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onufrio
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domenica 8 marzo 2020
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sophie scholl
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La vera storia dei fratelli Hans e Sophie Scholl, membri del movimento della "Rosa Bianca", un movimento non violento incentrato sull'informazione al popolo tedesco ormai "vittima" del proprio Fuhrer, avido di sangue e di vendetta, nonostante la recente sconfitta in campagna di Russia. I fratelli verranno scoperti mentre lasciano dei volantini all'Università di Baviera. Arrestati e processati, verranno condannati a morte mediante ghigliottina. Un'altra, ennesima, triste pagina del nazismo.
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francismetal
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martedì 5 dicembre 2017
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si poteva fare di meglio
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La storia alla base è vera, il soggetto di partenza va benissimo, ma la realizzazione lascia desiderare, è un film troppo lento e monotono, ambientato quasi ed esclusivamente nella sala degli interrogatori, è davvero ostico da seguire... I personaggi sono delle macchiette o poco più. Peccato...
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robinmax68
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lunedì 29 maggio 2017
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ottimo film ma...
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Il film è ben fatto, gli attori sono fin troppo bravi e non mi meraviglierei se l'attore che veste la tunica rossa in tribunale sia un nazista,purtroppo vedendo questo film mi son fatto una brutta opinione della Germania e dei tedeschi...come diceva giustamente Sophie nel processo..."Questa nazione sarà odiata dalle generazioni future...presto ci sarete voi al mio posto" e mi auguro sia andata davvero a finire così...
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gpistoia39
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domenica 27 novembre 2016
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gli autori si sono "dimenticati" l'autore
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Bellissimo film ma gli autori e gli sceneggiatori si sono dimenticati di scrivere da chi hanno preso la trama di tutto il film e cioè da "erano in sei" scritto da Alfred Neumann e pubblicato da Medusa Mondadori nel 1948. Anche Fallada si è dimenticato di aver copiato tutte le fasi del Processo del suo romanzo "ognuno muore da solo" dallo stesso Neumann. Peccato, un pochino più di onesta artistica non guasterebbe.
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fabian t.
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domenica 29 gennaio 2012
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didascalico ma interessante
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Questo film ha il pregio di mostrare l'eroismo e gli alti valori dei membri della "Rosa Bianca", in particolare di Sophie Scholl, rappresentante nella sua persona e nelle sue idee tutto ciò che di buono, sano e giusto ancora rimaneva della Germania nazista. Difficile dire se il regista sia stato del tutto onesto nel perorare la causa delle vittime di tale resistenza antinazista o se abbia anche e soprattutto tentato di dare un'immagine diversa di una nazione oramai persa nell'oblio dell'insensatezza e dell'orrore; un'immagine che vorrebbe appunto essere come il seme della ragione e della solidarietà gettato in un campo di odio e scelleratezza (significato della parabola cristiana che il regista inserisce significativamente nella storia).
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Questo film ha il pregio di mostrare l'eroismo e gli alti valori dei membri della "Rosa Bianca", in particolare di Sophie Scholl, rappresentante nella sua persona e nelle sue idee tutto ciò che di buono, sano e giusto ancora rimaneva della Germania nazista. Difficile dire se il regista sia stato del tutto onesto nel perorare la causa delle vittime di tale resistenza antinazista o se abbia anche e soprattutto tentato di dare un'immagine diversa di una nazione oramai persa nell'oblio dell'insensatezza e dell'orrore; un'immagine che vorrebbe appunto essere come il seme della ragione e della solidarietà gettato in un campo di odio e scelleratezza (significato della parabola cristiana che il regista inserisce significativamente nella storia). Di certo il film, che procede con stile freddo e didascalico dal primo all'ultimo fotogramma, mostra egregiamente non solo il sacrificio degli appartenenti alla "Rosa Bianca" ma anche e soprattutto la fine imminente di una nazione che ha soffocato e fagocitato se stessa pur di convincersi migliore e libera, segnando uno dei periodi più neri di tutta la storia umana.
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paperino
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lunedì 28 febbraio 2011
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misura ed equilibrio
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Quello che più mi piaciuto di questo film, oltre all'interpretazione della protagonista,è stata la capacità di rendere la situazione storica e sociale dell'epoca con estrema misura e , direi " compostezza ". A parte il timbro di voce arrogante e brutale del funzionario che interroga Sophie e quello del giudice per il quale, si capisce e non poteva essere che così, tutto era già deciso, a mio parere il film è recitato " sottotono" ma nel senso positivo del termine. Non ci sono scene violente e brutali ma solo il tentativo di difesa e l'argomentare di Sophie, tanto più emozionante in quanto sappiamo che le parole che pronuncia e i suoi atteggiamenti sono proprio quelli vissuti dalla protagonista di questo episodio storico
Il finale è veramente emozionante e anche quello ( sfondo nero e loro parole " Viva la libertà") estremamente essenziale e misurato
Ancora più emozionante l'immagine dei volantini del loro ultimo comunicato lanciati nel cielo azzurro, che richiamano l'idea di quello che può rimanere di una Rosa Bianca frantumata :petali immacolati che si diffondono con le loro idea senza che niente li possa fermare.
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Quello che più mi piaciuto di questo film, oltre all'interpretazione della protagonista,è stata la capacità di rendere la situazione storica e sociale dell'epoca con estrema misura e , direi " compostezza ". A parte il timbro di voce arrogante e brutale del funzionario che interroga Sophie e quello del giudice per il quale, si capisce e non poteva essere che così, tutto era già deciso, a mio parere il film è recitato " sottotono" ma nel senso positivo del termine. Non ci sono scene violente e brutali ma solo il tentativo di difesa e l'argomentare di Sophie, tanto più emozionante in quanto sappiamo che le parole che pronuncia e i suoi atteggiamenti sono proprio quelli vissuti dalla protagonista di questo episodio storico
Il finale è veramente emozionante e anche quello ( sfondo nero e loro parole " Viva la libertà") estremamente essenziale e misurato
Ancora più emozionante l'immagine dei volantini del loro ultimo comunicato lanciati nel cielo azzurro, che richiamano l'idea di quello che può rimanere di una Rosa Bianca frantumata :petali immacolati che si diffondono con le loro idea senza che niente li possa fermare.
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salvatore scaglia
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domenica 3 gennaio 2010
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luce e buio della libertà e del totalitarismo
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"La rosa bianca" è un lungometraggio ambientato a Monaco di Baviera, nella Germania nazionalsocialista del 1943, in cui una studentessa universitaria, Sophie Scholl (Julia Jentsch), assieme a pochi altri, tra cui il fratello Hans e l’amico Christoph Prost, anima un gruppo d’ispirazione cristiana - sparuto, ma combattivo - di lotta alla dittatura.
Basato su una storia vera nonchè su documenti scoperti di recente, il film è un’autentica lezione di democrazia, seppur per contrapposizione concettuale, in cui appaiono essenziali i valori della coscienza e della libertà (che "è il tesoro più prezioso che abbiamo") - quasi spettacolare è su questo punto il confronto dialettico tra Sophie e il funzionario di polizia Robert Mohr (Gerald Alexander Held), alla fine dell’interrogatorio della ragazza -.
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"La rosa bianca" è un lungometraggio ambientato a Monaco di Baviera, nella Germania nazionalsocialista del 1943, in cui una studentessa universitaria, Sophie Scholl (Julia Jentsch), assieme a pochi altri, tra cui il fratello Hans e l’amico Christoph Prost, anima un gruppo d’ispirazione cristiana - sparuto, ma combattivo - di lotta alla dittatura.
Basato su una storia vera nonchè su documenti scoperti di recente, il film è un’autentica lezione di democrazia, seppur per contrapposizione concettuale, in cui appaiono essenziali i valori della coscienza e della libertà (che "è il tesoro più prezioso che abbiamo") - quasi spettacolare è su questo punto il confronto dialettico tra Sophie e il funzionario di polizia Robert Mohr (Gerald Alexander Held), alla fine dell’interrogatorio della ragazza -. Coscienza e libertà opposte all’offuscamento dell’io interiore e del totalitarismo quali conseguenze dell’impiego immorale del diritto - significativa, a tal proposito, è la rappresentazione filmica del processo, cui i tre amici sono sottoposti, privo di ogni garanzia effettiva di difesa -.
Ma il dramma di Marc Rothemund si presenta pure come un pungolo di riflessione sulla forza delle idee, che, nell’opera, sostanziano la cosiddetta resistenza passiva al Terzo reich ("noi non rimarremo in silenzio"), ma che, in una prospettiva metacinematografica, costituiscono veicolo di rinnovamento positivo rispetto alla canea di un potere fanatico ed antiumano (nel film in questione efficacemente rappresentata dalle figure del bidello d’ateneo; del giudice, sbrigativo esecutore di una sentenza politicamente pre-scritta; e di un poliziotto, sosia di Hitler, che insegna a qual segno possa giungere l’ubbidienza cieca ad ordini superiori).
Dal punto di vista scenografico e fotografico queste antitesi sono sottolineate dall’uso ricorrente della luce (del cielo guardato dalla protagonista; persino della lampada puntata, a mo’ di tortura, sul suo volto; o della candela che rischiara la cella di detenzione) e dei toni cupi (della stanza dell’estenuante inquisizione e della prigione).
Dei toni cupi della barbarie dei persecutori (che, ieri come oggi, antepongono una - labile - ragion di stato alle - poderose - ragioni della persona) e della luce della giustizia - ma anche della Fede - di Sophie e dei suoi compagni; della "Rosa bianca", a formare simbolicamente la quale infine i tre si abbracciano.
A fondersi in un vincolo perenne, ben oltre la morte-pena del potere e fino alla vera vita-premio della libertà rettamente applicata.
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paride86
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domenica 6 dicembre 2009
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sufficiente
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Storia di una ragazza appartenente al gruppo cristiano "La Rosa Bianca", giustiziata dai nazisti per propaganda contro il Reich. E' un film molto toccante che, però, non riesce mai a decidersi tra la storia individuale di Sophie Scholl e quella collettiva del gruppo cristiano contro il brutale regime nazista.
Un "errore" presente nel film, inoltre è la presunta contrapposizione tra cristiani (buoni) e atei (i nazisti): si tratta di una generalizzazione piuttosto grossolana perché, se è vero che i nazisti non erano certo dei ferventi credenti, è vero pure che proprio i membri delle varie chiese cristiane aiutarono molti di loro a scappare in Sud America a guerra finita.
Mi spiego meglio: sia nei lunghi dialoghi tra Sophie e il poliziotto che durante il processo, l'idea che passa è quella per cui il potere è cattivo poiché slegato dalla religione e dai suoi principi.
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Storia di una ragazza appartenente al gruppo cristiano "La Rosa Bianca", giustiziata dai nazisti per propaganda contro il Reich. E' un film molto toccante che, però, non riesce mai a decidersi tra la storia individuale di Sophie Scholl e quella collettiva del gruppo cristiano contro il brutale regime nazista.
Un "errore" presente nel film, inoltre è la presunta contrapposizione tra cristiani (buoni) e atei (i nazisti): si tratta di una generalizzazione piuttosto grossolana perché, se è vero che i nazisti non erano certo dei ferventi credenti, è vero pure che proprio i membri delle varie chiese cristiane aiutarono molti di loro a scappare in Sud America a guerra finita.
Mi spiego meglio: sia nei lunghi dialoghi tra Sophie e il poliziotto che durante il processo, l'idea che passa è quella per cui il potere è cattivo poiché slegato dalla religione e dai suoi principi. Un film più intelligente, invece, avrebbe mostrato che, invece, qualsiasi potere autoritario è cattivo, indipendentemente dal legame con la religione. Di esempi ce ne sono a valanghe, sia nella storia passata che in quella presente.
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zapata
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giovedì 23 aprile 2009
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toccante
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credo che andrebbe fatto vedere ai nostri adolescenti.
per quanto riguarda la realizzazione, alcune cose non mi convincono, ma tutto sommato un bel film.
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zlatan
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giovedì 12 febbraio 2009
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questo film è bellixximo
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spiega il significato della vita
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