L'isola dei ricordi

Un film di Fatih Akin. Con Jasper Billerbeck, Laura Tonke, Lisa Hagmeister, Kian Köppke.
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Drammatico, durata 93 min. - Germania 2025. - Bim Distribuzione uscita giovedì 12 marzo 2026. MYMONETRO L'isola dei ricordi * * * 1/2 - valutazione media: 3,49 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Il vento fragile della memoria Valutazione 3 stelle su cinque

di Eugenio


Feedback: 39384 | altri commenti e recensioni di Eugenio
lunedì 29 giugno 2026


È un racconto di formazione che nasce, cresce e corre nel lontano 1945, a pochi giorni dalla disfatta nazista. Ad Amrum, un’isola a pochi chilometri dal confine con la Danimarca, vive Nanning, adolescente costretto a osservare con occhi ancora incerti il crollo storico e politico che investe la sua famiglia nazista. Ogni giorno Nanning respira tensione: da una parte la madre, fervente seguace delle idee hitleriane; dall’altra la zia Ena, felice invece per la fine di un conflitto insensato. Con il padre impegnato tra le file dell’esercito tedesco e uno zio incapace di accettare la resa del Führer, Nanning imparerà presto a badare a se stesso. La sua crescita passerà attraverso la ricerca ostinata di alimenti per i fratelli e per la madre, prossima a partorire di nuovo, mentre un gruppo di profughi polacco-tedeschi lo osteggia e lo disprezza, bollandolo come nazista.
Basato sull’infanzia di Hark Bohm, scritto dallo stesso Bohm e messo in scena da Fatih Akin, regista tedesco di origine turca, L’isola dei ricordi è un film leggero ma mai superficiale, pur essendo immerso in un contesto storico drammatico. Akin racconta la complessità del mondo adulto con uno sguardo che richiama Haneke e con accenti quasi neorealisti. Al centro resta l’incomprensione che spesso separa gli adolescenti dagli adulti, anche quando le loro azioni sono generose e coraggiose: la scena del pane e del burro, in questo senso, è esemplare. Più che i turbamenti sentimentali, nel film prevale il legame materno tra una donna dura e sprezzante, destinata a conoscere sofferenza e privazione, e un figlio ancora troppo acerbo per essere uomo. Nanning appare così contratto e fragile, ma diventa via via più consapevole di appartenere a una famiglia che la Storia finirà per condannare.
Sullo sfondo aleggia un paesaggio quasi mitico: uccelli che librano maestosi nel cielo, distese sabbiose e ampie radure erbose diventano simboli di libertà e innocenza. Sono proprio questi valori che Nanning sarà chiamato a rappresentare, attraverso il sacrificio imposto dalla maturità. Come in uno Stand by me di memoria kinghiana, il film lascia passare il refolo leggero di un vento di pace.

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