Hamnet - Nel nome del figlio

Un film di Chloé Zhao. Con Jessie Buckley, Paul Mescal, Emily Watson, Joe Alwyn.
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Titolo originale Hamnet. Drammatico, durata 125 min. - USA 2025. - Universal Pictures uscita giovedì 5 febbraio 2026. MYMONETRO Hamnet - Nel nome del figlio * * * 1/2 - valutazione media: 3,61 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Il teatro catarsi di vita Valutazione 4 stelle su cinque

di Eugenio


Feedback: 37664 | altri commenti e recensioni di Eugenio
martedì 10 marzo 2026

Si può sopravvivere alla perdita di un figlio? Può quel dolore trasformarsi in una nuova vita (anche) artistica?  Chloè Zhao, sceneggiando con O’Farrell, autrice dell’omonimo romanzo, Hamnet gira una variazione sul tema dell’Amleto la cui fonte di ispirazione nacque da Shakespeare a seguito della tragedia per la morte dell’adorato figlio. La scelta di Zhao è concentrarsi sulla figura silvana di Agnes, presunta figlia di una strega e sull’amore struggente e passionale per William (Shakespeare), giovane maestro di latino nella bucolica campagna inglese di Stratford di fine ‘500, nonostante l’avversione da parte delle rispettive famiglie.
Hamnetparla di morte, di peste, è un film lento e totalizzante che indugia sui primi piani degli attori protagonisti (Jessie Buckley e Paul Mescal rispettivamente) quasi volesse trattenere l’essenza stessa dell’arte, della catarsi di un uomo a una nuova vita. In divenire, descrive per fasi, la folgore dell’innamoramento, la nascita e la crescita di una famiglia, con i due gemelli e il terzogenito appunto, l’attività di William in una compagnia teatrale, il dissidio con la moglie che lamenta il suo apparente scarso interesse. Affascinante, quanto simbolico nella rappresentazione di una natura quasi mistica (il falco tra i tanti), cui fa da contrappunto la vita del tempo, precaria, spietata attraversata da epidemie con l’oscura meretrice compagna di vita, Hamnet è un film profondamente chirurgico, preciso nell’inquadratura, quasi perfetto nei dialoghi e fortemente empatico ma per converso privo di retorica.
Dopo The Rider e Nomadland, Zhao gira una storia molto potente, che sfrutta la via crucis della sofferenza per raggiungere il nirvana della consolazione e in fondo la trasmigrazione mediante quel fantasma di Amleto, alla sineddoche del dolore. Miglior film drammatico ai Golden Globe 2026.
 

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