Innanzitutto un documentario, per definirsi tale, dovrebbe quantomeno supportare le dichiarazioni degli intervistati con fatti e prove, a maggior ragione in considerazione della già vacillante credibilità dei due protagonisti. Inoltre dovrebbe presentare testimonianze anche della controparte. Nonostante le quasi 4 ore di durata, il punto di vista del documentario è univoco, ed è chiarissimo quale sia il persuasivo messaggio che vuole trasmettere, dal momento che gli intervistati sono solo i due accusatori e le loro famiglie. Nella versione italiana, il doppiaggio melodrammatico dà l’impressione di un’artefatta recitazione più che di un’intervista.
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Innanzitutto un documentario, per definirsi tale, dovrebbe quantomeno supportare le dichiarazioni degli intervistati con fatti e prove, a maggior ragione in considerazione della già vacillante credibilità dei due protagonisti. Inoltre dovrebbe presentare testimonianze anche della controparte. Nonostante le quasi 4 ore di durata, il punto di vista del documentario è univoco, ed è chiarissimo quale sia il persuasivo messaggio che vuole trasmettere, dal momento che gli intervistati sono solo i due accusatori e le loro famiglie. Nella versione italiana, il doppiaggio melodrammatico dà l’impressione di un’artefatta recitazione più che di un’intervista. Musiche d’atmosfera e lacrime fanno il resto. Tutto ciò mi sembra eticamente scorretto. Dov’è l’integrità giornalistica?
Quest’”opera”, pertanto, è da definirsi docufilm, se non addirittura mockumentary, più che documentario.
Ciò che mi sorprende è come le persone siano propense a credere, ad accettare, addirittura ad abbracciare un’idea, un giudizio, per quanto pesante esso sia, senza prova alcuna. Mancanza di spirito critico, forse? Inoltre, la profonda ipocrisia di sentirsi legittimati a boicottare l’arte è assurda. Simpson anche voi nella spirale? Almeno separiamo l’arte dall’artista.
Alla gente piace il torbido, l’impuro, l’errore, la deviazione, e forse l’attrazione per l’orrore è insita nella natura umana. Le persone decidono di puntare il dito sul diverso, su ciò che devia dalla regola a cui si è abituati a sottostare, la strada che ci è imposto di seguire, e allora diventa sbagliato. Lì decidono debba risiedere la perversione, senza se e senza ma.
Micheal era peculiare, diverso, senza ombra di dubbio... quindi necessariamente colpevole? L'innocenza fino a prova contraria è discrezionale?
L'artista non c’è più, quindi la legge permette ai due testimoni di asserire qualunque cosa vogliano sul suo conto.
Ma la morte autorizza la diffamazione?
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