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mariannah
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domenica 23 novembre 2025
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un film necessario
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Even, opera prima di Giulio Ancora, è un film che colpisce fin dai primi minuti per la sua capacità di trasformare un tema complesso in un’esperienza emotiva profonda e sorprendentemente intima. Ancora affronta l’argomento centrale, la violenza di genere, con uno sguardo registico maturo, capace di far emergere sfumature invisibili a un’occhiata superficiale.
La tematica è trattata senza didascalismi: si percepisce una fiducia totale nell’intelligenza dello spettatore. Even parla dell’equilibrio e della sua fragilità, dell’identità che si spezza e si ricompone, della ricerca di un punto fermo in un mondo che cambia senza chiedere il permesso.
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Even, opera prima di Giulio Ancora, è un film che colpisce fin dai primi minuti per la sua capacità di trasformare un tema complesso in un’esperienza emotiva profonda e sorprendentemente intima. Ancora affronta l’argomento centrale, la violenza di genere, con uno sguardo registico maturo, capace di far emergere sfumature invisibili a un’occhiata superficiale.
La tematica è trattata senza didascalismi: si percepisce una fiducia totale nell’intelligenza dello spettatore. Even parla dell’equilibrio e della sua fragilità, dell’identità che si spezza e si ricompone, della ricerca di un punto fermo in un mondo che cambia senza chiedere il permesso. È un film che non dà risposte, ma suggerisce percorsi interiori, aprendo spazi per riflessioni personali molto forti.
Il dualismo tra i due personaggi del film, Giulia e Marisol, (entrambi subiscono violenze) è l'elemento cardine di una buona sceneggiatura. La regia di Ancora è il vero fulcro dell’opera: raffinata, controllata, ma mai fredda. Ogni inquadratura sembra costruita per amplificare la tensione emotiva dei personaggi: movimenti di camera lenti, quasi meditativi, si alternano a improvvise fratture visive che rispecchiano perfettamente gli scarti interiori dei protagonisti. Ancora dimostra una notevole padronanza del ritmo narrativo, gestendo silenzi, sospensioni e improvvise accelerazioni con una naturalezza che rivela una visione autoriale molto chiara e di esperienza.
Il cast vede attori di indubbia professionalità: Pagliaroli ottima protagonista circondata da convincenti interpretazioni di Mondello, Cavallari e Cocci, insomma tutti dentro i personaggi inclusa Martina Chiappetta per la prima volta sullo schermo.
In sintesi, Even è un film che riesce a essere al tempo stesso delicato e potente, un’opera che mette in mostra una regia consapevole e una tematica trattata con profondo rispetto quella della violenza di genere. Un lavoro che rimane addosso e che iscrive Giulio Ancora come una voce da seguire con grande attenzione. Necessario
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(di alessandra aleppi)
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biagio prontera
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domenica 8 marzo 2026
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il cinema italiano vive ancora
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Giulio Ancora arriva al suo primo lungometraggio e si ritrova in concorso con ben 8 candidature ai David di Donatello — Esordio alla Regia, Sceneggiatura Originale, Attrice Protagonista, Attore Protagonista, due candidature per Attrice Non Protagonista, Attore Non Protagonista, Autore della Fotografia, Canzone Originale e Montaggio — e se l'è guadagnate tutte.
Nessun compitino, nessuna scusa da esordiente, nessun film "dignitoso".
EVEN è semplicemente un gran bel film.
Potente, mai pesante.
Commovente, mai retorico.
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Giulio Ancora arriva al suo primo lungometraggio e si ritrova in concorso con ben 8 candidature ai David di Donatello — Esordio alla Regia, Sceneggiatura Originale, Attrice Protagonista, Attore Protagonista, due candidature per Attrice Non Protagonista, Attore Non Protagonista, Autore della Fotografia, Canzone Originale e Montaggio — e se l'è guadagnate tutte.
Nessun compitino, nessuna scusa da esordiente, nessun film "dignitoso".
EVEN è semplicemente un gran bel film.
Potente, mai pesante.
Commovente, mai retorico.
La storia si muove su due linee temporali parallele.
Da una parte c'è Marisol: dimenticata dalle istituzioni, diventata un caso irrisolto come tanti altri, massacrata due volte.
Dall'altra c'è Giulia: ragazza ribelle, libera, apparentemente senza direzione. Senza pensieri per gli altri fino a quando un evento violento non la costringe a fare i conti con sé stessa e col mondo. Due vite che non si incontreranno mai, ma che si tengono per mano da un certo punto in poi.
Bravo il regista Giulio Ancora e bravi gli sceneggiatori Francesco Pignataro e Stella Milidoni (non è un caso la nomination alla miglior sceneggiatura originale): il doppio binario scorre liscio e ti porta nel cuore di due vite.
Non era semplice far convivere queste due storie senza che nessuna delle due soffochi l'altra. Il dolore di Giulia non schiaccia Marisol, e il percorso di rinascita di Giulia non alleggerisce il peso di una morte senza giustizia. Tutto respira, tutto vive, tutto fa male nel modo giusto.
Martina Chiappetta esordisce sul grande schermo nel ruolo più dolce e poetico del film: Marisol, la ragazza ritrovata tra i boschi della Sila. Lo fa con grazia, lasciandoti impressi quegli occhi grandi e ingenui di ragazzina.
Massimo Bonetti nei panni di Pietro, il padre di Marisol, interpreta alla perfezione il ruolo di un uomo che ha trasformato il lutto in impegno, lavorando nel centro antiviolenza fondato con sua moglie, che sorride, tende la mano. Nei suoi occhi però non scompare mai quella frattura silenziosa. Un padre che non si fida più delle istituzioni, e che ha tutto il diritto di non farlo. Bonetti lo sa e riesce a trasmetterlo anche solo con lo sguardo. Nomination ai David meritatissima.
Simona Cavallari è Adele, la madre di Marisol e anima del centro antiviolenza: bravissima nel restituire la complessità di una donna che ha imparato a trasformare il dolore in forza senza dimenticare mai di averlo provato.
Un applauso speciale va anche al resto di un cast che sembra scelto al bilancino: Romina Mondello magnetica, Marco Cocci in una prova solida e convincente, la straordinaria Serra Yilmaz, attrice feticcio di Özpetek, presenza che riempie ogni inquadratura in cui compare e il grande Ernesto Mahieux, che anche in un ruolo piccolo riesce a lasciare il segno come solo i veri animali da palcoscenico sanno fare.
Quando hai un cast così anche nelle parti secondarie, significa che il regista sa esattamente cosa vuole. E Ancora lo sa eccome.
E poi c'è Federica Pagliaroli nei panni di Giulia: in concorso come Attrice Protagonista, e si capisce perché. Riesce a renderci partecipe in ogni fase del percorso del suo personaggio — la spensieratezza, lo shock, la lenta e faticosa scoperta di avere qualcosa da dare agli altri proprio perché qualcuno, nel momento più buio, lo ha dato a lei.
Menzione d'onore ai paesaggi della Sila: boschi innevati, silenzi che vorrebbero parlare. La Calabria non fa da sfondo — recita.
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biagiogag
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Giulio Ancora arriva al suo primo lungometraggio e si ritrova in concorso con ben 8 candidature ai David di Donatello — Esordio alla Regia, Sceneggiatura Originale, Attrice Protagonista, Attore Protagonista, due candidature per Attrice Non Protagonista, Attore Non Protagonista, Autore della Fotografia, Canzone Originale e Montaggio — e se l'è guadagnate tutte.
Nessun compitino, nessuna scusa da esordiente, nessun film "dignitoso".
EVEN è semplicemente un gran bel film.
Potente, mai pesante.
Commovente, mai retorico.
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Giulio Ancora arriva al suo primo lungometraggio e si ritrova in concorso con ben 8 candidature ai David di Donatello — Esordio alla Regia, Sceneggiatura Originale, Attrice Protagonista, Attore Protagonista, due candidature per Attrice Non Protagonista, Attore Non Protagonista, Autore della Fotografia, Canzone Originale e Montaggio — e se l'è guadagnate tutte.
Nessun compitino, nessuna scusa da esordiente, nessun film "dignitoso".
EVEN è semplicemente un gran bel film.
Potente, mai pesante.
Commovente, mai retorico.
La storia si muove su due linee temporali parallele.
Da una parte c'è Marisol: dimenticata dalle istituzioni, diventata un caso irrisolto come tanti altri, massacrata due volte.
Dall'altra c'è Giulia: ragazza ribelle, libera, apparentemente senza direzione. Senza pensieri per gli altri fino a quando un evento violento non la costringe a fare i conti con sé stessa e col mondo. Due vite che non si incontreranno mai, ma che si tengono per mano da un certo punto in poi.
Bravo il regista Giulio Ancora e bravi gli sceneggiatori Francesco Pignataro e Stella Milidoni (non è un caso la nomination alla miglior sceneggiatura originale): il doppio binario scorre liscio e ti porta nel cuore di due vite.
Non era semplice far convivere queste due storie senza che nessuna delle due soffochi l'altra. Il dolore di Giulia non schiaccia Marisol, e il percorso di rinascita di Giulia non alleggerisce il peso di una morte senza giustizia. Tutto respira, tutto vive, tutto fa male nel modo giusto.
Martina Chiappetta esordisce sul grande schermo nel ruolo più dolce e poetico del film: Marisol, la ragazza ritrovata tra i boschi della Sila. Lo fa con grazia, lasciandoti impressi quegli occhi grandi e ingenui di ragazzina.
Massimo Bonetti nei panni di Pietro, il padre di Marisol, interpreta alla perfezione il ruolo di un uomo che ha trasformato il lutto in impegno, lavorando nel centro antiviolenza fondato con sua moglie, che sorride, tende la mano. Nei suoi occhi però non scompare mai quella frattura silenziosa. Un padre che non si fida più delle istituzioni, e che ha tutto il diritto di non farlo. Bonetti lo sa e riesce a trasmetterlo anche solo con lo sguardo. Nomination ai David meritatissima.
Simona Cavallari è Adele, la madre di Marisol e anima del centro antiviolenza: bravissima nel restituire la complessità di una donna che ha imparato a trasformare il dolore in forza senza dimenticare mai di averlo provato.
Un applauso speciale va anche al resto di un cast che sembra scelto al bilancino: Romina Mondello magnetica, Marco Cocci in una prova solida e convincente, la straordinaria Serra Yilmaz, attrice feticcio di Özpetek, presenza che riempie ogni inquadratura in cui compare e il grande Ernesto Mahieux, che anche in un ruolo piccolo riesce a lasciare il segno come solo i veri animali da palcoscenico sanno fare.
Quando hai un cast così anche nelle parti secondarie, significa che il regista sa esattamente cosa vuole. E Ancora lo sa eccome.
E poi c'è Federica Pagliaroli nei panni di Giulia: in concorso come Attrice Protagonista, e si capisce perché. Riesce a renderci partecipe in ogni fase del percorso del suo personaggio — la spensieratezza, lo shock, la lenta e faticosa scoperta di avere qualcosa da dare agli altri proprio perché qualcuno, nel momento più buio, lo ha dato a lei.
Menzione d'onore ai paesaggi della Sila: boschi innevati, silenzi che vorrebbero parlare. La Calabria non fa da sfondo — recita.
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