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paride86
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domenica 27 maggio 2012
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carino
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Commedia romantica e molto inverosimile - il protagonista è privo di qualsivoglia fascino tale da giustificare gli eventi ce seguono!
In ogni caso ha il pregio di avere uno splendido cast almodovariano e una bella galleria di personaggi.
Interessante anche il ritratto che si fa del contrasto proletariato-borghesia degli anni '60, almeno finché lo zucchero non prende il sopravvento nella storia.
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Commedia romantica e molto inverosimile - il protagonista è privo di qualsivoglia fascino tale da giustificare gli eventi ce seguono!
In ogni caso ha il pregio di avere uno splendido cast almodovariano e una bella galleria di personaggi.
Interessante anche il ritratto che si fa del contrasto proletariato-borghesia degli anni '60, almeno finché lo zucchero non prende il sopravvento nella storia.
Strepitosa Carmen Maura, impossibile non amarla.
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giuseppe tumolo
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domenica 1 aprile 2012
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inaspettato per un film fracese
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Non sono mai stati un profondo assertore del cinema francese, troppo lento a dipanarsi, ma in questo caso sono stato contraddetto. Se si riesce a superare il primi quindici minuti, tipico di un film francese, di un succedersi lentamente la storia comincia ad essere interessante con un coinvolgimento delle spettatore al di la di qualsiasi aspettativa. I ruoli degli attori sono interpretati magistralmente, senza far emergere la loro figura ma la loro personalità. Si contrappone l’ingessatura della media borghesia degli anni ’60 con i loro subalterni, spesso coloriti e pieni di vita sebbene apparentemente, per i primi, immotivatamente felici di esserlo. Il contrasto del lavoro basato sull’intelligenza con quello prodotto dalle braccia come soddisfazione di vita.
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Non sono mai stati un profondo assertore del cinema francese, troppo lento a dipanarsi, ma in questo caso sono stato contraddetto. Se si riesce a superare il primi quindici minuti, tipico di un film francese, di un succedersi lentamente la storia comincia ad essere interessante con un coinvolgimento delle spettatore al di la di qualsiasi aspettativa. I ruoli degli attori sono interpretati magistralmente, senza far emergere la loro figura ma la loro personalità. Si contrappone l’ingessatura della media borghesia degli anni ’60 con i loro subalterni, spesso coloriti e pieni di vita sebbene apparentemente, per i primi, immotivatamente felici di esserlo. Il contrasto del lavoro basato sull’intelligenza con quello prodotto dalle braccia come soddisfazione di vita. Mondi apparentemente lontani, che vivono una loro vita comunque di nicchia, come se fossero dei mondi paralleli destinati a non incontrarsi mai. Ed ecco che, quando s’intersecano momentaneamente per farci porre sorridendo delle domande ci carattere esistenziale, ci assalgono degli atroci dubbi: è meglio una vita fatta di tanti errori ma mentalmente libera od una vita ingessata da un perbenismo da un atteggiamento che non ci appartiene e per questo ci rende meno liberi di molti altri, sebbene, apparentemente, per molti una siffatta vita sembri migliore di altre. Film molto bello, ne val la pena la visione anche perché alla fine per i suoi risvolti sociologici e di vita ci invita a riflettere molto anche sulla nostra.
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notedo
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lunedì 5 marzo 2012
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una serata spensierata
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Peccato non averlo visto prima! L'intelligenza del regista Le Guay ha maturato un film molto divertente e leggero e dal quale trasudano tutti i sentimenti: dal rispetto all'integrazione. Quanta semplicità e quanto amore. Viva i genitori di Fabrice LUCHINI; se non si fossero trasferiti dall'Italia in Francia,Roberto (dopo ha cambiato il suo nome con Fabrice,)avrebbe anche lui venduto legumi in Umbria ed invece guarda un po che grande attore è diventato.Ottimo anche il cast femminile con tanta compostezza e con simpatica esuberanza spagnola.
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nigel mansell
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giovedì 1 marzo 2012
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bellissimo e divertente
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Bello, leggero, ben recitato e divertente: si ride molto.
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osteriacinematografo
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venerdì 30 dicembre 2011
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pareti invisibili
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La regia tenue e delicata di Le Guay, la classe di Fabrice Luchini, l’eleganza inafferrabile di Natalia Verbeke si soffermano su quel sesto piano che rappresenta una sorta di linea di demarcazione fra la borghesia francese, spenta e supponente, e le donne di servizio spagnole, vive e verissime. Annullata l’ipocrisia divisoria fra classi sociali, le umane vicende si mescolano, risvegliando il protagonista dal torpore incantato e grigio della quotidianità. E tutto cambia, in modo tanto naturale quanto inevitabile. Uno scambio di sguardi complice e liberatorio, un sorriso, e il film termina, senza bisogno d’aggiungere alcunchè.
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g_andrini
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venerdì 30 dicembre 2011
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bella parodia...
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Il vecchio stanco della vita che si innamora di una giovane domestica. E' un film solo in apparenza leggero, che in realtà nasconde un malessere della società non indifferente. E' anche un film attuale, che mette in risalto alcune debolezze umane, anche con crudezza. Da vedere, senza sperare però che sia realmente a lieto fine...
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lucapic
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sabato 29 ottobre 2011
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irrestibili quelle donne del 6° di le guay
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Ringraziamo chi ce n’ha parlato. Erano in pochi a conoscerlo (assente ai grandi festival) poi ad un tratto tutti avevamo qualcuno che l’aveva visto e lo consigliava spassionatamente. Giustissimo, perché è un piccolo gioiellino di commedia fresca e semplice ma acuta. Insomma, il genere: ho riso e ho anche riflettuto, sono soddisfatto. Gli anni sono i sessanta, quando la Spagna era di Franco e la Francia era un opportunità. Un gruppo di immigrate spagnole condividono a Parigi il sesto piano (quello dove le stanze sono minuscole e il bagno è perennemente intasato di cacca) di un palazzo della ricca e colta borghesia parigina, di cui sono domestiche, cameriere e cuoche (tutto insieme, però).
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Ringraziamo chi ce n’ha parlato. Erano in pochi a conoscerlo (assente ai grandi festival) poi ad un tratto tutti avevamo qualcuno che l’aveva visto e lo consigliava spassionatamente. Giustissimo, perché è un piccolo gioiellino di commedia fresca e semplice ma acuta. Insomma, il genere: ho riso e ho anche riflettuto, sono soddisfatto. Gli anni sono i sessanta, quando la Spagna era di Franco e la Francia era un opportunità. Un gruppo di immigrate spagnole condividono a Parigi il sesto piano (quello dove le stanze sono minuscole e il bagno è perennemente intasato di cacca) di un palazzo della ricca e colta borghesia parigina, di cui sono domestiche, cameriere e cuoche (tutto insieme, però). Mondi disgiunti. Da un lato il ben pensare di chi è favorevole all’integrazione ma fino ad un certo punto (va bene l’immigrazione, ma a casa mia vivi in un tugurio e fai la serva). La donna con le amiche del bridge odiosissime (false e pettegole) che devi avere perché colte e ben introdotte (di pedigree-reputazione impeccabile), le mostre, la sveglia alle dieci (ma sei comunque stanchissima), i figli in collegio, l’appuntamento dalla sarta e la domestica. L’uomo che passa da figlio a marito (ovvero succube prima dell’una poi dell’altra), si sveglia alla solita ora, sente il solito radio-giornale, mangia l’uovo cotto come dice lui e vende obbligazioni (a rischio praticamente zero, che noia). Composti e forzati, ovviamente. Loro, le domiciliate del sesto, invece sono sguaiate (complice lo spagnolo), un po’ ubriacone, odiate dalle loro “colleghe” francesi a cui fregano il lavoro, compatte e solidali tra di loro, senza ipocrisie, umane insomma e grandi lavoratrici. Maria (la meravigliosa Natalia Verbeke) si ritrova catapultata in questo mondo a lavorare per la famiglia Joubert (lui è Fabrice Luchini, famosissimo in Francia, lei Sandrine Kimberlain), dove, causa la sua bellezza disarmante, sarà vettore del cambiamento del suo “padrone” (così lo chiamano) in una ritrovata giovinezza e spontaneità. Ogni personaggio minore è irresistibile e fondamentale. Partendo dalla zia di Maria (santa Carmen Maura, divina musa di Almodovar) che guadagna soldi da mandare al marito in Spagna per poter costruire una casa e diventare lei stessa, finalmente, una padrona, Dolores, impacciata devotissima e ingenua, Carmen, che porta i pantaloni, comunista e anticonformista, legge anziché pregare e fa volantinaggio, poi la moglie che è picchiata dal marito, il figlio adolescente che mostra un inquietante interesse morboso per il corpo femminile, la sempre presente mangiatrice di uomini che fa preoccupare la moglie e quella che cerca di sistemarsi, ma finisce per rifare la domestica sposata. Un regalo di Philippe Le Guay (il regista) che riesce, in maniera teatrale, a ambientare tutto in qualche sprazzo di Parigi in belle corti, palazzi elegantissimi e angoli nascosti fatiscenti. Guardatelo, anche perché chi dice che quella fastidiosissima voglia di rivalsa, le puzze sotto il naso, il sentirsi schiacciati da giganti che sono nati nell’agio (economico e quindi culturale) e più avvantaggiati in certi versi, la brama di essere inseriti e di belle cose siano così impensabili ai giorni nostri?
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marby73
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giovedì 6 ottobre 2011
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il finale...tutto da interpretare
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E' davvero possibile cambiar vita ad una certa età? C'è un momento per riscoprirsi giovani e per riscoprire la voglia di vivere? Sicuramente ciò è sempre possibile, ma malinconicamente tardi per il protagonista... La storia è molto bella, costruita bene e con momenti di sorriso e altri che lasciano pensare... bellissimo il finale, che va riflettuto ed è aperto ad almeno due interpretazioni... anche di più... non dico la mia altrimenti si perderebbe il gusto di vederlo ma vi invito a rifletterci!
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mcmara
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giovedì 8 settembre 2011
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grande luchini
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Affresco di una Parigi che ormai non c'è più, un film piacevole, per una serata senza pensieri. Fabrice Luchini è a mio avviso uno dei migliori attori francesi. Anche un film non memorabile per argomento e con un finale forse troppo prevedibile, la sua presenza lascia sempre il segno..
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vedosentovado
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domenica 4 settembre 2011
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semplice non vuol dire banale
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quando non si vive nell'invidia o nel disprezzo della vita dell'altro si entra in contatto con l'altro, non c'è niente da fare. la spinta delle "belle" persone verso i propri simili è irrefrenabile, vincente sopra ogni ostacolo. e allora ecco che un alto borghese e una cameriera, appartenenti a due mondi totalmente diversi, riescono a darsi e a offirsi il regalo speciale della vita: no, non si parla di disperata ricerca di felicità sull'ultima spiaggia, si parla di qualcosa di speciale, che sta esattamente nel quoditiano e assolutamente a portata di mano, qualcosa che va oltre la razza, il ceto, i soldi, la posizione, il prestigio, il riconoscimento sociale, i pregiudizi. si parla soprattutto di dare, e non di vendere.
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quando non si vive nell'invidia o nel disprezzo della vita dell'altro si entra in contatto con l'altro, non c'è niente da fare. la spinta delle "belle" persone verso i propri simili è irrefrenabile, vincente sopra ogni ostacolo. e allora ecco che un alto borghese e una cameriera, appartenenti a due mondi totalmente diversi, riescono a darsi e a offirsi il regalo speciale della vita: no, non si parla di disperata ricerca di felicità sull'ultima spiaggia, si parla di qualcosa di speciale, che sta esattamente nel quoditiano e assolutamente a portata di mano, qualcosa che va oltre la razza, il ceto, i soldi, la posizione, il prestigio, il riconoscimento sociale, i pregiudizi. si parla soprattutto di dare, e non di vendere. si parla di quanto è veramente semplice essere felici, senza tante storie. il film è ambientato in una Parigi di 50 anni fa, ma oggi sarebbe uguale in una qualsiasi città, fra 50 anni sarà uguale. il motore (di una bella persona, una persona buona) ha solo bisogno di essere avviato, poi tutto viene da sè. è la scelta inizialmente più difficile, perché chiede di uscire dalle righe, ma il frutto è impagabile.
film tenero, pulito, educato, che usa i giusti toni, che non giudica, che offre modo di riflettere; basta essere disponibili a mettersi in dubbio, c'è solo da guadagnare.
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