Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

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Un film di Elio Petri. Con Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Orazio Orlando, Gianni Santuccio, Salvo Randone.
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Poliziesco, Ratings: Kids+16, durata 118 min. - Italia 1970. - Lucky Red uscita lunedì 8 aprile 2013. MYMONETRO Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto * * * * 1/2 valutazione media: 4,50 su 62 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

Un ruolo perfetto per un magnifico Volonté. Valutazione 4 stelle su cinque

di Great Steven


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lunedì 16 settembre 2019

INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO (IT, 1970) diretto da ELIO PETRI. Interpretato da GIAN MARIA VOLONTé, FLORINDA BOLKAN, GIANNI SANTUCCIO, SALVO RANDONE, ORAZIO ORLANDO, ARTURO DOMINICI, ALDO RENDINE, SERGIO TRAMONTI, VITTORIO DUSE, FULVIO GRIMALDI, MASSIMO FOSCHI
L’ispettore capo della Squadra Omicidi di Roma ha da tempo una relazione amorosa clandestina con Augusta Terzi, donna benestante separata dal marito da tre anni che abita in un lussuoso appartamento di un palazzo a più piani. Continuamente deriso da lei e accusato di infantilismo e incompetenza professionale, l’uomo, nel giorno della sua promozione all’ufficio politico, le propone il loro abituale gioco erotico e poi la uccide tagliandole la gola, dopodiché si prodiga a disseminare fin da subito e ovunque le tracce della propria colpevolezza. Vuole infatti dimostrare a sé stesso e al mondo di essere, in quanto rappresentante del Potere, al di sopra di qualunque sospetto o possibile incriminazione. I colleghi e i poliziotti della sua sezione brancolano nel buio, totalmente ignari che sia proprio l’assassino della vittima a guidarli nelle indagini, e non fanno altro che racimolare un insuccesso dopo l’altro. Pur di spingerli verso la soluzione, l’ispettore consegna alla Questura un pacco contenente i gioielli di Augusta e in seguito costringe un idraulico estraneo alla vicenda a comprare in sua vece un numero esagerato di cravatte azzurre per poi ricostruire l’intera storia del loro incontro davanti ai questori, in quanto nelle unghie della donna il poliziotto aveva nascosto tracce del telo della sua cravatta come aiuto per indirizzare le indagini sulla giusta pista. Ma non serve a niente. Uscito indenne dall’inchiesta, si autoaccusa dopo che un ex studente anarchico vicino di casa di Augusta, che non ha il coraggio di denunciarlo, lo riconosce quale responsabile della morte della stessa. Come reagiranno i suoi sottoposti e i commendatori? Primo film italiano sulla polizia visto dalla parte di chi la rappresenta con un acre accento di protesta sociale contro le ipocrisie del potere, realizzato per altro nel clima focoso e indisponente del Movimento Studentesco, col terrorismo brigatista quasi alle porte. Realizzato con una costruzione all’americana molto plausibile, sceneggiato dal regista con Ugo Pirro e musicato da Ennio Morricone (che già cinquant’anni fa non sbagliava un colpo), il racconto di Petri ci mette di fronte a una realtà spietata che fa distinzioni altrettanto spietate, avente come protagonisti uomini piccoli, mediocri e quasi insignificanti che si lasciano corrompere dall’eccessivo esercizio del Potere nell’ambito di un ordine costituito sulla repressione e sulla ricerca di una civiltà democratica come vaccino alle intemperanze minoritarie. Il commissario interpretato da Volonté (Nastro d’Argento 1971 al miglior attore) è un idealista spudoratamente violento, la cui psicologia si concentra più su categorie di persone che egli ritiene punibili che non su chi veramente commette reati e delitti passabili di penalizzazione giudiziaria. Lo esemplifica il lungo discorso infervorato che tiene non appena viene promosso, quando aggredisce le istituzioni al di fuori della polizia per riaffermare un primato che vedrebbe i tutori della legge al primo posto nel portare la giustizia nelle case, nelle strade e nei quartieri adoperando però metodi repressivi che dimenticano di rispettare i diritti elementari dei cittadini. Non a caso il suo odio va a infierire soprattutto sugli anarchici, sui sovversivi e sui comunisti. La drammaticità dell’intreccio, le spaventose rievocazioni di un contesto passato di cui è andata dimenticata la pericolosità e il finale lasciato all’immaginazione dello spettatore sono ingredienti preziosi che si fondono in un cocktail di realismo, pathos, sarcasmo pungente, notevoli aspettative narrative ben giustificate e messaggi spiazzanti di tale potenza da non permettere che il pubblico non alzi il sopracciglio quando è coinvolto anche sul piano emotivo da queste iniquità che semmai, oggigiorno, avvengono sotto gli occhi di tutti senza più lo sdegno d’una volta e anche con minor desiderio di cambiare un habitat troppo ostile. Impeccabile la cura ambientale, unita a un sapiente montaggio e a dialoghi d’ufficiale severità che ritraggono alla perfezione un periodo della Storia italiana recente che fu protagonista di fenomeni davanti ai quali la modernità odierna si ritira con la coda fra le gambe senza il minimo tentativo di combatterne la subdola lingua bifida. Dopotutto, il commissario è l’unico prodotto avvelenato che regge una parte delle redini di una società soverchiata da infiniti e smaniosi abusi, mentre gli altri personaggi, più che altro, pagano le conseguenze dell’operato suo e dei suoi simili. Nella cura modellata e nella logistica razionale dei personaggi secondari, colpiscono l’idraulico di S. Randone, il brigadiere di O. Orlando, l’anarchico turbolento di S. Tramonti e il giornalista curioso di F. Grimaldi.

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