A proposito di Schmidt |
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Un film di Alexander Payne.
Con Jack Nicholson, Kathy Bates, Hope Davis, Dermot Mulroney, June Squibb.
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Titolo originale About Schmidt.
Drammatico,
durata 125 min.
- USA 2002.
MYMONETRO
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Lampi di sana follia
di TizianaFeedback: 0 |
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Guidato con sicurezza e maestria da uno squisito e sempre poliedrico Jack Nicholson, il film tratteggia, con maliziosa ricchezza, uno spaccato americano di vita media, lontana dalle grandi metropoli, ma allo stesso tempo libera - con sospetto scetticismo - una concezione spietata e vigile del destino di individui “normali”. Nicholson sa bene come interpretare lo stordimento, l'opacità mentale e l'impaccio fisico del risveglio nella vecchiaia: sguardi assenti eppure intensi, immobilità quasi ipnotica, stupore infantile. Schmidt é un dirigente che raggiunge l’età pensionabile e si ritrova a vivere in un’altra realtà: si accorge di aver confuso la vita professionale con la vita stessa, finché viene il giorno in cui la realtà cozza con le conseguenze: benessere materiale in cambio di inefficienza nelle piccole cose quotidiane, e soprattutto, imprevisti: può accadere, per esempio, di rimanere vedovo di una donna che si é troppo trascurata, e può accadere di accorgersi che i figli non sono sempre disposti a vivere in funzione della vecchiaia dei genitori, e che preferiscono sbagliare da soli. Allora, e solo allora, si comincia a cercare un valore, un motivo cui aggrapparsi per convincersi che per qualcuno puoi ancora fare la differenza: un bambino africano adottato a distanza leggerà le confessioni di un vecchio americano disilluso, che racconterà - con sconcertante sincerità - tutta la rabbia e la solitudine in lettere di irresistibile comicità, senza la pretesa di essere capito, ma con la certezza di condividere una sorta di malattia comune: la discriminazione sociale e la fame d’affetto, perché in fondo, vecchiaia e infanzia si somigliano molto. Si può infine scoprire che il passato non è mai realmente esistito, perché il tempo ne cancella ogni traccia fisica, e che il futuro non ha più programmi, ma solo una grottesca, inutile fretta di ricominciare un rapporto di coppia. Payne, poco conosciuto in Italia, pratica dunque uno straordinario esercizio di feroce umorismo dettato da una messa in scena che plana sul protagonista e sul paesaggio (umano e naturale) di un Paese fotografato alla fine di qualsiasi illusione, e improvvisamente illuminato da lampi di sana follia.
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