Drammatico,
durata 150 min.
- Italia 2008.
- 01 Distribution
uscita venerdì 23maggio 2008.
MYMONETROSanguepazzo
valutazione media:
2,81
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Non mi è piaciuto il film perchè fa vedere i partigiani tremendi e loro due quasi degli eroi. Zingaretti e' bravo ma non e' il suo ruolo migliore e la Bellucci fa pena come sempre. Anche Giordana mi dispiace dirlo ha voluto solo fare un fumettone spacciandolo per un film sul fascismo e la guerra civile. Sembra quasi che approvi il loro modo di essere! E poi neanche un accenno alle famose "Ville tristi" ben note a Milano in quell'epoca . Comunque troppo lungo.
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La storia raccontata da Marco Tullio Giordana in Sanguepazzo è quella di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, due attori italiani degli anni ’30, che lavorarono soprattutto in quei film definiti dei "telefoni bianchi" e che dopo l’armistizio dell’8 settembre si compromisero aderendo alla Repubblica di Salò. Consegnatisi ai partigiani, furono giustiziati perché accusati di aver partecipato alle torture che la “polizia politica” della neonata repubblica fascista infliggeva ai partigiani presi prigionieri. Accuse che però non sembrerebbero essere state mai compiutamente provate.
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La storia raccontata da Marco Tullio Giordana in Sanguepazzo è quella di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, due attori italiani degli anni ’30, che lavorarono soprattutto in quei film definiti dei "telefoni bianchi" e che dopo l’armistizio dell’8 settembre si compromisero aderendo alla Repubblica di Salò. Consegnatisi ai partigiani, furono giustiziati perché accusati di aver partecipato alle torture che la “polizia politica” della neonata repubblica fascista infliggeva ai partigiani presi prigionieri. Accuse che però non sembrerebbero essere state mai compiutamente provate.
Un film, questo di Giordana, dalla genesi lunghissima (iniziò a scriverlo più di venticinque anni fa) e dai contenuti sostanziosi e “pericolosi” considerando i rischi che si corrono quando si toccano temi delicati come quelli che riguardano il periodo della Resistenza e della guerra di liberazione che alcuni storici definiscono come una vera e propria guerra civile. Il regista milanese, forse anche per non farsi coinvolgere in una lunga quanto estenuante querelle sul giudizio storico sui fatti di quegli anni, sceglie di puntare soprattutto sulla personalità dei due attori. Per farlo dipinge un bozzetto molto accurato e sfaccettato dei due personaggi principali, tale da catalizzare tutta l’attenzione su di loro, affrontando, in questo modo, il problema storico solo tangenzialmente.
Ma, se questo progetto riesce a trovare in Luca Zingaretti, nei panni dell’attore Valenti, un interprete completo ed autorevole capace di affrontare un ruolo importante che non concede mai una caduta di tensione, lo stesso non può dirsi riguardo la scelta di affidare a Monica Bellucci la parte della protagonista femminile.
Per certi versi, l’attrice umbra, si districa con maggior disinvoltura nelle pieghe più drammatiche del copione, quando ormai il destino dei due amanti è segnato. Approfondimento dei personaggi e delle loro caratteristiche che si nota anche nei personaggi secondari come la figura di Golfiero (Alessio Boni) o quella di Koch (bravo l’attore Paolo Bonanni) il sinistro commissario della polizia politica. La corposa sceneggiatura (150 minuti sono davvero tanti, anzi troppi), ben sostenuta da un’attenta ricostruzione dei luoghi frutto di una scenografia dai mezzi cospicui e dall’ottima manifattura, regala quindi a tutti i personaggi momenti di approfondimento che diventano poi essenziali per la comprensione globale dell’opera.
In alcuni passi, però, se ci si consente l’espressione, scade in momenti di eccessiva morbosità che, anche se giustificati dalla necessità di rappresentare l’atmosfera decadente di quegli anni, non sempre sono apparsi così funzionali alla storia
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La storia, quella vera, quella ufficiale, dice ben altro. Osvaldo Valenti lascia Roma per recarsi a Venezia, nei territori della Repubblica Sociale. Qui indosserà una divisa della Decima Flottiglia MAS, non perché senza altri vestiti a disposizione, ma perché decide autonomamente e spontaneamente di aderire al corpo militare comandato da Junio Valerio Borghese.
Il regista si diverte invece ad inventare una storia che ha pochi riscontri con la realtà, trasforma Valenti in un eroe, spaccia i partigiani per degli assassini senza scrupoli e rischia che qualcuno tra il pubblico possa aver voglia di passarlo per le armi.
Una stella è sin troppo per un film che dovrebbe essere cancellato, dalla storia e dalla memoria.
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La storia, quella vera, quella ufficiale, dice ben altro. Osvaldo Valenti lascia Roma per recarsi a Venezia, nei territori della Repubblica Sociale. Qui indosserà una divisa della Decima Flottiglia MAS, non perché senza altri vestiti a disposizione, ma perché decide autonomamente e spontaneamente di aderire al corpo militare comandato da Junio Valerio Borghese.
Il regista si diverte invece ad inventare una storia che ha pochi riscontri con la realtà, trasforma Valenti in un eroe, spaccia i partigiani per degli assassini senza scrupoli e rischia che qualcuno tra il pubblico possa aver voglia di passarlo per le armi.
Una stella è sin troppo per un film che dovrebbe essere cancellato, dalla storia e dalla memoria. [-]
[+] fumettone (di ragnetto46)[ - ] fumettone
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Attraverso la storia di Valenti e della Ferida, che sicuramente molti ignoravano prima dell'uscita del film, Giordana ci fa vivere e rapprsenta molto bene il quadro storico dell'Italia della Guerra Civile. Un affresco che rispecchia perfettamente lo spaccato dell'epoca. La storia che giordana ci racconta non è solo una storia d'amore tormentato e maledetto tra due personaggi altrettanto tormentati e vittime del loro stesso narcismo, ma è la storia di un paese vista attraverso i loro occhi. Una storia tragica con un tragico epilogo, ma senza strumentalizzazioni di nessun tipo, solo la voglia di raccontare una storia senza filtri e senza censure. Giordana osa nella scelta del Cast e ci azzecca.
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Attraverso la storia di Valenti e della Ferida, che sicuramente molti ignoravano prima dell'uscita del film, Giordana ci fa vivere e rapprsenta molto bene il quadro storico dell'Italia della Guerra Civile. Un affresco che rispecchia perfettamente lo spaccato dell'epoca. La storia che giordana ci racconta non è solo una storia d'amore tormentato e maledetto tra due personaggi altrettanto tormentati e vittime del loro stesso narcismo, ma è la storia di un paese vista attraverso i loro occhi. Una storia tragica con un tragico epilogo, ma senza strumentalizzazioni di nessun tipo, solo la voglia di raccontare una storia senza filtri e senza censure. Giordana osa nella scelta del Cast e ci azzecca. La Bellucci è quanto mai perfetta nel ruolo della Ferida, e che se ne dica, Monica sarebbe stata l'unica in grado trasmettere la passionalità e di esprimere i tormenti di una donna vittima del proprio amore per un uomo "maledetto" come valenti. Zingaretti perfetto nei panni del maledetto vittima del proprio ego e dei propri vizi. Fanno da sfondo tante piccole storie, tanti piccoli drammi umani, che concorrono a rendere ancora più realistico e coinvolgente questo splendido film corale. Ingiustamente presentato fuori concorso a Cannes, ma ben accolto dalla critica, credo che sangue pazzo avrà comunque qualche riconoscimento a livello nazionale, anche se forse come botteghino incasserà poco. Comunque da vedere !!
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[+] d'accordo, un'altra prova notevole di giordana. (di valvestino)[ - ] d'accordo, un'altra prova notevole di giordana.
[+] ancora una prova valida per giordana. (di valvestino)[ - ] ancora una prova valida per giordana.
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"[...] può far davvero scattare la molla del giudizio "erano tutti uguali". Non è vero e non è sicuramente quello che Giordana vuole."
Ah... non erano tutti uguali? Persone che hanno lottato per i propri ideali, chi da una parte, chi dall'altra, hanno fatto scelte assai difficili che noi non potremo mai capire. Ma come si fa a pensare che da una parte erano 'tutti cattivi' e/o dall'altra 'tutti buoni'? Ognuno ha le proprie responsabilità, qualsiasi sia il suo credo politico, ma evidentemente Voi andate solo verso una direzione, che non è detto sia quella giusta, così per voi come per gli altri...
Compagni, Camerati... erano persone e quando di mezzo c'è la guerra, la morte tutti sono uguali, specie davanti a Dio.
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"[...] può far davvero scattare la molla del giudizio "erano tutti uguali". Non è vero e non è sicuramente quello che Giordana vuole."
Ah... non erano tutti uguali? Persone che hanno lottato per i propri ideali, chi da una parte, chi dall'altra, hanno fatto scelte assai difficili che noi non potremo mai capire. Ma come si fa a pensare che da una parte erano 'tutti cattivi' e/o dall'altra 'tutti buoni'? Ognuno ha le proprie responsabilità, qualsiasi sia il suo credo politico, ma evidentemente Voi andate solo verso una direzione, che non è detto sia quella giusta, così per voi come per gli altri...
Compagni, Camerati... erano persone e quando di mezzo c'è la guerra, la morte tutti sono uguali, specie davanti a Dio.
Saluti
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Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, sono attori famosi durante il ventennio fascista; essi stanno insieme anche quando decidono di aderire alla Repubblica di Salò. Arresisi ai partigiani, sono accusati di essere torturatori di partigiani. I due sono antesignani di un amore folle e distruttivo. Il regista ha cercato con tutta l’onestà documentaria e antideolgica possibile di ricostruirne la vicenda in un ambito di attendibilità storica. C’è riuscito? A mio avviso, si. Lo sforzo era, però, contemporaneamente di costruirvi un film che avvincesse: su questo punto i risultati sono meno entusiasmanti; anche se siamo in presenza di un film denso. La personalità di Valenti, che spesso i suoi amici chiamavano “Sandokan”, era quella di un attore-istrione sul set come nella vita: un fanfarone, che spesso confondeva la vita come una grande provocazione.
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Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, sono attori famosi durante il ventennio fascista; essi stanno insieme anche quando decidono di aderire alla Repubblica di Salò. Arresisi ai partigiani, sono accusati di essere torturatori di partigiani. I due sono antesignani di un amore folle e distruttivo. Il regista ha cercato con tutta l’onestà documentaria e antideolgica possibile di ricostruirne la vicenda in un ambito di attendibilità storica. C’è riuscito? A mio avviso, si. Lo sforzo era, però, contemporaneamente di costruirvi un film che avvincesse: su questo punto i risultati sono meno entusiasmanti; anche se siamo in presenza di un film denso. La personalità di Valenti, che spesso i suoi amici chiamavano “Sandokan”, era quella di un attore-istrione sul set come nella vita: un fanfarone, che spesso confondeva la vita come una grande provocazione. Dotato di grande talento gestuale (anche se non di grande voce), lavorò con tutti i famosi registi dell’epoca, come A.BLasetti. Che propiziò l’incontro con la Ferida. Costei non era una semplice figurante, come appare nel film, ma un’attrice di teatro già affermata. Comunque, nella sostanza, è vero quanto detto nel film, circa la tempestosità, ma anche la vibrante energia erotica del rapporto tra i due. L.Zingaretti ne dà un’interpretazione validissima: la sua perentorietà caratteriale, ma anche la sua disperazione di cocainomane perso, sono rese con un’efficacia di sfumature e di tratti compresenti di grande accuratezza psicologica. E tutta la relazione trai due è molto ben descritta, con una carnale, luminosa, sicura della sua incombente femminilità muta, M.Bellucci. Come anche tutta l’architettura del regime fascista nell’ambito del cinema, compresa la fase RSI, è resa con una sicurezza di tratti, che non è solo scenografica, ma concentrata su facce e modi di porsi, che la rendono assolutamente credibile. Lo è di meno quella parte dedicata alla prigionia, dove prevale il personaggio del regista-resistente Golfiero (un clone di Luchino Visconti?). Anche se A.Boni ne offre un’interpretazione intensa, risalta un approccio che vorrebbe essere riflessivo sulla serie di eventi, ma è solo rallentante. In questa parte del film, il miglior personaggio, per costruzione, è quello del Capo partigiano, l’attore M.Donadoni. Egli incarna i tormentosi dubbi che alla fine anche noi formuliamo. I due furono vittime di se stessi, e furono travolti, per incoscienza e incapacità, come ha dichiarato il regista, di distinguere la realtà storica dalla finzione. Pensarono che la famigerata Banda del torturatore Koch era una roba da film, e non l’essenza di in regime folle e sanguinario.
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Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, sono attori famosi durante il ventennio fascista; essi stanno insieme anche quando decidono di aderire alla Repubblica di Salò. Arresisi ai partigiani, sono accusati di essere torturatori di partigiani. I due sono antesignani di un amore folle e distruttivo. Il regista ha cercato con tutta l’onestà documentaria e antideolgica possibile di ricostruirne la vicenda in un ambito di attendibilità storica. C’è riuscito? A mio avviso, si. Lo sforzo era, però, contemporaneamente di costruirvi un film che avvincesse: su questo punto i risultati sono meno entusiasmanti; anche se siamo in presenza di un film denso. La personalità di Valenti, che spesso i suoi amici chiamavano “Sandokan”, era quella di un attore-istrione sul set come nella vita: un fanfarone, che spesso confondeva la vita come una grande provocazione.
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Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, sono attori famosi durante il ventennio fascista; essi stanno insieme anche quando decidono di aderire alla Repubblica di Salò. Arresisi ai partigiani, sono accusati di essere torturatori di partigiani. I due sono antesignani di un amore folle e distruttivo. Il regista ha cercato con tutta l’onestà documentaria e antideolgica possibile di ricostruirne la vicenda in un ambito di attendibilità storica. C’è riuscito? A mio avviso, si. Lo sforzo era, però, contemporaneamente di costruirvi un film che avvincesse: su questo punto i risultati sono meno entusiasmanti; anche se siamo in presenza di un film denso. La personalità di Valenti, che spesso i suoi amici chiamavano “Sandokan”, era quella di un attore-istrione sul set come nella vita: un fanfarone, che spesso confondeva la vita come una grande provocazione. Dotato di grande talento gestuale (anche se non di grande voce), lavorò con tutti i famosi registi dell’epoca, come A.BLasetti. Che propiziò l’incontro con la Ferida. Costei non era una semplice figurante, come appare nel film, ma un’attrice di teatro già affermata. Comunque, nella sostanza, è vero quanto detto nel film, circa la tempestosità, ma anche la vibrante energia erotica del rapporto tra i due. L.Zingaretti ne dà un’interpretazione validissima: la sua perentorietà caratteriale, ma anche la sua disperazione di cocainomane perso, sono rese con un’efficacia di sfumature e di tratti compresenti di grande accuratezza psicologica. E tutta la relazione trai due è molto ben descritta, con una carnale, luminosa, sicura della sua incombente femminilità muta, M.Bellucci. Come anche tutta l’architettura del regime fascista nell’ambito del cinema, compresa la fase RSI, è resa con una sicurezza di tratti, che non è solo scenografica, ma concentrata su facce e modi di porsi, che la rendono assolutamente credibile. Lo è di meno quella parte dedicata alla prigionia, dove prevale il personaggio del regista-resistente Golfiero (un clone di Luchino Visconti?). Anche se A.Boni ne offre un’interpretazione intensa, risalta un approccio che vorrebbe essere riflessivo sulla serie di eventi, ma è solo rallentante. In questa parte del film, il miglior personaggio, per costruzione, è quello del Capo partigiano, l’attore M.Donadoni. Egli incarna i tormentosi dubbi che alla fine anche noi formuliamo. I due furono vittime di se stessi, e furono travolti, per incoscienza e incapacità, come ha dichiarato il regista, di distinguere la realtà storica dalla finzione. Pensarono che la famigerata Banda del torturatore Koch era una roba da film, e non l’essenza di in regime folle e sanguinario.
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Il regista ci presenta due "simpatiche canaglie", ma non sono stati, al di là della popolarità del momento, nè simpatici nè semplici canaglie. Il regista presenta una rivisitazione "nobile" della X mas che contrasta con la storia, unanimemente condivisa, di una X efferata. Istrionesco Zingaretti, impalpabile la Bellucci.
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bello! bello il film, ottima la recitazione degli attori. la bellucci, appena sufficiente.........il finale è quello giusto, a quei tempi "erano tutti uguali" è quasi d'obbligo.
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