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turkish
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martedì 20 aprile 2010
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un saggio sulla dicotomia tra apparenza e realtà
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Cronenberg costruisce un gran film descrivendo al meglio il mondo di uno schizzofreico (malato mentale) attraverso la messa in scena dei suoi flashback e ricordi infantili che vogliono indagare sulle vere conseguenze/traumi che hanno alterato lo stato mentale del protagonista.Con perfetta maestria di montaggi Cronenberg pone allo spettatore tutte gli indizi ( tramite i flashback) per risolvere il rebus, quando nel finale entra in gioco l'inaspettato e l'imprevedibile andando a stravolgere tutte le certezze iniziali.Un film thriller dalle forti tinte drammatiche che diventano tragiche e crude nel finale.Ralph Fiennes è da antologia nel ruolo del protagonista.
Un grande saggio sulla dicotomia tra Apparenza e Realtà tra il Vero e la Menzogna attravero l'analisi esemplare di una mente in-sana.
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pcologo
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martedì 20 ottobre 2009
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come al solito, si dovrebbe leggere il romanzo
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Come al solito, si dovrebbe leggere il romanzo. La trasposizione di Cronenberg rende il personaggio, che nel libro parla in prima persona con la lucida disperazione di chi osserva la propria follia progredire inesorabile, quasi un semi-ebete privo di reazioni significative, un abulico osservatore del proprio passato, sempre con la stessa fastidiosa espressione sul volto. Cronenberg si è reso la vita più facile, sarebbe stato molto più difficile descrivere con le immagini la deformazione della realtà che il povero Spider percepisce attorno a sè, impotente ma tragicamente consapevole al tempo stesso. Non mi piace assolutamente il personaggio di Spider come è stato descritto da Cronenberg.
Inoltre Cronenberg ha esplicitato eventi e verità che nel libro sono solo (forse) suggeriti ma mai dimostrati (vi invito a leggere il libro per capire).
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Come al solito, si dovrebbe leggere il romanzo. La trasposizione di Cronenberg rende il personaggio, che nel libro parla in prima persona con la lucida disperazione di chi osserva la propria follia progredire inesorabile, quasi un semi-ebete privo di reazioni significative, un abulico osservatore del proprio passato, sempre con la stessa fastidiosa espressione sul volto. Cronenberg si è reso la vita più facile, sarebbe stato molto più difficile descrivere con le immagini la deformazione della realtà che il povero Spider percepisce attorno a sè, impotente ma tragicamente consapevole al tempo stesso. Non mi piace assolutamente il personaggio di Spider come è stato descritto da Cronenberg.
Inoltre Cronenberg ha esplicitato eventi e verità che nel libro sono solo (forse) suggeriti ma mai dimostrati (vi invito a leggere il libro per capire). Anche in questo si è semplificato la vita, in sostanza scrivendo una storia differente, tutto sommato meno credibile.
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eugenio
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sabato 31 gennaio 2009
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abissi di follia
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Che dire.....
Spider,un film di un ottimo Cronemberg,autore tra l'altro di "A history of violence", tratta della vicenda di un giovane ragazzo complessato,Clegg ,appunto soprannominato Spider per la capacità di tessere tele di materiale elastico in casa quando era un bambino.
Il film utilizza una sapiente tecnica il flashback,che personalmente non adoro,ma è stata utilizzata bene,in modo ottimale direi e alterna fasi fra presente passato in armonia. La vicenda è estremamente umana e tratta un delirio psichico a metà tra un dramma quasi morbosamente affettivo nei confronti della madre del protagonista e sociale nella trattazione delle condizioni cui son sottoposti i pazienti del manicomio (vedi le stanze anguste,la mensa e lo squallore della camera in cui alberga il protagonista)
La trama puo' sembrare simile a "qualcuno volo' sul nido del cuculo"(con l'indimenticabile Nicholson),ma è completamente diversa,soprattutto per la condizione mentale del protagonista,che ha la curiosa abitudine di annotare in maniera incomprensibile tracce della sua giovinezza su un piccolo quaderno.
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Che dire.....
Spider,un film di un ottimo Cronemberg,autore tra l'altro di "A history of violence", tratta della vicenda di un giovane ragazzo complessato,Clegg ,appunto soprannominato Spider per la capacità di tessere tele di materiale elastico in casa quando era un bambino.
Il film utilizza una sapiente tecnica il flashback,che personalmente non adoro,ma è stata utilizzata bene,in modo ottimale direi e alterna fasi fra presente passato in armonia. La vicenda è estremamente umana e tratta un delirio psichico a metà tra un dramma quasi morbosamente affettivo nei confronti della madre del protagonista e sociale nella trattazione delle condizioni cui son sottoposti i pazienti del manicomio (vedi le stanze anguste,la mensa e lo squallore della camera in cui alberga il protagonista)
La trama puo' sembrare simile a "qualcuno volo' sul nido del cuculo"(con l'indimenticabile Nicholson),ma è completamente diversa,soprattutto per la condizione mentale del protagonista,che ha la curiosa abitudine di annotare in maniera incomprensibile tracce della sua giovinezza su un piccolo quaderno.
Poche son le critiche che mi son venute in mente,anzi quasi nessuna a dire il vero,forse il finale troppo frettoloso e rapido che impedisce una visione ottimale e completa. Del resto le inquadrature son perfette,ottime a dire il vero. Sembra quasi di essere all'interno del film,di respirare l'angoscia che pervade tutta la pellicola.
Ottimo anche il doppiaggio affidato (credo) a Accolla e Biagini nelle parti del protagonista e del padre.
Film sicuramente consigliato.
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matteo da pisa
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martedì 13 gennaio 2009
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visione assai difficile
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Ci sono films criptici, difficili, ma che riescono ad affascinare grazie alla forza evocativa di immagini e locations.
Altri invece risultano scolastici e indigeribili.
Queste le sensazioni che ho provato vedendo Spider. Le intenzioni erano buone, ma la realizzazione vola molto basso. Sopravvalutato in maniera invereconda.
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laura
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domenica 11 gennaio 2009
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ottima ricetta per un buon sonno
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Sinceramente sono sorpresa dalle recensioni entusiastiche su questo non riuscito lavoro di Cronenberg (regista generalmente sopravvalutato, ma a volte interessante).
Si intuiscono le buone intenzioni, ma la realizzazione oltre che criptica è pesante.
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silvio
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giovedì 4 dicembre 2008
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una delusione sotto tutti i punti di vista
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Il film risulta di una lentezza MORTALE!!! Si fatica a capire il senso dell'intera storia e si rimane sconcertati alla fine del film per la delusione dovuta all'inutile perdita di tempo dedicata alla sua visione.
Non capisco come si possa produrre qualcosa del genere e soprattutto come si possano "sprecare" dei bravi attori per girare questa "offesa al cinema".
Da dimenticare!!!
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mary
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martedì 25 dicembre 2007
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in ognuno di noi c'è un piccolo spider
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(di ultimoboyscout)
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gattorosso
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sabato 18 agosto 2007
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splendido film
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piernelweb
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mercoledì 18 luglio 2007
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il ragno nella mente
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Soffertissimo film di Cronenberg, vero e proprio viaggio nell'inferno di una mente insana, devastata da un passato segnato dal sangue e condannata a vivere tra ricordi sfumati e indefiniti. Con una continua alternanza tra realtà presente e flashback infantili remoti, il regista Canadese ricompone (o reinventa?) il puzzle esistenziale del timido Spider vittima e carnefice nel suo destino da psicopatico. Alcune lentezze narrative sono necessarie per raccontare e far percepire l'abbisso nel protagonista; il tono e l'intensità drammatica si mantengono costantemente su livelli notevoli. Ottima la prova di Ralph Fiennes (non sempre gratificato dal doppiaggio), perfettamente in sintonia con le cupe atmosfere cronenberghiane, e la colonna sonora di Howard Shore.
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Soffertissimo film di Cronenberg, vero e proprio viaggio nell'inferno di una mente insana, devastata da un passato segnato dal sangue e condannata a vivere tra ricordi sfumati e indefiniti. Con una continua alternanza tra realtà presente e flashback infantili remoti, il regista Canadese ricompone (o reinventa?) il puzzle esistenziale del timido Spider vittima e carnefice nel suo destino da psicopatico. Alcune lentezze narrative sono necessarie per raccontare e far percepire l'abbisso nel protagonista; il tono e l'intensità drammatica si mantengono costantemente su livelli notevoli. Ottima la prova di Ralph Fiennes (non sempre gratificato dal doppiaggio), perfettamente in sintonia con le cupe atmosfere cronenberghiane, e la colonna sonora di Howard Shore. Pochi altri registi potevano girare un film su questo tema con sì tante soggettive e tale capacità introspettiva.
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