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marco mallica
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sabato 11 ottobre 2025
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una profonda esplorazione dell''animo umano
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In una Parigi grondante di pioggia Ahmad torna per fare i conti con il suo passato. Iraniano trapiantato per un certo periodo in Francia, è stato chiamato dall’ex moglie per sistemare una volta per tutte le pratiche del divorzio. Da questo incipit prende l’avvio la vicenda narrata nel film, che inizia con le vesti del dramma familiare, dai toni intimistici, per poi assumere, man mano che si va avanti, le tinte più cupe del thriller. Nel mezzo la complessa rete di intrecci e conflitti familiari che uniscono in un unico gomitolo le vite di Ahmad, dell’ex moglie Marie e delle sue due figlie (avute da una relazione precedente a quella con Ahmad), del suo nuovo compagno Samir e del figlio Fouad.
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In una Parigi grondante di pioggia Ahmad torna per fare i conti con il suo passato. Iraniano trapiantato per un certo periodo in Francia, è stato chiamato dall’ex moglie per sistemare una volta per tutte le pratiche del divorzio. Da questo incipit prende l’avvio la vicenda narrata nel film, che inizia con le vesti del dramma familiare, dai toni intimistici, per poi assumere, man mano che si va avanti, le tinte più cupe del thriller. Nel mezzo la complessa rete di intrecci e conflitti familiari che uniscono in un unico gomitolo le vite di Ahmad, dell’ex moglie Marie e delle sue due figlie (avute da una relazione precedente a quella con Ahmad), del suo nuovo compagno Samir e del figlio Fouad. A tenere legate le vicende dei diversi personaggi, invisibile collante della narrazione, il dramma della moglie di Samir, entrata in coma dopo aver tentato il suicidio per delle ragioni che lentamente e faticosamente emergeranno, in un susseguirsi di colpi di scena.
In questo intricato microcosmo si muovono le azioni di personaggi che non appaiono mai banali, tormentati dalle piccole e grandi angosce della quotidianità, combattuti tra i rimpianti per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato, i rimorsi, i sensi di colpa e, a gettare un piccolo raggio di luce su questo abisso di incertezza e disperazione, la speranza di poter comunque rimettere in sesto la propria vita e guardare al futuro. Tutti, però, restano ancorati al passato (non a caso titolo del film), un macigno che li schiaccia contro il suolo e non consente loro di avere un nuovo inizio.
Il finale aperto, che sembra rimettere tutto in discussione e fa rifiorire nella mente dello spettatore quelle domande che sembravano aver ricevuto ormai una risposta, non toglie nulla (forse aggiunge qualcosa) alla bellezza del film, che è una lunga e profonda esplorazione dell’animo umano, delle sue fragilità e delle sue contraddizioni. Sullo sfondo (o, in un certo senso, al centro della scena) la Parigi della banlieu, delle abitazioni fatiscenti, degli immigrati parigini e della gente povera. Un affresco perfettamente riuscito.
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felicity
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giovedì 5 settembre 2024
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il passato arpiona sempre il presente
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l passato di Asghard Farhadi vorrebbe ricomporre la realtà – i legami fra le persone, il loro passato, le loro supposizioni – ma accumula così tante tensioni, così tante ragioni personali, da sfiorare l'entropia e dissolversi in un mistero tanto più reale quanto più inestricabile.
Tutto, o quasi, nasce per colpa di una macchia su un vestito: qualcosa di incontestabile, ma di cui nessuno vuole prendersi la responsabilità. L'indizio non potrebbe essere più evidente: 'Il passato', il nuovo film di Asghar Farhadi scava nella storia dei suoi personaggi per farne emergere le «macchie» nascoste, capaci di aiutare a capire i comportamenti dell'oggi.
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l passato di Asghard Farhadi vorrebbe ricomporre la realtà – i legami fra le persone, il loro passato, le loro supposizioni – ma accumula così tante tensioni, così tante ragioni personali, da sfiorare l'entropia e dissolversi in un mistero tanto più reale quanto più inestricabile.
Tutto, o quasi, nasce per colpa di una macchia su un vestito: qualcosa di incontestabile, ma di cui nessuno vuole prendersi la responsabilità. L'indizio non potrebbe essere più evidente: 'Il passato', il nuovo film di Asghar Farhadi scava nella storia dei suoi personaggi per farne emergere le «macchie» nascoste, capaci di aiutare a capire i comportamenti dell'oggi.
La narrazione non dà nulla per scontato e offre allo spettatore la possibilità di scoprire, scena dopo scena e dialogo dopo dialogo, gli elementi utili per meglio capire la realtà. Ogni volta, però, col rischio di rimettere in discussione le conoscenze (e le certezze) accumulate fino a quel momento.
Questo metodo il regista lo utilizza per restituire il senso di un pessimismo diffuso e invasivo, di una tragedia quotidiana con cui tutti dobbiamo fare i conti, capace di superare le storie singole dei personaggi per irradiarsi sulla realtà tutta.
Farhadi usa Ahmed e la sua apparente estraneità ai fatti per smontare i silenzi e le reticenze dietro cui tutti vorrebbero nascondersi, ma di cui finiscono per fargli carico. Nemmeno lui appare totalmente «innocente» e spesso le sue scelte aumentano le tensioni invece che diminuirle.
Ma questa è una voluta conseguenza del modo di fare cinema del regista, che usa i comportamenti e le frasi (a volte espresse solo a metà) dei suoi personaggi per scavare nella storia e illuminare un po' meglio - e un po' diversamente - la realtà dei fatti.
Così che, scena dopo scena, finiamo per conoscere di più e forse capire un po' meglio. In questo modo il ruolo che Farhadi chiede allo spettatore non è più solo quello di un osservatore attento e partecipe, ma piuttosto quello di un detective capace di entrare in una relazione emotiva con la materia raccontata. Come succede nella vita reale, dove i comportamenti delle persone finiscono per coinvolgerci, innescando tensioni e passioni. E, come nella realtà, senza trovare una risposta a tutte le nostre domande. Proprio quello che succede nei suoi film, che si chiudono sempre su un dubbio e non su una certezza.
E su un senso di malinconico fallimento che ci restituisce dallo schermo il senso dei nostri limiti e, come qui, di un amaro bilancio esistenziale. Perché spesso non siamo nemmeno artefici fino in fondo delle nostre scelte.
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fabio silvestre
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lunedì 18 aprile 2022
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film ad alto impatto emotivo
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Il regista iraniano Asghar Farhadi si conferma tra i migliori cineasti dell'ultimo decennio tenuto conto della sua duplice veste anche di sceneggiatore. È forse proprio questo il suo punto di forza perché trasporta nelle immagini emotivamente potenti ciò che risulta sul copione dallo stesso inventato. Che poi di finzione c'è nè ben poca in quanto le tematiche affrontate - la crisi coniugale, le famiglie allargate, i rapporti tra genitore con i propri figli e con quelli del nuovo partner ecc. - sono presenti nella realtà di tutti i giorni. La meraviglia del suo cinema nel catturare l'attenzione dello spettatore fà si che alla fine del film un messaggio importante viene recepito con conseguenti riflessioni.
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Il regista iraniano Asghar Farhadi si conferma tra i migliori cineasti dell'ultimo decennio tenuto conto della sua duplice veste anche di sceneggiatore. È forse proprio questo il suo punto di forza perché trasporta nelle immagini emotivamente potenti ciò che risulta sul copione dallo stesso inventato. Che poi di finzione c'è nè ben poca in quanto le tematiche affrontate - la crisi coniugale, le famiglie allargate, i rapporti tra genitore con i propri figli e con quelli del nuovo partner ecc. - sono presenti nella realtà di tutti i giorni. La meraviglia del suo cinema nel catturare l'attenzione dello spettatore fà si che alla fine del film un messaggio importante viene recepito con conseguenti riflessioni. Senza aver letto la trama ho visto e apprezzato molto questa pellicola dove attori non molto famosi sono assolutamente nella parte offrendo ottime performance. In definitiva è un film che consiglio di vedere. Voto: 8/10.
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dario
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lunedì 14 settembre 2015
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super
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Ecco come si fa un film con niente quando si hanno idee, intelligenza e sensibilità. Parte lento, poi s'impone e cattura. Notevole calore umano e impegno civile. Attori OK. Regia buona e poi ottima.
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fabio1957
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lunedì 25 maggio 2015
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pesante e lento
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Vado controcorrente rispetto ai giudizi letti, non per megalomane esibizionismo ,ma solo perchè questo film mi ha annoiato veramente.Il racconto se pur interessante per il tema trattato, è comunque pesante,prolisso un pò asettico e poco trascinante.Tutto si svolge con algida lentezza,gli attori bravi ma poco espressivi.E' un cinema che personalmente non amo, ma forse è un limite tutto mio.
Pesante
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mareincrespato70
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giovedì 5 marzo 2015
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il passato è "presente"....
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Piccolo grande gioiello cinematografico di Asghar Farhadi, già autore de lo stupendo: “La separazione”. Stavolta l'ambientazione si svolge in una Parigi periferica e quasi anonima, dove si respira ben poco di borghese e dove, in questo caso, l'immigrazione fa i conti con una quotidianità trafelata, ma che non impedisce un lavoro “normale”, condizione fondamentale per un legittimo desiderio di cittadinanza e convivenza civile.
Ahmad (il convincente Tahar Rahim), torna a Parigi da Teheran per sancire il divorzio con la sua bella moglie Marie, ma dai primi sguardi all'aeroporto si comprende che il “passato” è ancora “presente”, così come lo sarà per tutti i protagonisti: dai figli Fouad, Lèa e Lucie (tutti nati dai diversi compagni della primattrice), al nuovo partner di Marie, Samir con una moglie in coma per cause non meglio chiarite.
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Piccolo grande gioiello cinematografico di Asghar Farhadi, già autore de lo stupendo: “La separazione”. Stavolta l'ambientazione si svolge in una Parigi periferica e quasi anonima, dove si respira ben poco di borghese e dove, in questo caso, l'immigrazione fa i conti con una quotidianità trafelata, ma che non impedisce un lavoro “normale”, condizione fondamentale per un legittimo desiderio di cittadinanza e convivenza civile.
Ahmad (il convincente Tahar Rahim), torna a Parigi da Teheran per sancire il divorzio con la sua bella moglie Marie, ma dai primi sguardi all'aeroporto si comprende che il “passato” è ancora “presente”, così come lo sarà per tutti i protagonisti: dai figli Fouad, Lèa e Lucie (tutti nati dai diversi compagni della primattrice), al nuovo partner di Marie, Samir con una moglie in coma per cause non meglio chiarite.
Film stupendo, con la bellissima e brava Bèrènice Bejo protagonista indiscussa, ma tutti gli attori sono convincenti in questo intrigo sentimentale ed esistenziale, con i bambini depositari di verità e autori delle giuste domande per fare i conti con se stessi. Questo ci vuole comunicare il regista iraniano con una sorta di piccolo giallo esistenziale e realistico: bisogna fare i conti con il nostro vissuto, per ricominciare non è possibile nascondere il passato sotto un tappeto, come se fosse polvere...No, si tratta di macigni, piccoli o grandi; e metabolizzare e affrontare non sono solo due verbi, ma forse due declinazioni dell'animo umano, piccolo vademecum per fare i conti, veramente, con se stessi e il vissuto di un tempo più o meno lontano, ma non scomparso. E per guardare, quindi, al futuro, per ricominciare...Se non in pace, con consapevole spirito armonico. Sembra farci una raccomandazione Farhadi: rimuovere, sotto qualsiasi forma, non solo non ci aiuta, ma ci danneggia.
La bellezza estetica e recitativa della Bejo non si dimentica e griffa questo bel saggio di autentico cinema d'autore, che spero di rivedere al più presto anche in dvd.
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enrico danelli
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domenica 11 gennaio 2015
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intimo e universale
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Il passato è il letto di ospedale in cui giace Celine, la moglie in coma di Samir. Il presente è la disordinata e vetusta casa di Marie: la metaforica mano di vernice beige che Marie passa sui muri e sulle porte ("attento alla vernice fresca" ci accompagna per tutto il film) non serve a nascondere le magagne della casa. Allo stesso modo la chiusura che Marie spera di fare con il suo passato (una nuova gravidanza e il rifiuto assoluto di sapere dal precedente marito, Ahmad, le ragioni dell'abbandono) naufraga impietosamente nella stupenda scena finale: il nuovo compagno, Samir, attratto come una calamita dal passato (il letto di ospedale) torna (in modo tanto ingenuo quanto commovente) al capezzale della moglie in coma per cercare in lei una reazione con la stimolazione olfattiva del suo profumo maschile.
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Il passato è il letto di ospedale in cui giace Celine, la moglie in coma di Samir. Il presente è la disordinata e vetusta casa di Marie: la metaforica mano di vernice beige che Marie passa sui muri e sulle porte ("attento alla vernice fresca" ci accompagna per tutto il film) non serve a nascondere le magagne della casa. Allo stesso modo la chiusura che Marie spera di fare con il suo passato (una nuova gravidanza e il rifiuto assoluto di sapere dal precedente marito, Ahmad, le ragioni dell'abbandono) naufraga impietosamente nella stupenda scena finale: il nuovo compagno, Samir, attratto come una calamita dal passato (il letto di ospedale) torna (in modo tanto ingenuo quanto commovente) al capezzale della moglie in coma per cercare in lei una reazione con la stimolazione olfattiva del suo profumo maschile. Film intimo. Tutti i personaggi sono dipinti con lente e meditate pennellate : la personalità di ognuno ne esce ben definita. Su tutti e tutto dominano la tenacia di Marie e le espressioni angosciate ed irose del viso di Fuhad, il bambino di Samir. Film universale. In un mondo in cui si pensa che basti un frettoloso e noncurante click per resettare la realtà, quasi come si vivesse un videogioco, questo film, con una storia semplice e ormai comune, vuol ricordarci che il presente di oggi sarà il passato di domani: non per vivere di nostalgia, ma per essere più consapevoli dell'importanza dei nostri gesti attuali.
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mario nitti
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venerdì 12 settembre 2014
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fare i conti con il passato per guardare al futuro
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Un uomo Iraniano torna in Francia per firmare le carte del divorzio con la sua ex moglie: lei è incinta, aspetta un figlio dal suo nuovo compagno.
Non è che l’autore nasconda i suoi interrogativi, anzi, li enuncia con chiarezza fin dalle prime battute: a quali condizioni si può costruire il futuro lasciandosi davvero alle spalle il passato?
La domanda è importante e coinvolge singoli uomini, istituzioni, Stati, la Storia stessa
La risposta è chiara; non si può guardare al futuro senza aver fatto i conti, per quanto doloroso questo possa essere, con il passato. Non sono possibili sconti, non si possono evitare verità scomode, non ci sono scorciatoie; solo se ognuno si assume le propri responsabilità, rinuncia alle facili auto – giustificazioni, guarda negli occhi le persone che ha fatto soffrire, è possibile un domani.
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Un uomo Iraniano torna in Francia per firmare le carte del divorzio con la sua ex moglie: lei è incinta, aspetta un figlio dal suo nuovo compagno.
Non è che l’autore nasconda i suoi interrogativi, anzi, li enuncia con chiarezza fin dalle prime battute: a quali condizioni si può costruire il futuro lasciandosi davvero alle spalle il passato?
La domanda è importante e coinvolge singoli uomini, istituzioni, Stati, la Storia stessa
La risposta è chiara; non si può guardare al futuro senza aver fatto i conti, per quanto doloroso questo possa essere, con il passato. Non sono possibili sconti, non si possono evitare verità scomode, non ci sono scorciatoie; solo se ognuno si assume le propri responsabilità, rinuncia alle facili auto – giustificazioni, guarda negli occhi le persone che ha fatto soffrire, è possibile un domani.
Le scorciatoie non conducono da nessuna parte; il protagonista lo dice esplicitamente alla figlia dell’ex moglie che vuole fuggire dalle proprie responsabilità: “Delle due l’una. O tieni il segreto per te e vivi un calvario per tutta la tua vita o dici tutto”.
L’alternativa alla fatica della verità è lo spegnersi di ogni speranza per un futuro in cui la sofferenza possa essere vinta.
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kyotrix
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lunedì 21 luglio 2014
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ottimo
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Film lento e abbastanza triste, situazione famigliare alquanto complicata intrigata. Guardatelo quando ve la sentite, ma vi consiglio caldamente di vederlo!
Consigliato a over25, a giovani ragazzi potrebbe risultare una palla al piede....
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luis23
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sabato 24 maggio 2014
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il passato : la storia
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Ho avuto il piacere di aver visto "Una Separazione" di Farhadi. Un grande film , una perla !
Questo film è un'alra perla che si aggiunge a questo fantastico gioiello che è l'opera di questo regista. La grandezza di questo autore , artista, consiste a mio umilissimo parere nel portare a livello epidermico l'essenza dell'animo umano , delle anime di cui lui tratta.
Questo ennesimo suo grande film tratta della "storia". Il luogo ove "la storia" nasce è, appunto, il passato. Noi tutti partecipiamo a questa vita ognuno col proprio contributo. Il nostro contributo si forma e si arricchisce di piccoli "pezzi" di storia normale, quotidiana di ognuno di noi che interagisce con la vita quotidiana di "altri" ognuno di noi.
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Ho avuto il piacere di aver visto "Una Separazione" di Farhadi. Un grande film , una perla !
Questo film è un'alra perla che si aggiunge a questo fantastico gioiello che è l'opera di questo regista. La grandezza di questo autore , artista, consiste a mio umilissimo parere nel portare a livello epidermico l'essenza dell'animo umano , delle anime di cui lui tratta.
Questo ennesimo suo grande film tratta della "storia". Il luogo ove "la storia" nasce è, appunto, il passato. Noi tutti partecipiamo a questa vita ognuno col proprio contributo. Il nostro contributo si forma e si arricchisce di piccoli "pezzi" di storia normale, quotidiana di ognuno di noi che interagisce con la vita quotidiana di "altri" ognuno di noi. Insomma , come nel film, gli episodi quotidiani degli uomini hanno sempre un legame , una causa , nelle piccole quotidiane azioni degli altri, di ognuno di noi. Fino a qui nulla di eccezionale, se vogliamo. L'eccezionalità consiste nel fatto che con una semplicità disarmante forse anche accecante questo Signor Regista ,narratore Farhadi rende semplice ed evidente ciò che è misterioso. Trovo tutto questo sintomatico di un vero artista, di un grande!
Il mistero degli uomini, il mistero della vita stessa, narrato da questo regista, appare ai nostri occhi evidente, scontato al pari di una favola per bambini.
Adoro la Bejo, un'attrice naturale, animale.... e di beltà notevolissima tutti gli altri attori sono come devono. Sia gli adulti che il sorprendente bambino Fouad (Elyes Aguis).
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