La via lattea

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Un film di Luis Buñuel. Con Christine Simon, Pierre Clémenti, Georges Marchal, Michel Etcheverry, Agnès Capri.
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Titolo originale La voie lactée. Drammatico, durata 102 min. - Francia 1968. MYMONETRO La via lattea * * * * - valutazione media: 4,10 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

uno strano pellegrinaggio Valutazione 5 stelle su cinque

di laulilla


Feedback: 2061 | altri commenti e recensioni di laulilla
mercoledì 20 aprile 2011

La Via Lattea è il nome della strada che raccoglieva i pellegrini di tutta l'Europa nord occidentale, da Parigi a Santiago de Compostela, cioè al  santuario ivi sorto nel 1075 per ospitare le spoglie, secondo la leggenda miracolosamente ritrovate, di San Giacomo, apostolo di Cristo. Buñuel racconta il viaggio di due pellegrini dei nostri giorni, Pierre e Jean, che si incamminano da Fontainbleau verso Santiago. Questo, però, è anche un percorso a ritroso nel tempo, perché il regista, con estrema e surreale naturalezza, introduce, lungo la strada di Jean e Pierre, una serie di strani personaggi che, indossando abiti di epoche trascorse, mettono in scena la rappresentazione del loro orientamento teologico eterodosso e delle dispute infinite che ne derivarono con la Chiesa di Roma. Alla fine del film, il regista ci rassicura circa la veridicità storica e l'esattezza teologica delle cose viste e udite nel corso del film: eresie e dogmi si affrontarono e contrapposero nei secoli in modo violento, grottescamente appoggiandosi sull'autorità delle scritture, per l'interpretazione delle  quali si svolsero inutili e capziosi duelli non solo verbali, di cui è significativo e comico emblema quello fra il giansenista e il gesuita, che del tutto incuranti della vita reale che si svolgeva a pochi passi da loro, si sfidano con sprezzo del ridicolo. La conclusione di questo duello, del tutto sorprendente, è anche indicativa dello scetticismo del regista circa la reale buona fede dei contendenti: egli è convinto che dietro gli argomenti teologici, molto sottili e abbastanza incomprensibili, si nascondesse la volontà di mantenere posizioni di potere, insidiate, più che da concorrenti dottrinariamente agguerriti, da potenziali oppositori di varia natura (i poveri, le donne, i contestatori del principio di autorità) individuati come sovversivi dell'ordine pubblico e perciò ferocemente perseguitati. Permette questo tipo di lettura la presenza frequente nel film di personaggi d'autorità (militari, poliziotti), che esercitano funzioni di controllo di quei luoghi pubblici, come taverne e locande, frequentati da avventori poco conosciuti e con aria e abiti da poveri. Le classi alte, tollerano e accettano atei o eretici al loro interno (il sadico, il giansenista, i due antitrinitari che si travestiranno da cacciatori), purché le loro idee non mettano in crisi una società gerarchicamente organizzata, secondo una ingiusta piramide di privilegi. Il giovane Jean, pellegrino a sua volta scettico e disincantato, intravede la possibilità di un cambiamento (siamo nel '68!), gli pare quasi di veder fucilare il papa, ma viene riassorbito nella logica quotidiana e classista di una società in cui nuovi notabili si sono inventati nuovi e intollerabili eretici (un farmacista ha scritto la filastrocca di anatemi che nella festa conclusiva di un anno di scuola le graziose scolarette reciteranno contro tutti quelli che non si adeguano, vegetariani compresi; un prete, che ha capito come va il mondo e che perciò mette sullo stesso piano le tre religioni rivelate, verrà riportato in fretta e furia in quel manicomio da cui era riuscito a fuggire). Le religioni, dunque, sono per Buñuel nient'altro che ipocriti veli dell'autorità politica; la Chiesa si alimenta delle ambiguità contenute nel messaggio cristiano, che non è solo un messaggio d'amore, ma contiene in sé anche i germi della violenza che ha contraddistinto tutta la sua storia: non a caso, nelle ultime scene del film, gli apostoli seguiranno Cristo, proprio dopo che avrà indicato nella guerra e nella divisione anche dei nuclei familiari più stretti, la sostanza della propria predicazione. Solo uno dei due ciechi miracolati, il più povero e più ingenuo, non lo seguirà. Film blasfemo, come altri del grande regista, surreale nei modi della rappresentazione, che ricorre anche a stilemi della letteratura fantastica (metafore ed espressioni verbali che diventano realtà), diretto magistralmente da un Bunuel in piena forma.

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fnmalaguti martedì 7 maggio 2013
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