (di miniapple)
[+] de gustibus... (di gigi57)
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jaky86 domenica 6 marzo 2011
amore alla turca Valutazione 3 stelle su cinque
40%
No
60%

Orso d'oro a Berlino per l'opera di Fatih Akin.
Amburgo: Sibel, giovane musulmana turca, organizza un matrimonio di convenienza con Cahit, un convincente Birol Unel, anch'egli di origine turca, per sfuggire alle oppressioni della famiglia. Quando sfocerà l'amore tra i due, il melodramma prenderà corpo con coinvolgimenti tragici. Cala un pò di intensità nella seconda parte girata a Istanbul. Akin si conferma ottimo regista per narrare le vicende della comunità turca in Germania. Colonna sonora fondamentale, come in soul kitchen.

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josephdari venerdì 15 ottobre 2010
turchi, ma non troppo... Valutazione 0 stelle su cinque
50%
No
50%

 LA ESPOSA TURCA

 
Sibel es una joven turca que vive, hace mucho tiempo, en Allemania.
De su tierra de adopciòn ha tomado todo, también la modernidad  y el espìritu libre de un paìs civil.
Todavìa, ella tiene que confrontarse con su familia de origen, bastante conservadora y patriarcal y que mal sufre su espìritu libertino.
Pués, Sibel proyecta un plano diabòlico y muy simple para "by-passear" su extrana situaciòn: ella convence Cahit que casarse con ella. Cahit es un hombre màs anciano, descuidado y soltero, también él es de origen turca pero no es por nada atado a los principios de una sociedad musulmana. [+]

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toty bottalla giovedì 1 luglio 2010
chi gioca coi sentimenti si fà male Valutazione 4 stelle su cinque
67%
No
33%

Vi ricordate "pane e cioccolata" di BRUSATI col grande MANFREDI? beh! in questo film ho trovato similitudini angosciose e malinconie parallele, storie diverse certo ma argomento simile sempre attuale forse troppo. In questo film AKIN ci inchioda rapiti davanti allo schermo per ben due ore senza soffrire di narcolessia improvvisa, il racconto è incalzante curioso ed il quadro musicale che intervalla la scena ci distende un po'. bravo AKIN e bravi gli attori credibili per tutto il film, l'unica cosa che avrei cambiato, è il modo in cui SIBEL chiede di essere sposata mi è sembrato un po' leggero, frivolo, ma in fondo è solo la mia opinione. [+]

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hatecraft giovedì 15 aprile 2010
# Valutazione 4 stelle su cinque
50%
No
50%


Sulla bellissima e intensa pellicola (circa 120 minuti senza pause), si snodano/annodano i destini di due giovani (ormai) ex-turchi/post-tedeschi, votati uno all'auto(sic!)distruzione, e l'altra alla propria emancipazione di Donna. c'è un filo che collega la Turchia alla Germania, due popoli due bandiere, in una capitale teutonica (se londra è la capitale del punk, questa probabile berlino lo è quantomeno del post-punk) si sviluppano i loro drammi: uno reduce dalla morte dell'amata giovane moglie e l'altra determinata a lasciarsi alle spalle la stretta e mortale maglia della famiglia integralista turca. si arriverà a un matrimonio di facciata di favori reciproci, se lei pulirà la casa e pagherà metà dell'affitto, lui si sforzerà di tanto in tanto di esserne il marito partecipando alle sporadiche feste rituali. [+]

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paola di giuseppe mercoledì 7 aprile 2010
contro il muro, contro i muri Valutazione 4 stelle su cinque
82%
No
18%

Gegen die wand, contro il muro, e il muro è quello contro cui si schianta la macchina di Cahit (Birol Unuel). 
 Se la caverà con un collare, qualche ammaccatura che quasi non si nota in uno chassis già abbastanza malandato che dimostra più dei 40 che ha, e un ricovero temporaneo in un reparto dove lo psichiatra di turno proverà a capire perché voleva uccidersi. Finirà con il consiglio di Cahit al medico di andare piuttosto lui in analisi.
 Cahit non voleva uccidersi, in realtà, ha solo lasciato che la macchina andasse e non ha frenato, perché farlo? Déraciné senza approdi né paternità colte, nulla che faccia di lui un’icona alla James Dean o un maudit alla Bukowski, Cahit è solo un povero diavolo senza qualità, se non fosse per una speciale forma di tenerezza che emana, di fragilità insospettabile dietro quelle rughe e quel cipiglio. [+]

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