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pier lorenzo pisano
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venerdì 29 aprile 2011
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una storia costruita per piacere, ma con stile
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Una moglie in crisi, Joanna (Meryl Streep), lascia il marito Ted Kramer (Dustin Hoffman) ed il piccolo Billy (Justin Henry), costringendo Ted a reinventare la sua vita includendo suo figlio, prima escluso e relegato alle cure materne.
Ted è costretto dagli eventi a costruire in fretta il rapporto col figlio e a cambiare epicentro alla sua vita. La sua prima preoccupazione, “portare a casa il becchime”, scende a patti con le esigenze e gli impegni comportati dal mantenere un bambino che soffre per l’abbandono della madre ed è bisognoso di moltissime attenzioni.
Ted Kramer è un brav’uomo: solare, ottimista, tutto preso dal suo lavoro e carico (forse anche in maniera eccessiva) di valori positivi.
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Una moglie in crisi, Joanna (Meryl Streep), lascia il marito Ted Kramer (Dustin Hoffman) ed il piccolo Billy (Justin Henry), costringendo Ted a reinventare la sua vita includendo suo figlio, prima escluso e relegato alle cure materne.
Ted è costretto dagli eventi a costruire in fretta il rapporto col figlio e a cambiare epicentro alla sua vita. La sua prima preoccupazione, “portare a casa il becchime”, scende a patti con le esigenze e gli impegni comportati dal mantenere un bambino che soffre per l’abbandono della madre ed è bisognoso di moltissime attenzioni.
Ted Kramer è un brav’uomo: solare, ottimista, tutto preso dal suo lavoro e carico (forse anche in maniera eccessiva) di valori positivi. Manca però della sensibilità necessaria a capire gli errori e la piega che sta prendendo il suo rapporto con Joanna; peraltro le cause della separazione sono marginalmente abbozzate e non approfondite più di tanto. Il fulcro del film si gioca infatti nel rapporto padre-figlio, con tanto di scene stereotipate (la prima volta in bicicletta), e patetiche (la corsa disperata all’ospedale), ma sempre godibili.
Joanna, motore della vicenda, è in realtà un personaggio fantoccio. È usata come causa scatenante, ma su di lei non sappiamo molto. Manca un qualunque lavoro di introspezione e ciò contribuisce a rendercela invisa perché ogni suo comportamento sembra essere irrazionale e frutto di instabilità mentale. Il pubblico è il primo severo giudice dei suoi comportamenti che non ammettono giustificazioni, e qui sta anche la maggior pecca del film: l’unilateralità. Anche se il titolo è “Kramer vs Kramer”, in realtà l’unico punto di vista trattato è quello del padre lasciato e del figlioletto abbandonato, il tutto costruito per creare grande empatia col pubblico ma non per questo togliendo valore al tutto. Si potrebbe infatti dire che il film sia un po’ “furbo” nell’attrarre a se lo spettatore con questi trucchetti ma resta comunque intrattenimento di altissimo livello, premiato da cinque Oscar, (tra cui miglior attore protagonista e miglior attrice non protagonista), quattro Golden Globe e tre David di Donatello.
Durante tutto il corso del film Ted si trova ad affrontare una serie di conflitti di difficoltà crescente, a partire dalla prima colazione immediatamente dopo l’abbandono. Ogni volta che un ostacolo è sciolto, il successivo si erge subito minaccioso, ed è interessante notare come ogni scena cruciale o di contrasto tra personaggi si svolga davanti ad un tavolo, anche qui in un crescendo: il tavolo di un bar, di un ristorante, il banco di un tribunale.
Il conflitto interiore tra l’attenzione da dedicare al figlio e le energie da impiegare nel lavoro si scioglie inaspettatamente in favore del figlio, mostrandoci una sorta di sogno americano rovesciato: Ted, uomo di successo, con un lavoro di grande prestigio, sceglie di essere un buon padre a scapito della sua carriera, inseguendo un sogno molto più condivisibile (e ancora una volta ammiccando al pubblico).
Dustin Hoffman e Meryl Streep guadagnarono entrambi il primo oscar con questa pellicola, regalando due interpretazioni davvero intense e memorabili. In particolare, Dustin Hoffman all’epoca stava realmente divorziando dalla moglie Anne Byrn, e quello che vediamo nel film è una trasposizione della sua vita su pellicola, più che una interpretazione (come lui stesso ha dichiarato).
In sintesi, un film che ha lasciato il segno, con due interpreti formidabili ed una storia costruita per piacere, ma con stile.
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gianni lucini
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venerdì 30 settembre 2011
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un regista inatteso
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Robert Benton inizia a lavorare alla trasposizione cinematografica del romanzo “Kramer contro Kramer” quando ancora non sa che toccherà a lui dirigerlo. Il suo mestiere è quello di sceneggiatore e per questo lo hanno messo sotto contratto. Nei giorni in cui mette mano alla sceneggiatura la produzione pensa infatti di affidarne la regia a un vecchio mago dei sentimenti come François Truffaut. Per questa ragione quando si ritrova a dover occuparsi della regia affronta il suo compito proprio guardando a Truffaut. Nel regista francese non vede tanto il modello cui rifarsi quanto il correttivo di una grammatica cinematografica, quella hollywoodiana, che spesso eccede nella melassa delle situazioni strappalacrime puntando su esasperate caratterizzazioni dei personaggi.
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Robert Benton inizia a lavorare alla trasposizione cinematografica del romanzo “Kramer contro Kramer” quando ancora non sa che toccherà a lui dirigerlo. Il suo mestiere è quello di sceneggiatore e per questo lo hanno messo sotto contratto. Nei giorni in cui mette mano alla sceneggiatura la produzione pensa infatti di affidarne la regia a un vecchio mago dei sentimenti come François Truffaut. Per questa ragione quando si ritrova a dover occuparsi della regia affronta il suo compito proprio guardando a Truffaut. Nel regista francese non vede tanto il modello cui rifarsi quanto il correttivo di una grammatica cinematografica, quella hollywoodiana, che spesso eccede nella melassa delle situazioni strappalacrime puntando su esasperate caratterizzazioni dei personaggi. La scelta di Benton appare fin dall’inizio quella di lavorare sui personaggi in modo da farli apparire più veri di quanto non siano nel romanzo da cui nascono. Lo fa con cautela, ma lo fa. Porta lo spettatore nei meandri delle beghe, dei piccoli e grandi rancori di una separazione coniugale senza sposare del tutto nessuno dei personaggi coinvolti ma utilizzando scene, dialoghi e situazioni in modo da alternarne i punti di vista. È chiaro che siccome la storia gira intorno al personaggio di Ted Kramer sia proprio lui a godere di uno sguardo più attento, ma non è mai esclusivo. Il suo punto di vista è importante ma deve fare i conti, più di quanto accada nel romanzo, con quelli degli altri personaggi, compresa l’antagonista per eccellenza, la sua ex moglie. Joanna infatti viene disegnata come una donna fragile che non ha retto il peso di una situazione coniugale stressante dopo aver vissuto otto anni al completo servizio della carriera del marito. Il suo personaggio è più complesso, con un’umanità maggiore della Joanna nel romanzo di Avery Corman che è fondamentalmente un’antagonista ambigua e rancorosa. Da buon sceneggiatore utilizza poi il personaggio di Margareth, sorella di Ted e amica di Joanna, per aiutare lo spettatore a comprendere la complessità della vicenda dei Kramer. Interessanti sono anche le scelte del registro narrativo che muta con il mutare dei punti di vista. Assume quello di Joanna quando vive la sua angoscia esistenziale mentre Ted non s’accorge neppure che lei gli ha detto che lo lascia e diventa maschile nel momento in cui il pubblicitario di successo è costretto a prendere coscienza del suo ruolo di padre nel breve volgere di qualche ora. Il pregio della regia di Robert Benton è proprio in questa capacità di tenere sempre viva l’alternanza dei punti di vista calibrando il ritmo stesso della narrazione sulla loro costante contrapposizione. Nel contenzioso legale e sentimentale che si sviluppa intorno al piccolo Billy non c’è un personaggio completamente “buono” e uno completamente “cattivo” così come le situazioni non sono mai decisamente “giuste” o “ingiuste”.
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luca scialò
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lunedì 8 marzo 2010
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il divorzio visto dal marito
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Ted Kramer è un agente pubblicitario di successo; ma, preso troppo dal lavoro, trascura la moglie Joanna e il figlio, al punto che lei decide di lasciarlo, sentendosi irrealizzata e poco ascoltata. Iniziano per lui molti problemi, soprattutto lavorativi, dovuti all'accudire da solo il figlio e di conseguenza, nel dare meno spazio al lavoro, a cui prima si dedicava in toto; tant'è che viene licenziato. La moglie poi si ripresenta, per chiedere il divorzio e la custodia del figlio e di qui comincia un'inevitabile battaglia legale...
Il film affronta un fenomeno all'epoca (fine anni '70) dilagante in America, un pò come sta accadendo ora in Italia: il divorzio.
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Ted Kramer è un agente pubblicitario di successo; ma, preso troppo dal lavoro, trascura la moglie Joanna e il figlio, al punto che lei decide di lasciarlo, sentendosi irrealizzata e poco ascoltata. Iniziano per lui molti problemi, soprattutto lavorativi, dovuti all'accudire da solo il figlio e di conseguenza, nel dare meno spazio al lavoro, a cui prima si dedicava in toto; tant'è che viene licenziato. La moglie poi si ripresenta, per chiedere il divorzio e la custodia del figlio e di qui comincia un'inevitabile battaglia legale...
Il film affronta un fenomeno all'epoca (fine anni '70) dilagante in America, un pò come sta accadendo ora in Italia: il divorzio. Ma lo fa in modo diverso, dando risalto alla vita del marito-padre, ossia al dramma che egli vive dopo che la moglie lo ha lasciato. Lo fa però risaltandone anche le colpe, senza renderlo eccessivamente una vittima. Emozionante, soprattutto perché sottolinea il dramma di chi, più di tutti, vive sulla propria pelle la vicenda: il figlio piccolo.
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riccardo-87
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giovedì 4 febbraio 2010
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uno sguardo lucido suoi problemi famigliari
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“Kramer contro Kramer” è uno sguardo lucido ed attento sulla crisi di coppia e sugli effetti devastanti che può avere per la vita del bambino; il film inoltre mette in mostra come si può arrivare a farsi del male pur non volendolo – specie quando si lascia fare agli avvocati “il loro lavoro”, che sostanzialmente consiste nel distruggere psicologicamente le persone affinché esse crollino emotivamente dinnanzi al giudice e/o alla eventuale giuria. La crisi che vive la famiglia Kramer porta un giorno Joanna (Meryl Streep) a lasciare un marito (Dustin Hoffman – Ted) dimentico di cosa vuol dire avere tale ruolo, assorbito dal lavoro e, usando le parole di Hook, capitano Uncino, “che non ha mai tempo per la moglie e i figli”.
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“Kramer contro Kramer” è uno sguardo lucido ed attento sulla crisi di coppia e sugli effetti devastanti che può avere per la vita del bambino; il film inoltre mette in mostra come si può arrivare a farsi del male pur non volendolo – specie quando si lascia fare agli avvocati “il loro lavoro”, che sostanzialmente consiste nel distruggere psicologicamente le persone affinché esse crollino emotivamente dinnanzi al giudice e/o alla eventuale giuria. La crisi che vive la famiglia Kramer porta un giorno Joanna (Meryl Streep) a lasciare un marito (Dustin Hoffman – Ted) dimentico di cosa vuol dire avere tale ruolo, assorbito dal lavoro e, usando le parole di Hook, capitano Uncino, “che non ha mai tempo per la moglie e i figli”. Con Ted resta il piccolo figlio Billy (Justin Henry), il quale, non potendo certo capire una lettera inviatagli dalla madre nella quale lei dice di aver lasciato la famiglia per “trovare qualcosa da fare d’interessante a questo mondo”, si sente abbandonato da lei e, come spesso accade, istintivamente si assume la colpa dell’abbandono – “per questo la mamma se n’è andata perché, sono cattivo?”. Dustin Hoffman appare quindi non poco in difficoltà a mandare avanti la casa da solo, ma riesce tuttavia, a poco a poco, ad instaurare un legame forte con il piccolo Billy. Poi, dopo diciotto mesi d’assenza, Joanna ritorna e pretende l’affidamento del bambino. I due si danno battaglia in tribunale, che mostra dialoghi estremamente interessanti – un discorso di grandissimo spessore è fatto da Dustin Hoffman durante il processo: “mia moglie non faceva che dirmi “perché una donna non può avere le stesse ambizioni di un uomo?”. Forse hai ragione (rivolto alla ex – moglie), forse sono riuscito a capirlo. Ma per lo stesso principio, vorrei saper quale legge dice che una donna è un genitore migliore semplicemente in virtù del suo sesso. Ho avuto tempo di pensarci molto.. cos’è che fa un buon genitore: è un qualcosa che ha a che fare con la costanza, che ha a che fare con la pazienza, con l’ascoltarlo o con il fingere d’ascoltarlo se ti manca anche la forza di ascoltarlo.. ha a che fare con l’amore come diceva lei; io non so dove è scritto il fatto che una donna ha l’esclusiva, il monopolio, e che l’uomo difetta di certi sentimenti che ha la donna. Il bambino ha una casa con me.. l’ho fatta meglio che potevo, non è perfetta, io non sono un genitore perfetto, e qualche volta non ho pazienza e mi dimentico che lui è un ragazzino. Ma sono lì; io mi alzo la mattina, facciamo colazione, lui parla con me, poi andiamo a scuola, la sera ceniamo insieme, parliamo, gli leggo e.. abbiamo costruito una vita insieme, e ci vogliamo bene. Se tutto ciò verrà distrutto potrebbe essere irreparabile. Joanna non lo fare, ti prego. Non farglielo per la seconda volta”. Dall’altra parte le parole di Meryl Streep erano state “io non dico che (Billy) non abbia bisogno di suo padre; ma sono convinta che abbia più bisogno di me. Sono stata la sua mamma per quasi cinque mesi e mezzo, e Ted ha avuto quel ruolo solo per diciotto mesi”.
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gianni lucini
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venerdì 30 settembre 2011
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una doppia separazione
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Quando a Dustin Hoffman viene proposto di interpretare Kramer contro Kramer l’attore attraversa un momento delicato della sua vita perché si sta separando dalla moglie Anna Byrne. Il romanzo non lo appassiona e la prima stesura non lo convince per niente. La produzione non s’arrende e dopo una lunga trattativa ottiene il suo assenso. Nel contratto è previsto che Hoffman possa intervenire sulla sceneggiatura, ripetere una scena se non lo soddisfa indipendentemente dall’opinione del regista e supervisionare tutta la fase del montaggio. Per la prima volta nella sua carriera è investito di una responsabilità che va molto oltre il suo ruolo d’attore e la sua mano si sente.
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Quando a Dustin Hoffman viene proposto di interpretare Kramer contro Kramer l’attore attraversa un momento delicato della sua vita perché si sta separando dalla moglie Anna Byrne. Il romanzo non lo appassiona e la prima stesura non lo convince per niente. La produzione non s’arrende e dopo una lunga trattativa ottiene il suo assenso. Nel contratto è previsto che Hoffman possa intervenire sulla sceneggiatura, ripetere una scena se non lo soddisfa indipendentemente dall’opinione del regista e supervisionare tutta la fase del montaggio. Per la prima volta nella sua carriera è investito di una responsabilità che va molto oltre il suo ruolo d’attore e la sua mano si sente. Contrariamente a quanto accade di solito il film viene girato per scene successive nello stesso ordine previsto dal copione per facilitare agli attori l’inserimento nei caratteri dei personaggi. Spesso apporta modifiche al copione stesso anche in fase di lavorazione. Nella scena dell’incontro al bar, per esempio, la sceneggiatura originale prevede che Joanna chieda immediatamente a Ted l’affidamento del figlio appena il marito si fosse seduto al tavolino. Per scelta di Hoffman quel momento viene posticipato. Non pago di ciò decide di sottolineare la drammaticità del momento lanciando un bicchiere di vino bianco contro la parete. L’episodio, non previsto dallo script, lascia di stucco Meryl Streep la cui espressione emblematica non è frutto di bravura interpretativa ma di reale sgomento di fronte a un gesto inaspettato. Messo nelle condizioni ideali per recitare regala il meglio del suo bagaglio tecnico a un personaggio in costante metamorfosi come Ted Kramer. Più che l’espressione verbale è il corpo il vero strumento di comunicazione. È la sua gestualità a rendere con efficacia la progressiva trasformazione da distratto uomo in carriera a genitore attivo e responsabile con i movimenti del corpo che gli fanno progressivamente e fisicamente “conquistare” spazi (la cucina, il soggiorno, il parco, il gioco, le aree per il gioco, ecc.) nei quali inizialmente fatica a muoversi.
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