|
|
zummone
|
mercoledì 29 maggio 2013
|
il grottesco non basta, delusione!
|
|
|
|
E Matteo Garrone fece un passo falso. Può capitare a tutti, soprattutto dopo il successo, anche internazionale, di un film come "Gomorra", quattro anni fa. Con "Reality" Garrone pecca di presunzione, pur mantenendo lo sguardo attento alle vicende umane più anomale.
La storia del film ruota intorno al suo protagonista Luciano (Aniello Arena), pescivendolo napoletano, animale da palcoscenico per la famiglia e gli amici, grazie alla sua simpatia.
[+]
E Matteo Garrone fece un passo falso. Può capitare a tutti, soprattutto dopo il successo, anche internazionale, di un film come "Gomorra", quattro anni fa. Con "Reality" Garrone pecca di presunzione, pur mantenendo lo sguardo attento alle vicende umane più anomale.
La storia del film ruota intorno al suo protagonista Luciano (Aniello Arena), pescivendolo napoletano, animale da palcoscenico per la famiglia e gli amici, grazie alla sua simpatia. Un giorno, anche per far contenti i figli, fa un provino per il "Grande Fratello" e intravede la possibilità di partecipare al famoso reality show, per riscattare una vita non propriamente agiata, anzi fatta anche di piccole truffe. Il desiderio sempre più irrazionale di partecipare al programma, porterà Luciano a diventare quasi paranoico, facendo allontanare i suoi cari, facendolo decidere di vendere la pescheria, sentendosi continuamente spiato. Una vera e propriaossessione, che non si riparerà mai del tutto, fino alla conclusione della storia, sospesa e onirica.
Garrone sceglie un taglio personale e toccando la corda del grottesco, calando la storia e i suoi personaggi, nel contesto napoletano a lui congeniale. Tuttavia dilata il film fin troppo, sbrodola, diventa quasi ossessivo come il suo protagonista. Una compagnia di interpreti molto naturali, guidati dall'ottimo Arena (attore anomalo, in quanto detenuto a Volterra, con una condanna all'ergastolo), ma è la sceneggiatura che non convince. Quasi che Garrone, a voler far satira a tutti i costi, abbia rappresentato un mondo della tv e dello spettacolo, per come il clichè più degradante, magari anche estero, lo vede. Ma non si capisce più se era voluto, o gli è semplicemente sfuggita la mano. Chissà i francesi che ci hanno visto, per premiarlo a Cannes, con il Gran Premio della Giuria?
Un incidente di percorso, insomma... ma si sa: non bastano le migliori intenzioni, per evitare la strada dell'inferno.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a zummone »
[ - ] lascia un commento a zummone »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
g.trama
|
giovedì 16 maggio 2013
|
rappresentazione della rappresentazione: l'ironia.
|
|
|
|
Ecco che finalmente un regista italiano si misura con il complicato e complesso tema del voyerismo, base e motore del mezzo cinematografico dagli albori ad oggi. Matteo Garrone si confronta con Hitchcock, Kieslowski, Powell, per citarne solo alcuni e lo fa con il suo personalissimo stile che coincide con l’ampio utilizzo della camera a spalla, di piani sequenza dal ritmo disteso, ma dai movimenti di camera improvvisi, di una colonna sonora in netta contrapposizione con il realismo delle immagini, di scenografie ora decadenti ora sfarzose, ma in entrambi i casi barocche, di una recitazione del tutto naturale. Ancora una volta e fortunatamente si ragiona sulla forma in modo da plasmare, in un secondo luogo, i contenuti o il contenuto, già ben esplicitato nel titolo stesso della pellicola.
[+]
Ecco che finalmente un regista italiano si misura con il complicato e complesso tema del voyerismo, base e motore del mezzo cinematografico dagli albori ad oggi. Matteo Garrone si confronta con Hitchcock, Kieslowski, Powell, per citarne solo alcuni e lo fa con il suo personalissimo stile che coincide con l’ampio utilizzo della camera a spalla, di piani sequenza dal ritmo disteso, ma dai movimenti di camera improvvisi, di una colonna sonora in netta contrapposizione con il realismo delle immagini, di scenografie ora decadenti ora sfarzose, ma in entrambi i casi barocche, di una recitazione del tutto naturale. Ancora una volta e fortunatamente si ragiona sulla forma in modo da plasmare, in un secondo luogo, i contenuti o il contenuto, già ben esplicitato nel titolo stesso della pellicola. Reality contiene in sé una doppia accezione: la realtà del quotidiano (significato) rappresentata attraverso la finzione della messa in scena (significante) e la realtà del reality show, altro significato per citare ancora una volta il caro strutturalismo, filtrata dalla messa in scena cinematografica, significante che si assume anche il compito di scarnificare e smascherare i meccanismi della messa in scena di un altro mezzo ancora, quello televisivo. Siamo nel pieno della finzione, poichè nient’altro che rappresentazione della rappresentazione, e Garrone non nasconde ma mostra ampiamente, non ci prende per semplici incassi da cosiddetto cinema mainstream, ma per esseri pensanti e soprattutto, aggiungerei, fruitori di un testo da leggere e interpretare. Per cui non ha senso denigrare il cinema in favore della letteratura, perchè un testo da leggere o analizzare lo possiamo trovare anche in un film, spetta a noi farlo e spetta anche a noi cogliere tutta la carica ironica contenuta in primo luogo nel titolo stesso della pellicola (siamo nel pieno della finzione, ovvero della rappresentazione) e poi e, volendo anche più esplicitamente, nella pellicola stessa e nel suo esemplare finale aperto, finale in cui Luciano, reso magistralmente dalla faccia beffarda e tragicomica di Aniello Arena, riesce a raggiungere la casa del Grande Fratello da voyeur e non da partecipante, concedendosi una continua risata beffarda e liberatoria, apparentemente ingiustificata - anche perchè lo spettatore televisivo è oramai abituato a fruire delle immagini della trasmissone in questione già ampiamente codificate, senza avere alcuna reazione emotiva - ma piena di senso proprio perchè immotivata, soggettiva, arbitraria: rende esplicita ancora una volta quella che è l’ironia del titolo e del testo e, soprattutto, sospende finalmente il giudizio. Grande merito questo di Garrone e sua invidiabile finezza in un Paese in cui non è solo lo spettatore prima e il cittadino poi a giudicare, ma anche e soprattutto l’arte e chi la produce.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a g.trama »
[ - ] lascia un commento a g.trama »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
marcos76
|
venerdì 5 aprile 2013
|
magnifico film.
|
|
|
|
Grande film di qualità, da vedere e da rivedere, che trasmette una ferocie crirtica alla società attuale basata eslusivamente sull'immagine. Garrone si conferma ( se c'e n'era ancora bisogno) tra i più talentuosi giovani registi italiani.
|
|
|
[+] lascia un commento a marcos76 »
[ - ] lascia un commento a marcos76 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
diodo00
|
domenica 24 marzo 2013
|
idea buona, pessimo film
|
|
|
|
tempi biblici per un film tragicomico. Si poteva fare moooolto meglio.
Idea buona ma montaggio pessimo!
Sconsiglio la visione una perdita di tempo, leggete la trama e fate prima
|
|
|
[+] lascia un commento a diodo00 »
[ - ] lascia un commento a diodo00 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
marica romolini
|
martedì 19 marzo 2013
|
sulle orme di baudrillard
|
|
|
|
Luciano Ciotola è un trentenne napoletano che si arrangia tra la pescheria e piccole truffe organizzate in famiglia. Naturalmente incline all'attorialità, partecipa quasi per caso a un provino del Grande Fratello. Il superamento inaspettato di una prima, grande scrematura segna però l'inizio di un incubo: il miraggio di una facile fama formato reality show inizia ad agire; un sogno che prima non c'era, a intrudersi nella mente come un'ossessione.
Il mondo ordinario del quartiere si popola all'improvviso di spie in incognito, che assumo persino le veci di un innocuo grillo, ascoltante più che parlante. Perché per Reality Garrone ha chiamato in causa le favole. Ma Luciano nel paese dei balocchi è un Pinocchio senza redenzione e la fiaba è amara, come lo sono le migliori commedie all'italiana, a cui si ammicca non per compiaciuti rimandi di stile (la splendida fotografia caricata di Marco Onorato ne è lontanissima), ma per un'osservazione rigorosa e 'critica' nel senso etimologico del termine.
[+]
Luciano Ciotola è un trentenne napoletano che si arrangia tra la pescheria e piccole truffe organizzate in famiglia. Naturalmente incline all'attorialità, partecipa quasi per caso a un provino del Grande Fratello. Il superamento inaspettato di una prima, grande scrematura segna però l'inizio di un incubo: il miraggio di una facile fama formato reality show inizia ad agire; un sogno che prima non c'era, a intrudersi nella mente come un'ossessione.
Il mondo ordinario del quartiere si popola all'improvviso di spie in incognito, che assumo persino le veci di un innocuo grillo, ascoltante più che parlante. Perché per Reality Garrone ha chiamato in causa le favole. Ma Luciano nel paese dei balocchi è un Pinocchio senza redenzione e la fiaba è amara, come lo sono le migliori commedie all'italiana, a cui si ammicca non per compiaciuti rimandi di stile (la splendida fotografia caricata di Marco Onorato ne è lontanissima), ma per un'osservazione rigorosa e 'critica' nel senso etimologico del termine.
Analisi dunque di un delirio priva di senili rumoreggiamenti paraintellettuali. 'Realismo' pulito, capace di restare all'asciutto dalla retorica pur parlando di alienazioni televisive e paranoia, e optando, oltretutto, per un linguaggio autoriale nient'affatto neutro. L'attacco si impone per potenza estetica, tra teatralità barocca e affresco pop alla LaChapelle; l'ampiezza dei piani sequenza in steadicam - è stato notato - cede via via il passo all'angustia di spazi claustrofobici in cui Luciano si infila come un topo in trappola. Fino ad autorecludersi in una casa che è copia della copia, quasi che il fittizio, una volta inoculato, non possa che moltiplicarsi di grado (l'annosa questione dei simulacri produttori di realtà). Fino a svuotare il focolare domestico dei vecchi mobili, in un gesto che di francescano ha solo l'apparenza, non solo perché performance ad hoc per un pubblico immaginario, ma perché la spoliazione è qui proprio dell'autentico e dell'identitario.
Una storia di ordinaria follia insomma, che è anche la follia di voler proiettare la realizzazione nell'aspettativa e nell'attesa. Di un rutilante altrove, che spesso non è altro che un doppio artificioso e posticcio di ciò che già si possiede.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a marica romolini »
[ - ] lascia un commento a marica romolini »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
de lorean
|
martedì 12 marzo 2013
|
la legge dell'apparire....in tv
|
|
|
|
Luciano gestisce una pescheria a Napoli, la moglie si arrangia con piccole truffe nella vendita di robot da cucina. Vivono con tre figli in uno stabile "sgarrupato".
Luciano è estroverso e spesso diverte i parenti e gli amici travestendosi alle feste. Data questa sua passione, un giorno la moglie lo chiama per fare un provino per il Grande Fratello, che si sta svolgendo proprio a Napoli.
Dopo aver superato un paio di provini, è convinto che lo abbiano preso e così vende la pescheria e cominciano nella sua mente una serie di paranoie dalle quali non riuscirà più ad uscire.
Un bel film che ci fa riflettere di come sia superficiale la nostra società, che pensa solo all'apparire (specialmente in tv), e non gliene importa niente dell'essere.
[+]
Luciano gestisce una pescheria a Napoli, la moglie si arrangia con piccole truffe nella vendita di robot da cucina. Vivono con tre figli in uno stabile "sgarrupato".
Luciano è estroverso e spesso diverte i parenti e gli amici travestendosi alle feste. Data questa sua passione, un giorno la moglie lo chiama per fare un provino per il Grande Fratello, che si sta svolgendo proprio a Napoli.
Dopo aver superato un paio di provini, è convinto che lo abbiano preso e così vende la pescheria e cominciano nella sua mente una serie di paranoie dalle quali non riuscirà più ad uscire.
Un bel film che ci fa riflettere di come sia superficiale la nostra società, che pensa solo all'apparire (specialmente in tv), e non gliene importa niente dell'essere.
La popolarità è sempre stata ritenuta una cosa importante, specialmete da quando è nata la tv, o le varie riviste popolari di gossip.
L'essere famosi, conosciuti e riconosciuti per la strada, guadagnare soldi facilmente solo presenziando in tv o alle feste.
L'essere considerati vip, anche se di "important" non c'è niente, solo per essere apparsi in uno show tv.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a de lorean »
[ - ] lascia un commento a de lorean »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
robert1948
|
martedì 12 marzo 2013
|
una nuova religione :il grande fratello
|
|
|
|
Luciano ,pescivendolo , in uno dei quartieri più
degradati di Napoli , un pò per caso ma anche per
aspirazioni nascoste, si ritrova a sottoporsi ad un
provino per il Grande Fratello .Lui che di solito
,nelle occasioni di feste , amava intrattenere amici
e parenti con travestimenti e grottesche
interpretazioni , in cuor suo ritiene di aver superato
il provino e resta in trepida attesa di una chiamata .
Da quì ha inizio la sua follia . Inizia a pensare che
il Grande Fratello invii degli emissari per spiarlo .
Per accertare la verità di quello che aveva raccontato
a Roma.
Ed allora , lui che arrotondava i suoi scarsi guadagni
di pescivendolo con delle piccole e ingegnose truffe
smette d'imbrogliare il prossimo.
[+]
Luciano ,pescivendolo , in uno dei quartieri più
degradati di Napoli , un pò per caso ma anche per
aspirazioni nascoste, si ritrova a sottoporsi ad un
provino per il Grande Fratello .Lui che di solito
,nelle occasioni di feste , amava intrattenere amici
e parenti con travestimenti e grottesche
interpretazioni , in cuor suo ritiene di aver superato
il provino e resta in trepida attesa di una chiamata .
Da quì ha inizio la sua follia . Inizia a pensare che
il Grande Fratello invii degli emissari per spiarlo .
Per accertare la verità di quello che aveva raccontato
a Roma.
Ed allora , lui che arrotondava i suoi scarsi guadagni
di pescivendolo con delle piccole e ingegnose truffe
smette d'imbrogliare il prossimo. Lui che si
dimostrava cinico e insensibile di fronte a richieste
di povera gente , diventa generoso e altruista fino a
regalare le suppellettili della propria casa ai
barboni del quartiere.
E quando al Cimitero incontra due anziane bigotte da
cui pensa di essere spiato chiede loro cosa fare per
entrare nella "Casa". Ottenendone in risposta che "
occorre pazienza ,....,piano piano,....ci vuole fede e
speranza".
Dunque per entrare nella "Casa " occorre rispettare il
prossimo , essere altruisti ed avere fede e speranza.
Il "Grande Fratello" é la nuova religione della povera
gente .
Garrone non é mai banale . E' un buon film che lascia
tanto amaro in bocca .
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a robert1948 »
[ - ] lascia un commento a robert1948 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
1962thor
|
venerdì 22 febbraio 2013
|
anche i sogni hanno un confine
|
|
|
|
Sullo sfondo di una Napoli fotografata alla perfezione da Garrone si muove il protagonista,
lo splendido Aniello Arena, il quale interpreta un pescivendolo con la fissa dello spettacolo che
sacrifica la sua vita famigliare e lavorativa per un sogno che fa fatica a confinare in una cornice di cruda realtà.
Il sogno di partecipare ad un reality, molta in voga in Italia fino a 7-8 anni fa ma ancora vivo nel sottobosco della
cultura popopare, assale un uomo come tanti fino a fargli perdere la ragione. Eccellente la raffigurazione delle
tradizioni dell'area vesuviana descritte attraverso personaggi pirandelliani che si muovono sul palcoscenico
della vita in equilibrio tra difficoltà ataviche tipiche di chi vive da quelle parti e la leggerezza con cui vengono affrontate .
|
|
|
[+] lascia un commento a 1962thor »
[ - ] lascia un commento a 1962thor »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
gioygio
|
martedì 5 febbraio 2013
|
una bella critica ai falsi valori
|
|
|
|
Garrone non delude soprattutto nella regia e nella scelta degli attori. La prima parte del film somiglia ad una giostra colorata e colorita di personaggi, situazioni, dialoghi e location che scorrono a ritmo serrato catapultandoci in una realtà caratteristica e ben orchestrata. L'uso della macchina da presa è perfetto, la costruzione dei personaggi ben realizzata e la scelta delle location eccellente. Se da una parte REALITY sembra un film concentrato su uno spaccato di un piccolo quartiere di Napoli, di una famiglia e relativi amici del protagonista che hanno come unico sogno andare in televisione, conseguire un successo facile, popolare e popolano, dall'altra Garrone ci da molti spunti di riflessione su una tematica molto attuale: la dilagante mediocrità culturale che ci offrono i media.
[+]
Garrone non delude soprattutto nella regia e nella scelta degli attori. La prima parte del film somiglia ad una giostra colorata e colorita di personaggi, situazioni, dialoghi e location che scorrono a ritmo serrato catapultandoci in una realtà caratteristica e ben orchestrata. L'uso della macchina da presa è perfetto, la costruzione dei personaggi ben realizzata e la scelta delle location eccellente. Se da una parte REALITY sembra un film concentrato su uno spaccato di un piccolo quartiere di Napoli, di una famiglia e relativi amici del protagonista che hanno come unico sogno andare in televisione, conseguire un successo facile, popolare e popolano, dall'altra Garrone ci da molti spunti di riflessione su una tematica molto attuale: la dilagante mediocrità culturale che ci offrono i media.
Sicuramente non c'era bisogno di Garrone per fare una riflessione sul Grande Fratello (tra l'altro arrivata un pò in ritardo) ma certo è che meglio avere nel panorama del cinema italiano un film che con la sua leggerezza tratti argomenti di grande attualità, piuttosto di averne altri che putano solo al successo di botteghino e non trattano di nulla.
La difficoltà di Luciano, il perfetto protagonista del film, di discernere la realtà dalla finzione che lo spinge in una lenta follia, in una depressione provocata dal non essere entrato nel Grande Fratello, è relaizzata egregiamente e spinge il pubblico in una lenta e triste sensazione di pena nei confronti del protagonista e di tutta quella categoria di persone che esso rappresenta.
Purtroppo esistono persone che come Luciano non distinguono la realtà dalla finzione, che si emozionano, si impersonificano ed invidiano questi falsi miti che i media ci propinano da 10 anni a questa parte e purtroppo non si tratta solo del Grande Fratello... Garrone potrebbe vincere altri Grand Prix speciali della giuria a Cannes se prendesse spunto dai tristi e mediocri programmi tv italiani.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a gioygio »
[ - ] lascia un commento a gioygio »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
pensierocivile
|
venerdì 25 gennaio 2013
|
talento "senza fine"
|
|
|
|
L'idea di non scagliarsi contro questo genere televisivo controverso, ma di soffermarsi ed analizzare le conseguenze sulla vita e l'influenza sui sogni del telespettatore più "debole", è sensibilità che spetta solo ai grandi autori, così come è talento puro la messa in scena della prima metà del film: si susseguono quadri magici, pitture uniche e affascinanti di un mondo degradato, povero, in lotta continua, dignitosa, ma sempre a ridosso dell'abisso. Passano dagli occhi al cuore le scene del matrimonio, il ritorno al quartiere con la sua architettura tragica e perfetta, il provino a Cinecittà, il secondo ritorno al quartiere stavolta in festa, l'addio alla pescheria.
[+]
L'idea di non scagliarsi contro questo genere televisivo controverso, ma di soffermarsi ed analizzare le conseguenze sulla vita e l'influenza sui sogni del telespettatore più "debole", è sensibilità che spetta solo ai grandi autori, così come è talento puro la messa in scena della prima metà del film: si susseguono quadri magici, pitture uniche e affascinanti di un mondo degradato, povero, in lotta continua, dignitosa, ma sempre a ridosso dell'abisso. Passano dagli occhi al cuore le scene del matrimonio, il ritorno al quartiere con la sua architettura tragica e perfetta, il provino a Cinecittà, il secondo ritorno al quartiere stavolta in festa, l'addio alla pescheria. Purtroppo, con la cessione della pescheria, il film smette di raccontare, si ritorce con la paranoia e la depressione del protagonista, insiste oltremodo sull'oppressione da grande fratello, dimentica tutto il costrutto precedente e si conclude in maniera deludente, troppo facile. Tutta la costruzione della prima parte non trova alcun punto di arrivo, si sceglie una soluzione aperta, ambigua e semplicistica invece di portare a compimento la riflessione. Aniello Arena conferma tutta la sua solidità di interprete maturo.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a pensierocivile »
[ - ] lascia un commento a pensierocivile »
|
|
d'accordo? |
|
|
|