Le cose non dette

Un film di Gabriele Muccino. Con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini.
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Drammatico, durata 114 min. - Italia 2026. - 01 Distribution uscita giovedì 29 gennaio 2026. MYMONETRO Le cose non dette * * 1/2 - - valutazione media: 2,91 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Caducit? dei sentimenti Valutazione 4 stelle su cinque

di Folignoli


Feedback: 3364 | altri commenti e recensioni di Folignoli
sabato 7 febbraio 2026

L'inquietudine dei trentenni raccontata nella parabola mucciniana, ora trova spazio nei protagonisti ormai cresciuti con lui, passati attraverso i quarant' anni e oggi giunti nella maturità dei cinquant' anni, ovvero un po' più avanti della mezza età. Un' età che un tempo avrebbe significato raggiungere la pensione e la tranquillità di una vita, tutta dedita ai figli adolescenti. Ma il mondo cambia e i cinquantenni di oggi sono il ritratto di Dorian Gray, tra aperitivi, palestra, lampade, belle donne e Suv da sfoggiare come status simbol. Interprete di questa realtà è Carlo, il protagonista del film interpretato dall'attore (quasi) feticcio di Muccino, Stefano Accorsi. Nella vita ha tutto; una moglie bellissima, un lavoro appagante e remunerativo (fa lo scrittore e professore universitario) e cura la sua immagine in maniera quasi ossessiva. C'è però qualcosa che manca: un figlio che non è riuscito ad avere con Giulia (Miriam Leone). E qui abbiamo il primo nucleo densissimo dal peso specifico enorme, da cui trae origine tutto lo sviluppo del film: il figlio. Sarà Anna (Carolina Crescentini) a dirlo a suo marito Paolo (Claudio Santamaria), proprio a metà film (la fine del primo tempo è stata messa proprio durante un dialogo intensissimo, interrompendolo) che una coppia senza figli è destinata a lasciarsi. Ma quel figlio, Carlo lo potrebbe avere dalla sua amante, la bravissima attrice esordiente Beatrice Savignani. Lei si chiama Blu ed è una ventenne che frequenta il corso di Laurea dove insegna Carlo. Tra i due nasce subito l'amore (nonostante la differenza di età di quasi 30 anni) e sarà quell'amore a condurre il film su uno stile "giallo" un patos nuovo per i film di Muccino. Tralasciando la trama spicciola che al critico cinematografico poco importa, è bene soffermarci sull'ennesimo film di Muccino su temi legati all'amore e soprattutto al tradimento. La poetica del regista romano è incentrata sul fatto che ogni rapporto d'amore - anche il più meraviglioso - è destinato a finire. Lo spiega bene all'inizio, quando la storia di Carlo e Giulia viene rappresentata come qualcosa di divino, in grado di regalare emozioni e felicità che sembrano eterni. Ma poi - appunto - anche il più grande amore inizia a zoppicare e questo succede ben prima che Carlo conosca Blu. Dopo un inizio leggermente sotto tono rispetto ai precedenti film, Muccino cambia passo e ci regala almeno 70 minuti di ritmo coinvolgente e - come anticipato - un racconto sullo stile noir. Tutto succede a Tangeri, dove Carlo e Giulia vanno in vacanza con Anna, Paolo e la loro figlia Vittoria (una sorprendente Margherita Pantaleo). Qui trovano Blu, che li ha seguiti a insaputa di Carlo e si presenterà ripetutamente ai 5 amici, instillando sospetti sulla sua presenza e su un libro raro che anche Carlo custodisce. La deflagrazione c'è una mattina, quando Carlo e Blu si baciano in piazza e vengono visti da Paolo. Da qui la storia prende un passo drammatico e porterà i 6 protagonisti dritti nell'abisso. Chiave di volta è la conturbante Blu, una ragazzina che non esiterà a sfidare Carlo anche di fronte a sua moglie. Ma qui evidentemente, dove ogni altro uomo si sarebbe fermato, il maschio alfa (come viene indicato Carlo nella recensione) si getta a capofitto, incurante di ciò che comporta una simile passione. Nessun matrimonio è al sicuro, nessuna unione è per sempre, questo ci dice Muccino. Anche l'amore più grande e trasparente, può crollare in un attimo, al sopraggiungere di una persona che rappresenta la freschezza ed il nuovo. In questo contesto, emerge la figura di Paolo (Santamaria), fino a quel momento un po' in ombra. La romanità e la recitazione più spontanea di quella di Accorsi, consente al pubblico di stemperare la tensione e a sorridere. Ma il baratro è vicino: i protagonisti, ognuno col suo carico di frustrazione, ipocrisia e insoddisfazione, non si fermano. Perpetrano nei loro comportamenti errati e conducono il finale verso la tragedia. Paolo è l'unico che prova a salvare il salvabile, affrontando Blu e dicendole che probabilmente si è sbagliata, riguardo all'amore dichiarato da Carlo. C'è da dire, onestamente, che Muccino è l'unico regista italiano che non sbaglia un film ed è strano che non rientri mai tra i vincitori di premi nei Festival. L'ultimo premio degno di nota è il David di Donatello nel lontano 2001 con L'ultimo Bacio. Nel 2021 infatti ha contestato i criteri di selezione dei premi, quando con "Gli anni più belli" non ottenne nessuna statuetta.

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