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tom cine
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venerdì 26 dicembre 2025
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le montagne, la notte e la lentezza
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Le potenzialità affinché “Storia di una notte” diventasse un film interessante c’erano: una situazione di partenza emotivamente forte, l’ambientazione montana e invernale, un cast funzionale, un’ottima colonna sonora e infine la notte del titolo a incorniciare il tutto.
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Le potenzialità affinché “Storia di una notte” diventasse un film interessante c’erano: una situazione di partenza emotivamente forte, l’ambientazione montana e invernale, un cast funzionale, un’ottima colonna sonora e infine la notte del titolo a incorniciare il tutto. Perché, diciamolo, i film prevalentemente o totalmente notturni hanno, quando sono riusciti, un’atmosfera affascinante. Se poi la notte è quella della Vigilia di Natale, si aggiunge anche un tocco magico e misterioso. Ma se la sceneggiatura è noiosa e appiattisce la storia si va incontro a un esito deludente e a nulla vale una certa cura tecnica della regia. Peccato, perché questo film poteva diventare davvero intenso e interessante.
In “Storia di una notte” assistiamo al dramma di una famiglia i cui componenti cercano di elaborare un lutto e incomincia nel corso di una normale serata in famiglia trascorsa davanti alla televisione. Il nucleo familiare è composto da cinque persone: Piero ed Elisabetta (i genitori) e poi Flavio, Denis e Carla (i loro tre figli). Improvvisamente, irrompe la tragedia: Flavio esce di casa e muore in un incidente stradale. Due anni dopo la morte del ragazzo, il resto dei familiari va a trascorrere le vacanze di Natale a Cortina d’Ampezzo come ospiti dei genitori di Elisabetta. L’equilibrio familiare, rotto dalla morte di Flavio, sembra ristabilito ma, in realtà, il lutto ha creato rancori che stanno continuando a disgregare la famiglia. Poi, l’incubo della morte si ripresenta: Denis subisce un incidente mentre scia. Durante la notte della Vigilia di Natale in cui il ragazzo viene sottoposto ad un’operazione che potrebbe salvargli la vita, il resto dei componenti della famiglia si ritroverà a vivere nell’angosciosa incertezza di dover affrontare un nuovo, lancinante dolore. Per Carla, Elisabetta e Piero arriva il momento di affrontare apertamente le crepe create dalla morte di Flavio.
“Storia di una notte” vorrebbe reggersi su una trama estremamente semplice, dove gli ambienti e i personaggi sono pochi, la narrazione è lineare e si punta molto sulle atmosfere e tutto questo non è un male:un film, per essere bello, non deve necessariamente essere un kolossal o avere colpi di scena a iosa. La colonna sonora è molto suggestiva, gli scenari sono belli (d’altronde è ambientato sulle Dolomiti) e il cast se la cava dignitosamente. Il problema è nel manico, cioè nella sceneggiatura. Questo film dura novanta minuti, ma sembra lungo il doppio: il ritmo è troppo lento e la storia gira spesso a vuoto e, ad un certo punto, si ha la grottesca sensazione di vedere un documentario sulle corsie di un ospedale di Cortina d’Ampezzo, visto l’esagerato numero di volte in cui si assiste all’andirivieni dei personaggi fra i corridoi dell’edificio in questione. C’è anche un momento che vorrebbe imprimere una svolta misteriosa e “lirica”, con padre, madre e figlia che vanno a rievocare un ricordo in mezzo alla neve, ma quando i personaggi si stendono a terra il film sprofonda nell’umorismo involontario. Il tutto è infine permeato da una freddezza che imprime al risultato il colpo di grazia. “Storia di una notte” è inoltre un film troppo indeciso su quale direzione prendere, se quella di un racconto crudamente realistico sul dolore della perdita o di una favola ricca di simboli, fallendo su entrambi i lati e non riuscendo mai a scaldare il cuore.
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spione
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giovedì 21 agosto 2025
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perplessit
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Nonostante le aspettative non da poco, per quanto mi riguarda questo film è un po' un grosso mah.
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Nonostante le aspettative non da poco, per quanto mi riguarda questo film è un po' un grosso mah.
Sono convinto che parlare del dolore, al cinema come in letteratura, sia - paradossalmente - meno difficile di quanto sembri, e semmai il coraggio viene dall'aver scelto di farlo sapendo benissimo che il grande pubblico rifiuta questi temi a priori, perché di solito ha già di suo una vita grama e se guarda un film lo fa perché sente il bisogno di rifugiarsi nelle dorate illusioni delle storielle amene e rassicuranti. Una volta che si è deciso di accettare questa sfida, però, serve indubbiamente qualcosa di più di una coppia di protagonisti (Foglietta e Battiston) con cui sbagliare è praticamente impossibile. E in questo caso, IMHO, il regista sembra non avere molta idea di come utilizzarli, e si comporta un po' come Allegri che, se avesse in squadra Bellingham e Musiala, li metterebbe a fare catenaccio insieme con gli altri suoi nove ringhiatori/pestaerba. Nello specifico - per chiarire - costringendoli in una sceneggiatura un po' troppo artefatta per i miei gusti, mancante di spontaneità e dei giusti tempi, e appesantita da una retorica che raggiunge il culmine nella scontatissima scena della cerva e ancor più quando li coinvolge in una "ninna nanna blu" ai limiti del cringe più spinto. Sfido chiunque, poi, a capire la scena finale: io almeno ho dovuto chiedere lumi a Wikipedia e non sono ancora tanto sicuro che sia andata proprio in quel modo.
Sul piatto positivo della bilancia metterei la colonna sonora, con il bell'omaggio a Leonard Cohen.
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giacomino
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giovedì 14 agosto 2025
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una palla esagerata
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Lento, noioso, inconcludente. Perché fare un film se non si ha niente da dire?
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(di spione)
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max
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sabato 10 maggio 2025
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distanza emotiva
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Non guardo piu' i trailer. Inoltre, un film con Battiston lo vado a vedere a scatola chiusa. Con questo film pero' avrei capito a cosa andavo incontro. Meglio cosi' dai. Come spettatore devo mettermi alla prova, ricordare cosa mi piace, cambiare idea quando si puo'. Sbagliare.
Sto raschiando il barile in un esercizio di diplomazia che poco mi appartiene. Ma se registi italiani possono ancora e ancora fare film cosi' stucchevoli nei dialoghi, nelle solite ambientazioni da benestanti, nei soliti figli illuminati, (quando riesci a capire quali parole dicono), nella colonna sonora, ovvero in tutto, chi sono io per non provare a trovare un senso in un film al quale avrei in realtà dato 1 stella?
Ci provo.
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Non guardo piu' i trailer. Inoltre, un film con Battiston lo vado a vedere a scatola chiusa. Con questo film pero' avrei capito a cosa andavo incontro. Meglio cosi' dai. Come spettatore devo mettermi alla prova, ricordare cosa mi piace, cambiare idea quando si puo'. Sbagliare.
Sto raschiando il barile in un esercizio di diplomazia che poco mi appartiene. Ma se registi italiani possono ancora e ancora fare film cosi' stucchevoli nei dialoghi, nelle solite ambientazioni da benestanti, nei soliti figli illuminati, (quando riesci a capire quali parole dicono), nella colonna sonora, ovvero in tutto, chi sono io per non provare a trovare un senso in un film al quale avrei in realtà dato 1 stella?
Ci provo.
Bellissimo che il figlio dira' dopo pochi minuti qualcosa tipo: -chissa' se ci saro' al prossimo Natale-. Accattivanti le numerose telefonate a cui è costretto il povero Battiston per spiegare che il figlio si, è caduto, ma non si è fatto nulla. Irrinunciabile l'ansia sempre presente della Foglietta, il fascino di Cortina e dell'aria di festa, la famiglia che sa fare bene tutto e tutto al momento giusto dall'apparecchiare la tavola all'irrompere in spazi vietati dell'ospedale come se il figlio avesse perso 2 gambe (ancora non si sapeva l'entita' dell'incidente). I suoceri? Una perla di originalità. E poi, gli immancabili oggetti feticcio del figlio, i ricordi con gli occhi umidi tipo "quando Flavio era piccolo, (pausa) camminava mettendo avanti prima un piede poi l'altro...."
Si. Scherzo. Non ci sono riuscito. Io di questo film non salvo niente anzi, dopo aver sentito Battiston e la Foglietta cantare ninna nanna blu a metà film, sarei dovuto uscire dal cinema. Dopo un giorno sono ancora infastidito e voglio scriverne. Ma magari, l'importante è che se ne parli. So cosa vuol dire crescere in una famiglia dove un figlio poco piu' che adolescente muore, ma non voglio giocarmi questa carta. Metto solo le mani avanti. Non si sa mai. Ho pero' l'impressione che si scrivano film superficiali e artificiali, che purtroppo poi vanno al cinema e da spettatore, ti trovi di fronte a qualcosa che non è nè realistico nè covolgente ma falso, anche nella finzione. Come in questo caso. Il tema trattato da un film non è fondamentale. E' come lo si tratta, che rende un film "da vedere". Mai avrei pensato di dover sottolineare sta roba. Ma a banalità rispondo con le stesse armi. Per dimenticare questa esperienza e soprattutto la Foglietta, fra poco andro' a vedere "La solitudine dei non amati" sicuro di fare la cosa giusta.
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silvia galbardi
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lunedì 5 maggio 2025
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l''intensa metafora del cervo
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Storia emozionante, intensa, profonda. Può sembrare lenta ma la lentezza è funzionale al dipanarsi del groviglio di emozioni chche da due anni attanaglia i protagonisti.
Una storia d'amore, di caduta e di rinascita.
Simbolico l'episodio del cervo metafora della salvezza solo nel branco.
Come sempre un Battiston insuperabile.
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