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michael direnzo
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lunedì 12 gennaio 2026
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qual ? la differenza tra una bestia ed una creatura?
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Oh Guillermo, tu hai coraggio da vendere. Lo hai perch? ben sapevi che non ? mai esistito a differenza di Dracula e sue declinazioni, un film di Frankenstein degno. Sai di essere un grande regista, sei sicuro dei tuoi veicoli narrativi ricorrenti e nulla poteva mai negarti il minimo sindacale. Ma al contempo una tua interpretazione sul tema poteva semplicemente passare in sordina e legarsi all'infausta serie di pessime variazioni sul tema mostro incompreso. E quindi? Beh, partiamo da un punto poco aspro di lettura, da una zona comfort dove sbagliare era quasi impossibile per uno come lui, ma niente e nessuno poteva immaginarsi di dover fare i conti non solo con un'opera dolce, gotica e inavvertitamente tetra.
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Oh Guillermo, tu hai coraggio da vendere. Lo hai perch? ben sapevi che non ? mai esistito a differenza di Dracula e sue declinazioni, un film di Frankenstein degno. Sai di essere un grande regista, sei sicuro dei tuoi veicoli narrativi ricorrenti e nulla poteva mai negarti il minimo sindacale. Ma al contempo una tua interpretazione sul tema poteva semplicemente passare in sordina e legarsi all'infausta serie di pessime variazioni sul tema mostro incompreso. E quindi? Beh, partiamo da un punto poco aspro di lettura, da una zona comfort dove sbagliare era quasi impossibile per uno come lui, ma niente e nessuno poteva immaginarsi di dover fare i conti non solo con un'opera dolce, gotica e inavvertitamente tetra. Grottesca ma non dichiaratamente, perch? ad un certo punto, quel confine lo camminiamo per il bene della scienza. Cos? l'amaro lo si lascia all'etica, sbalordita dalla capacit? di simulare Dio e poco indulgente nel condannare l'abominio che ne cela, la ricerca, la medicina, la chimica. Roboanti le mimiche scientifiche, che aiutano lo spettatore ad addentrarsi nei panni sporchi del Dottor Frankenstein, che ricordano l'affilatissimo Matheson, dileggiare con la malattia dei vampiri di "Io sono leggenda", (il libro, si capisce.) rendendoci in ogni pagina di quel capitolo degli esperti di genetica. Una pantomima appunto. Ma un pantomima cos? credibile, che davanti alla sua grande creazione, non pu? che lasciarci con centinaia di domande.
Dialoghi mai fuori luogo, ogni cosa rispetta il set storico, il contesto, la chimica dei personaggi. I rapporti tra i personaggi sono frivoli, quasi inesistenti, gli si da poco spazio, per caratterizzare al meglio la creazione del dottore (Jacob Elordi) perfetto per corporatura e altezza. Diverso per il dottore (Oscar Isaac) che senza grande convinzione si fa apprezzare giocando tra la sottile linea di demarcazione che divide comprensibile e ingiusto, tra biasimato e pentito. Forse per questo poco memorabile e troppo confuso anche con se stesso. Compresa l'ennesima comparsata di Christoph Waltz (Harlander; nell'opera) che ormai si limita a metterci il viso, quando potrebbe trainarsi un intero film sulle spalle.
Si parlava di domande, giusto. Cos? la trama si inerpica lungo queste domande, senza risponderne mezza. Bene cos? d'altronde, perch? Guillermo non vuole spiegare, vuole farci rendere conto dell'unica motivazione che lo ha spinto nell'usare l'espediente di Frankenstein. Quello di esplorare l'animo umano. Stagliando al centro di un'opera girata e montata in modo magnifico ma lontana dall'essere perfetta, l'unica domanda che ogni animo umano debba farsi. Qual ? il confine che definisce le nette differenze tra bestia e creatura?
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umberto
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martedì 23 dicembre 2025
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un film da sala cinematografica
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FRANKENSTEIN... Dopo Pinocchio Guillermo del Toro adatta a modo suo un altro "classico" della letteratura europea facendo nuovamente centro. La storia, pi? volte raccontata al cinema, viene infarcita da tante tonalit? diverse spaziando dall'horror al drammatico passando per un triste romanticismo che viene evidenziato benissimo da una fotografia impeccabile in cui pennellate di colori vivi staccano nelle atmosfere cupe e gotiche. Azzeccata anche la scelta della divisione in capitoli utile per capire bene tutta l'evoluzione della storia e a descrivere minuziosamente l'aspetto introspettivo dei protagonisti. Effetti speciali di alta qualit? e un cast azzeccato completano un prodotto che sfortunatamente ? stato distribuito in poche sale e per un breve periodo.
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FRANKENSTEIN... Dopo Pinocchio Guillermo del Toro adatta a modo suo un altro "classico" della letteratura europea facendo nuovamente centro. La storia, pi? volte raccontata al cinema, viene infarcita da tante tonalit? diverse spaziando dall'horror al drammatico passando per un triste romanticismo che viene evidenziato benissimo da una fotografia impeccabile in cui pennellate di colori vivi staccano nelle atmosfere cupe e gotiche. Azzeccata anche la scelta della divisione in capitoli utile per capire bene tutta l'evoluzione della storia e a descrivere minuziosamente l'aspetto introspettivo dei protagonisti. Effetti speciali di alta qualit? e un cast azzeccato completano un prodotto che sfortunatamente ? stato distribuito in poche sale e per un breve periodo. Voto: 9
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erik
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domenica 21 dicembre 2025
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guillermo s''? perso e non s''? pi? ritrovato
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“Guillermo s'è perso s'è perso e non sa tornare”. Mi perdoni la buonanima di De Andrè, per questo eccesso di parafrasi, ma non riesco a rendere meglio lo smarrimento del regista e il mio di fronte a questo scempio filmico. Vi siete accaniti tanto a suo tempo sul “Frankenstein di Mary Shelley”
sbeffeggiando la grandeur di Kenneth Branagh e giudicando un Robert De Niro, con un eufemismo, “eccessivo” (ma fu detto ben di peggio) nella sua interpretazione. A rivederlo quel film gli confermerei senza esitazioni lo status di capolavoro. Oggi invece siamo qui a commentare uno che nel bel mezzo di una macelleria di corpi smembrati ti tira fuori un figurino che non avrebbe “sfigurato” nemmeno ad una sfilata del compianto Armani.
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“Guillermo s'è perso s'è perso e non sa tornare”. Mi perdoni la buonanima di De Andrè, per questo eccesso di parafrasi, ma non riesco a rendere meglio lo smarrimento del regista e il mio di fronte a questo scempio filmico. Vi siete accaniti tanto a suo tempo sul “Frankenstein di Mary Shelley”
sbeffeggiando la grandeur di Kenneth Branagh e giudicando un Robert De Niro, con un eufemismo, “eccessivo” (ma fu detto ben di peggio) nella sua interpretazione. A rivederlo quel film gli confermerei senza esitazioni lo status di capolavoro. Oggi invece siamo qui a commentare uno che nel bel mezzo di una macelleria di corpi smembrati ti tira fuori un figurino che non avrebbe “sfigurato” nemmeno ad una sfilata del compianto Armani. Deve essere il segno dei tempi. Mentre i “mostri” acquisiscono sempre più coscienza (attenzione all’ IA, nel frattempo) gli umani diventano sempre meno coscienziosi. Almeno, nelle loro analisi cinematografiche.
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massimliano bertola
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martedì 9 dicembre 2025
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del toro
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Premetto che non è il mio genere, ho voluto guardare ugualmente e devo dire che è fatto veramente bene, Del Toro 10 e lode
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deadman
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martedì 18 novembre 2025
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a ridatece boris karloff
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ormai guillermo del toro fa un film uguale all'altro, sempre la stessa storia il mostro buono, lo scienziato/militare cattivo, la ragazza che se ninnamora, tutto già visto in la forma dell'acqua, questa deriva "burtoniana" personalmente mi ha stancato, film noioso e non bastano alcune scene, tra l'altro smaccatamente digitali per risollevarlo
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riky moovies
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martedì 18 novembre 2025
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uno dei migliori film che abbia mai visto.
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mi sono inscritto solo per fare questa recensione, da vedere almeno una volta nella vita, spettacolare, poetico, brutale. C'? di tutto, poesia, fisica, filosofia, quesiti su dio e la creazione dell'uomo, la superbia della razza umana, il dolore, la vita, la morte, il perdono, c'? tutto.
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luca scialo
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venerdì 14 novembre 2025
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a met? tra avatar e la bella e la bestia
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Netflix ha proposto una versione di Frankenstein a met? tra Avatar, per l'aspetto fisico del mostro, e La bella e la bestia, per la presenza dell?incantevole Elisabetta Lavenza, interpretata dalla talentuosa Mia Goth. Gi? apprezzata in pellicole come Pearl (facente parte di una trilogia horror).
Manca la poesia della versione anni ?30 di Whale, forse inarrivabile e irripetibili. Tra tutte, non troviamo la toccante scena con la bambina, per quanto invece sia presente il confronto con l?anziano cieco, il quale, in quanto tale, lo apprezza per quello che ?. Senza soffermarsi alle apparenze.
Insomma, un tentativo sostanzialmente riuscito e apprezzabile, che mantiene intatta la morale iniziale del romanzo.
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Netflix ha proposto una versione di Frankenstein a met? tra Avatar, per l'aspetto fisico del mostro, e La bella e la bestia, per la presenza dell?incantevole Elisabetta Lavenza, interpretata dalla talentuosa Mia Goth. Gi? apprezzata in pellicole come Pearl (facente parte di una trilogia horror).
Manca la poesia della versione anni ?30 di Whale, forse inarrivabile e irripetibili. Tra tutte, non troviamo la toccante scena con la bambina, per quanto invece sia presente il confronto con l?anziano cieco, il quale, in quanto tale, lo apprezza per quello che ?. Senza soffermarsi alle apparenze.
Insomma, un tentativo sostanzialmente riuscito e apprezzabile, che mantiene intatta la morale iniziale del romanzo. Ed ? quanto basta.
Una versione figlia dei tempi. Del resto, ogni epoca cinematografica ha sentito l?esigenza di trasporre il bellissimo romanzo di Mary Shelley, al secolo Mary Wollstonecraft Godwin (Londra, 30 agosto 1797 ? Londra, 1? febbraio 1851). Scrittrice, saggista e filosofa britannica. Un racconto che ci parla di quanto le apparenze siano prioritarie nella societ? moderna, di chi sono i veri mostri, di fin dove possa spingersi la Scienza e quanto possa violare l?etica. Argomenti quanto mai attuali.
Gli unici a non giudicare "il mostro" sono proprio un cieco e una bambina. I quali si rapportato con esso in modo puro, senza I filtri imposti dalla societ?. La versione pi? autentica resta quella del 1931, con la prima trasposizione sonora diretta da James Whale, nella quale l?interpretazione di Boris Karloff e la sua caratterizzazione divennero iconici. Anche grazie al magistrale tocco del truccatore Jack Pierce.
Ha lasciato il segno anche quella pi? scanzonata prodotta e diretta da Mel Brooks nel 1974, "Frankenstein Junior", che ? di fatto una parodia della trilogia degli anni trenta e che rispecchia l?aria dissacrante del periodo.
Riuscita anche la trasposizione fedele al romanzo del 1994 diretta da Kenneth Branagh, "Frankenstein di Mary Shelley", dove il mostro ? impersonificato dal grande Robert De Niro.
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eleonora panzeri
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lunedì 10 novembre 2025
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quando l?estetica supera la sostanza
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Ho visto in questi giorni Frankenstein di Guillermo del Toro, il primo film che vedo del regista. Avevo letto che è maestro della forma, e devo dire che la fama è meritata: del Toro riesce a creare bellezza nel contrasto tra l’osceno e il sublime. C’è un’eleganza visiva che attraversa ogni inquadratura — i costumi, le luci, la fotografia — e tutto questo contribuisce a rendere il film un’esperienza estetica notevole.Tra i personaggi, spicca soprattutto Elisabeth, interpretata da Mia Goth, che ho trovato magnetica. Il suo personaggio, tuttavia, viene depotenziato e quasi annullato nella seconda parte del film. Tutto diventa frettoloso e incoerente.
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Ho visto in questi giorni Frankenstein di Guillermo del Toro, il primo film che vedo del regista. Avevo letto che è maestro della forma, e devo dire che la fama è meritata: del Toro riesce a creare bellezza nel contrasto tra l’osceno e il sublime. C’è un’eleganza visiva che attraversa ogni inquadratura — i costumi, le luci, la fotografia — e tutto questo contribuisce a rendere il film un’esperienza estetica notevole.Tra i personaggi, spicca soprattutto Elisabeth, interpretata da Mia Goth, che ho trovato magnetica. Il suo personaggio, tuttavia, viene depotenziato e quasi annullato nella seconda parte del film. Tutto diventa frettoloso e incoerente. Sarebbe stato molto più interessante se fosse stata Elisabeth – e non il vecchio cieco – a “educare” la creatura, costruendo un legame che evolvesse con lentezza, rispetto e curiosità reciproca.
Il tema della bellezza dietro l’apparenza dovrebbe essere il cuore del film, e invece resta in superficie, solo suggerito. La narrazione affidata a Jacob Elordi perde d’intensità e di familiarità. Trasformare la creatura in una sorta di incrocio tra Biancaneve e il Fantasma dell’Opera buono che veglia su una famiglia sconosciuta mi è sembrato uno sviluppo narrativo superfluo e superficiale. Anche la creatura, più che mostruosa, risulta incongruente, quasi aliena: una specie di Silver Surfer terrestre che, nonostante i suoi “poteri”, si rigenera solo fino a un certo punto, di rado mangia e non ha bisogni fisiologici. Il film parte con l’ambizione di darsi un taglio scientifico, ma poi introduce l’immortalità come un effetto collaterale, rompendo del tutto la sospensione di credibilità.
L’unica lettura plausibile sarebbe simbolica: una creatura senza anima, non accettata da Dio, condannata a vagare per sempre.
Ma manca il misticismo necessario per sostenere questa visione: il risultato è che il personaggio sembra più un vampiro che Frankenstein. E qui sta il vizio finale, e fatale: la mancanza di un senso ultimo.
La creatura, pur non avendo colpa di essere nata e pur essendo di indole buona, è l’unica a essere punita. Il suo creatore può morire e liberarsi della colpa, mentre lei è costretta a vivere per sempre, senza identità, senza appartenenza, senza amore. La morte diventa liberazione, la vita una condanna.
Ma il film non offre una vera morale, né una possibilità di riscatto o di significato. Il finale, malinconico e sospeso, lascia la creatura sola in mezzo ai ghiacci: un essere senza identità e senza scopo.
Sarebbe bastato poco — un gesto, un incontro, persino un nuovo inizio accanto al capitano che li trova alla fine — per dare un senso alla sua esistenza e alla morale del film, ossia la belezza oltre all’estetica invece no, poichè è la vita senza significato a essere la vera maledizione. Perfino il personaggio di Victor, che all’inizio prometteva profondità, finisce per apparire svuotato, demotivato e ostile verso la sua stessa creazione, che pure rappresenta il suo successo più grande.
È una contraddizione che lo rende superficiale e sgradevole. C’è il tentativo di costruire qualcosa di sublime — visivamente e moralmente — ma questa visione si dissolve, come un sogno che si spegne prima di trovare un senso.
E forse è proprio questo che irrita di più: non l’assenza di potenziale, ma il suo spreco.
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carmen leone
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domenica 9 novembre 2025
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onirico
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Del Toro non produce film ma vere e proprie opere. Nello specifico di Frankenstein secondo il mio modesto parere, ? riuscito a creare un qualcosa che v? ben oltre alla storia che tutti conoscono,incredibile la sua capacit? di farti trasportare dal fascino e dall?ambizione di Victor nel primo capitolo (anche grazie alla maestria di Oscar Isaac) e come riesce Pian piano a farti sgretolare quel Dio della morte. Il personaggio di Frankenstein ? onirico, un personaggio che sprigiona delicatezza in ogni sua crepa, ero molto riluttante rispetto alla scelta dell?attore, ma devo dire che mi sono ricreduta totalmente, Elordi ? riuscito ad emozionarmi, i suoi sguardi erano smarriti, cercavano tenerezza Da chi lo definiva mostro.
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Del Toro non produce film ma vere e proprie opere. Nello specifico di Frankenstein secondo il mio modesto parere, ? riuscito a creare un qualcosa che v? ben oltre alla storia che tutti conoscono,incredibile la sua capacit? di farti trasportare dal fascino e dall?ambizione di Victor nel primo capitolo (anche grazie alla maestria di Oscar Isaac) e come riesce Pian piano a farti sgretolare quel Dio della morte. Il personaggio di Frankenstein ? onirico, un personaggio che sprigiona delicatezza in ogni sua crepa, ero molto riluttante rispetto alla scelta dell?attore, ma devo dire che mi sono ricreduta totalmente, Elordi ? riuscito ad emozionarmi, i suoi sguardi erano smarriti, cercavano tenerezza Da chi lo definiva mostro. Alla fine,Siamo cos? offuscati da questo mondo da avere paura dei ?Mostri? fatiscenti e non dai mostri che abbiamo dentro .
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nest
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sabato 8 novembre 2025
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discretamente ridicolo
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L' involuzione di Guillermo del Toro era già iniziata con "La forma dell'acqua". Con questo film di un Frankenstein che amerebbe riprodursi, il regista sembra definitivamente in preda ad un attacco di climaterio virile. Perché solo con la menopausa maschile si può spiegare un simile scempio e di sprezzo del ridicolo. Del Toro si appresta davvero a diventare il regista più sopravvalutato degli ultimi 50 anni. E questa è davvero l' ultima volta che ci casco!!!!
[+] non se ne sentiva il bisogno
(di immaginifico)
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