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onufrio
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venerdì 15 novembre 2019
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la voce del silenzio
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FIlm che valse a Marlee Matlin il premio Oscar come miglior attrice protagonista, la pellicola si concentra molto sulla tribolata storia d'amore fra Sarah (M.Matlin), ragazza sordomuta dal caratterino tosto, e James (W.Hurt) uno spigliato professore dai metodi alternativi giunto nel New England per lavorare in un centro scolastico per giovani audiolesi. Ottima prova corale di un cast all'altezza di affrontare un tema abbastanza delicato.
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mary22
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lunedì 14 settembre 2009
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un film molto triste
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gianluca stanzani
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venerdì 11 luglio 2008
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una storia romantica
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In un istituto per audiolesi, l'arrivo di un nuovo insegnante (William Hurt) dai metodi poco ortodossi, scatenerà i rapiti consensi dei giovani studenti e del riottoso direttore. In istituto c'é anche Sarah, una ragazza di venticinque anni sordomuta dalla nascita, la cui unica esistenza si è trascinata tra i muri della scuola, la stessa scuola che non vorrebbe mai abbandonare nemmeno dopo il diploma conseguito brillantemente. Facile sarà per il professor James Leeds, rimanere innamorato di una creatura (chiamiamola proprio così) tanto intelligente e bella, quanto difficile e determinata nel perseguire il proprio isolamento dalle corruzioni del mondo esterno. Il film è a mio avviso erroneamente incardinato nel genere drammatico, quando invece del dramma ha soltanto le diatribe e le incomprensioni frutto di una struggente passione, fortunatamente a lieto fine.
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In un istituto per audiolesi, l'arrivo di un nuovo insegnante (William Hurt) dai metodi poco ortodossi, scatenerà i rapiti consensi dei giovani studenti e del riottoso direttore. In istituto c'é anche Sarah, una ragazza di venticinque anni sordomuta dalla nascita, la cui unica esistenza si è trascinata tra i muri della scuola, la stessa scuola che non vorrebbe mai abbandonare nemmeno dopo il diploma conseguito brillantemente. Facile sarà per il professor James Leeds, rimanere innamorato di una creatura (chiamiamola proprio così) tanto intelligente e bella, quanto difficile e determinata nel perseguire il proprio isolamento dalle corruzioni del mondo esterno. Il film è a mio avviso erroneamente incardinato nel genere drammatico, quando invece del dramma ha soltanto le diatribe e le incomprensioni frutto di una struggente passione, fortunatamente a lieto fine. Per quanto riguarda invece il tema dell'handicap, presso il quale la pellicola viene ricondotta, nulla vi è di più falso e fuorviante per il potenziale spettatore. La sceneggiatura (tratta da una pièce teatrale di Mark Medoff) lo utilizza come mero spunto iniziale, che con il passare dei minuti diviene quinta di scena e sfondo impalpabile. Ad uno sguardo superficiale tutto lascerebbe pensare a una goffa scivolata dell'esordiente regia (Randa Haines), alle prese con il suo primo lungometraggio e una tematica a dir poco difficile, in grado di far tremare le vene ai polsi anche ai più smagati registi. Ma se la regista in questione vanta una carriera televisiva di successo, tutto ciò non può lasciarci indifferenti. Infatti risulta essere un prodotto artatamente confezionato, con il piglio giusto e leggero, in grado di ingolosire il pubblico di “massa”. Pubblico altamente commerciale, in grado di far infuocare le file ai botteghini e non solo (home video). Il film viene così trascinato agli altari, dall'interpretazione straordinaria di due attori favolosi: un William Hurt sulla cresta dell'onda per i suoi ruoli impegnati e una Marlee Matlin effettivamente sordomuta, accattivante forse più per l'innocente bellezza che per la furia dei suoi gesti. Simbiosi pressoché perfetta, che condusse i due a una breve quanto intensa love story anche nella vita vera. Dopo lo straordinario successo di “Figli di un Dio Minore”, la regista Randa Haines ha proseguito la propria carriera cinematografica con film di mediocre fattura come: “Un medico, un uomo” del 1992, sempre interpretato da William Hurt nella parte di un medico affetto da tumore, “Ricordando Hemingway” del 1993 e “Dance with me” del 1998. Oscar 1986 a Marlee Matlin come migliore attrice, Orso d'Argento al Festival di Berlino 1987 per la migliore regia, Golden Globe 1987 a Marlee Matlin come migliore attrice.
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exitplanetdust
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lunedì 5 novembre 2007
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figli di un pathos minore
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Bella la regia, la pellicola è elegante sul piano discorsivo. Un tantino ruffiana la narrazione nel suo insieme, forse; il tentativo di com-muovere lo spettatore, potrebbe apparire svenevole o lezioso, in certi frangenti. Le occasionali intrusioni nel manierismo e i goffi sentimentalismi, non incrinano sensibilmente la fruizione; se ne consiglia, pertanto, la visione a qualunque pubblico.
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cineofilo92
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lunedì 18 settembre 2006
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ben fatto, ben diretto
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Informo che il giudizio in stelle che io ho dato non è proprio 4 stelle, ma 3,5. 4 mi sembra un po eccessivo, ma ho dovuto arrangiarmi in mancanza di opzoni per i mezzi voti.
Mi sono sentito in obbligo ad aggiungere quel 0,5. Il film è bello e convolgente. La trama è quella del professore poco ortodosso che contro il volere de preside costringe gli alunni ad un insegnamento migliore, genere che fortunatamente non passa mai di moda. Gli attori azzecati vengono messi vicino ad atmosfere onirice e estremamente sentimentali, soprattutto quella scena dove, a rallentatore, Sara nuota nuda nella piscina, accompagnata da musiche psicologice molto raffinate, una scena che vuol far capire le senzazioni che l'acqua trasmette all'orecchio di un sordo e aiutare il film ad avere una buone dose di mistero indissolubile: quello dei figli di un dio minore.
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