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dandy
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lunedì 8 dicembre 2025
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"che cosa possiamo perdonare ?"
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Dopo "Boogie Nights" Anderson(che sceneggia e co-produce)presenta un altro affresco monumentale ed ambizioso,alla Altman isterico,sulla società americana allo sbando a fine millennio.Su tutto dominano sia l'imprevedibilità(l'irriverente incipit di tragedie grottesche)che il destino segnato,e i protagonisti,siano vecchi giovani donne uomini o bambini,devono fare i conti con essi.E talora con un passato "che non chiude con noi"(come si sente dire durante il film).Come nel film precedente il regista(che già allora pensava a questo film)sa misurarsi con maestri quali Scorsese,Lumet e Kubrick(la citazione ironica di "2001-Odissea nello spazio")gira con maestria e gestisce al meglio l'affollato cast (Cruise è in uno dei suoi ruoli migliori e Robarts all'ultima apparizione è toccante)e l'uso delle musiche(con brani di "Supertramp",Gabrielle e Aimee Mann).
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Dopo "Boogie Nights" Anderson(che sceneggia e co-produce)presenta un altro affresco monumentale ed ambizioso,alla Altman isterico,sulla società americana allo sbando a fine millennio.Su tutto dominano sia l'imprevedibilità(l'irriverente incipit di tragedie grottesche)che il destino segnato,e i protagonisti,siano vecchi giovani donne uomini o bambini,devono fare i conti con essi.E talora con un passato "che non chiude con noi"(come si sente dire durante il film).Come nel film precedente il regista(che già allora pensava a questo film)sa misurarsi con maestri quali Scorsese,Lumet e Kubrick(la citazione ironica di "2001-Odissea nello spazio")gira con maestria e gestisce al meglio l'affollato cast (Cruise è in uno dei suoi ruoli migliori e Robarts all'ultima apparizione è toccante)e l'uso delle musiche(con brani di "Supertramp",Gabrielle e Aimee Mann).Ma lo svolgersi degli eventi e l'intreccio delle vicende qui risultano più artificiosi,e tematiche come il fallimento delle varie generazioni ,l'autocondanna agli errori ,l'ossessione del successo e il vuoto della tv sono scontate.Goffa anche la pioggia di rane nel finale come sorta di catarsi biblica .Orso d'oro al Festival di Berlino.
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steffa
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domenica 9 marzo 2025
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noiosissimo clich
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un film vuoto che punta tutto sulla stravaganza, imbrigliato in clichè di fine millennio che ad oggi risultano assolutamente insignificanti
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ennio
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domenica 10 giugno 2018
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tentativo di imitazione non proprio riuscito
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Il genere intreccio-di-storie, mutuato dalla letteratura, ha avuto talvolta ottimi risultati nel cinema, ma Anderson non è Altman e “Magnolia” non è “America oggi”, nonostante ottimi attori e caratteristi (Macy,Hoffman,Reilly). I personaggi sono più blandi, a volte ripetuti (perchè due anziani entrambi moribondi ed entrambi sessuomani?), a volte già stravisti come la nevrotica morfinomane Moore (adattissima al ruolo), o il poliziotto cuore solitario in cerca di nuove ragioni di vita.
Irritante è l'uso eccessivo, anzi abuso, della colonna sonora. Le musiche di Jon Brion sono chiaramente una copertura, mal riuscita, per mascherare le parti più prolisse e inutili di un film che non doveva durare 3 ore, 2 rendeva meglio.
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Il genere intreccio-di-storie, mutuato dalla letteratura, ha avuto talvolta ottimi risultati nel cinema, ma Anderson non è Altman e “Magnolia” non è “America oggi”, nonostante ottimi attori e caratteristi (Macy,Hoffman,Reilly). I personaggi sono più blandi, a volte ripetuti (perchè due anziani entrambi moribondi ed entrambi sessuomani?), a volte già stravisti come la nevrotica morfinomane Moore (adattissima al ruolo), o il poliziotto cuore solitario in cerca di nuove ragioni di vita.
Irritante è l'uso eccessivo, anzi abuso, della colonna sonora. Le musiche di Jon Brion sono chiaramente una copertura, mal riuscita, per mascherare le parti più prolisse e inutili di un film che non doveva durare 3 ore, 2 rendeva meglio.
La trovata delle rane è visivamente scenografica ma simbolicamente sterile e pretenziosa.
Solo per cinefili con molto tempo da perdere.
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giorpost
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lunedì 7 marzo 2016
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discreta opera corale a tratti sboccata ma intensa
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Uno dei film che ha fatto parlare più di se a cavallo tra la fine degli anni '90 e l' inizio dei 2000 è stato il fortunato Magnolia (USA, 1999), scritto e diretto da Paul Thomas Anderson. Il terzo lavoro del regista californiano mescola in un' unica sceneggiatura, solo apparentemente complicata, 9 personaggi protagonisti di storie particolari collegate fra esse.
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Uno dei film che ha fatto parlare più di se a cavallo tra la fine degli anni '90 e l' inizio dei 2000 è stato il fortunato Magnolia (USA, 1999), scritto e diretto da Paul Thomas Anderson. Il terzo lavoro del regista californiano mescola in un' unica sceneggiatura, solo apparentemente complicata, 9 personaggi protagonisti di storie particolari collegate fra esse. Anche se non ufficialmente, il volto centrale del palcoscenico appartiene a Tom Cruise, efficace nei panni di Frank, guru del maschilismo più agguerrito che impartisce lezioni sul rimorchio facile e sulla difesa a oltranza dell' attributo, in una società sempre più sbilanciata verso la donna; la sua ascesa in questo particolare segmento nasconde, in realtà, un passato tragico caratterizzato da un padre scappato via e da una madre malata che ha dovuto accudire tra mille sofferenze. Proprio quel genitore rinnegato è il magnate Earl Partridge, in fin di vita, che chiede al suo infermiere Phil (Hoffman, qui non ancora all' apice del suo talento) di rintracciare il figlio che non vede da anni; nel mentre la sua giovane seconda moglie Linda (Moore) cerca disperatamente conforto nei farmaci, in quanto scopre solo ora di amare l' anziano coniuge che aveva spostato solo per interesse e tradito decine di volte ma dal quale, adesso, non vuole più ricevere l' ingente eredità patrimoniale che gli spetterebbe ma che non sente sua.
Sullo sfondo, il famoso presentatore di quiz Jimmy Gator (l' ottimo Philip Baker Hall), anch' egli in procinto di passare a miglior vita, presenta il suo ultimo spettacolo con grande fatica mentre il piccolo concorrete di punta, Stanley, si rifiuta di rispondere alle domande perché non vuole più sottostare allo sfruttamento della sua intelligenza da parte del padre e capisce che il mondo dello showbiz non fa per lui. Frattanto un poliziotto ed un ex concorrente ultra quarantenne del medesimo quiz cercano svariati modi per poter offrire al mondo il proprio amore: tra i due, che s' incontreranno in circostanze rocambolesche, spicca lo sbirro idealista Jim (un convincente John C. Reilly) che conosce Claudia, tossicomane figlia di Gator, molestata da bambina da quest' ultimo e ora in cerca di salvezza.
Il doppio filo che accomuna queste persone, incentrato su drammi familiari e inquietudini personali, pare trovare un punto d' incontro nel tradimento. Tradire il partner per sesso, per gioco, o per sentirsi vivi, o tradire la fiducia di un proprio familiare per egoismo, salvo capire in punto di morte che al proprio fianco c' è sempre stata la persona giusta al momento giusto.
Molti i temi affrontati, non sempre con la dovuta delicatezza: appare, infatti, fuori luogo e controproducente l' utilizzo forzoso e gratuito di un linguaggio sboccato ed impregnato di parolacce che, talvolta, risultano ridondanti fino allo sfinimento. Se posso muovere un altro appunto, lo faccio per la colonna sonora, composta da canzoni (a mio modesto avviso) leggermente sopravvalutate, ma certamente propedeutiche al contesto; inoltre l' introduzione del narratore e la pioggia di rane finale potevano essere risparmiate se è vero che, dal punto di vista dello spettatore, l' opera non parla di casualità ma di destino che prende forma e si trasforma e che, come spesso capita di intuire, dipende dalle scelte degli individui. Film che ha generato “repliche” (Crash del 2006), ma che a sua volta attinge volontariamente (e a distanza di soli 6 anni) da Short Cuts, col quale ha in comune 3 cose: la città (Los Angeles), le storie (9) e Julianne Moore, curiosamente presente in entrambi i lungometraggi, questo Magnolia è un' opera corale ed intensa, forte di un cast sontuoso ma che non inventa nulla, perciò non chiamatelo capolavoro.
Voto: 6,5
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dario
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giovedì 30 luglio 2015
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cartolinesco
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La sceneggiatura non brilla, poche idee e alquanto consumate, mentre la regia se la cava di puro mestiere. Le storie alla Altman hanno il difetto della invenzione di comodo, pigiando sull'acceleratore della crtitica di costume a basso prezzo. Meglio gli attori, fra cui il sorprendente Cruise.
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sam asso
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martedì 28 luglio 2015
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un film struggente,un viaggio a ciò che cicirconda
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struggente appunto credo che sia questo il termine che riesce a spiegare meglio l'essenza del film poichè ognuna di queste storie perfettamente elaborate all'apparenza sembrano così lontane da noi ma in realtà ognuno di noi ogni giorno magari anche senza accorgersene vive quelle esperienze,struggente perchè nel giro di tre ore queste vicende ci fanno provare ogni genere di emozione,si ride,si piange,ci si pone domande,si cercano risposte appunto come tutti i protagonisti che in modo diverso cercano risposte per capire cos'è che li ha portati a vivere quella determinata vita ma credo proprio che alla fine il messaggio con anche la pioggia di rane e il sorriso finale di una protagonista sia che con il dolore bisogna spesso convivere così come con il proprio passato ma non bisogna mai far si che questo sentimento ci faccia da padrone e sperare che qualsiasi cosa può accadere e che magari,un giorno,dio poserà i suoi occhi anche su ognuno di noi facendoci vivere una vita in cui il dolore sparisce.
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struggente appunto credo che sia questo il termine che riesce a spiegare meglio l'essenza del film poichè ognuna di queste storie perfettamente elaborate all'apparenza sembrano così lontane da noi ma in realtà ognuno di noi ogni giorno magari anche senza accorgersene vive quelle esperienze,struggente perchè nel giro di tre ore queste vicende ci fanno provare ogni genere di emozione,si ride,si piange,ci si pone domande,si cercano risposte appunto come tutti i protagonisti che in modo diverso cercano risposte per capire cos'è che li ha portati a vivere quella determinata vita ma credo proprio che alla fine il messaggio con anche la pioggia di rane e il sorriso finale di una protagonista sia che con il dolore bisogna spesso convivere così come con il proprio passato ma non bisogna mai far si che questo sentimento ci faccia da padrone e sperare che qualsiasi cosa può accadere e che magari,un giorno,dio poserà i suoi occhi anche su ognuno di noi facendoci vivere una vita in cui il dolore sparisce.forse è un'illusione ma bisogna pur credere in qualcosa.
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stefano capasso
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domenica 28 dicembre 2014
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il caso non esiste
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Due uomini malati di cancro vicini alla morte, e tutto il mondo delle storie che ruota loro attorno. Storie che si intrecciano, a volte per trame sottili e che si modificano tra loro. Un grande tessuto di persone e fatti che racconta il disagio di queste vite.
Un lavoro di grande respiro questo di Paul Thomas Anderson, con una sceneggiatura di altissimo livello che tocca diverse corde emotive, con forza e senza mai cadere nella retorica. Il tema centrale è il rapporto col passato che torna sempre a manifestarsi nella vita degli uomini. La vita e gli eventi hanno sempre una causalità che trova le origini nella storia precedente. E che si manifesta in diverse forme, dal forte senso di colpa alla reazione aggressiva di opposizione contro questo.
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Due uomini malati di cancro vicini alla morte, e tutto il mondo delle storie che ruota loro attorno. Storie che si intrecciano, a volte per trame sottili e che si modificano tra loro. Un grande tessuto di persone e fatti che racconta il disagio di queste vite.
Un lavoro di grande respiro questo di Paul Thomas Anderson, con una sceneggiatura di altissimo livello che tocca diverse corde emotive, con forza e senza mai cadere nella retorica. Il tema centrale è il rapporto col passato che torna sempre a manifestarsi nella vita degli uomini. La vita e gli eventi hanno sempre una causalità che trova le origini nella storia precedente. E che si manifesta in diverse forme, dal forte senso di colpa alla reazione aggressiva di opposizione contro questo. Un bel film, lungo, dura tre ore, che si fa vedere mantenendo sempre alto il pathos narrativo
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stefano capasso
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domenica 28 dicembre 2014
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il caso non esiste
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Due uomini malati di cancro vicini alla morte, e tutto il mondo delle storie che ruota loro attorno. Storie che si intrecciano, a volte per trame sottili e che si modificano tra loro. Un grande tessuto di persone e fatti che racconta il disagio di queste vite.
Un lavoro di grande respiro questo di Paul Thomas Anderson, con una sceneggiatura di altissimo livello che tocca diverse corde emotive, con forza e senza mai cadere nella retorica. Il tema centrale è il rapporto col passato che torna sempre a manifestarsi nella vita degli uomini. La vita e gli eventi hanno sempre una causalità che trova le origini nella storia precedente. E che si manifesta in diverse forme, dal forte senso di colpa alla reazione aggressiva di opposizione contro questo.
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Due uomini malati di cancro vicini alla morte, e tutto il mondo delle storie che ruota loro attorno. Storie che si intrecciano, a volte per trame sottili e che si modificano tra loro. Un grande tessuto di persone e fatti che racconta il disagio di queste vite.
Un lavoro di grande respiro questo di Paul Thomas Anderson, con una sceneggiatura di altissimo livello che tocca diverse corde emotive, con forza e senza mai cadere nella retorica. Il tema centrale è il rapporto col passato che torna sempre a manifestarsi nella vita degli uomini. La vita e gli eventi hanno sempre una causalità che trova le origini nella storia precedente. E che si manifesta in diverse forme, dal forte senso di colpa alla reazione aggressiva di opposizione contro questo. Un bel film, lungo, dura tre ore, che si fa vedere mantenendo sempre alto il pathos narrativo
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enzo70
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mercoledì 30 luglio 2014
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una magnolia da sfogliare petalo per petalo
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Magnolia è a metà tra l’America Oggi di Altman e Babel di Gonzalez Inarritu, tante storie che si sovrappongono, per poi, cercare di trovare una via di sintesi. Un santone del sesso (Tom Cruse), un infermiere al capezzale di un uomo in fin di vita (Philip Seymour Hoffmann), una donna alla ricerca di una dimensione, sono solo alcuni dei protagonisti di questo film cui non serve cercare di dare un senso, in quanto la narrazione, quasi improvvisamente si dirige verso un binario semplice. E la pioggia di rane del finale è il senso di un film che, come detto, va ben al di là degli schemi e che rappresenta un fiore all’occhiello per Paul Thomas Andersen, che aveva già ben fatto con Boogie Nights, l’altra Hollywood.
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Magnolia è a metà tra l’America Oggi di Altman e Babel di Gonzalez Inarritu, tante storie che si sovrappongono, per poi, cercare di trovare una via di sintesi. Un santone del sesso (Tom Cruse), un infermiere al capezzale di un uomo in fin di vita (Philip Seymour Hoffmann), una donna alla ricerca di una dimensione, sono solo alcuni dei protagonisti di questo film cui non serve cercare di dare un senso, in quanto la narrazione, quasi improvvisamente si dirige verso un binario semplice. E la pioggia di rane del finale è il senso di un film che, come detto, va ben al di là degli schemi e che rappresenta un fiore all’occhiello per Paul Thomas Andersen, che aveva già ben fatto con Boogie Nights, l’altra Hollywood. Magnolia è un film che andrebbe visto al cinema per sfogliare i suoi petali uno a uno .
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radamanto
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mercoledì 2 luglio 2014
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à la recherche du nombre 82
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Molti si saranno accorti che fin dalle prime scene e per tutto il film compare sempre lo stesso numero : 82 nascosto in forme diverse (sulla maglia dell'impiccato, sul fianco del velivolo, nelle carte da gioco, sul terrazzo, sulla porta dell'appartamento, su orologi, etc...). Solo verso la metà del film, all'inizio del quiz televisivo, analizzando fotogramma per fotogramma, si osserva come qualcuno tra il pubblico inalberi un cartellone con la scritta "Exodus 8,2" subito sequestrato da un uomo che qualcuno identifica con P.T. Anderson stesso. Ebbene: aprite la Bibbia e leggete il secondo versetto del capitolo ottavo di Esodo.... Ecco la predizione del finale cratofanico.
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