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PARTE SECONDA
Questo finale un po’ sorprendente e irrealmente forzato suggerisce come la vita a volte possa apparire paradossale. Jerome fin da bambino era cresciuto libero di creare, sviluppando in modo naturale i suoi mezzi espressivi, ma è stato indotto a credere di essere prigioniero della tecnica. In realtà lui aveva gli strumenti per esprimere con forza il pathos artistico, verso cui parecchi altri arrancavano senza risorse, come se dipingessero con le mani legate. I ruoli si sono capovolti: la schiavitù e la libertà si sono date il cambio, proprio come le quattro mura della prigione che si sono stranamente rivelate il luogo della libertà, a dispetto del mondo esterno, che con tanti bei discorsi e false idee di libertà ti illude di farti libero, ed invece ti lega e ti condiziona. E questo succede nella misura in cui non ti accorgi dell’inganno.
In ultima analisi si pone dunque la domanda esistenziale sul significato della parola libertà.
Libertà in senso negativo o in senso positivo?
Libertà da... o libertà per...?
Libertà come fuga da... o libertà come risorsa per ...?
Libertà come distruzione e menefreghismo... o libertà come costruzione paziente e propositività?
Ciò che vale nell’arte non vale forse anche nella vita reale? E viceversa?
Non è forse l’arte un MICROCOSMO?
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