luciano sibio
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mercoledì 28 febbraio 2024
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come in mel brooks
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Questa opera è una riedizione del film comico di Mel Brooks,"Frankstein Junior", ove si innescava per errore su un corpo imponente il cervello di un subnormale e il mostro così creato sfuggiva al controllo.La cosa sin dall'inizio ha offerto spunti per continue trovate comiche eccezionali che hanno segnato una tappa nella cinematografia comica.
Qui, invece del cervello subnormale, si innnesca il cervello di un bambino, non su un corpo imponente ma sul corpo di una splendida donna, che subito nel corso della sua faticosa crescita e conoscenza del mondo esterno incappa nelle inevitabili attenzioni di una platea maschile desiderosa di possederla sessualmente.
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Questa opera è una riedizione del film comico di Mel Brooks,"Frankstein Junior", ove si innescava per errore su un corpo imponente il cervello di un subnormale e il mostro così creato sfuggiva al controllo.La cosa sin dall'inizio ha offerto spunti per continue trovate comiche eccezionali che hanno segnato una tappa nella cinematografia comica.
Qui, invece del cervello subnormale, si innnesca il cervello di un bambino, non su un corpo imponente ma sul corpo di una splendida donna, che subito nel corso della sua faticosa crescita e conoscenza del mondo esterno incappa nelle inevitabili attenzioni di una platea maschile desiderosa di possederla sessualmente. Immmaginarsi le trovate comiche a cui ciò può dar luogo e sulle quali il regista impianta tutto il suo film. Come in Mel Brooks anche in questo caso è attentissima ed efficace la ricostruzione scenica incentrata su un tardo ottocento lussureggiante e coloratissimo alternato con il bianco e nero dell'originario Mel Brooks.Il film risulta in definitiva di pregiata fattura anche se non eguaglia il suo ispiratore.
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tozkino
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lunedì 29 gennaio 2024
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la parabola brutta... di bella
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Dopo aver mietuto un grandissimo successo all’ ultima edizione del Festival di Venezia, il film di Yorgos Lanthimos, con Emma Stone, Povere Creature (Poor Things) dove si è aggiudicato il Leone d’oro, che come noto il premio più ambito della competizione. Da qualche giorno è il film è distribuito in tutto il mondo, attirando milioni di persone e valanghe di critiche, la stragrande maggioranza esaltanti, ma qua e là anche alcune pesanti stroncature: la curiosità e le aspettative anche per me erano tante. Ho deciso, come mio solito, di andare a vederlo. Debbo confessare che, non mi succeda quasi mai, dopo solo dieci minuti volevo alzarmi dalla poltrona e uscire… ma ho voluto resistere e arrivare fino alla fine.
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Dopo aver mietuto un grandissimo successo all’ ultima edizione del Festival di Venezia, il film di Yorgos Lanthimos, con Emma Stone, Povere Creature (Poor Things) dove si è aggiudicato il Leone d’oro, che come noto il premio più ambito della competizione. Da qualche giorno è il film è distribuito in tutto il mondo, attirando milioni di persone e valanghe di critiche, la stragrande maggioranza esaltanti, ma qua e là anche alcune pesanti stroncature: la curiosità e le aspettative anche per me erano tante. Ho deciso, come mio solito, di andare a vederlo. Debbo confessare che, non mi succeda quasi mai, dopo solo dieci minuti volevo alzarmi dalla poltrona e uscire… ma ho voluto resistere e arrivare fino alla fine. A caldo posso dire, e un po’ mi dispiace il tono che dovrò usare, che è uno dei film più brutti che abbai mai visto nella mia vita: un film davvero orribile, inutile e grottesco. Probabilmente farà incetta di Oscar (il fatto che abbia vinto a Venezia la dice lunga, sul mondo dei Premi, sulla Critica cinematografica e sui lauti interessi che corrono nel dorato mondo del cinema), ma io non devo piacere per forza a qualcuno, compio solo un piccolo servizio ai lettori del nostro Settimanale diocesano, spero non ottusamente, pronto al dialogo con chi non la pensa come me, cercando di essere sempre rispettoso delle sensibilità e del modo di pensare degli altri. Rimango dunque fermo nella mia prima impressione: un film assolutamente insufficiente, volgare e banale. Certo ci sono anche, sparsi nel lungometraggio, molti elementi e lati positivi e interessanti: i meravigliosi costumi vittoriani, le architetture gotiche e liberty, le continue citazioni felliniane, i lati anche comici e fantascientifici, la protesta mai velata contro l’imperante cultura maschilista, la colonna sonora, la recitazione (a tratti intensa) dei due protagonisti principali (Emma Stone e il grandissimo Willem Dafoe). Per il resto, ripeto un gran brutto film. Mi pare comunque che il film del greco Lanthimos volesse partire da un'idea interessante che però è rimasta in superficie: la presentazione di un rivoluzionario modo di intendere la personalità e l’universo esistenziale delle donne, il loro più profondo bisogno di dichiarare che sono assolutamente diverse dall’uomo. Ho l’impressione è che il regista abbia preso in prestito il talento di Tim Burton (specie in La fabbrica di cioccolato e Alice nel paese delle meraviglie) per trasformarlo a suo gusto e piacimento in una storiella dalla fantasmagorica e luccicante cornice (realizzata però quasi tutta con la computer graphic) con l’inganno.
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