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carloalberto
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mercoledì 18 agosto 2021
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il prequel di tutti i film sulla mafia
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Negli anni ’60 erano pochi i registi ad interessarsi di mafia e sebbene nel film non si pronunci mai la parola mafia e la trama sia costruita come quella di un qualsiasi giallo, il ritratto della società siciliana dell’epoca, che scaturisce da questa trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Sciascia, è devastante ed al contempo profetico, mettendo a nudo, con un anticipo di almeno vent’anni sulle inchieste giudiziarie, i rapporti tra crimine organizzato, colletti bianchi locali e politici romani nella totale passiva omertosa complicità di tutti gli strati sociali e perfino degli alti prelati.
Il ritmo narrativo incalzante, grazie alle coraggiose tecniche di ripresa di Petri ed al sapiente montaggio di Ruggiero Mastroianni, sostenuto dalla martellante colonna sonora di Bacalov, l’interpretazione magistrale di Volontè nella parte del protagonista, il professor Laurana, il solitario idealista, il comunista ortodosso, già allora distante dai compromessi del partito, e la partecipazione di attori del calibro di Salvo Randone, Gabriele Ferzetti ed Irene Papas, fanno di questo film un’opera compiuta stilisticamente e non perfettibile.
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Negli anni ’60 erano pochi i registi ad interessarsi di mafia e sebbene nel film non si pronunci mai la parola mafia e la trama sia costruita come quella di un qualsiasi giallo, il ritratto della società siciliana dell’epoca, che scaturisce da questa trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Sciascia, è devastante ed al contempo profetico, mettendo a nudo, con un anticipo di almeno vent’anni sulle inchieste giudiziarie, i rapporti tra crimine organizzato, colletti bianchi locali e politici romani nella totale passiva omertosa complicità di tutti gli strati sociali e perfino degli alti prelati.
Il ritmo narrativo incalzante, grazie alle coraggiose tecniche di ripresa di Petri ed al sapiente montaggio di Ruggiero Mastroianni, sostenuto dalla martellante colonna sonora di Bacalov, l’interpretazione magistrale di Volontè nella parte del protagonista, il professor Laurana, il solitario idealista, il comunista ortodosso, già allora distante dai compromessi del partito, e la partecipazione di attori del calibro di Salvo Randone, Gabriele Ferzetti ed Irene Papas, fanno di questo film un’opera compiuta stilisticamente e non perfettibile.
Se la storia della mafia si potesse ridurre ai film che nel tempo l’anno raccontata e se A ciascuno il suo fosse stato girato oggi, sarebbe da considerare il prequel per eccellenza di tutta la saga cinematografica ispirata alla criminalità organizzata in Sicilia.
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onufrio
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venerdì 18 dicembre 2015
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losche trame di provincia
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Trasposizione cinematografica del famoso romanzo di Sciascia dall'omonimo titolo. E' la storia di un duplice omicidio avvenuto nella provincia di Palermo durante una battuta di caccia; tutto sembra far pensare ad un delitto passionale, per via delle numerose amanti che aveva uno dei due (il Farmacista), ma la verità è ben altra, lo scoprirà il professore Paolo Laurana, amico di entrambi e che per sete di verità si ritroverà immischiato in un losco affare dal quale uscirne fuori indenne è pressochè impossibile.
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toty bottalla
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giovedì 12 settembre 2013
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inganni, tradimenti e...nenti sacciu e nenti vitti
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La sicilia raccontata sempre allo stesso modo, d'altro canto petri fotografa perfettamente l'umore cupo del racconto di sciascia aggiungendo: desolazione, squallore e solitudine, seppellendo la ragione, la legalità, e la speranza in superfice. Saluti.
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alessiomovie
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martedì 27 dicembre 2011
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due garanzie...sciascia e volonté
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Ancora una volta una bella interpretazione di Gian Maria Volonté nei panni di un professore che cerca di fare luce su due omicidi. Il film racconta una storia come tante altre di una Sicilia stretta tra l'omertà e l'arroganza del male e l'inutile coraggio del bene. Il risultato è un film che dà poche speranze a una società che a quasi cinquantanni di distanza, non si è ancora del tutto ribellata al giogo fra i poteri malavitosi e quelli politici. "Da vedere"
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luca scialò
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martedì 12 luglio 2011
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fedele trasposizione del libro di sciascia
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Paolo Laurana è un professore di un tipico paesino in provincia di Palermo. Quando un suo amico farmacista viene assassinato durante una seduta di caccia, non si beve la motivazione dell'omicio legata al fatto che quest'ultimo fosse un donnaiolo. Qualche sospetto lo desta anche la moglie di lui, la bella e sanguigna Luisa, la quale aveva molti spasimanti. Le sue indagini troveranno molti ostacoli, anche perché cominceranno a riguardare persone molto potenti.
Fedele trasposizione dell'omonimo romanzo di Sciascià, rappresenta anche uno dei primi film sulla Mafia. Un film coraggioso che poteva avere come attore protagonista solo un interprete altrettanto coraggioso e anticonformista quale Volonté.
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Paolo Laurana è un professore di un tipico paesino in provincia di Palermo. Quando un suo amico farmacista viene assassinato durante una seduta di caccia, non si beve la motivazione dell'omicio legata al fatto che quest'ultimo fosse un donnaiolo. Qualche sospetto lo desta anche la moglie di lui, la bella e sanguigna Luisa, la quale aveva molti spasimanti. Le sue indagini troveranno molti ostacoli, anche perché cominceranno a riguardare persone molto potenti.
Fedele trasposizione dell'omonimo romanzo di Sciascià, rappresenta anche uno dei primi film sulla Mafia. Un film coraggioso che poteva avere come attore protagonista solo un interprete altrettanto coraggioso e anticonformista quale Volonté.
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kronos
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sabato 3 aprile 2010
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giallo criminale ... da manuale
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Registi come Elio Petri e Damiano Damiani vengono spesso associati a un certo tipo di cinema "di denuncia" che rischia d'evocare immagini poco lusinghiere: buone intenzioni ma noia e didascalismo...
Ma sono etichette da dimenticare con i suddetti: hanno portato in Italia un modo di fare cinema di genere assai integrato agli umori e ai problemi della penisola, ma sempre di solido, avvincente cinema di genere si parla.
Questo "A ciascuno il suo" ne è la dimostrazione: il folklore siciliano ha una dimensione assolutamente secondaria nello sviluppo di un intrigo giallo-criminale coinvolgente, con al centro grandi mattatori come Volontè e Ferzetti.
La personalità degli attori, comunque, non soverchia mai lo sviluppo della trama, che raggiunge l'apoteosi nell'indimenticabile, amaro finale.
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Registi come Elio Petri e Damiano Damiani vengono spesso associati a un certo tipo di cinema "di denuncia" che rischia d'evocare immagini poco lusinghiere: buone intenzioni ma noia e didascalismo...
Ma sono etichette da dimenticare con i suddetti: hanno portato in Italia un modo di fare cinema di genere assai integrato agli umori e ai problemi della penisola, ma sempre di solido, avvincente cinema di genere si parla.
Questo "A ciascuno il suo" ne è la dimostrazione: il folklore siciliano ha una dimensione assolutamente secondaria nello sviluppo di un intrigo giallo-criminale coinvolgente, con al centro grandi mattatori come Volontè e Ferzetti.
La personalità degli attori, comunque, non soverchia mai lo sviluppo della trama, che raggiunge l'apoteosi nell'indimenticabile, amaro finale.
Eccellente la qualità realizzativa.
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petri
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venerdì 18 maggio 2007
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petri
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alessandra verdino
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lunedì 2 aprile 2007
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intellettualismo e societa'
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Questo è il romanzo, e il film, sulla profonda Sicilia. Una terra baciata dal sole, atavica, in cui covano sentimenti molto forti, istintivi, in cui nulla è ciò che sembra, perchè è profondamente nascosto.
Il carattere di questo meraviglioso e terribile mondo, perchè di un vero mondo si tratta, è violentissimo, nel bene e nel male.
Come abbiamo, ed abbiamo sempre avuto, personaggi che si sono sempre schierati, senza false facciate, verso una certa parte della società, abbiamo, allo stesso tempo, l'immagine di una terra bellissima, ma ribelle verso tutte le convenzioni, e, quindi, potente ed orgogliosissima nel difendere privilegi e modi di essere profondamente radicati nel vivere civile.
Questo è sì il romanzo ed il film sull'omertà, ma è, soprattutto, secondo me, una vera apologia sulla difficoltà di essere un intellettuale nel mondo contemporaneo.
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Questo è il romanzo, e il film, sulla profonda Sicilia. Una terra baciata dal sole, atavica, in cui covano sentimenti molto forti, istintivi, in cui nulla è ciò che sembra, perchè è profondamente nascosto.
Il carattere di questo meraviglioso e terribile mondo, perchè di un vero mondo si tratta, è violentissimo, nel bene e nel male.
Come abbiamo, ed abbiamo sempre avuto, personaggi che si sono sempre schierati, senza false facciate, verso una certa parte della società, abbiamo, allo stesso tempo, l'immagine di una terra bellissima, ma ribelle verso tutte le convenzioni, e, quindi, potente ed orgogliosissima nel difendere privilegi e modi di essere profondamente radicati nel vivere civile.
Questo è sì il romanzo ed il film sull'omertà, ma è, soprattutto, secondo me, una vera apologia sulla difficoltà di essere un intellettuale nel mondo contemporaneo.
Il prof. Laurana, così ingenuo, puro di cuore ed idealista (Gian Maria Volontè si dimostra uno dei più dotati attori italiani), è destinato inevitabilmente a scontrarsi contro un mondo che è assolutamente all'opposto del suo modo di vivere.
Il suo estremo candore e la sua ingenuità fanno quasi ridere di fronte ad un modo di concepire la vita profondamente opportunista.
Essere un intellettuale nella società contemporanea è molto difficile, e, a maggior ragione, è difficile in una terra che fa dell'istinto, positivo o negativo che sia, il suo punto di forza.
Un carattere che si forma studiando, può davvero inserirsi nella società?
Ecco il vero tema del film e del meraviglioso libro di Sciascia.
Elio Petri ha creato un capolavoro.
Da una parte, ha descritto profondamente, nel bene e nel male, la foza positiva e negativa della Sicilia, e dall'altra ci ha posto un interrogativo davvero inquietante.
L'ingenuità è sempre destinata a soccombere.
Il ruolo dell'intellettuale, nella società, è sì quello di sensibilizzare le masse, ma anche quello di non essere vittima del suo sapere e del suo modo di vivere, un pò sopra le righe.
Un modo di fare cinema veramente straordinario.
Elio Petri non ha cambiato nulla del romanzo di Sciascia.
Vogliamo tutti essere, come si dice nel finale, dei cretini come il prof. Laurana?
Certamente no.
Bisogna imparare che cos'è la vita. Ed essere in grado di affrontarla.
E questo in qualsiasi luogo dove si è destinati a vivere.
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