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felicity
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sabato 4 febbraio 2023
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opera monotematica e immobile
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Leaving Neverland ascolta ostinatamente un solo lato della campana, affrontando senza peli sulla lingua dettagli grafici raccapriccianti e legandoli a una delle figure più famose della storia contemporanea. Senza prove incontrovertibili e tangibili rimangono le testimonianze dei due protagonisti, metafora che trova compimento nella struttura dell’opera, un dialogo-fiume di quattro ore privo di un aspetto visivo adeguato.
Così com'è concentrato sui due protagonisti e sulle loro storie, Leaving Neverland dimentica di affacciarsi fuori dalla finestra della fortezza intimista in cui si è rintanato e ascoltare altri pareri, registrare altre versioni dei fatti, raccontare altre verità.
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Leaving Neverland ascolta ostinatamente un solo lato della campana, affrontando senza peli sulla lingua dettagli grafici raccapriccianti e legandoli a una delle figure più famose della storia contemporanea. Senza prove incontrovertibili e tangibili rimangono le testimonianze dei due protagonisti, metafora che trova compimento nella struttura dell’opera, un dialogo-fiume di quattro ore privo di un aspetto visivo adeguato.
Così com'è concentrato sui due protagonisti e sulle loro storie, Leaving Neverland dimentica di affacciarsi fuori dalla finestra della fortezza intimista in cui si è rintanato e ascoltare altri pareri, registrare altre versioni dei fatti, raccontare altre verità.
È evidente che l'obiettivo non sia quello, che a Dan Reed interessi solo ed esclusivamente la verità dei due protagonisti, ma in questo modo, a livello narrativo, l'opera resta monotematica e immobile. Soprattutto non sposta di un centimetro l'opinione individuale di ogni spettatore su Michael Jackson.
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massimo
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martedì 21 maggio 2019
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eroi
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Stupendo! Due testimonianze da definire "eroiche" per il coraggio delle loro dichiarazioni. Documentario pieno di sfaccettature psiclogiche ed emotive. Purtroppo sara' un filmato molto criticato a causa dei migliaia di Fans ancora convinti... Rimango del giudizio che Michael Jakson sia artisticamente una leggenda della musica.
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gracemulligan
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martedì 26 marzo 2019
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docufilm mediocre
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Innanzitutto un documentario, per definirsi tale, dovrebbe quantomeno supportare le dichiarazioni degli intervistati con fatti e prove, a maggior ragione in considerazione della già vacillante credibilità dei due protagonisti. Inoltre dovrebbe presentare testimonianze anche della controparte. Nonostante le quasi 4 ore di durata, il punto di vista del documentario è univoco, ed è chiarissimo quale sia il persuasivo messaggio che vuole trasmettere, dal momento che gli intervistati sono solo i due accusatori e le loro famiglie. Nella versione italiana, il doppiaggio melodrammatico dà l’impressione di un’artefatta recitazione più che di un’intervista.
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Innanzitutto un documentario, per definirsi tale, dovrebbe quantomeno supportare le dichiarazioni degli intervistati con fatti e prove, a maggior ragione in considerazione della già vacillante credibilità dei due protagonisti. Inoltre dovrebbe presentare testimonianze anche della controparte. Nonostante le quasi 4 ore di durata, il punto di vista del documentario è univoco, ed è chiarissimo quale sia il persuasivo messaggio che vuole trasmettere, dal momento che gli intervistati sono solo i due accusatori e le loro famiglie. Nella versione italiana, il doppiaggio melodrammatico dà l’impressione di un’artefatta recitazione più che di un’intervista. Musiche d’atmosfera e lacrime fanno il resto. Tutto ciò mi sembra eticamente scorretto. Dov’è l’integrità giornalistica?
Quest’”opera”, pertanto, è da definirsi docufilm, se non addirittura mockumentary, più che documentario.
Ciò che mi sorprende è come le persone siano propense a credere, ad accettare, addirittura ad abbracciare un’idea, un giudizio, per quanto pesante esso sia, senza prova alcuna. Mancanza di spirito critico, forse? Inoltre, la profonda ipocrisia di sentirsi legittimati a boicottare l’arte è assurda. Simpson anche voi nella spirale? Almeno separiamo l’arte dall’artista.
Alla gente piace il torbido, l’impuro, l’errore, la deviazione, e forse l’attrazione per l’orrore è insita nella natura umana. Le persone decidono di puntare il dito sul diverso, su ciò che devia dalla regola a cui si è abituati a sottostare, la strada che ci è imposto di seguire, e allora diventa sbagliato. Lì decidono debba risiedere la perversione, senza se e senza ma.
Micheal era peculiare, diverso, senza ombra di dubbio... quindi necessariamente colpevole? L'innocenza fino a prova contraria è discrezionale?
L'artista non c’è più, quindi la legge permette ai due testimoni di asserire qualunque cosa vogliano sul suo conto.
Ma la morte autorizza la diffamazione?
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mich ael
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mercoledì 20 marzo 2019
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più che documentario recita ridicola senza fondame
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Non capisco chi ha definito documentario questa mediocre sequenza di racconti morbosi montati ad arte per convincere la gente, priva di capacità critica, che guarda. I documentari raccolgono tutti i punti di vista, adducono prove, lasciano spazio a pareri differenti, non manipolano l'opinione pubblica. Non ci si può svegliare la mattina, inventare una storia e diffamare una persona che non può difendersi. Onestamente mi ha lasciato quasi indifferente. Non prova nulla, insinua e diffama e basta. A quanto pare l'ennesima storia montata per soldi.
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mich ael
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mercoledì 20 marzo 2019
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spazzatura, sia la regia che i contenuti
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Hanno montato un casino mondiale per questa porcheria di...non so neanche come definirlo perché documentario certamente non lo si può definire. Ridicolo, privo di fondatezza alcuna, malevolo, diffamatorio senza uno straccio di prova addotta. Questi sono due bugiardi patentati che un giorno si svegliano, si ricordano di essere stati molestati e cercano di farci i quattrini. E la gente stupida, priva di capacità critica e sempre affamata di vendetta ci casca. Il regista dovrebbe vergognarsi insieme a quei due scansafatiche. Parole parole parole, altro che documentario. Intervistasse le centinaia di persone che smentirebbero tutto, cosi è troppo facile!
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