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stankub
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sabato 8 novembre 2008
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altman cronista e pittore
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In Cookie troviamo il miglior Altman...drammatico cronista di vite umane, sanguigno, perfezionista del dettaglio...i primi 5 minuti del film annunciano un capolavoro che non presenta punti deboli. L'ultimo minuto commuove perchè rappresenta tutto ciò per cui varrebbe la pena fermare il tempo
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elcucho84
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giovedì 12 giugno 2008
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un film sulla genuinità
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gran bel film di Altman a me sconosciuto fino a quando non mi sono messo in testa di vedermi tutta la filmografia del regista. Un film soffice, lento,una musica sarcastica,nella provincia americana ipocrisia e sincerità, bigottismo e genuinità, sofisticatezza e semplicità si intrecciano. Assolutamente sa vedere, un film che insegna come vivere.
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motasex
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domenica 13 gennaio 2008
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da non perdere
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recuperate questo film degno delle migliori opere di altman: leggero, piacevole, ben scritto, ben diretto, benissimo interpretato, chissà perché ignorato dalla maggioranza del pubblico. sottovalutato. volendo potrebbe anche essere letto come una fine parodia del melodramma sudista.
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piernelweb
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martedì 8 maggio 2007
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fortune e sventure
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Grande commedia di Altman ambientata ancora una volta nell'amata provincia del sud degli stati Uniti (Mississipi). L'anziana Cookie decide di farla finita con il mondo e di ricongiungersi nuovamente con l'amato marito da tempo defunto; la nipote Camille è disposta a tutto pur di appropriarsi dell'eredità che suppone cospicua. La bellezza del film sta nei dettagli e nel sarcastico sottofondo, Altman dipinge un'America di confine che conosce se stessa, non è confinata in ristretti formalismi sociali e sa ancora ascoltare e giudicare. Nelle lentezze, nella semplicità e nell'approssimazione, nei modi di fare e pensare è conservata un integra genuinità ed una piena coscienza del proprio essere altrove andata perduta.
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Grande commedia di Altman ambientata ancora una volta nell'amata provincia del sud degli stati Uniti (Mississipi). L'anziana Cookie decide di farla finita con il mondo e di ricongiungersi nuovamente con l'amato marito da tempo defunto; la nipote Camille è disposta a tutto pur di appropriarsi dell'eredità che suppone cospicua. La bellezza del film sta nei dettagli e nel sarcastico sottofondo, Altman dipinge un'America di confine che conosce se stessa, non è confinata in ristretti formalismi sociali e sa ancora ascoltare e giudicare. Nelle lentezze, nella semplicità e nell'approssimazione, nei modi di fare e pensare è conservata un integra genuinità ed una piena coscienza del proprio essere altrove andata perduta. Altman questo lo sa bene e accentuando i toni farseschi dei suoi strampalati personaggi coglie nel segno, trovando una frizzante e mai smisurata verve ironica. Davvero divertente il tandem Close/Moore, ma riuscitissima è la caratterizzazione (poetica) della vecchia Cookie (Patricia Neal), del poliziotto per caso Chris O'Donnell e dell'avvocato attore Moffat. Un film poco noto da vedere assolutamente. Voto: 7 e 1/2
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anonimo
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mercoledì 20 ottobre 2004
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straordinaria glen close
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Ad Holly Springs, cittadina del Mississippi dedita alla pesca del pesce gatto, la vita procede scandita da ritmi lenti e monotoni. L'improvviso suicidio di Jewel Mae Orcutt, detta Cookie (Patricia Neal), vecchia vedova eccentrica, alla vigilia del grande pranzo pasquale, sconvolge l'esistenza della piccola comunità. Per salvare l'onore della famiglia, la nipote Camille, la prima a trovare il cadavere della zia, organizza, con la complicità dell'ingenua sorella Cora, una strampalata messinscena per trasformare il poco dignitoso suicidio in un più "decoroso" omicidio, convinta che così sarà anche più facile mettere le mani sulla preziosa eredità. Del resto per lei, sedicente regista che sta allestendo per la comunità locale la Salomé di Oscar Wilde, sarà un gioco da ragazzi…
Altman gioca con le convenzioni narrative del "giallo" rovesciandone gli stereotipi (il suicidio fatto passare per omicidio, una trama apparentemente prevedibile, il ritmo pacato) e allo stesso tempo traccia una ironica riflessione sulla natura dei rapporti umani.
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Ad Holly Springs, cittadina del Mississippi dedita alla pesca del pesce gatto, la vita procede scandita da ritmi lenti e monotoni. L'improvviso suicidio di Jewel Mae Orcutt, detta Cookie (Patricia Neal), vecchia vedova eccentrica, alla vigilia del grande pranzo pasquale, sconvolge l'esistenza della piccola comunità. Per salvare l'onore della famiglia, la nipote Camille, la prima a trovare il cadavere della zia, organizza, con la complicità dell'ingenua sorella Cora, una strampalata messinscena per trasformare il poco dignitoso suicidio in un più "decoroso" omicidio, convinta che così sarà anche più facile mettere le mani sulla preziosa eredità. Del resto per lei, sedicente regista che sta allestendo per la comunità locale la Salomé di Oscar Wilde, sarà un gioco da ragazzi…
Altman gioca con le convenzioni narrative del "giallo" rovesciandone gli stereotipi (il suicidio fatto passare per omicidio, una trama apparentemente prevedibile, il ritmo pacato) e allo stesso tempo traccia una ironica riflessione sulla natura dei rapporti umani. Nel mettere in scena questo ennesimo ritratto di gruppo della provincia americana, il regista americano sembra aver dimenticato per un attimo la lucidità, il sarcasmo e lo scetticismo che hanno contrassegnato le sue prove più alte (Nashville, Il lungo addio, America oggi), per ritrovare uno sguardo complice e divertito sulle ipocrisie e sulle piccole manie di questa galleria di curiosi quanto improbabili personaggi. Anche se tra tutti spicca l'egocentrica e nevrastenica Camille, una straordinaria Glen Close, non si possono non ricordare almeno la succube Cora (Julianne Moore), l'anticonformista nipotina Emma (Liv Tyler), il poliziotto pigro e allupato, ai quali si mescolano, in un continuo confondersi di realtà e rappresentazione, i personaggi in costume che provano la Salomè.
Saverio Salamino
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