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diomede917
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giovedì 4 ottobre 2012
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never give up!!!!
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Dopo un successo della portata di Gomorra, Matteo Garrone si è trovato nella non piacevole posizione di dire e ora cosa racconto…..tra voglia di commedia e desiderio di rappresentare la vita di Corona alla fine ha scelto quello che è più vicino alle proprie corde……ossia raccontare i nuovi mostri della nostra società.
Così dopo il nano imbalsamatore, il collezionista di anoressiche e la nuova Camorra tammarra decide di rappresentare cosa la voglia di protagonismo estremo di questi tempi.
Una premessa è d’obbligo Reality non vuole criticare i mass media e il loro quinto potere ma alzare il tiro nei confronti della massa media come si può evincere fin dalla prima scena con questa inquadratura dall’alto di una carrozza da favola che accompagna gli sposi in un castello da favola tipico esempio di matrimonio pacchiano dei nostri giorni con tanto di ospite d’onore proveniente dalla casa del Grande Fratello che al grido di Never give up augura un felice futuro alla giovane coppia.
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Dopo un successo della portata di Gomorra, Matteo Garrone si è trovato nella non piacevole posizione di dire e ora cosa racconto…..tra voglia di commedia e desiderio di rappresentare la vita di Corona alla fine ha scelto quello che è più vicino alle proprie corde……ossia raccontare i nuovi mostri della nostra società.
Così dopo il nano imbalsamatore, il collezionista di anoressiche e la nuova Camorra tammarra decide di rappresentare cosa la voglia di protagonismo estremo di questi tempi.
Una premessa è d’obbligo Reality non vuole criticare i mass media e il loro quinto potere ma alzare il tiro nei confronti della massa media come si può evincere fin dalla prima scena con questa inquadratura dall’alto di una carrozza da favola che accompagna gli sposi in un castello da favola tipico esempio di matrimonio pacchiano dei nostri giorni con tanto di ospite d’onore proveniente dalla casa del Grande Fratello che al grido di Never give up augura un felice futuro alla giovane coppia.
In questo contesto si colloca la storia di Luciano Ciotola, pescivendolo con una bella famiglia alle spalle che è considerato da tutto ‘o personaggio…..lui ci crede così tanto che alla fine viene convinto a partecipare alla selezione del Grande Fratello…..basta un le faremo sapere che per il nostro protagonista inizia un viaggio delirante nella sindrome del successo a ogni costo.
E’ in questa situazione kafkiana che esplode il talento visivo di Matteo Garrone che insegue gli occhi stralunati del bravissimo Aniello Arena con una telecamera incollata su di lui lasciando la realtà del titolo fuori fuoco sullo sfondo, mescolando il sacro e il profano pur di salvare dalla sua follia il malcapitato regalando un delirante happy end? Ritornando ad una visione dall’alto come in apertura…
Reality è un film che shocka nella sua rappresentazione dell’effimero e onestamente schocka di più sapere che l’episodio narrato è realmente accaduto nella periferia campana.
Voto 8 alla regia, 8 al protagonista e per il resto potete dire la vosta con un sms……NEVER GIVE UP!!!!!
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paride86
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giovedì 4 ottobre 2012
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carino
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Storia di Luciano, pescivendolo vidiota ossessionato dal Grande Fratello.
Il film di Matteo Garrone illustra con ironia e sarcasmo l'influenza di una certa tv sul pubblico meno agiato e più tele-dipendente, disegnando una satira sulla napoletanità che a tratti fa sorridere e in altri momenti evoca fastidio e disgusto.
Il film gira intorno a tutto ciò per quasi due ore e, alla lunga, stanca un po': alcune cose si potevano tranquillamente tagliare.
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Storia di Luciano, pescivendolo vidiota ossessionato dal Grande Fratello.
Il film di Matteo Garrone illustra con ironia e sarcasmo l'influenza di una certa tv sul pubblico meno agiato e più tele-dipendente, disegnando una satira sulla napoletanità che a tratti fa sorridere e in altri momenti evoca fastidio e disgusto.
Il film gira intorno a tutto ciò per quasi due ore e, alla lunga, stanca un po': alcune cose si potevano tranquillamente tagliare.
Nel complesso è un'opera carina, ma certamente sopravvalutata a Cannes.
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babis
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giovedì 4 ottobre 2012
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la ricerca della felicità
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La vicenda del film si svolge in uno dei caratteristici quartieri di Napoli, tre gente che spera e sogna un futuro migliore del suo presente, fatto di puzza di pesce e truffe da pochi soldi; è questo il mondo dal quale cerca di scappare Luciano, il pescivendolo-truffatore, che, incitato e per dare un avvenire migliore alla sua famiglia, decide di partecipare alle selezioni per il Grande Fratello. Al termine del provino, una volta rientrato a casa si convince di essere controllato dagli organizzatori, che a suo parere, vogliono metterlo alla prova per vedere se è degno di essere un concorrente. A questo punto tutta la sua vita inizia a ruotare intorno all'idea di dover entrare nella casa, e questo lo spinge a scelte devastanti.
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La vicenda del film si svolge in uno dei caratteristici quartieri di Napoli, tre gente che spera e sogna un futuro migliore del suo presente, fatto di puzza di pesce e truffe da pochi soldi; è questo il mondo dal quale cerca di scappare Luciano, il pescivendolo-truffatore, che, incitato e per dare un avvenire migliore alla sua famiglia, decide di partecipare alle selezioni per il Grande Fratello. Al termine del provino, una volta rientrato a casa si convince di essere controllato dagli organizzatori, che a suo parere, vogliono metterlo alla prova per vedere se è degno di essere un concorrente. A questo punto tutta la sua vita inizia a ruotare intorno all'idea di dover entrare nella casa, e questo lo spinge a scelte devastanti. Il film, grazie ad una sceneggiatura originale e ottimi interpreti, esprime in maniera eccellente il desiderio fortissimo di Luciano di poter partecipare al reality, e come, a causa di questo, la sua vita e quella della sua famiglia (e sono stati loro a convincerlo a fare il provino) verranno sconvolte. Un'altra cosa che mi ha colpito sono le ottime inquadrature ed i primi piani su alcune situazioni, che al momento non si capiscono, ma che alla fine trovano le loro spiegazioni nel complesso della vicenda (il rientro dal matrimonio).
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gilbtg
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giovedì 4 ottobre 2012
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da capire.
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Reality è un film apparentemente banale, invece è molto complesso e va interpretato, capito. NON è UN FIL COMMERCIALE, PER IL GRANDE PUBBLICO, ALMENO QUESTA è LA MIA IMPRESSIONE.iO L'HO DOVUTO VEDERE UN'ALTRA VOLTA PER CAPIRE MEGLIO ED ESPRIMERE UN GIUDIO. bISOGNA ANDARLO A VEDERE CON UNO SPIRITO CRITICO, MA GUARDARE OLTRE LA PELLICOLA.
GIULIO DA NAPOLI DETTO GILBTG
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marco90
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giovedì 4 ottobre 2012
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orribile
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Uno dei film più noiosi che abbia mai visto inoltre a tratti non vedo il motivo di usare il dialetto in un film distribuito in tutta italia.. non all'altezza di Garrone
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giugy3000
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giovedì 4 ottobre 2012
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1984-2012
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stasera ho finalmente visto REALITY, il nuovo (lasciatemelo dire) CAPOLAVORO di Garrone. Adoro questo regista, per me non ha mai fatto un buco nell'acqua ed è sempre riuscito con un il giusto tono di regia a portare in scena sentimenti
problematiche e vicende attualissime. Non ha ovviamente mai sfornato commedie e nonostante abbia dichiarato durante la lavorazione del suddetto film di aver voglia di cambiare registro, ne è uscita una pellicola che più amara e tragica non si poteva immaginare.
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stasera ho finalmente visto REALITY, il nuovo (lasciatemelo dire) CAPOLAVORO di Garrone. Adoro questo regista, per me non ha mai fatto un buco nell'acqua ed è sempre riuscito con un il giusto tono di regia a portare in scena sentimenti
problematiche e vicende attualissime. Non ha ovviamente mai sfornato commedie e nonostante abbia dichiarato durante la lavorazione del suddetto film di aver voglia di cambiare registro, ne è uscita una pellicola che più amara e tragica non si poteva immaginare. A quattro anni di distanza da "Gomorra", che portò sui grandi schermi come nessuno sarebbe stato mai in grado di fare cosi egregiamente il lavoro di Saviano, si torna a parlare volenti o nolenti di un'Italia in declino. Se nel 2008 i temi di cui ci parlava il regista erano delinquenza, riciclaggio di denaro, speculazioni sul lavoro e sui rifiuti, ad oggi si parla (a mio avviso) del più pericoloso volto della crisi: quello delle coscienze, avviluppate in un'aurea di menzogna e d'apparenza. Citando Shopenhauer Garrone ci racconta del Velo di Maya, di un tessuto illusorio del mondo assai difficile da squarciare; porta dentro le nostre case la difficile,finta e breve notorietà che pare dare la casa più spiata d'Italia, dove un pescivendolo di nome Luciano sogna di entrare ad ogni costo. Una volta assaporata la telecamera da un provino avvenuto un po' per caso e un po' per gioco, quello che pareva essere un desiderio lontano e di poco importanza, diventa lo scopo primario di ogni singola giornata e si fa presto a diventare uno nessuno e centomila, disconoscendo affetti e attività (oneste e non) pur di sentire quella telefonata, la chiamata al tempio dei sogni, dove ciò che si tocca non diventa oro, ma incubo. Ci vuole poco a passare da spettatore disinteressato d'una trasmissione a spettatore della propria vita, perdendo il ruolo da protagonista che ci spetta. Un grandissimo Aniello Arena da un passato burroscoso, che probabilmente Garrone sceglie apposta per dar ancora più "realtà" al suo personaggio, considerando che fare l'attore protagonista in un film è per ex detenuto carcerario un po' come entrare per cento e passa giorni nella casa del Big Brother. Azzeccata e giusto questa visione angolare e ancestrale di un programma che (benchè ad oggi paia terminato) nelle sue innumerevoli edizioni ha segnato per sempre il nostro modo di concepire la televisione e la nostra realtà, aizzandoci come guardoni in un ogni frammento di vita altrui o facendoci credere di essere spiati notte e giorno dall'occhio a cinepresa alla Orwell in 1984. Ottima la colonna sonora tetra, ottimo il cast, ottima la resa delle riprese e della recitazione di ogni singolo interprete, dai protagonisti alla comparse. E in ultimo bellissima la dicotomia fra la sequenza iniziale e quella finale, metafora della vita (se di essa si può parlare) in un reality: si entra in una carrozza dorata, con un sorriso a trentadue denti e la luce del sole che ci batte in faccia... e se ne esce (SE se ne esce) con l'animo pieno di incubi e di flash di luci artificiali.
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gabriele.vertullo
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mercoledì 3 ottobre 2012
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parabola di ossessioni e illusioni
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Reality è un film che fa riflettere e che deve essere considerato a trecentosessanta gradi. Spunti di osservazione nascono già dal titolo polisemantico: se quel Reality voglia semplicemente indicare il famoso show televisivo del Grande Fratello, o se voglia focalizzare l’attenzione dello spettatore sulla rappresentazione della realtà; probabilmente entrambe e nessuna delle due cose.
La storia si apre con un’ ampia ripresa geografica del paesaggio napoletano (sullo schema descrittivo dei Promessi Sposi manzoniani),centralizzandosi gradualmente su una carrozza nuziale destinata a un fastoso e barocchissimo sposalizio. Qui abbiamo il primo incontro con Luciano, pescivendolo simpatico e familiare, e il suo iniziale contatto con il mondo del Grande Fratello a causa dell’incontro con Enzo, VIP della precedente edizione.
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Reality è un film che fa riflettere e che deve essere considerato a trecentosessanta gradi. Spunti di osservazione nascono già dal titolo polisemantico: se quel Reality voglia semplicemente indicare il famoso show televisivo del Grande Fratello, o se voglia focalizzare l’attenzione dello spettatore sulla rappresentazione della realtà; probabilmente entrambe e nessuna delle due cose.
La storia si apre con un’ ampia ripresa geografica del paesaggio napoletano (sullo schema descrittivo dei Promessi Sposi manzoniani),centralizzandosi gradualmente su una carrozza nuziale destinata a un fastoso e barocchissimo sposalizio. Qui abbiamo il primo incontro con Luciano, pescivendolo simpatico e familiare, e il suo iniziale contatto con il mondo del Grande Fratello a causa dell’incontro con Enzo, VIP della precedente edizione. Ma con il tramonto del matrimonio pacchiano e carnevalesco si smaschera un quartiere umile e diroccato, e lo stesso Luciano per incrementare il proprio stipendio traffica con la vendita illegale di robot da cucina. Allora ecco che l’opportunità di una fama rapida e una ricchezza oziosa spinge Luciano a presentarsi ai provini del reality, stimolato dalla famiglia; ignari che sarà l’inizio di una parabola ammantata di ossessione e aberrazione.
Vacillando tra l’eventualità dell’ingresso, e una chiamata che stenta ad arrivare, la mente di Luciano incomincia ad avvelenarsi: con uno sguardo surreale e straniante ogni inezia filtrata attraverso i suoi occhi appare una calamità, così che una crescente paranoia sfocia nella follia, spingendo il pescivendolo ad abnegare la sua identità e integrità pur di ottenere il pass per la Casa tanto bramata.
Notevole è l’apparato musicale firmato nientedimeno che da Alexandre Desplat. Con tonalità e melodie da genere fiabesco, che apparentemente si addicono più a un “Paese delle meraviglie”, la colonna sonora si dimostra strumento efficiente e rarefatto nel caratterizzare l’oggetto dei desideri e degli “incubi” di Luciano; così che risulta efficace e pertinente la rappresentazione della casa del Grande Fratello come il magico luogo dei sogni.
Matteo Garrone, regista romano, sembra riconfermare una profonda e artistica affezione per la città di Napoli: degno di attenzione (sia da parte del regista che dello spettatore) non è solo il protagonista Luciano, ma tutta un’ identità sociale e popolare, contraddistinta da una marcata ideologia. Essenzialmente, come il precedente Gomorra, anche Reality vuole essere un film critico, una sottile e persistente denuncia del successo facile: male culturale e collettivo.
Una recente dimostrazione cinematografica della fama fatua e fugace ci è stata data da Roberto Benigni nell’ultimo film di Woody Allen,” To Rome with Love”; ma il Luciano di Garrone si presenta in uno stadio incipiente e contingente del successo: così se la satira di Allen si mostra arguta e pungente, quella di Garrone è sensibile e amara, decisamente più pessimistica.
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franco_passante
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mercoledì 3 ottobre 2012
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reality: il cinema italiano di dieci anni fa.
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il cinema di matteo garrone è cinema, e questo è già un bel vantaggio su molte cose che passano nelle sale italiane e che fanno gridare al nuovo cinema italiano da tanta buona stampa magnanima e bonaria. e lo si capisce dalla prima inquadratura: lunga, sospesa, infinita. dall'alto a scendere dentro, nella storia. una storia che da subiro si rivela un palcoscenco forzato e finto, e nulla di meglio poteva essere usato se non un matrimonio napoletano, nella sua farzosità e nel suo voler apparire a tutti i costi.
con una premessa così ci si aspetta davvero tanto, forse troppo. e tutta la prima parte del film regge benissimo, si entra nella storia ben guidati.
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il cinema di matteo garrone è cinema, e questo è già un bel vantaggio su molte cose che passano nelle sale italiane e che fanno gridare al nuovo cinema italiano da tanta buona stampa magnanima e bonaria. e lo si capisce dalla prima inquadratura: lunga, sospesa, infinita. dall'alto a scendere dentro, nella storia. una storia che da subiro si rivela un palcoscenco forzato e finto, e nulla di meglio poteva essere usato se non un matrimonio napoletano, nella sua farzosità e nel suo voler apparire a tutti i costi.
con una premessa così ci si aspetta davvero tanto, forse troppo. e tutta la prima parte del film regge benissimo, si entra nella storia ben guidati. i personaggi sono interessanti, raccontati bene, interpretati bene. e fa niente se c'è questa rappresentazione un pò troppo colorata di napoli che vive di escamotage e vende pesce in una piazza bellissima, che gli americani (e non solo) pagherebbero oro pur di averci un monolocale. i primi 80 minuti sono davvero perfetti. e sono cinema che si muove bene, che stringe sui volti, che racconta il padre attravreso i figli.
e insomma, te ne stai seduto in poltrona e ti ripeti in testa che stai vedendo proprio un bel film, e ti sembra che questo sia.
poi però il pescivendolo inizia a diventare ossessivo. e vende la pescheria. e regala tutto ai poveri. e pensa di essere spiato. e perde la testa. e si intrufola negli studi del grande fratello. ancora grande movimento di camera, stavolta a uscire, fino a una ripresa da google maps. fine.
peccato, davvero.
quello che sembra un grande film si rivela alla fine debole, e senza la forza di portare avanti le (belle) premesse (e promesse) della prima parte.
tutto si risolve in un racconto un pò moralista, un pò fine a sè stesso, che ha i tempi e i modi di un cortometraggio, ma ha i costi e i tempi di un lungometraggio.
uscendo dalla sala mi son domandato cosa manca a questo cinema italiano e penso sia il coraggio. si fanno film in ritardo di almeno dieci anni.
vicari racconta diaz dieci anni dopo. garrone racconta il grande fratello dieci anni dopo. qualcuno racconterà le banche e l'europa che brucia tra dieci anni.
e si griderà al cinema capolavoro di impegno civile. .
e magari se avrà un giurato amico (della produzione) si porterà a casa anche un bel premio in un festival importante, cannes possibilmente che venezia è tropop scontato.
queste sono le premesse per lanciare il nuovo cinema italiano, per lasciarlo libero a vibrare nuovi colpi mortali all'immaginario collettivo di questo bel paese che un tempo, troppo lontano, era raccontato da petri e zavattini.
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[+] purtroppo concordo
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erel480
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mercoledì 3 ottobre 2012
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veramente un bel film
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ero prevenuta, ma sono rimasta veramente soddisfatta, non mi aspettavo di vedere un film così. lo consiglio assolutamente!
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eraserhead89
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mercoledì 3 ottobre 2012
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non così incisivo come avrei voluto
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Troppo poco grottesco, troppo poco poetico, troppo lento. Non mi ha trasmesso molto, a dire il vero, se non per il finale che mi ha ricordato, per certi versi, quello di The King of Comedy [citato precedentemente e che mi ha fatto tornare voglia di vedere, lo preferisco nettamente]. Così come l'attore, in cui ho visto un po' di De Niro e che ho trovato il punto forte della pellicola. Però non ho sentito una denuncia particolarmente sentita, nessuna poesia dietro e troppo poco incisivo. La regia è meravigliosa ma per me non basta.
Non ho capito perché avere molte scene senza sottotitoli, alcune in cui non si capiva veramente nulla. Mi dispiace ma pure questo ha influito, il dover stare concentrato per metà del film a capire cosa diavolo dicono, molte volte senza neppure capire, se non il discorso nel complesso.
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Troppo poco grottesco, troppo poco poetico, troppo lento. Non mi ha trasmesso molto, a dire il vero, se non per il finale che mi ha ricordato, per certi versi, quello di The King of Comedy [citato precedentemente e che mi ha fatto tornare voglia di vedere, lo preferisco nettamente]. Così come l'attore, in cui ho visto un po' di De Niro e che ho trovato il punto forte della pellicola. Però non ho sentito una denuncia particolarmente sentita, nessuna poesia dietro e troppo poco incisivo. La regia è meravigliosa ma per me non basta.
Non ho capito perché avere molte scene senza sottotitoli, alcune in cui non si capiva veramente nulla. Mi dispiace ma pure questo ha influito, il dover stare concentrato per metà del film a capire cosa diavolo dicono, molte volte senza neppure capire, se non il discorso nel complesso. È una cosa che mi urta proprio e che mi aveva fatto odiare abbastanza Gomorra...
Voto: 6,5
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