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antonio bianchi
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venerdì 20 agosto 2021
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splendido film e splendida recensione
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Ho rivisto di recente questo film e andando a leggere le recensioni leggo questa sua, Alex62, che sottolinea una visione che non avevo colto, legata alla poesia di Antoine Pol.
Molto interessante questo sguardo, grazie.
Andando a vedere altre sue recensioni vedo una sua valutazione molto negativa su Arrival, "il tempo non è ciclico", considerazione questa su cui concordo pienamente.
Quel film io l'ho visto col taglio della comunicazione, l'impegno della linguista nel cercare la chiave per comprendere, a partire dai dettagli di quei cerchi tracciati dagli alieni.
Nessuna pretesa di contesatre la sua lettura. Solo una condivisione di una diversa, la mia.
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Ho rivisto di recente questo film e andando a leggere le recensioni leggo questa sua, Alex62, che sottolinea una visione che non avevo colto, legata alla poesia di Antoine Pol.
Molto interessante questo sguardo, grazie.
Andando a vedere altre sue recensioni vedo una sua valutazione molto negativa su Arrival, "il tempo non è ciclico", considerazione questa su cui concordo pienamente.
Quel film io l'ho visto col taglio della comunicazione, l'impegno della linguista nel cercare la chiave per comprendere, a partire dai dettagli di quei cerchi tracciati dagli alieni.
Nessuna pretesa di contesatre la sua lettura. Solo una condivisione di una diversa, la mia.
Grazie, Antonio Bianchi
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sellerone
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lunedì 6 agosto 2018
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il corte...ggiamento
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Bel film, delicato, interessante e soprattutto francese. Sprizza francesità da tutti i pori, ed io purtroppo ho un debole per la recitazione francese. Comunque un bel film, basato casualmente su un tribunale, ma trattante di una bella storia d'amore fra un burbero ed una fata. Nonostante questo coglie l'essenza dell'aula del tribunale, almeno quello francese, dove si amministra la legge, non la giustizia. E comunque io sono d'accordo con il verdetto.
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terragettata
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venerdì 23 dicembre 2016
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chi lo sa
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Quale verità. Il processo è rappresentazione, lo sguardo degli altri è mera rappresentazione,l'amore è rappresentazione. Si può solo sfiorare
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pier delmonte
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giovedì 13 ottobre 2016
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un nulla incantevole
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Finalmente una produzione francese che non delude, la storia e’ di una semplicita’ inaudita ma le battute, i personaggi, la tecnica di ripresa e gli sbuffi recitativi sono incantevoli.
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alex62
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sabato 8 ottobre 2016
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le passanti
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Che splendido film! Una piccolo e umile canto alla Bellezza, la bellezza che rende la vita meno amara, che ci rende meno tetra addirittura la morte prossima ventura.
Non possiamo sapere la verità: essa non è alla nostra portata; qualsiasi tentativo di svelarla: letteralmente di togliere ogni velo e poterla osservare in tutta la sua nudità, ci è precluso. La verità, forse grazie a Dio, non è sotto il nostro dominio. Ma…quel baluginio scintillante, istantaneo che possiamo cogliere nella bellezza, quella che ci viene offerta di rado, quella di una donna principalmente, quella che infine chiamiamo charme ed è sempre più rara, in questo universo volgare e violento, lì, in quell'istante perfetto scopriamo che averci privato della verità non è il capriccio arbitrario di Dèi privi di scrupoli verso i miseri mortali.
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Che splendido film! Una piccolo e umile canto alla Bellezza, la bellezza che rende la vita meno amara, che ci rende meno tetra addirittura la morte prossima ventura.
Non possiamo sapere la verità: essa non è alla nostra portata; qualsiasi tentativo di svelarla: letteralmente di togliere ogni velo e poterla osservare in tutta la sua nudità, ci è precluso. La verità, forse grazie a Dio, non è sotto il nostro dominio. Ma…quel baluginio scintillante, istantaneo che possiamo cogliere nella bellezza, quella che ci viene offerta di rado, quella di una donna principalmente, quella che infine chiamiamo charme ed è sempre più rara, in questo universo volgare e violento, lì, in quell'istante perfetto scopriamo che averci privato della verità non è il capriccio arbitrario di Dèi privi di scrupoli verso i miseri mortali. Gli Dèi c'invidiano anzi, proprio per quella intensità, della quale essi sono ETERNAMENTE privi, l'intensità di quegli sparuti momenti di Bellezza che ci vengono elargiti. Loro vivono senza fine, quindi il loro benessere è estensivo, mentre noi abbiamo di fronte ogni istante il gelido destino che ci attende, quel fato che ad ogni istante può coglierci e farci scomparire, per sempre. Ma propio la coscienza del fatto che quesgli sparuti istanti di Bellezza possono finire un istante dopo, li rende per noi d'inestimabile valore: è questo che gli Dèi c'invidiano.
Questo regista, Christian Vincent, ce lo sa raccontare con una umiltà ed una sapienza molto rare nel cinema di oggi. Ci convice a lasciarci avvincere e convincere da una vicenda giudiziaria che si rivela, ma solo alla fine, niente altro che una semplice “scenografia”! Il dramma era altrove e noi ci lasciamo estraniare grazie all'arte di due splendidi attori e una ressa di comprimari memorabili. I protagonisti sono: Fabrice Luchini e Sidse Babett Knudsen. La seconda, splendida 47enne attrice danese la vedremo spesso quest'anno, dopo il César vinto proprio per l'interpretazione come protagonista femminile nel film La Corte. Il primo, figlio di genitori entrambi umbri, l'avevamo visto primeggiare, di recente, in due film strambi: Molière in bicicletta e Gemma Bovery. In entrambi il nostro era infelicemente innamorato di donne irraggiungibili. Ed entrambi i film alludevano a o sbeffeggiavano grandi classici della letteratura. Anche in questa pellicola c'è un'astuto rincorrersi di colte citazioni, però sempre mimetizzate e mai fatte calare dall'alto, come sul volgo incolto e plebeo. Insomma senza alcuna saccenza.
Ma la citazione che svela il tema del racconto riguarda una stupenda canzone di Brassens, Le passanti. Le parole sono dello sfortunato poeta Antoine Pol.
“…se la vita è andata male, / si pensa con un po' di rimpianto / a tutte quelle felicità intraviste, / ai baci che non si osò prendere, / ai cuori che forse vi attendono, / agli occhi mai più rivisti…”.
Ci sono due vite andate male alle spalle dei due protagonisti, che si ritrovano i volti segnati da alcune rughe espressive, solchi che però non sono riusciti a nascondere una vitalità ancora incuriosità e sensuale. Inoltre c'è l'amarezza del rimpianto per non aver saputo o voluto cogliere quella grande occasione di riscatto che forse viene offerta una volta sola, chissà, forse mai più…come si trattasse di una sentezza di condanna che può spezzare un'esistenza intera. C'è un desiderio di donarsi che non ha trovato il luogo perfetto, che vuol dire l'essere umano unico al mondo con il quale condividere tutto di sé. L'imputato del processo in corso invece l'ha trovato ed è disposto a sacrificare la sua libertà pur di salvarlo: di tratta della moglie.
Il giudice Racine invece si è convinto che si è lasciato sfuggire, come acqua che scorre fra le mani, la compagna perfetta e non vuole arrendersi, nonostante l'età, le convenienze e la timidezza…Il momento culminante si consuma sulla scala del bistrot che conduce al piano superiore, appartato, dove si svolgono gl'incontri tra i due protagonisti.
Lì il giudice decide: sceglie di andare fino in fondo nella sfida esistenziale più importante.
E dunque il finale del film contraddice meravigliosamente il finale della canzone:
“Allora, nelle sere di stanchezza / mentre si popola la propria solitudine / di fantasmi del ricordo / si piangono le labbra assenti / di tutte quelle passanti / che non si è saputo trattenere”.
Proprio per sfuggire alla solitudine popolata di fantasmi, anticamera di una morte solitaria.
E invece il giudice timido, che è stato sempre guidato da un'etica severa ma limpida, che ha imparato, dopo tante battaglie e sconfitte che lui non possiede la verità e che la verità continuerà a nascondersi, per quanto la si persegua, infine sceglie: trattiene la sua splendida passante…e lei si lascia trattenere.
Lei sceglie di continuare a posare il suo sguardo su di lui…
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geagia
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martedì 26 aprile 2016
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luchini un gigante
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Ancora una volta Luchini si dichiara geniale. Il film è bellissimo, costruito su sguardi, cenni, espressioni. Attori diretti in maniera impeccabile. Sembra che non succeda niente ma in realtà accade tutto. Se qualcuno vi dice ceh è lento non vi scoraggiate. Basta seguire la faccia di Luchini, e persino le sue spalle, per capire che questo deve essere il ritmo. Film da non perdere. Resta nel cuore.
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giulio vivoli
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domenica 24 aprile 2016
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amore e giustizia
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TEMA DI LA CORTE
La potenza evocatrice di un incontro capace di trasformare la personalità e cambiare naturalmente visione e senso della vita: è quello che accade ad un inflessibile Fabrice Luchini, giudice di Corte d’ Assise che passa dal cappotto blu e la sciarpa rossa alla toga con ermellino, dal carattere chiuso e schivo, lo stile di vita austero e abitudinario, nel ritrovare in aula di tribunale come giurato popolare la premurosa anestesista che lo aveva accudito e colpito sentimentalmente durante una precedente degenza ospedaliera. Il film è una godibile commedia molto delicata sia nel racconto che nelle immagini, fatte di sguardi discreti e imbarazzati e di tenere carezze, il tutto avvolto in un’atmosfera da favola sentimentale vera e credibile, perché resta sempre a contatto con la realtà quotidiana: due diverse solitudini che si incontrano, i commenti ironici e sarcastici dei giurati togati e popolari, un processo per infanticidio a carico di due genitori giovani e sbandati ad appesantire la vicenda di pathos e seriosità.
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TEMA DI LA CORTE
La potenza evocatrice di un incontro capace di trasformare la personalità e cambiare naturalmente visione e senso della vita: è quello che accade ad un inflessibile Fabrice Luchini, giudice di Corte d’ Assise che passa dal cappotto blu e la sciarpa rossa alla toga con ermellino, dal carattere chiuso e schivo, lo stile di vita austero e abitudinario, nel ritrovare in aula di tribunale come giurato popolare la premurosa anestesista che lo aveva accudito e colpito sentimentalmente durante una precedente degenza ospedaliera. Il film è una godibile commedia molto delicata sia nel racconto che nelle immagini, fatte di sguardi discreti e imbarazzati e di tenere carezze, il tutto avvolto in un’atmosfera da favola sentimentale vera e credibile, perché resta sempre a contatto con la realtà quotidiana: due diverse solitudini che si incontrano, i commenti ironici e sarcastici dei giurati togati e popolari, un processo per infanticidio a carico di due genitori giovani e sbandati ad appesantire la vicenda di pathos e seriosità. Fino ad una sentenza assolutoria in nome della legge che “non deve affermare la verità, ma i principi del diritto”, frutto di rinnovati indulgenza ed equilibrio di giudizio, che l’arrivo dell’Amore porta magicamente con sé.
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fabio_66
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mercoledì 20 aprile 2016
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luchini non salva un film nato mediocre
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Il cinema francese sforna gioiellini, Luchini è un attore immenso e viene da due bellissimi film come Moliere in bicicletta e Gemma Bovary. Come non andare quindi a vedere la Corte? Eppure una delusione. lo stile francese c'è, la sceneggiatura pure e su Luchini niente da dire. Ma il soggetto è poverissimo, rinchiuso in una stanza e con inquadrature a cercare i due attori protagonisti. I suoi 98 minuti sono fin troppi, forse il soggetto ne richiedeva al massimo 30. Luchini non salva un film mediocre. Poi come sia possibile che my movies indichi 3.5... è un mistero...
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alberto58
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lunedì 18 aprile 2016
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fbarice e le donne
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Nel 2011, prima di partire per Parigi, incocciai nel DVD del film "Parigi" e così me lo comprai pensando che se anche si fosse trattato di un film mediocre, di certo avrebbe parlato della città che mi apprestavo a visitare. Il film parlava effettivamente di Parigi, anzi, dei parigini, e lo trovai tutt'altro che mediocre tant'è che me lo sono rivisto una decina di volte. Il personaggio che più mi colpì fu proprio lui, Fabrice Luchini, che impersonava un anziano professore di storia della Sorbona, il cui ruolo e' minacciato dalla depressione causata dalla morte del papà, e che rimane folgorato dalla bellezza e dalla vitalità di una sua allieva al punto di abbandonare ogni prudenza e mettere tutto in gioco.
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Nel 2011, prima di partire per Parigi, incocciai nel DVD del film "Parigi" e così me lo comprai pensando che se anche si fosse trattato di un film mediocre, di certo avrebbe parlato della città che mi apprestavo a visitare. Il film parlava effettivamente di Parigi, anzi, dei parigini, e lo trovai tutt'altro che mediocre tant'è che me lo sono rivisto una decina di volte. Il personaggio che più mi colpì fu proprio lui, Fabrice Luchini, che impersonava un anziano professore di storia della Sorbona, il cui ruolo e' minacciato dalla depressione causata dalla morte del papà, e che rimane folgorato dalla bellezza e dalla vitalità di una sua allieva al punto di abbandonare ogni prudenza e mettere tutto in gioco. Ruba il suo numero di cellulare e la tempesta di Sms finché lei lo scopra ma, vinta dal suo candore, invece di denunciarlo gli cede e lui cade in deliquio confessando tutto al fratello ed alla cognata. Questi non lo giudicano, anzi, curiosi e divertiti chiedono dettagli e lui confessa di sentirsi "come se avesse quindici anni".
"La Corte" pare una storia diversa, più incentrata sulle dinamiche di un difficile processo in cui "la verità non si saprà mai e l'unica e' fare la cosa giusta" come dice Luchini, ma a me ha subito ricordato la trama di Parigi. Ancora una volta Fabrice e' stregato dallo sguardo di una donna e non esita a mettere tutto a rischio pur di ricevere ancora quello sguardo profondo e penetrante, che sa di pura vita.
Anche il suo comportamento nel processo ne viene influenzato, per una volta il giudice "a doppia cifra" ascolta le parti della difesa. Peraltro anche l parte giudiziaria del film è interessante perché fa vedere come di fronte difficili situazioni umane e familiari arrivare ad accertare la verità sia praticamente impossibile e talvolta, sia pure in perfetta buona fede, qualcuno questa verità potrebbe tentare di costruirla.
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ralphscott
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domenica 17 aprile 2016
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sentimentale? processuale? commedia?tutto e niente
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Due stelle e mezza.
Luchini è probabilmente il miglior attore francese dopo la scomparsa di Serrault e,in questa occasione,il motivo più valido per assistere al film. Detto ciò,seppur ricordando che non è questa la sua miglior interpretazione,parliamo della sceneggiatura. Non convince,non affonda i colpi nè sul versante processuale nè su quello romantico. Se come legal thriller la vicenda non emerge,direi volutamente,da un piano di sospetti e personaggi sbiaditi,come film d'amore è più interessante. L'attenzione alla love story del presidente vive soprattutto del contrasto tra la timidezza,il riserbo,la dedizione al lavoro di Xavier ed il gioco del destino che gli offre l'occasione per incontrare nuovamente la donna della sua vita;insomma,ad intrigare lo spettatore sono più le potenzialità della vicenda che non il suo reale sviluppo.
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Due stelle e mezza.
Luchini è probabilmente il miglior attore francese dopo la scomparsa di Serrault e,in questa occasione,il motivo più valido per assistere al film. Detto ciò,seppur ricordando che non è questa la sua miglior interpretazione,parliamo della sceneggiatura. Non convince,non affonda i colpi nè sul versante processuale nè su quello romantico. Se come legal thriller la vicenda non emerge,direi volutamente,da un piano di sospetti e personaggi sbiaditi,come film d'amore è più interessante. L'attenzione alla love story del presidente vive soprattutto del contrasto tra la timidezza,il riserbo,la dedizione al lavoro di Xavier ed il gioco del destino che gli offre l'occasione per incontrare nuovamente la donna della sua vita;insomma,ad intrigare lo spettatore sono più le potenzialità della vicenda che non il suo reale sviluppo. La parte migliore,per quanto breve,è quella iniziale,dove seguiamo l'esistenza di X. Racine fuori dalla Corte sino ai bagni,dove ascolta cosa pensano di lui i suoi colleghi. L'interazione dei giurati al tavolo del bar è un bel momento di confronto e tra attori.
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