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paolp78
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sabato 14 marzo 2026
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pi? confuso che visionario
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Film dell’estroso Terry Gilliam, unico membro statunitense del celebre gruppo comico-autoriale britannico Monty Python. Fedele al suo stile Gilliam gira una pellicola non convenzionale dando libero sfogo alla propria fervida immaginazione, ma stavolta il risulta è ben lontano dal geniale “Brazil”; la narrazione visionaria del regista americano in questo caso appare solo confusa e vittima di una ricerca esasperata dell’eccesso, che finisce per rendere l’opera poco attraente e persino indigesta.
Il film punta molto sulla componente fantasiosa; più che disegnare una trama coinvolgente, Gilliam si preoccupa di offrire uno straordinario impatto visivo, con il succedersi di scene l’una più rocambolesca e squinternata dell’altra; tuttavia nessuna delle sequenze realizzata centra in pieno il risultato artistico ricercato, nessuna delle situazioni studiate e messe in scena da Gilliam è veramente riuscita, tanto che non ci sono frammenti della pellicola realmente degni di nota o che comunque si ricordino.
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Film dell’estroso Terry Gilliam, unico membro statunitense del celebre gruppo comico-autoriale britannico Monty Python. Fedele al suo stile Gilliam gira una pellicola non convenzionale dando libero sfogo alla propria fervida immaginazione, ma stavolta il risulta è ben lontano dal geniale “Brazil”; la narrazione visionaria del regista americano in questo caso appare solo confusa e vittima di una ricerca esasperata dell’eccesso, che finisce per rendere l’opera poco attraente e persino indigesta.
Il film punta molto sulla componente fantasiosa; più che disegnare una trama coinvolgente, Gilliam si preoccupa di offrire uno straordinario impatto visivo, con il succedersi di scene l’una più rocambolesca e squinternata dell’altra; tuttavia nessuna delle sequenze realizzata centra in pieno il risultato artistico ricercato, nessuna delle situazioni studiate e messe in scena da Gilliam è veramente riuscita, tanto che non ci sono frammenti della pellicola realmente degni di nota o che comunque si ricordino.
Gli attori protagonisti sono Johnny Depp e Benicio del Toro, entrambi interpreti molto adatti a un’opera di questo tipo e autori di performance istrioniche di alto livello, tanto che di certo non si può attribuire a loro la scarsa riuscita della pellicola.
Intorno ai due attori protagonisti c’è una nutritissima schiera di altri interpreti di grande fama e ottimo livello, impiegati (forse sprecati) in ruoli di scarso minutaggio. Tra tutti, la parte più divertente e ben ricoperta è parsa quella di Tobey Maguire, presente nella prima sequenza della pellicola, ma si ricordano anche Christina Ricci, Mark Harmon, Ellen Barkin, Gary Busey e Cameron Diaz.
Notevoli trucco e costumi, come anche le scenografie.
Buona la colonna sonora.
Il ricorso alla voce fuori campo è esagerato, risultando fastidioso a lungo andare.
Benché i fatti narrati sembrino quantomai bislacchi, c’è un fondo di realtà, in quanto il film è tratto da un romanzo semi-autobiografico del 1971 dello scrittore e giornalista Hunter S. Thompson, incentrato su un suo viaggio dello stesso anno, a Las Vegas.
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marcloud
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domenica 2 dicembre 2018
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come tuo avvocato ti consiglio di vederlo
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Un cult senza tempo che ha ispirato diversi registi e almeno una generazione di fumatori di marijuana. Un film assurdo, zeppo di momenti esilaranti e degno di essere annoverato tra i fondamentali. Forse non è adatto a tutti ma rimane una perla nel suo genere.
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venerdì 27 luglio 2018
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esplicativo
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Non credo che due stelle siano il giudizio più appropriato. È un film reale, rende plasticamente l'esperienza dello psichedelico. Ha una comicità molto specifica, ma anche molto riuscita.
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dariolodi
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domenica 11 febbraio 2018
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pasticciato
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Spiace, ma non è un soggettol per Terry Gilliam. La visionarietà allucinata (da allucinogeno) è tirata per i capelli e si crogiola nella monotonia, nella trovata ripetuta all'infinito. Depp insopportabile, colstantemente sopra le righe, falso. Storia inesistente, sceneggiatura balbettante, regia bislacca.
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xxx
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mercoledì 8 novembre 2017
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tanta droga, poco rock 'n' roll.
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Tipologia di film bianco o nero, cioè piace o fa schifo. Io lo adoro.
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pointbreak
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venerdì 4 settembre 2015
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depp unico pilastro
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Apatico nonsense di un viaggio scanzonato e scalmanato a Las Vegas. Pellicola dal caldo gusto estetico, variopinta di effetti al limite del fumettistico. Il plot, a dir la verità, non ha né capo né coda, e si regge unicamente sulle gambe (spassose) di uno straordinario Johnny Depp.
Chi si approccia per la prima volta al film di Gilliam non può fare altro che notare – oltre alla giostra di scorribande dei protagonisti – un cast di tutto rispetto. Il compagno delirante di viaggio di Depp (un giornalista strafatto) è Benicio Del Toro, un avvocato samoano dal coltello facile, anche lui strafatto. Accanto a loro una carrellata di talenti quali l’autostoppista Tobey Maguire (Spider-man); la sempre gnocca Cameron Diaz; la giovanissima casperiana Christina Ricci nei panni di una pittrice amante di Barbra Streisand; lo sbirro della stradale Garey Busey (Point Break); la simpatica nei-panni-di-una-bionda Ellen Barkin; la fugace apparizione di Craig Bierko (Il 13° piano); e persino Flea, la “pulce” dei Red Hot Chili Peppers, non nuovo alle divagazioni attoriali (Ritorno al futuro 2 e 3).
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Apatico nonsense di un viaggio scanzonato e scalmanato a Las Vegas. Pellicola dal caldo gusto estetico, variopinta di effetti al limite del fumettistico. Il plot, a dir la verità, non ha né capo né coda, e si regge unicamente sulle gambe (spassose) di uno straordinario Johnny Depp.
Chi si approccia per la prima volta al film di Gilliam non può fare altro che notare – oltre alla giostra di scorribande dei protagonisti – un cast di tutto rispetto. Il compagno delirante di viaggio di Depp (un giornalista strafatto) è Benicio Del Toro, un avvocato samoano dal coltello facile, anche lui strafatto. Accanto a loro una carrellata di talenti quali l’autostoppista Tobey Maguire (Spider-man); la sempre gnocca Cameron Diaz; la giovanissima casperiana Christina Ricci nei panni di una pittrice amante di Barbra Streisand; lo sbirro della stradale Garey Busey (Point Break); la simpatica nei-panni-di-una-bionda Ellen Barkin; la fugace apparizione di Craig Bierko (Il 13° piano); e persino Flea, la “pulce” dei Red Hot Chili Peppers, non nuovo alle divagazioni attoriali (Ritorno al futuro 2 e 3).
Il pilastro del film però resta lui, Depp. Senza le sue maschere facciali straordinarie, il film non si reggerebbe in piedi. E non sarebbe diventato nemmeno popolare tra il pubblico. La pellicola entra a pieno titolo nei “drug movies” senza però eccellere. Niente a che vedere con Requiem for a dream, Trainspotting o il cult Blow, anch’esso affidato al camaleontico Depp. In questo folle e variopinto carosello, tra droghe e allucinazioni, si palesa il disegno di Hunter S. Thompson, autore del libro a cui si ispira il film, nonché inventore del “Gonzo journalism”, uno stile soggettivo basato sulle esperienze personali e le sensazioni (non a caso Dr. Gonzo è il nome dell’avvocato interpretato da Del Toro).
Uno sguardo Kerouachiano frutto della Beat Generation di quegli anni, tipicamente hippy e contro la guerra del Vietnam. Tema politicamente presente anche nel film, con le apparizioni comiche di Nixon (su tutte il poster con i baffetti di Hitler). Ci si aspettava qualcosa di più dalle scelte musicali. La curiosità dello spettatore è comunque appagata dalla sregolatezza di un’esperienza “delirante” che attira i più giovani.
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n1k93xx
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giovedì 26 marzo 2015
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manifesto della cultura hippy
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<<Sei pronto ad insediarti in un albergo di Las Vegas, con l’intento di compiere una frode aggravata, con la testa piena di acido?>>.
Raul Duke, giornalista, accompagnato dal suo amico e avocato Dott Gonzo, deve scrivere un articolo su una corsa di moto a Las Vegas.
Il viaggio si trasforma, ben presto, in un’avventura dai colori psichedelici ed esilaranti.
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<<Sei pronto ad insediarti in un albergo di Las Vegas, con l’intento di compiere una frode aggravata, con la testa piena di acido?>>.
Raul Duke, giornalista, accompagnato dal suo amico e avocato Dott Gonzo, deve scrivere un articolo su una corsa di moto a Las Vegas.
Il viaggio si trasforma, ben presto, in un’avventura dai colori psichedelici ed esilaranti.
L’intento di Gonzo e Duke è di incassare l’accreditamento della stampa per trasformare un viaggio di lavoro in una vacanza stupefacente! Il loro arsenale comprende:
2 buste di erba,
75 palline di mescalina,
5 fogli di acido,
una saliera di coca,
½ litro di etere puro,
alcolici…
Il film, carico di scene suggestive, proietta lo spettatore nella dimensione del surreale. È emblematica la scena in cui il giornalista, Raul Duke, si reca allo sportello della reception in preda alle allucinazioni.
L’impressione dominante è che chiunque, almeno una volta nella vita, vorrebbe compiere una simile avventura.
Il film potrebbe essere considerato il manifesto della cultura Hippy. I racconti malinconici del protagonista lasciano intravedere i segni di questa cultura. L’apogeo della demistificazione si realizza nella San Francisco degli anni 60’. Dove, ricorda il giornalista, il senso di vittoria sul retrogrado e sul male è come la cresta dell’onda. Ma lungo una collina di Las Vegas possiamo scorgere il punto in cui l’onda si infrange e torna indietro. Un decennio più tardi lo scenario del mondo, prima sgargiante e scintillante, diventa a tinte fosche. La cultura dell’acido si sfrangia nella dicotomia tra la dimensione ideale e utopistica e la realtà “macabra e rapace”.
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milaru
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mercoledì 18 febbraio 2015
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pura finzione
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È un MUST. Rispecchia a pieno la movida americana di Las Vegas.
La storia tratta di due amici, uniti da un legame lavorativo (giornalista ed avvocato) che cercano lo sballo del weekend nella città "della paura e del delirio". Il film è ben fatto, la narrazione non è quasi mai lenta e, nonostante l'eccessiva durata di quasi 2 ore, sa incollare allo schermo; sicuramente la brillante interpretazione di J.Depp (nei lontani anni '90, e dunque ai suoi albori) sotto l'effetto dei più svariati tipi di acidi, insieme alla perenne voglia di (auto)distruzione di B. del Toro, saranno i due motivi principali che vorranno sì che guardiate tutto il film, titoli di coda compresi (durante i quali partirà uno dei tanti capolavori dei Rolling Stones).
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È un MUST. Rispecchia a pieno la movida americana di Las Vegas.
La storia tratta di due amici, uniti da un legame lavorativo (giornalista ed avvocato) che cercano lo sballo del weekend nella città "della paura e del delirio". Il film è ben fatto, la narrazione non è quasi mai lenta e, nonostante l'eccessiva durata di quasi 2 ore, sa incollare allo schermo; sicuramente la brillante interpretazione di J.Depp (nei lontani anni '90, e dunque ai suoi albori) sotto l'effetto dei più svariati tipi di acidi, insieme alla perenne voglia di (auto)distruzione di B. del Toro, saranno i due motivi principali che vorranno sì che guardiate tutto il film, titoli di coda compresi (durante i quali partirà uno dei tanti capolavori dei Rolling Stones).
Depp è perfettamente in grado di rispecchiare, inoltre, l'uomo medio che, tra acidi e razionalità, riuscirà comunque ad avere due pesi e due misure. Il finale è un po' come lo si aspetta, non ne resterete delusi e, probabilmente, lascerà un ghigno di sorriso stampato sulla faccia.
Consiglio vivamente (per chi leggesse, ovviamente), di leggere prima il libro e solo successivamente visionare il film.
Chi pensa che sia un film che si riduce a narrare la storia di due tossici, non ha capito completamente nulla. Thomson unico nel suo genere.
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cinemalove
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venerdì 3 ottobre 2014
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allucinogeno
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Il vero punto forte è l'argomentazione delle droghe, dell'uso e dell'abuso fatto da parte dei protagonisti (Depp e Del Toro) raccontato in un modo visionario, tipico del repertorio di Gilliam. La trama se letta semplicemente sembra banale, ma il regista è bravo a coadiuvare tra loro gli eventi, tra un centinaio di pasticche, buste d'erba ed un intero repertorio di droghe. Il che rende tutto più sopra le righe, bizzarro a dir poco. Apprezzabile e non scontato il racconto dell'assunzione delle stesse, che rende partecipe lo spettatore dello stato d'animo con cui si svologono le scene. Fantastica, manco a dirlo, l'interpretazione di Depp e Del Toro.
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Il vero punto forte è l'argomentazione delle droghe, dell'uso e dell'abuso fatto da parte dei protagonisti (Depp e Del Toro) raccontato in un modo visionario, tipico del repertorio di Gilliam. La trama se letta semplicemente sembra banale, ma il regista è bravo a coadiuvare tra loro gli eventi, tra un centinaio di pasticche, buste d'erba ed un intero repertorio di droghe. Il che rende tutto più sopra le righe, bizzarro a dir poco. Apprezzabile e non scontato il racconto dell'assunzione delle stesse, che rende partecipe lo spettatore dello stato d'animo con cui si svologono le scene. Fantastica, manco a dirlo, l'interpretazione di Depp e Del Toro. Meritevole
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kondor17
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domenica 21 settembre 2014
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grande
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Me l'ero perso per strada questo grande film di Gilliam.
E' un film acre e crudo, narrato con toni pulp e allucinati, sullo sfondo della guerra del Vietnam, a cui il film fa costante riferimento.
E' una vera denuncia allegorica e grottesca del sistema americano, che ti controlla le saponette nel sedile posteriore e l'uso che ne fai, ma non un baule pieno zeppo di mille droghe e sostanze proibite.
Sei fatto dalla mattina alla sera? Diventi un potenziale omicida o stupratore ogni volta?
Basta farne talmente tante da far perdere le tracce e nessuno ci fa caso. E quei due ne fanno, madonna se ne fanno!
L'uso di oppiacei (eroina) ebbe infatti un boom proprio in quegli anni, e proprio grazie a soldati e ufficiali nel sud est asiatico, che ne consumavano quantità industriali con il beneplacito del "Grande Benefattore".
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Me l'ero perso per strada questo grande film di Gilliam.
E' un film acre e crudo, narrato con toni pulp e allucinati, sullo sfondo della guerra del Vietnam, a cui il film fa costante riferimento.
E' una vera denuncia allegorica e grottesca del sistema americano, che ti controlla le saponette nel sedile posteriore e l'uso che ne fai, ma non un baule pieno zeppo di mille droghe e sostanze proibite.
Sei fatto dalla mattina alla sera? Diventi un potenziale omicida o stupratore ogni volta?
Basta farne talmente tante da far perdere le tracce e nessuno ci fa caso. E quei due ne fanno, madonna se ne fanno!
L'uso di oppiacei (eroina) ebbe infatti un boom proprio in quegli anni, e proprio grazie a soldati e ufficiali nel sud est asiatico, che ne consumavano quantità industriali con il beneplacito del "Grande Benefattore". Ancora adesso in Afghanistan è più che tollerato e quando tornano i reduci, ormai tossici, non si può impedire loro di farne ancora uso. Sarebbe troppo pericoloso e svelerebbe all'opinione pubblica gli scomodi retroscena. Anche le truppe sovietiche (25%) ne sono affette, non so però se con la stessa colpevole complicità del proprio governo, come avviene invece negli USA.
Film con attori stratosferici (Johnny Depp nella sua migliore interpretazione, per me, come pure Benicio Del Toro) e con un ritmo perfetto. Da stomaci forti ma per palati fini. 8+
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