Nonostante la regia piatta e lineare di un certo Blair la straordinaria performance attoriale di Adrien Brody rende credibile ed appassionante la storia di una vittima del regime degli ayatollah facendoci immergere nell’atmosfera cupa ed asfittica dell’Iran degli anni ’80 in mano a giovani rivoluzionari che confondono fanatismo religioso e rivendicazioni sociali guidati da un capo assetato di vendetta che il regista, in preda egli stesso ad una evidente confusione mentale, non sa se dipingere come un sadico criminale torturatore di innocenti o un buon padre di famiglia che porta il figlioletto sul posto di lavoro.