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Deve essere un bambinone questo Gualtiero Jacopetti, un bel ragazzo che faceva la corte a tutte le donne che vedeva (su di lui si ispirò Fellini per il protagonista de "La dolce vita"), autore assai discusso assieme all'amico Franco Prosperi di una serie di documentari. Due fotografi che con lo stile dei cinegiornali in voga negli anni '50 e '60 hanno costruito dei film che hanno avuto molto successo e molta critica, da parte di chi li ha accusati di un modo di fare spettacolo con la ricerca di ogni realtà alterata, al servizio di una tesi reazionaria. Questo particolarmente per film come "Africa addio", dove è esplicito il rammarico per la fine dell'era coloniale. Il film è stato accusato di manipolare la realtà e di razzismo. Ma se si esce dalle polemiche italiane, si vede un buon giudizio della critica di tutto il mondo, che rileva il talento visionario e la sagacia spettacolare. Una spudorata difesa della civiltà occidentale più conservatrice e della sua cultura.
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