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pressa catozzo
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martedì 2 ottobre 2012
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vedi napoli e poi .......
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Raramente offro cinque stelle, ma visto delle critiche faziose da chi non ha raccolto il significato di questa opera invito amanti del buon cinema a vedere questa spelditO FILM. Noi italici amanti del colore azzurro o di capelli trapiantati o nostalgici per scelta amiamo essere fottuti dal sistema. Orson wells e Michelangelo antonioni se avessi tutti i loro film e la mia casa andasse a fuoco sono le uniche opere che salverei. Ora anche Garrone. L'inizo alla Infernale Quillan a seguire un'altro piano sequenza e poi giù nela storia. Fotografia sublime, recitazione eccellente montaggio attento a non interrompere la fluidità del racconto. Felice di aver visto questa pregievole opera. Venezia non è Cannes e lo si vede dai prodotti proiettati.
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Raramente offro cinque stelle, ma visto delle critiche faziose da chi non ha raccolto il significato di questa opera invito amanti del buon cinema a vedere questa spelditO FILM. Noi italici amanti del colore azzurro o di capelli trapiantati o nostalgici per scelta amiamo essere fottuti dal sistema. Orson wells e Michelangelo antonioni se avessi tutti i loro film e la mia casa andasse a fuoco sono le uniche opere che salverei. Ora anche Garrone. L'inizo alla Infernale Quillan a seguire un'altro piano sequenza e poi giù nela storia. Fotografia sublime, recitazione eccellente montaggio attento a non interrompere la fluidità del racconto. Felice di aver visto questa pregievole opera. Venezia non è Cannes e lo si vede dai prodotti proiettati. W IL CINEMA ......SEMPRE
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pepito1948
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martedì 2 ottobre 2012
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gf= grande flop
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"Ho sempre pensato a Luciano…come ad un moderno Pinocchio, un personaggio con un’innocenza ed un candore infantili”. E forse, diciamolo, anche un tantino di cialtroneria. La citazione è di Garrone che cambia registro ed insegue le orme di Luciano-Pinocchio che, convinto da un Lucignolo rappresentato da un’orda sgangherata di parenti ed amici, si lascia spingere, dopo un falso provino, verso un Paese dei Balocchi dove tutto è apparentemente rutilante, catalizzante, abbacinante di esaltante successo e pervaso dal tintinnio di monete d’oro; non solo nella Reggia dei sogni, ma anche nelle sue propaggini spontanee (come nella festa in onore dell’ex eroe tornato dalla fatidica impresa pieno di gloria).
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"Ho sempre pensato a Luciano…come ad un moderno Pinocchio, un personaggio con un’innocenza ed un candore infantili”. E forse, diciamolo, anche un tantino di cialtroneria. La citazione è di Garrone che cambia registro ed insegue le orme di Luciano-Pinocchio che, convinto da un Lucignolo rappresentato da un’orda sgangherata di parenti ed amici, si lascia spingere, dopo un falso provino, verso un Paese dei Balocchi dove tutto è apparentemente rutilante, catalizzante, abbacinante di esaltante successo e pervaso dal tintinnio di monete d’oro; non solo nella Reggia dei sogni, ma anche nelle sue propaggini spontanee (come nella festa in onore dell’ex eroe tornato dalla fatidica impresa pieno di gloria). Carrozze principesche e grilli osservanti fanno parte del contesto della GF (Grande Favola). Pinocchio, nonostante gli ammonimenti di una fatina che non ha poteri magici se non quello, molto meno efficace, del buon senso, si disfa dei suoi averi e della sua piccola realtà di pescivendolo e le sue pupille costantemente dilatate non vedono altro che immagini di ciò che non sarà mai, sprofonda nel GF (il Grande Fantainganno) al punto da “diventare” il suo sogno etero-indotto dai GF (Grandi Farabutti) e da allontanarsi dalla realtà vera, sbiadita, senza tintinnii e senza carrozze, trasformandosi in un’entità artificiale come i robottini che compra e vende truffaldinamente tramite le vecchiette di zona (finchè non compare la GF, cioè la Guardia di Finanza). E la mente si distacca dal corpo e dalla vita reale, come il senno di Orlando fuggito sulla Luna. Preannunciato ed evidente l’apologo sul Grande Fratello quale capostipite di prodotti infingardi e dopanti della peggiore televisione, consapevole che il suo canto delle sirene continuerà ad attrarre fatalmente i tanti disperati o illusi che non sanno sognare ad occhi chiusi. Garrone, debordando dal suo stile asciutto e diretto, realistico e incisivo, ha mischiato vari generi con l’intento non di condannare ma di denunciare attraverso la commedia, la farsa, la favola, il surreale ed il realismo popolare un fenomeno social/mediatico che, seppure in fase calante, non cessa di sfornare pochezza e stupidità, generando nel contempo pericolose illusioni che alla prova dei fatti possono portare alla perdita del senso della realtà. Realtà vista dalla parte dei vinti, dei perdenti e non dei vincitori, dei venditori di sogni da rigattiere che gettano ami e reti con miserabili esche fatte di visibilità, facili guadagni, miraggi di successo e gloria. Garrone è riuscito nell’intento? No, perché non bastano il macchiettismo (che pesca nel solito folklore napoletano), l’occhiolino a Fellini senza averne la sublime creatività, il contrasto tra esplosione cromatica dei trionfi fiabeschi e l’ombrosità della montante follia per trasmettere al di là dei tanti bozzetti il degrado sociale prodotto dal più periglioso dei poteri occulti. Si sorride ma non si avverte il dramma che fa da sfondo alla vicenda, come avveniva nelle commedie agrodolci dei grandi registi come Loy, Scola, Monicelli ed altri. Nel minestrone dei generi prescelto manca un legante, che è il grottesco, capace di incidere a fondo sulla realtà della sofferenza e della povertà (anche di idee, di ideali nobili) con l’arma della ridicolizzazione, dell’ironia, della provocazione. Così come manca –per istintiva associazione- ciò di cui è intriso il Truman shaw, cioè la poesia, elemento spesso connesso alle fiabe ed ai sogni; ma forse è irriverente il paragone con un’opera di tutt’altra levatura artistica. Comunque apprezzabile la scelta del protagonista Aniello Arena–un detenuto ergastolano con una certa esperienza teatrale alle spalle- e la rappresentazione di una Napoli fosca, paesana ed un po’anonima ma sempre pulsante di vita. E di sogni.
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arisa
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martedì 2 ottobre 2012
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orrore
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E' UN ORRORE VEDERE UNA NAPOLI DESCRITTA COSI... NON HO TROVATO NULLA DI ORIGINALE! PESSIMO!
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moulinsky
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martedì 2 ottobre 2012
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siamo tutti coinvolti
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Ci aveva quasi convinto Garrone d'essere precipitato dentro questa storia così quasi per caso, rivoltando la macchina da presa dalle nuvole che stava osservando, distratto, in attesa di chissà quale drammatica ispirazione, fino a intravvedere una carrozza e poi due sposi e poi gli invitati e poi uno in particolare, come un qualunque "regista di matrimoni" che pensa di avere talento. Ci aveva quasi convinto d'essere anche noi dietro quella macchina da presa, troppo coatti e cafoni i protagonisti perché anche solo per un momento potesse scapparci di pensare d'essere noi i soggetti da riprendere, non quelli seduti al buio che osservano e giudicano e sghignazzano e prendono le distanze. E così rassicurati di non c'entrarci per nulla assistere alle avventure disavventure di un mentecatto che rapito da un sogno folle distrugge la sua vita, la sua famiglia, il posticino che gli spetta, cara grazia, nel mondo reale.
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Ci aveva quasi convinto Garrone d'essere precipitato dentro questa storia così quasi per caso, rivoltando la macchina da presa dalle nuvole che stava osservando, distratto, in attesa di chissà quale drammatica ispirazione, fino a intravvedere una carrozza e poi due sposi e poi gli invitati e poi uno in particolare, come un qualunque "regista di matrimoni" che pensa di avere talento. Ci aveva quasi convinto d'essere anche noi dietro quella macchina da presa, troppo coatti e cafoni i protagonisti perché anche solo per un momento potesse scapparci di pensare d'essere noi i soggetti da riprendere, non quelli seduti al buio che osservano e giudicano e sghignazzano e prendono le distanze. E così rassicurati di non c'entrarci per nulla assistere alle avventure disavventure di un mentecatto che rapito da un sogno folle distrugge la sua vita, la sua famiglia, il posticino che gli spetta, cara grazia, nel mondo reale. Ciotola, si chiama lo "strunzo", e già nel nome c'è il destino di chi è costretto in questo mondo a mendicare se solo prova a scostarsi di un pixel dal quadratino illuminato male che gli è stato concesso e che pure difende, lavorando onestamente pare e al contempo architettando risibili truffe, non per mantenere la famiglia che sono tutti assai pasciuti ma per elevarsi socialmente secondo le istruzioni d'uso che di questo nostro mondo danno altri, quelli che comandano, quelli che siedono in poltrona e decidono chi e che cosa e ridono davvero: andare un pomeriggio all'aquafan, cose così, riempire d'altri oggetti ancora il suo appartamento mentre intorno il palazzo è fatiscente e per arrivare a sedersi finalmente davanti al tivù c'è bisogno di salire a piedi le scale di un antro che pare infernale. Perciò un provino sostenuto per compiacere 'a creatura trasforma lui, il Ciotola, in una creatura abbietta, divorato da sogni più pericolosi del semplice desiderio del denaro che avvelena gli altri membri della famiglia: il sogno della fama, il sogno di elevarsi e spinti dal successo volare al di sopra degli altri, dei miserabili che non hanno neanche la fortuna d'essere quel tipo di personaggio che la tv impone ammaestra reclama. E' che nella sua follia avrebbe ragione il Ciotola a non arrendersi mai, non sapendo che resistere non serve a niente se le regole sono già stabilite, anche trascorso il ragionevole tempo di un'attesa. Cos'ha di meno dell'ex concorrente che pare vivere in una favola, tra masse stordite e adoranti che aspirerebbero persino essere lui, cioè il niente, quello che già loro sono e non sanno? Qual è la differenza se ci si comporta cristianamente solo perché sotto l'occhio di Dio? Cos'ha soprattutto Ciotola in meno dell'attore che lo rappresenta, sottratto addirittura al buio delle patrie galere e illuminato dalla luce della grazia cinematografica? Forse il talento, vorremmo rispondere. Ma perché davvero necessita il talento, radiocomandati alla tv come nel cinema come nel mondo reale al quale ogni reality spergiura d'ispirarsi e che invece la realtà avvelena? E il talento è allora qualcosa che si possiede per dono divino o piuttosto si coltiva con lo studio, con la pazienza, con la tenacia, con il tempo, con il supporto di buoni maestri e di giudici imparziali, nella ricerca e nella rinuncia, sì anche volontaria non solo obbligata, alla vita? Altrimenti se è come pare soltanto questione di culo, di averlo o di darlo, è giusto che ognuno continui a sognare il suo incubo, mentre filma matrimoni credendosi un dio.
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flyanto
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martedì 2 ottobre 2012
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quando la brama della fama e della ricchezza fa pe
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Film tragico sulla rovina economica e psicologica di un pescivendolo napoletano che ambisce, senza ovviamente riuscirci, ad entrare a far parte del programma TV "Il Grande Fratello". Ancora una volta Matteo Garrone denuncia una realtà negativa del nostro paese, spostando l'ambiente da quello della malavita partenopea (in "Gomporra") a quella del ceto proletario che si arrabatta tra lavoretti e truffe varie. Uno specchio amaro, purtroppo, di una larga parte di società contemporanea, dove l'apparenza, il desiderio di notorietà, quasi sempre effimera, ed i lfacile guadagno fa perdere di vista e di considerazione i veri valori morali e non.
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Film tragico sulla rovina economica e psicologica di un pescivendolo napoletano che ambisce, senza ovviamente riuscirci, ad entrare a far parte del programma TV "Il Grande Fratello". Ancora una volta Matteo Garrone denuncia una realtà negativa del nostro paese, spostando l'ambiente da quello della malavita partenopea (in "Gomporra") a quella del ceto proletario che si arrabatta tra lavoretti e truffe varie. Uno specchio amaro, purtroppo, di una larga parte di società contemporanea, dove l'apparenza, il desiderio di notorietà, quasi sempre effimera, ed i lfacile guadagno fa perdere di vista e di considerazione i veri valori morali e non. Personalmente questa pellicola mi ha ricordato le tragicommedie di Edoardo De Filippo dove dietro le battute o le situazioni divertenti dei personaggi (maschere, in verità) si svelano esasperate e altamente drammatiche realtà. Ma la si potrebbe accomunare anche ad un 'opera di Pirandello per il suo confine labile tra ragione e follia su cui poggia il protagonista per tutta la vicenda. Bravissimi ed intensi i due attori protagonisti che impersonano marito e moglie, completamente sconosciuti in quanto scelti dalla strada o direttamente dal carcere. Ancora una volta Matteo Garrone si dimostra un valido regista. A questo punto una domanda mi viene spontanea: è proprio necessaria l' esistenza di certi programmi "trash" cinematografici, ma soprattutto televisivi che, per la ricerca spasmodica di un' ampia audience e di un ovviamente susseguente assicurato guadagno, risultano essere altamente nocivi per quegli individui nei quali, per ignoranza, attecchiscono e non più un puro divertissement?
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no_data
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martedì 2 ottobre 2012
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alterazione della realtà
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indubbiamente è un film fatto bene, solo che io l'ho trovato molto pesante e faticoso da seguire per tutta la durata. Una cosa che appesantisce i film di Garrone è proprio l'uso rindondante, eccessivo del dialetto che oltre a dover ricorrere in alcune scene ai sottotitoli (!!!! per un film italiano trasmesso in italia !!!!) rende la visione più difficoltosa (ad esempio io sono uscito con un forte mal di testa dalla sala, anche grazie alla mania tipica napoletana della confusione del parlare a toni sempre forti ecc !!).
Il personaggio del protagonista è una figura insopportabile (ben interpretato da Aniello), che francamente con il proseguo della storia innervosisce sempre di più con questa sua mania x il reality (GF) che gli procura un'alterazione della realtà .
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indubbiamente è un film fatto bene, solo che io l'ho trovato molto pesante e faticoso da seguire per tutta la durata. Una cosa che appesantisce i film di Garrone è proprio l'uso rindondante, eccessivo del dialetto che oltre a dover ricorrere in alcune scene ai sottotitoli (!!!! per un film italiano trasmesso in italia !!!!) rende la visione più difficoltosa (ad esempio io sono uscito con un forte mal di testa dalla sala, anche grazie alla mania tipica napoletana della confusione del parlare a toni sempre forti ecc !!).
Il personaggio del protagonista è una figura insopportabile (ben interpretato da Aniello), che francamente con il proseguo della storia innervosisce sempre di più con questa sua mania x il reality (GF) che gli procura un'alterazione della realtà ... una metamorfosi che lo trasformerà in una persona diversa, totalmente lontana dalla realtà e che non verrà più nemmeno riconosciuto dalla famiglia e che lui personalmente non si accorgerà più dei suoi cari perchè questa sua follia è come se lo avesse dotato di paraocchi che gli consentono solo la visione del reality escludendo tutto il resto della sua vita, spogliandolo del suo io. Alla fine resta un involucro invasato che vive solo per poter entrare nella casa del GF e fino a quando non riuscirà a realizzare il suo scopo non sarà contento.
riassumendo il film è un buon prodotto solo che è affaticante e pesante da seguire
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marcocremona
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lunedì 1 ottobre 2012
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tra presepi e carnevali...
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Mi aspettavo un feroce atto di accusa contro il Grande Fratello e la televisione in genere. Invece è il viaggio di un brav'uomo (nel senso di talentuoso) nelle sue ossessioni fino a sfiorare la follia. Che poi l'innesco (inception docet) sia il provino del GF invece che un finto amore mal corrisposto o le false dottrine di una religione poco conta. Forse è solo un modo per far parlare di più i media del film. Mi sono piaciute moltissimo le ambientazioni e i colori che rimandano sia ai carnevali (la scena iniziale del matrimonio kitch - bellissima - o le scene dei provini) sia ai presepi partenopei (i notturni nel paese e le scene di piazza in generale). Bravi gli attori e grazie per i sottotitoli.
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Mi aspettavo un feroce atto di accusa contro il Grande Fratello e la televisione in genere. Invece è il viaggio di un brav'uomo (nel senso di talentuoso) nelle sue ossessioni fino a sfiorare la follia. Che poi l'innesco (inception docet) sia il provino del GF invece che un finto amore mal corrisposto o le false dottrine di una religione poco conta. Forse è solo un modo per far parlare di più i media del film. Mi sono piaciute moltissimo le ambientazioni e i colori che rimandano sia ai carnevali (la scena iniziale del matrimonio kitch - bellissima - o le scene dei provini) sia ai presepi partenopei (i notturni nel paese e le scene di piazza in generale). Bravi gli attori e grazie per i sottotitoli. Credo, come già detto, che ci siano numerosi richiami (o omaggi) a Fellini anche se a me è sembrato fin dall'inizio una versione moderna del Pinocchio di Collodi con il suo grillo parlante (il cugino coscienziono), padre geppetto (la famiglia tutta di donne che nonostante tutto continua a volergi bene), il gatto, la volpe e il paese dei balocchi (il paese che prima osanna e poi lo deride). Alla fine però Pinocco non ci pensa proprio ad uscire dalla pancia del pescecane, anzi sembra starci davvero a proprio agio. Una singola idea della mente umana può costruire città!
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tristano
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lunedì 1 ottobre 2012
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una mattonata alla testa
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Più che una commedia sembra a tratti una sceneggiata napoletana e ad altri un documentario sulla vita di una famiglia stile mtv.
All'inizio parte anche abbastanza bene (per questo la stellina)se non consideriamo la trama; Col passare dei minuti ci si comincia a chiedere di che cosa parli questa pellicola e che cosa vogliano dirci con questa esasperazione a livello psichiatrico. Il finale e' degno di un film privo di senso , basato su un concetto gia' trattato da anni dai media. Insomma minestrone di teorie di niente ed ovvieta' buttate li' per far giudicare piu' che riflettere.
VOTO 1 per la simpatia del protagonista.
[+] pienamente d' accordo
(di giuseppep47)
[ - ] pienamente d' accordo
[+] di cosa parla?
(di noillusions)
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[+] non e'' un superfilm.
(di no_data)
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enrico omodeo sale
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lunedì 1 ottobre 2012
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il carcerato che fa il carcerato
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Garrrone ha una sua poetica, molto originale, e la porta avanti senza paura. Il piano sequenza iniziale è bellissimo: ci introduce nello splendore caciarone (anche architettonicamente) della Napoli dei giorni nostri. Uno sguardo dall'alto verso il basso, che si conclude in uno sfarzoso matrimonio kitsch. Luciano, il protagonista, è seguito dalla camera a mano con un pedinamento "zavattiniano"; molto spesso viene inquadrato ai margini dell'immagine, mentre lo sfondo appare sfocato, metafora della percezione della realtà del protagonista, che dopo la spinta iniziale, entra e subisce l'incubo del Grande Fratello orwelliano, che spia e controila (a suo giudizio) ogni azione della sua vita.
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Garrrone ha una sua poetica, molto originale, e la porta avanti senza paura. Il piano sequenza iniziale è bellissimo: ci introduce nello splendore caciarone (anche architettonicamente) della Napoli dei giorni nostri. Uno sguardo dall'alto verso il basso, che si conclude in uno sfarzoso matrimonio kitsch. Luciano, il protagonista, è seguito dalla camera a mano con un pedinamento "zavattiniano"; molto spesso viene inquadrato ai margini dell'immagine, mentre lo sfondo appare sfocato, metafora della percezione della realtà del protagonista, che dopo la spinta iniziale, entra e subisce l'incubo del Grande Fratello orwelliano, che spia e controila (a suo giudizio) ogni azione della sua vita. Il pescivendolo Luciano mollta tutto per inseguire il sogno del successo, trovando paradossalmente la propria libertà solo nella scena finale, dove la prigione di una casa si trasforma nel coronamento del suo sogno (unica luce nel buio della metropoli, come si vede nello zoommone finale). Straordinaria la scelta del regista di scegliere un carcerato (che somiglia vagamente al principe Totò e parla come Troisi) per interpretare il ruolo di un carcerato. Già, perchè se si è preda della fobia del reality, anche la grande Napoli può apparire piccola come una casa dove non si può uscire e dove ad ogni angolo ci sono degli occhi telecamera che ti osservano (la famiglia allargata, la piazza, il bar).
La seconda parte del film è molto dura, lo spettatore soffre e si affeziona al protagonista, compatendolo soprattutto nelle inquietanti scene di eccessiva generosità.
Ciliegine sulla torta, la colonna sonora e la fotografia surreale che ricordano un pò il grande cinema di Fellinii.
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