La grazia |
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Un film di Paolo Sorrentino.
Con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello.
continua»
Drammatico,
durata 131 min.
- Italia 2025.
- PiperFilm
uscita giovedì 15 gennaio 2026.
MYMONETRO
La grazia
valutazione media:
4,30
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Il peggior film di Sorrentino
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| sabato 17 gennaio 2026 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Nonostante i buoni propositi e i temi sociali certamente di spessore della Grazia e della Eutanasia (stranamente accomunati), credo sia il peggior film di Sorrentino. È suggestivo il fatto che se dalla parte della critica ci sono molti aspetti che fanno gridare al capolavoro, da una parte del pubblico c'è poca convinzione sulla reale riuscita del film. Dopo aver raccontato le figure epiche della nostra storia (Andreotti, Berlusconi, il Papa) Sorrentino non poteva esimersi dal dare la sua visione sul Presidente della Repubblica e sul suo ruolo, da poco messo in discussione da una proposta di legge sul Presidenzialismo. È vero, ci sono le emozioni di un Uomo prim'ancora che Capo dello Stato ossessionato dal tradimento di sua moglie morta anni prima. C'è l'amore di una figlia che gli resta accanto, sacrificando la propria vita e c'è la scrupolosa introspezione psicologica di chi ci appare così etereo, chiuso nelle grandi stanze del Quirinale. Questa figura così pacata e riflessiva, ricorda l'attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il protagonista alberga nelle stanze asettiche, circondato da pochi fedelissimi, in particolar modo è la figura della figlia a destare maggior interesse - qui forse c'è la similitudine più lampante che lo accomuna a Mattarella - consigliera sui pasti da consumare per via del suo stato di salute non ottimale ma soprattutto sulle scelte da prendere. "Di chi sono i nostri giorni?" E' la domanda che la figlia Dorotea, chiede al padre, senza ottenere una risposta ed è quella che capeggia e chiude il trailer, restando indubbiamente nella storia, come altre frasi simbolo dei film di Sorrentino ("C'è qualcosa che mi disturba, non so esattamente cosa ..." in This Must be the place, oppure "Il mio ultimo pensiero sarà per voi" ... In L'amico di famiglia, ecc.). Insomma, di chi sono i nostri giorni? Vogliamo riappropriarci o no, della nostra vita? È questo il tema di fondo del film, che tralascia il tema della Grazia e si concentra sulla nostra esistenza sempre così precaria. Un Presidente della Repubblica che finito il mandato torna a vivere nella sua vecchia casa di Piazza di Spagna, da dove osserva la bella giornalista che vorrebbe fargli un'intervista sul suo modo di vestire. Sussulti di amore, che anche un anziano Giurista prova ancora. Il film è stato paragonato a "Le conseguenze dell'amore" sia per la stessa ambientazione claustrofobica (albergo svizzero nel film del 2004 e Quirinale nel presente film), sia per lo stesso attore Tony Servillo, personaggio in entrambe le storie molto serio e composto. Anche lo stile è simile, con movimenti di camera mirati e meno enfatici rispetto agli ultimi film realizzati dal regista partenopeo. Tuttavia i due film hanno delle profonde differenze di caratura. Mentre nel film ambientato in Svizzera (che fu girato in un albergo di Treviso) ogni movimento del viso di Servillo provocava una detonazione e ogni parola elargisce allo spettatore mistero e sorpresa, ne "La Grazia" la trama diventa scontata e i dialoghi prevedibili. Da sottolineare lo stile completamente diverso dal precedente film di Sorrentino, "Parthenope" che va quasi a rinnegarlo, come a volerne prendere le distanze da quel lavoro enfatico, abbondante, carico di personaggi teatrali, musiche straripanti, scene ai limiti del paradossale e tutto sommato, senza trama. Se quello era un film Felliniano, con poca trama e tanti personaggi tutti molto ben caratterizzati, questo è un film con pochi attori approssimativamente tratteggiati. Volendo fare ancora un confonto con il terz'ultimo film di Sorrentino " E' stata la mano di Dio" (il più riuscito degli ultimi 15 anni), possiamo dire che quello era una giusta via di mezzo tra la fantasia di "Parthenope" e il rigore de "La Grazia", con una trama bellissima e sincera (non a caso è un film biografico), condito da personaggi tutti stupendamente azzeccati, paesaggi mozzafiato di una Napoli fiabesca e una sceneggiatura meravigliosa. A corredo di tutta questa maestria, c'è una storia realmente affascinante, che emoziona costantemente. Sorrentino ci ha abituato a soprenderci di continuo, a non sapere mai cosa sta per succedere, a tenere gli occhi incollati allo schermo. Ne "La Grazia" tutto questo è mancato. Ci manca e per questo la delusione è doppia. Se questo film lo avesse fatto un altro regista, magari saremmo qui a dire che il voto sarebbe indubbiamente alto, ma per come siamo stati abituati dal miglior regista italiano, il voto è insufficente, perchè questo è il suo peggior film, avaro di emozioni e per la prima volta con lunghi tratti noiosi.
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