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domenica 15 settembre 2019
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l'ambizione, l'imprevisto, la riflessione...
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Un grande film sottovalutato, purtroppo, di Ermanno Olmi, forse la sua migliore opera di fine anni '60. Una sceneggiatura curiosa e interessante, un interprete (Brunetto Del Vita) strepitoso (e pensare che è il solo film in cui recita da protagonista...), altri comprimari di tutto rispetto per una storia credibile raccontata in modo lento ma con un'accurata indagine psicologica che di fatto è il leit-motiv. Tutto gira intorno a Bruno, quarantenne pubblicitario che, grazie al pensionamento anticipato di un dirigente per motivi di salute, si trova nella situazione di rimpiazzarlo e fare così un ambito salto di carriera. Bruno è ambizioso e rampante, sul lavoro e nella vita.
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Un grande film sottovalutato, purtroppo, di Ermanno Olmi, forse la sua migliore opera di fine anni '60. Una sceneggiatura curiosa e interessante, un interprete (Brunetto Del Vita) strepitoso (e pensare che è il solo film in cui recita da protagonista...), altri comprimari di tutto rispetto per una storia credibile raccontata in modo lento ma con un'accurata indagine psicologica che di fatto è il leit-motiv. Tutto gira intorno a Bruno, quarantenne pubblicitario che, grazie al pensionamento anticipato di un dirigente per motivi di salute, si trova nella situazione di rimpiazzarlo e fare così un ambito salto di carriera. Bruno è ambizioso e rampante, sul lavoro e nella vita. Sposato, con una figlia già ventenne, si concede avventure extra con donne compiacenti: è un personaggio davvero singolare, ha sempre un atteggiamento signorile ma dimesso, non si vanta mai di essere un bell'uomo nè di avere successo sul lavoro. E riesce a conciliare la vita familiare con il menage imbastito con l'amante di turno. Possiede poi un casolare in campagna dove si reca per rilassarsi. Per lui è un bel momento, c'è da promuovere un nuovo brand e iniziare i rapporti con un nuovo cliente in Germania. Si stacca leggermente da moglie e figlia ma è tutto sotto controllo. In particolare instaura un buon feeling con una graziosa intervistatrice: dopo una cena piuttosto formale i due, seppure con qualche dubbio, finiscono a letto. La ragazza in questione ha anche un altro spasimante, un pittore svampito, ma il paragone tra lui è Bruno è impietoso: ovviamente a favore di Bruno, che anche se meno giovane dimostra sicurezza, una misurata spavalderia e possiede anche il fascino dell'uomo "vissuto". Un giorno, con la sua segretaria, mentre è al volante della sua Simca urta in modo lieve il carretto di un operaio, che viene subito portato in ospedale. Dopo avere dato istruzioni alla segretaria, Bruno si rifugia in un ufficio della ditta per la quale lavora e da lì telefona a casa e all'avvocato. Qua c'è una scena da citare, quella del colloquio tra Bruno e l'usciere che lo ha fatto entrare, di sabato e fuori orario, nel fabbricato. L'usciere gli dice che non avrebbe potuto aprirgli e anche che lasciarlo tutta la notte in ufficio per dormire e telefonare non sarebbe permesso. Gli chiede di prendersi lui la responsabilità presso i dirigenti, per non rischiare di perdere il posto di lavoro. Bruno ringrazia e accetta. Poi l'usciere gli dice: "Guardi, se vuole prendersi un caffè c'è una macchinetta, basta mettere dentro cinquanta lire". Questo dialogo è notevole, difficile dire chi, tra i due, recita meglio. In mattinata giunge poi la notizia che il povero operaio è deceduto. Entra ora in scena l'avvocato Sartia (un grandioso Walter Valdi), che accoglie Bruno e la figlia, che lo ha raggiunto, nel suo studio. Qua li rassicura e li prepara, su ciò che si può dire e soprattutto su "ciò che assolutamente non di dovrà dire". Bruno è sconvolto e in molti flashback rivede la moglie, i suoi collaboratori, il momento dell'urto e il volto della sua ultima amante, l'intervistatrice. Al processo l'avvocato Sartia proporrà la sua arringa, ardita e inoppugnabile, atta a dimostrare che le ferite mortali sono state provocate da un anomalo movimento rotatorio del carretto dovuto al manto stradale dissestato, sollevando così Bruno da accuse molto più gravi. Il film è girato in inverno, con atmosfere malinconiche che si adattano perfettamente ai momenti inquieti del protagonista. - di "Joss" -
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luca scial�
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mercoledì 19 novembre 2014
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un drammatico imprevisto in una vita in ascesa
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Ermanno Olmi ci racconta la storia di un pubblicitario la cui vita sembra in ascesa: prende il posto dell'amministratore delegato dell'azienda, colto da infarto e a riposo forzato e si fa un'amante giovane che altro non è che la segretaria dell'azienda. Tutto sembra sorridergli finquando un'incidente stradale dai risvolti drammatici non rimetterà tutto in discussione. Come se tutti i progressi si fossero azzerati.
La prima metà del film scorre lenta, verbosa, noiosa. Fino alla svolta che cambia tutto, proprio come la vita del protagonista. Interessanti i cambi frequenza e i veloci flash back
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chiarialessandro
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sabato 3 marzo 2012
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grazie, maestro.
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I film sono proprio come le persone in carne ed ossa: per alcune gli anni passano e, soprattutto, pesano; per altre gli anni volano leggeri come le piume. Sono trascorsi 43 anni dall’uscita della pellicola ma vederla è un po’ come mangiare un surgelato che esce dal freezer dopo alcuni mesi: non avrà le stesse identiche caratteristiche organolettiche di un prodotto fresco ma, se ben cucinato, potrà arrivare a fare bella figura sulla tavola. L’antipasto ci propone un imprenditore che deve fare i conti non solo con i soldi e la carriera ma anche con la sua salute; il primo piatto offre il suo vice che aspirerebbe a sostituirlo, inframmezzando tali aspirazioni con qualche scappatella extraconiugale che non riuscirà però a spezzare un rapporto evidentemente saldo e duraturo; il secondo rappresenta il piatto “forte” ed è servito freddissimo, accompagnato da neve ghiacciata con contorno di nebbia e caligine immerse in un bagno di immagini dai colori sgranati, i quali accompagnano alla perfezione un senso di malinconia che pervade lo spettatore; la frutta che ci viene offerta rappresenta una merce ormai rarissima da trovare, una rappresentazione oggi pressoché sconosciuta: nientepopodimenoche la disperazione di un uomo il quale, seppur sobrio e lucido, investe involontariamente un suo simile e ne causa la morte (bellissima l’arringa del difensore, alla pari se non addirittura superiore rispetto a quella di tante pellicole hollywoodiane).
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I film sono proprio come le persone in carne ed ossa: per alcune gli anni passano e, soprattutto, pesano; per altre gli anni volano leggeri come le piume. Sono trascorsi 43 anni dall’uscita della pellicola ma vederla è un po’ come mangiare un surgelato che esce dal freezer dopo alcuni mesi: non avrà le stesse identiche caratteristiche organolettiche di un prodotto fresco ma, se ben cucinato, potrà arrivare a fare bella figura sulla tavola. L’antipasto ci propone un imprenditore che deve fare i conti non solo con i soldi e la carriera ma anche con la sua salute; il primo piatto offre il suo vice che aspirerebbe a sostituirlo, inframmezzando tali aspirazioni con qualche scappatella extraconiugale che non riuscirà però a spezzare un rapporto evidentemente saldo e duraturo; il secondo rappresenta il piatto “forte” ed è servito freddissimo, accompagnato da neve ghiacciata con contorno di nebbia e caligine immerse in un bagno di immagini dai colori sgranati, i quali accompagnano alla perfezione un senso di malinconia che pervade lo spettatore; la frutta che ci viene offerta rappresenta una merce ormai rarissima da trovare, una rappresentazione oggi pressoché sconosciuta: nientepopodimenoche la disperazione di un uomo il quale, seppur sobrio e lucido, investe involontariamente un suo simile e ne causa la morte (bellissima l’arringa del difensore, alla pari se non addirittura superiore rispetto a quella di tante pellicole hollywoodiane). E nell’aria arriva infine dalla cucina un profumo dolente di tristezza accompagnato da una leggerissima spruzzatina di gelosia. Cosa vuoi di più dalla vita? Un amaro! (lucano?)
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