tanana
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domenica 17 settembre 2006
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libertà di pensiero
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Film IMPERDIBILE! capolavoro!
Ernesto, sei parte di me, del mio cuore. Grazie Marco e grazie Sergio.
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henry
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mercoledì 5 ottobre 2005
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bellocchio & compari
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Bellocchio delinea dei
ritratti molto efficaci e i suoi campi di analisi, la famiglia e i
rapporti sociali, risvegliano sicuramente attenzione e riflessione
nello spettatore.
Tuttavia il regista, con la sua "corrosiva critica
delle istituzioni borghesi" e la "denuncia e canzonatura delle varie
facce del potere borghese" ricade egli stesso nell' ipocrisia, come
Pasolini o Moravia.
Ricordiamoci bene che il primo girava in Jaguar e
grazie al suo status sociale e al suo denaro poteva frequantare a suo
piacimento numerosissimi ragazzi di vita "proletari", come nella piu'
bieca tradizione borghese. Per quanto concerne il secondo egli, poco
piu' che imberbe, girava in Porsche, con tutti gli annessi e connessi.
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Bellocchio delinea dei
ritratti molto efficaci e i suoi campi di analisi, la famiglia e i
rapporti sociali, risvegliano sicuramente attenzione e riflessione
nello spettatore.
Tuttavia il regista, con la sua "corrosiva critica
delle istituzioni borghesi" e la "denuncia e canzonatura delle varie
facce del potere borghese" ricade egli stesso nell' ipocrisia, come
Pasolini o Moravia.
Ricordiamoci bene che il primo girava in Jaguar e
grazie al suo status sociale e al suo denaro poteva frequantare a suo
piacimento numerosissimi ragazzi di vita "proletari", come nella piu'
bieca tradizione borghese. Per quanto concerne il secondo egli, poco
piu' che imberbe, girava in Porsche, con tutti gli annessi e connessi.
Ma perchè questi autori non si sono soffermati maggiormente nell'
introspezione psicologica dei loro personaggi, di situazioni in cui
spesso ci si puo' ritrovare, e sempre hanno cercato un pretesto per
sputare nel piatto in cui hanno sempre mangiato?
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lemke
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il più bel film italiano degli ultimi anni
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L'ora di religione è uno di quei film che dimostrano che il cinema è davvero una forma d'arte e non solo d'intrattenimento. Questo film, racconta le vicende di un pittore ateo ed in crisi matrimoniale, i cui fratelli sono, l'uno internato come malato spichiatrico, l'altro vescovo, l'altro exterrorista, scopre che alle sue spalle già da anni si sta tessendo la tela per rendere sua madre beata; come se avere una beata in famiglia possa essere uno struemnto di promozione sociale. Detta così, sembra la trama di un film comico e, fra le righe, questo film non manca di una buona dose di acido sarcasmo. Vari e strutturati anche gli elemnti psicoanalitici (che da un po' di anni contraddistinguono i film di Bellocchio).
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L'ora di religione è uno di quei film che dimostrano che il cinema è davvero una forma d'arte e non solo d'intrattenimento. Questo film, racconta le vicende di un pittore ateo ed in crisi matrimoniale, i cui fratelli sono, l'uno internato come malato spichiatrico, l'altro vescovo, l'altro exterrorista, scopre che alle sue spalle già da anni si sta tessendo la tela per rendere sua madre beata; come se avere una beata in famiglia possa essere uno struemnto di promozione sociale. Detta così, sembra la trama di un film comico e, fra le righe, questo film non manca di una buona dose di acido sarcasmo. Vari e strutturati anche gli elemnti psicoanalitici (che da un po' di anni contraddistinguono i film di Bellocchio). Ultimo elemnto da prendere in considerazione: è il film italiano meglio girato e recitato che abbia visto, almeno, negli ultimi anni. Imperdibile.
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(di francy)
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(di the vamiro)
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pierpaolo
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giovedì 1 agosto 2002
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la santità della madre
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Una vicenda surreale, per questo verissima.
Forse perché non sono un habitué del cinema, il film ha avuto il potere di sorprendermi per la sua bellezza e la sua poesia.
L'annuncio dell'attesa di beatificazione.
In una famiglia di miscredenti, il protagonista (il bravo Castellitto) è l'unico che si professi ateo. Ma è anche l'unico capace di commuoversi per l'avvenimento - il processo ecclesiastico di beatificazione - che coinvolge la propria madre, anche se da tempo egli ne avesse preso le distanze. Anzi, seppure sia l'unico del gruppo familiare ad accusare apertamente la madre di aver portato uno dei fratelli alla pazzia.
L'umanità del protagonista si esprime nell'autenticità dei suoi rapporti familiari.
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Una vicenda surreale, per questo verissima.
Forse perché non sono un habitué del cinema, il film ha avuto il potere di sorprendermi per la sua bellezza e la sua poesia.
L'annuncio dell'attesa di beatificazione.
In una famiglia di miscredenti, il protagonista (il bravo Castellitto) è l'unico che si professi ateo. Ma è anche l'unico capace di commuoversi per l'avvenimento - il processo ecclesiastico di beatificazione - che coinvolge la propria madre, anche se da tempo egli ne avesse preso le distanze. Anzi, seppure sia l'unico del gruppo familiare ad accusare apertamente la madre di aver portato uno dei fratelli alla pazzia.
L'umanità del protagonista si esprime nell'autenticità dei suoi rapporti familiari. Non solo in quello - contrastato - con la madre, ma anche con quello affettuoso, sincero, leale con il figlio. Anche in questo egli si differenzia da famigliari ed in particolare dalla moglie separata che, mentre è l'unico genitore riconosciuto ufficialmente mediante l'affidamento esclusivo del figlio, non riesce a concepire per il bambino un rapporto altrettanto autentico.
Il film è un sasso nello stagno torbido, immoto e putrido del mito della Santità della Madre tout court. Un mito che si lascia creare ad arte, con mezzi molto umani e ipocriti, in vista di interessi cinicamente terreni. La retorica del dolore santificante del parto - contrapposta, in una cultura deteriore, a quella della colpevolezza dell'orgasmo nel concepimento - viene profanata dalla vicenda, ma non per questo l'amore, il sentimento, la commozione del protagonista viene meno, mentre quello degli altri componenti del gruppo famigliare, artefici e vittime del mito, ne è irrimediabilmente inquinato.
Le balle, largamente accettate, della distinzione, tra gli atti fisiologici della riproduzione, tra quelli "santi" e quello "sporchi", sono, del resto, simili e connesse alla distinzione di sacralità tra gli organi del corpo terreno del Cristo. Oltre alle chiese dedicate al Sacro Cuore di Gesù, quante ne ha dedicate la Chiesa Cattolica al Sacro Fegato, ai Sacri Polmoni, al Sacro Cervello ecc.?
Retaggio di miti pagani, che mentre inquinano la fede di molti, non sono affatto necessari, perché nulla riescono a togliere, ma men che meno ad aggiungere, ad una fede autentica nella missione salvifica del Cristo.
Un film tra i migliori della stagione italiana contemporanea, accanto a "Il mestiere delle armi" e "La stanza del figlio".
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bullythekid
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martedì 11 giugno 2002
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palle e contropalle
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Domanda: perchè passare due ore inutili a guardare simili porcherie? Risposta: perchè in Italia se non si sforna una cagata pretenziosa e (fintamente) impregnata su temi attuali (tanto a Dio iggi non ci crede più nessuno) come questa non si può assolutamente fare cinema. Rivogliamo PIERINOOOOOOOOOOO!
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(di l'intenditore)
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anguria
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giovedì 6 giugno 2002
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il sorriso di mia madre
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Magnifica rappresentazione dell'ipocrisia religiosa.
Quello che viene buttato in faccia allo spettatore, con sottigliezza ma esplicitamente, e' l'espressione del potere che la religione in Italia incarna da secoli, millenni piu' probabilmente. E' il quotidiano della fede che viene disvelato nel suo insinuarsi subdolo e anti-umano. Tanto che l'atto che qualifica un uomo come ateo risulta l'amore, in contrapposizione agli squallidi opportunismi presenti nei personaggi che circondano la beatificazione, a partire dai parenti fino ai prelati. Ernesto ha bisogno di dimostrare con l'amore la propria estraneita' alla fede, amore per una donna e per il fratello malato di mente, soffocato e letteralmente torurato da un'istituzione che pretende di estorcergli una mendace confessione.
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Magnifica rappresentazione dell'ipocrisia religiosa.
Quello che viene buttato in faccia allo spettatore, con sottigliezza ma esplicitamente, e' l'espressione del potere che la religione in Italia incarna da secoli, millenni piu' probabilmente. E' il quotidiano della fede che viene disvelato nel suo insinuarsi subdolo e anti-umano. Tanto che l'atto che qualifica un uomo come ateo risulta l'amore, in contrapposizione agli squallidi opportunismi presenti nei personaggi che circondano la beatificazione, a partire dai parenti fino ai prelati. Ernesto ha bisogno di dimostrare con l'amore la propria estraneita' alla fede, amore per una donna e per il fratello malato di mente, soffocato e letteralmente torurato da un'istituzione che pretende di estorcergli una mendace confessione. La classica famiglietta italiana ("stanza del figlio", per intenderci) ne esce con le ossa rotte, proprio quella famiglia che e' SEMPRE stata alla base della propaganda cattolica. Dalla pellicola ne abbiamo solo rappresentazioni realmente negative, la santa era una stupida madre che nulla ha saputo trasmettere fuorche' un sorriso indifferente e superbo, la stessa famiglia di Ernesto e' decisamente in via di separazione... In mezzo a tutto questo un invadente dio che spia 6 miliardi di persone...
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diego
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venerdì 17 maggio 2002
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l' ora del grande cinema italiano
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Il protagonista Ernesto è un uomo che conduce una vita tranquilla,fatta di certezze alle quali ormai non pensa nemmeno più.La possibile beatificazione della madre è la scintilla che abolisce(almeno per qualche giorno)le sue convinzioni.La religione è,questo si sa,la più alta rappresentazione di quella che può essere definita scelta di vita:decidere se appartenere alla religione cattolica, o invece avere convinzioni atee significa anche decidere su che basi la propria vita deve partire.Ed è proprio il piccolo figlio del protagonista che sta per essere avviato a questa fondamentale scelta.Ernesto si trova cosi’ a consolidare le sue decisioni,e ad avviare il figlio alla vita.Emblematico è il sorriso di Castellitto:quel sorriso,che tanto somiglia a quello della quasi odiata madre,simboleggia il fatto che, in fondo, ognuno di noi non ha vere certezze,ma spesso proprio quegli aspetti di una persona,che riteniamo negativi o odiosi si nascondono,in parte,direttamente dentro di noi.
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Il protagonista Ernesto è un uomo che conduce una vita tranquilla,fatta di certezze alle quali ormai non pensa nemmeno più.La possibile beatificazione della madre è la scintilla che abolisce(almeno per qualche giorno)le sue convinzioni.La religione è,questo si sa,la più alta rappresentazione di quella che può essere definita scelta di vita:decidere se appartenere alla religione cattolica, o invece avere convinzioni atee significa anche decidere su che basi la propria vita deve partire.Ed è proprio il piccolo figlio del protagonista che sta per essere avviato a questa fondamentale scelta.Ernesto si trova cosi’ a consolidare le sue decisioni,e ad avviare il figlio alla vita.Emblematico è il sorriso di Castellitto:quel sorriso,che tanto somiglia a quello della quasi odiata madre,simboleggia il fatto che, in fondo, ognuno di noi non ha vere certezze,ma spesso proprio quegli aspetti di una persona,che riteniamo negativi o odiosi si nascondono,in parte,direttamente dentro di noi.L’ odio o il disprezzo quindi,sembra dirci il regista,hanno un che di fascino oscuro.C’ è un’ immagine che ritorna spesso:l’ intera famigloia Picciafuoco che si appresta all’ udienza papale,accompagnata da una musica quasi minacciosa.E’ la raffigurazione di una società nociva e bacchettona,che vuole imporre regole apparentemente corrette,ma che non fanno altro che favorire loro stessi.Parlavo di società bigotta precedentemente.E’ la stessa identica società che, all’ uscita nelle sale di “L’ ora di religione”,ha protestato nei confronti di Bellocchio e dei distributori,in quanto ritengono il film un’ offesa alla religione cattolica.Motivo principale di discussione:la doppia bestemmia del fratello di Ernesto.E’ agghiacciante vedere come nel 2002 ci sono persone che si scandalizzano per tali motivi,e che non capiscono il significato di quell’ urlo disperato:anche un pazzo ha bisogno di essere amato.E’ la bestemmia è un insulto,non gratuito,ad un ceto privo di sentimenti,e non un’ offesa diretta alla Chiesa.Bello e significativo il finale:l’ esperienza appena vissuta non ha fatto altro che affermare le idee del protagonista,e forse il figlio viaggerà per la strada del padre:è quest’ ultimo,infatti, ad accompagnarlo a scuola nella sequenza finale quasi in sospeso.
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val82
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giovedì 25 aprile 2002
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che dire... bellocchio non è bergman!
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Che dire... Bellocchio non è Bergman, occorre che qualcuno lo avvisi. "L'ora di religione" è interpretato eccezionalmente da Castellitto e da una straordinaria Piera Degli Esposti, ma manca di vigore. La provocazione è gratuita in più punti, inevitabile è quindi che le scene più riuscite siano quelle caratterizzate da un autentico sapore kafkiano (vedi il duello con Toni Bertorelli). Resta in ogni caso un film profondamente irrisolto e formalmente non impeccabile (gli scavalcamenti di campo sono ingiustificati e disturbanti).
[+] scavalcamenti?
(di accattone)
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(di matteo)
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(di kronos)
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