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lucky
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martedì 22 febbraio 2011
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non esistono scorciatoie
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Da una sceneggiatura di Nick Hornby. Jenny un'adolescente troppo intelligente per il noioso sobborgo di twicknahm, rimane affascinata da David, trentenne e faccendiero che la inizia alla vita, con cene in locali di lusso, concerti di musica classica e jazz, gite fuori porta, e persino viaggi oltre manica. Jenny mette a rischio il proprio futuro fino a quando non scopre chi è veramente David. Capirà che non esistono scorciatoie, ed è pronta a rimettersi in discussione, per poter reclamare la sua vera independenza e poter andare ad Oxford come aveva sempre sognato.
La cosa che veramente colpisce del film sono gli occhi di Carey Mulligan, la loro forza al servizio di una Jenny a volte ingenua, ma sa quello che vuole, che non ha paura di affrontare le situazioni, molto più matura del trentenne David.
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Da una sceneggiatura di Nick Hornby. Jenny un'adolescente troppo intelligente per il noioso sobborgo di twicknahm, rimane affascinata da David, trentenne e faccendiero che la inizia alla vita, con cene in locali di lusso, concerti di musica classica e jazz, gite fuori porta, e persino viaggi oltre manica. Jenny mette a rischio il proprio futuro fino a quando non scopre chi è veramente David. Capirà che non esistono scorciatoie, ed è pronta a rimettersi in discussione, per poter reclamare la sua vera independenza e poter andare ad Oxford come aveva sempre sognato.
La cosa che veramente colpisce del film sono gli occhi di Carey Mulligan, la loro forza al servizio di una Jenny a volte ingenua, ma sa quello che vuole, che non ha paura di affrontare le situazioni, molto più matura del trentenne David.
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francesco2
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lunedì 27 dicembre 2010
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un'occasione un pò persa
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Se interpreto correttamente il titolo, "An Education" per la protagonista è un'espressione che va letta sotto vari piani: si va oltre, e questo cerca di essere uno dei meriti del film, la generica retorica sulla sofferenza come catarsi. In un senso più interessante, si descrive una giovane per cui le belle letture (E canzoni), ma anche gli incontri con personaggi un po’ discutibili, che forse il regista non sempre criminalizza, sono tutte tappe per la maturazione, anche quando alla fine implichino dolore. Nella correttezza dello studio e dell’aspirazione a sapere, quanto nella scorrettezza di una sigaretta (Magari un po’ precoce) e di un quadro rubato ad una vecchietta. Perché la protagonista, ancora prima degli "strani (dis)amori con persone diverse da lei, non solo anagraficamente, è già eterogenea, al punto di poter essere “Tacciata” di una doppia identità.
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Se interpreto correttamente il titolo, "An Education" per la protagonista è un'espressione che va letta sotto vari piani: si va oltre, e questo cerca di essere uno dei meriti del film, la generica retorica sulla sofferenza come catarsi. In un senso più interessante, si descrive una giovane per cui le belle letture (E canzoni), ma anche gli incontri con personaggi un po’ discutibili, che forse il regista non sempre criminalizza, sono tutte tappe per la maturazione, anche quando alla fine implichino dolore. Nella correttezza dello studio e dell’aspirazione a sapere, quanto nella scorrettezza di una sigaretta (Magari un po’ precoce) e di un quadro rubato ad una vecchietta. Perché la protagonista, ancora prima degli "strani (dis)amori con persone diverse da lei, non solo anagraficamente, è già eterogenea, al punto di poter essere “Tacciata” di una doppia identità. In un ambiente domestico poco plausibile secondo chi scrive, dove nei primi anni'60 si accetta molto facilmente il suo approccio con Peter e si dialoga molto tra genitori e figli, lei è Inglese e brava a scuola, ma allo stesso tempo francofila ed amante delle sigarette russe.......... In anni che precedono una rivoluzione internazionale è già più complessa di quanto potrebbe apparire, a cavallo tra due momenti storici e modi diversi di pensare (Non a caso esistono battute sul sesso vittoriano). Allora la Schorfig, autrice del più interessante "Italiano per principianti", potrebbe trarre spunto per costruirne, senza n velleità politica, un film dove la trasgressione (Che non sfoci necessariamente in furtarelli o roba del genere), sia un alternativa alla dimensione politicamente corretta quanto all'anarchismo rivoluzionario e utopistico. Non è così purtroppo, e non solo perché, come già accennato, il contesto familiare appare poco plausibile. Anziché affinare l'ironia un pò buonista ma dolceamara dell'opera precedente, la regista propone personaggi di contorno macchiettistici, come la preside interpretata da una pur volenterosa Thompson o un'insegnante con cui la ragazza elabora noiosi dialoghi sul valore dello studio e delle trasgressioni. Il viaggio a Parigi, che ricorda non tanto ma neanche pochissimo quello della Sabrina " di Pollack, propone anch'esso spunti curiosi, come la frase "Ma perché tante frasi sull'amore, se dura un attimo"?, ma poi resta una parentesi in un'opera che col tempo, anziché acquisire in interesse, ci rivela che la ragazza era solo vittima di un uomo sposato, che aveva approfittato della sua inesperienza. Jenny a quel punto, azzardo, comincia a vedere le cose sotto una luce diversa. L'ambiguità, che tranne il momento del furto poteva essere sembrata motivo di interesse, ora diventa sinonimo di "Torbido". Forse essere contro non vuol dire solo andare all'estero con un uomo più grande, ma, socraticamente, essere sé stesse. Per quanto, e glielo si fa notare, il suo ritorno alla dimensione dello studio sembri determinato soprattutto da opportunismo. Anche i rimproveri risentiti al padre, che avrebbe potuto ostacolarla nella sua relaione con l'uomo, mi pare aggiungano poco all'atmosfera da "Teleromanzo d'autore", soprattutto nell'ultima parte, come anche l’'ultima frase, mi pare "Fingo di non essere mai stata a Parigi se qualcuno me lo chiede”. E’il film che in realtà finge, di essere “Impegnato” e di porsi e porci problemi come il valore del successo, senza l’ironia imperfetta e discontinua quanto si voglia di Mike Leigh o Stephen Frears.
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aksel07
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mercoledì 13 ottobre 2010
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tenero
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Bel film con ottime scelte di immagini, attori bravi (soprattutto Carey Mulligan e la figura del padre), descrive bene le tradizioni e l'anticonformismo del periodo.
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sognatrice
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venerdì 24 settembre 2010
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an e
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In un Inghilterra precedente al boom dei Beatles ,una giovane ragazza di sedici anni, Jenny incontra David, un uomo di trent’anni ricco e affascinante. I due iniziano una relazione e ben presto Jenny sembra essere più attratta dalla vita avventurosa col suo uomo piuttosto che dagli imminenti esami di fine liceo che le permetterebbero di andare a Oxford.
Diretto da Lone Scherfig , il film è stato sceneggiato dallo scritto Nick Hornby , il quale ha ripreso la storia autobiografica della giornalista Lynn Barber.
Vista superficialmente la storia potrebbe sembrare banale, ma in realtà riesce a mostrare con estrema raffinatezza un’Inghilterra puritana e conformista in contrapposizione ad una giovane donna che dimostra di essere più matura della sua età sia nel corpo che nella mente.
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In un Inghilterra precedente al boom dei Beatles ,una giovane ragazza di sedici anni, Jenny incontra David, un uomo di trent’anni ricco e affascinante. I due iniziano una relazione e ben presto Jenny sembra essere più attratta dalla vita avventurosa col suo uomo piuttosto che dagli imminenti esami di fine liceo che le permetterebbero di andare a Oxford.
Diretto da Lone Scherfig , il film è stato sceneggiato dallo scritto Nick Hornby , il quale ha ripreso la storia autobiografica della giornalista Lynn Barber.
Vista superficialmente la storia potrebbe sembrare banale, ma in realtà riesce a mostrare con estrema raffinatezza un’Inghilterra puritana e conformista in contrapposizione ad una giovane donna che dimostra di essere più matura della sua età sia nel corpo che nella mente.
Nel comportamento e nel modo di pensare,infatti, Jenny dimostra per tutto il film di precorrere i tempi e decide di bruciare le tappe andando per night club e bar di Parigi con un uomo che le fa fare qualcosa, le fa vedere il mondo che ha sempre sognato, perché come lei stessa dice “ Non sei nessuno se non fai qualcosa”. E così possiamo osservare la metamorfosi della ragazza dalla perfetta studentessa inglese alla donna emancipata e indipendente che presto alla metà degli anni sessanta avrebbe fatto capolino, in un Inghilterra ancora ferma agli anni ’50. Infatti sono da apprezzare le scenografie che mostrano un’ambientazione che non dimostra il tempo che vive, ossia sembra di essere fermi ad un’Inghilterra ancora bloccata, nei costumi e nella mentalità, al dopoguerra.
Peter Sarsgaard è perfetto nel ruolo del seduttore e Carey Mulligan lo è ancora di più in quello della sedotta e abbandonata. Sebbene sia buona l’interpretazione di Alfred Molina nel ruolo della ragazza, il suo personaggio è assolutamente surreale e stupido. Nessun padre, soprattutto negli anni sessanta avrebbe permesso alla figlia di frequentare un uomo tanto più grande di lei, con la sola prospettiva di un matrimonio vantaggioso per la figlia. Lo stesso momento in cui il padre permette alla figlia di rinunciare agli studi è assolutamente improponibile e inverosimile. Sembra infatti che i genitori di Jenny siano più ingenui della figlia stessa.
Bella la contrapposizione di luci e colori che vediamo tra i due mondi in cui Jenny vive, il primo, quello della famiglia e dello studio, grigio, noioso e spento, il secondo colorato e pieno di luce.
Piacevole la visione di Emma Thompson nei panni della perfetta preside bigotta e conservatrice.
Nel complesso un film gradevole per la visione e dolceamaro nella morale. La banalità della trama viene offuscata dalla recitazione e dalla fotografia che in alcuni momenti ci fa scorgere una Carey Mulligan vagamente somigliante a Audery Hepburn.
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spike
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mercoledì 21 luglio 2010
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buon film
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Sono riuscito a recuperarlo in una rassegna estiva. Buon film senza picchi eccelsi se non la sceneggiatura in alcune parti. Interessante per capire cosa era Londra all'inizio dei Sessanta, prima dell'arrivo dei Beatles. Molto brava (e bella) la protagonista femminile.
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alesya
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domenica 27 giugno 2010
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"se non facciamo mai niente non saremo nessuno"
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Crescere è un processo doloroso che tutti devono affrontare volenti o nolenti , ma se devi farlo nell’Inghilterra conservatrice e bigotta dei primi anni ‘60 è ancora peggio . Proprio di una crescita e di un’ “educazione” ci racconta ” an education ” , una pellicola che per molti potrà sapere di già visto ( giovane sedotta da un uomo più maturo non sembrerebbe un argomento molto innovativo) ma invece si rivela essere contro ogni pregiudizio un’esperienza assolutamente piacevole e interessante: merito soprattutto dell’ottima sceneggiatura dello scrittore Nick Hornby , che adatta un romanzo autobiografico della giornalista Lynn Barber con grande mestiere attraverso note di humor freddo e amarezza tipiche del suo stile .
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Crescere è un processo doloroso che tutti devono affrontare volenti o nolenti , ma se devi farlo nell’Inghilterra conservatrice e bigotta dei primi anni ‘60 è ancora peggio . Proprio di una crescita e di un’ “educazione” ci racconta ” an education ” , una pellicola che per molti potrà sapere di già visto ( giovane sedotta da un uomo più maturo non sembrerebbe un argomento molto innovativo) ma invece si rivela essere contro ogni pregiudizio un’esperienza assolutamente piacevole e interessante: merito soprattutto dell’ottima sceneggiatura dello scrittore Nick Hornby , che adatta un romanzo autobiografico della giornalista Lynn Barber con grande mestiere attraverso note di humor freddo e amarezza tipiche del suo stile . Jenny è una ragazza come tante altre , che sogna Parigi e ascolta i dischi di Juliette Greco , che vuole una vita diversa piena di divertimenti , svaghi ed eventi sorprendenti , contro l’esistenza spenta e noiosa che conduce nel sobborgo di Twickenham , circondata da un padre e una madre assai poco interessanti ; ciò che rende Jenny diversa dalle altre è la sua brillante carriera scolastica che forse , versioni di latino permettendo , potrebbe consentirle di andare a Oxford , leggere senza censure e vestirsi di nero come una novella Audrey Hepburn . Come nei libri di C.S. Lewis da lei avidamente letti Jenny vorrebbe attraversare l’armadio e ritrovarsi in un mondo sconosciuto pericoloso e pieno di tentazioni e David Goldman con la sua bella auto nuova sembra offrirle la chiave per accedervi . Mai salire in macchina con uno sconosciuto direte voi , ma il David di Peter Sarsgaard (sempre perfetto in ruoli malvagi o ambigui grazie al suo sguardo smarrito ) se pur non possa definirsi tecnicamente un adone o un principe azzurro ha un fascino al quale è impossibile resistere : oltre al fatto di avere trent ‘ anni – e quindi avere già esperienza ” dell’università della vita ” vera che la protagonista sogna disperatamente - adora i concerti , i ristoranti , le aste e le corse , vive continuamente di mondanità e divertimenti in compagnia dei suoi amici sofisticati e alla moda ma fondamentalmente vuoti ( in particolare la simpatica bionda stupida interpretata da Rosamund Pike ) , è dispensatore di complimenti e belle parole , abile a mentire e a manipolare riuscendo addirittura a persuadere i genitori della protagonista della sua buona fede . Per Jenny è un richiamo irresistibile , la sua grigia esistenza si colora improvvisamente di sgargianti colori , tutto diviene semplice e facile : vale davvero la pena disperarsi sui libri quando c’è David a esaudire ogni desiderio ? Vale la pena andare ad Oxford e continuare a faticare quando lui le ha chiesto di sposarlo? Suo padre stesso ( un impeccabile Alfred Molina ) da sempre ossessionato dall’obiettivo dell’università , improvvisamente sembra concordare che un buon matrimonio è forse una soluzione più adeguata e confacente a una giovane donna ; ubriaca di Parigi e di una relazione ormai non più platonica la ragazza lascia gli studi e inizia a sfoggiare orgogliosamente l’anello di fidanzamento , finchè l’incanto – in cui tutti noi spettatori eravamo felicemente caduti – , si rompe bruscamente ; Jenny raccoglierà i pezzi e ricomincierà da capo , capirà cos’è davvero importante e andrà avanti , facendo tesoro delle esperienze vissute ma tornando poi a Parigi ” come se fosse la prima volta ” . La danese Lone Scherfig dirige con occhio vigile regalandoci un affresco spontaneo e mai noioso dell’Inghilterra dei primi anni ‘60 , ingessata ancora nell’ombra del dopoguerra e lontana dalla rivoluzione sessuale e dalle minigonne di Mary Quant , in cui spiccano fra le altre anche le performance di Emma Thompson nei panni della conservatrice preside della scuola ( ” non sai che gli ebrei hanno ucciso nostro signore ? ” dirà a Jenny dopo aver saputo che David è ebreo ) e della volitiva professoressa di Olivia Williams , qui imbruttita appositamente da un paio di occhiali enormi tipici dell’epoca . Ma , sopra ogni altra , brilla di certo la performance della ventiquattrenne Carey Mulligan :> la differenza di età anagrafica rispetto a quella scenica – che di per sè non è certo un’espediente nuovo nel mondo del cinema – non viene mai percepita , riuscendo lei a comunicarci con sincerità la gioia , le paure e la rabbia tipiche dei sedici anni , qui amplificate dal difficile contesto storico e sociale . è un vero peccato che agli Oscar debba scontrarsi con nomi troppo grandi e imponenti per fama e carriera , perchè se pur si sia fatta le ossa nei film in costume della BBC e questo sia il suo primo ruolo da protagonista , la statuetta sarebbe per lei davvero meritata. [-]
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dario
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lunedì 14 giugno 2010
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quasi inutile
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Notevole ambientazione, interpreti veramente OK (specialmente la ragazza; ma il padre è una macchietta) e regia all'altezza. Ma è la storia che non interessa, per non parlare della morale, che è semplicemente banale. Bara, infine, lo sceneggiatore con il personaggio maschile principale. Un film molto modesto, a tratti quasi irritante per la pochezza esibita come chissà che (è pochezza, garantito!).
[+] mi dispiace, ma non hai capito proprio niente.
(di tessa)
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ultimoboyscout
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sabato 24 aprile 2010
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buon dio che noia!
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Non è fatto male, tra l'altro la protagonista Carey Mulligan (che io scopro in questo film) è bravissima ma il film è di una lentezza e di un piattume bestiale! Non scopro invece Peter Sarsgaard, che trovo bravissimo, con una faccia indecifrabile ma molto convincente. Non posso fare a meno di notare, Mulligan-Sarsgaard a parte, come gli altri personaggi siano molto garbati e azzeccati e si calino perfettamente nell'atmosfera che si respira. Manda segnali forti, ma lo fa con tinte sbiadite.
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100spindle
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giovedì 15 aprile 2010
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educato!
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NON AMO IL GENERE MA DEVO AMMETTERE CHE E' MOLTO BEN FATTO. GLI ATTORI SONO MOLTO BRAVI E RIESCONO A TRASMETTERE I SENTIMENTI CHE IL FILM VUOLE EVIDENZIARE.
SE VOGLIAMO LA STORIA PUO' ESSERE ACCUSATA DI BANALITA' O OVVIETA', MA VIENE COSTRUITA E DESCRITTA CON DELICATEZZA, ESPRESSIVITA' E NESSUNA PROTERVIA. IL FILM NON CERCA DI EDUCARE MA CI RIESCE.
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lost876
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giovedì 15 aprile 2010
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delusione!!
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Vi giuro che mi aspettavo proprio un altro film, quindi effetivamente non so dire se è proprio brutto, però io veramente mi aspettavo di vedere altro quindi è stato una delusione!!!
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