Solaris

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Un film di Andrei Tarkovsky. Con Natalya Bondarchuk, Donatas Banionis, Yuri Charvet, JŘri Jńrvet, Vladislav Dvorzhetskiy.
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Titolo originale Soljaris. Fantascienza, durata 165 min. - URSS 1971. MYMONETRO Solaris * * * * - valutazione media: 4,07 su 36 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Solaris 1972: anti-odissea nello spazio Valutazione 4 stelle su cinque

di MaxCruise


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venerdý 21 marzo 2014

In un futuro non precisato, Kris (interpretato dall’ottimo Banionis) é uno psicologo-scienziato incaricato di raggiungere una stazione spaziale orbitante su uno strano e sinistro pianeta chiamato “Solaris”(una sorta di ammasso gelatinoso, gassoso e liquido in continua evoluzione e dalla natura ancora incomprensibile all’uomo)e stabilire se è il caso di continuare le ricerche o dismettere tutta la missione.
Appena sbarcato, trova un ambiente surreale, i pochi membri dell’astronave rimasti in balia di miraggi e allucinazioni, sopraffatti e angosciati. Apprende solo la tragica notizia del suicidio di un membro (Ghibarian) di cui trova un messaggio registrato prima di morire.
Solaris sembra rivelarsi un pianeta “pensante” e, attraverso un singolare processo di sintesi, materializza ricordi e esseri umani del passato già deceduti che vengono indicati dagli astronauti col nome di “ospiti”.
Infatti proprio la prima notte, appare a Kris il fantasma della moglie morta diversi anni prima (Hari) e della quale egli conserva un profondo ricordo.
Cosa vuole questo pianeta dall’uomo? Cosa é Solaris?


Opera etichettata in Italia come opera di fantascienza con il fuorviante slogan “la risposta sovietica a 2001:odissea nello spazio di Kubrick”, il Solaris di Tarkovskij non punta quasi per nulla sul piano degli effetti speciali, bensì si sviluppa più che altro come un viaggio nei meandri dell’inconscio e della mente dell’ essere umano.
La stazione spaziale del film è quanto di meno tecnologico ci possa essere: disordinata, sporca e poco accogliente.
Inoltre l’elemento fantascientifico del pianeta (il
non-luogo, questo enorme oceano pensante che fà da sfondo alle vicende) diventa per Tarkovskij il pretesto, l’ invito a interrogarsi sui motivi che spingono l’uomo a esplorare altri mondi ma anche, e soprattutto, a riflettere sui limiti della propria conoscenza e razionalità.
Emblematica in questo caso la frase che Kris porge al collega cibernetico: “
Snaut, ma perché andiamo a frugare l’universo quando sappiamo così poco di noi stessi..?“.

Un film “pesante”, complesso, di “fanta-coscienza” se vogliamo definirlo tale, e di non facile comprensione a causa del ritmo lento e contemplativo che impernia tutta la pellicola.
Un po’ eccessivamente lunga la scena del viaggio lungo l’autostrada di Tokyo (tagliata per l’edizione homevideo) che, a detta del regista, funge da escamotage per favorire l’“alienazione” e l’allontanamento dello spettatore dal mondo terreno prima di intraprendere il viaggio negli spazi siderali.
La
scenografia scelta dal regista appare piuttosto semplice e antiquata, ma é comunque di forte impatto visivo per lo spettatore.
Particolare é l’uso dei
colori (il bianco e nero viene utilizzato in diverse scene)
Molto bella e degna di nota la colonna sonora (l’
adagio di Bach che accompagna le scene più suggestive come quella della “levitazione” e della scena iniziale e conclusiva del film).
Fra le scene tagliate, non mancano alcune
carrellate oniriche, come quando Kris, in preda a uno stato confusionale, sogna la sua infanzia e sua madre da giovane che si prende cura di lui (a cui si sovrappone in un secondo momento la figura di Hari)
Il suggestivo finale, aperto a molteplici interpretazioni, lascia un segno agghiacciante e sconvolgente, ed induce a riflettere sul ritorno alle proprie radici (in questo caso il ritorno alla dimora paterna immersa in una natura molto meno tranquilla e statica di quanto sembra realmente..)

Nel 2002 il regista
Steven Soderbergh e l’attore George Clooney realizzano un remake omonimo, ispirandosi evidentemente a questo film
Lo scrittore Lem sembra abbia apprezzato più quest'ultima versione di Solaris perché, secondo lui, più fedele alla storia del romanzo originale degli anni '60.

Forse il capolavoro di Tarkovskij, questo film risulta una piccola perla del cinema sovietico ed é ancora oggi straordinariamente valido e attuale. A mio parere merita di esser visto almeno una volta anche dai non appassionati del genere fantascienza.

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