Gertrud

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Un film di Carl Theodor Dreyer. Con Nina Pens Rode, Bendt Rothe, Ebbe Rode Drammatico, b/n durata 119 min. - Danimarca 1964. MYMONETRO Gertrud * * * * - valutazione media: 4,14 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Gertrud Valutazione 5 stelle su cinque

di Adriano Sgarrino


Feedback: 609 | altri commenti e recensioni di Adriano Sgarrino
domenica 11 ottobre 2009

Paese di prod.: Danimarca Anno: 1964 Di: Carl Theodor Dreyer Con: Nina Pens Rode, Ebbe Rode, Bendt Rothe, Axel Strobye, Baard Owe. Nella Stoccolma di inizio '900 si susseguono gli amori della cantante Gertrud (N.P. Rode): sposata ad un avvocato con ambizioni politiche (Rothe), ha un breve affaire con un pianista immaturo (Owe), e rincontra un poeta (E. Rode), in passato suo amante. Ispirato alla pièce di Hjalmar Soderberg, il Maestro danese Carl Th. Dreyer si accomiata dal mondo del cinema con un ultimo capolavoro che rappresenta, sotto certi aspetti, il suo testamento artistico. Il suo rigore formale raggiunge in questo film una messa a punto cristallina (lunghi primi piani, inquadrature fisse, recitazione sottotono, geometrica distribuzione degli elementi profilmici, scenografia spoglia, ecc.), che ben si sposa con una dolorosa rappresentazione dell'amore, trovando nella protagonista la sua interprete ideale. Gertrud non è la vittima sacrificale e passiva del sentimento amoroso, ma il soggetto attivo della concezione dell'amore nella sua dimensione totalizzante, inteso come "darsi" in tutto e per tutto al proprio amato (aveva lasciato il poeta perché aveva scritto che: "L'amore della donna e il lavoro dell'uomo sono nemici in partenza"); il tutto seguendo una logica quasi matematica, secondo la regola del "se, allora..." (se mi ami, allora...). In tal senso il rigore della rappresentazione e l'apparente lentezza del ritmo sono mezzi necessari per raffigurare al meglio la maturazione della sofferta decisione di Gertrud di vivere in solitudine, una volta che si è definitivamente resa conto che nella sua vita non ci potrà mai essere spazio per la condivisione dell'amore come lo intende lei. All'epoca il film non fu accolto benissimo e tacciato di eccedere in teatralità, solo in pochi lo esaltarono sin da subito. Il regista Jean-Luc Godard lo paragonò alle ultime sinfonie di Beethoven: ovviamente era nel giusto, perché "Gertrud" costituisce uno dei più grandi ritratti di donna della storia del cinema e uno dei capolavori indispensabili dell'arte cinematografica.

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