Martina Gatti è l'unica che dà verità a Stella. Stanca, soffocata, prigioniera di una vita costruita troppo presto con mutuo, ortofrutticola e un figlio ansioso, la sua inquietudine si vede. Non recita la crisi, la porta addosso.
Margherita Buy e Laura Morante, al loro primo film insieme, sono la cosa davvero riuscita. Due madri, due Italie: Rossana anticonformista e protettiva, Lucia legata all'immagine e al perbenismo.
[+]
Martina Gatti è l'unica che dà verità a Stella. Stanca, soffocata, prigioniera di una vita costruita troppo presto con mutuo, ortofrutticola e un figlio ansioso, la sua inquietudine si vede. Non recita la crisi, la porta addosso.
Margherita Buy e Laura Morante, al loro primo film insieme, sono la cosa davvero riuscita. Due madri, due Italie: Rossana anticonformista e protettiva, Lucia legata all'immagine e al perbenismo. Quando litigano in macchina, a colpi di nevrosi, fanno quello che il regista non riesce a fare per tutto il resto del film: commedia, verità, amarezza. Sono loro il film.
Tutto il resto è un disastro firmato Luca Lucini.
Lucini prende un tema pesantissimo — una donna sposata da 15 anni che soffocata dalla vita matrimoniale, scappa per un giorno a Roma da una amica, conosce uno chef in un locale pubblico e la sera stessa fa sesso senza protezione restando incinta di due gemelli di padri diversi per superfecondazione eteropaterna — e lo tratta come se fosse una commediola da chiudere a "tarallucci e vino".
Ed è qui che il film diventa non solo malfatto, ma pericoloso come messaggio.
La famiglia è una cosa seria. Se ci sono problemi, si risolvono dentro la famiglia. ci si chiude in una stanza finché non si risolvono. Se non si risolvono, ci si separa. Prima. Non dopo essere usciti a creare altri problemi, altri figli, altre complicazioni per tutti quelli intorno.
Lucini fa l'esatto contrario e lo chiama, con una marchetta intellettuale, "atto di fiducia nell'evoluzione umana". In realtà è un lieto fine mieloso per ammorbidire e provare a vendere meglio il film. Non ha funzionato. Il pubblico lo ha capito benissimo: 18,9 mila euro di incasso al cinema in Italia, nonostante Rai Cinema, Eagle, Festa di Roma. Un flop che è un giudizio.
Una delle scene più significative la recita Margherita Buy, una madre depressa che quando vede i due neonati, uno bianco e uno nero, sorride come se andasse tutto bene. Non c'è preoccupazione, non c'è paura, non c'è il peso di quello che e stato commesso. C'è l'egoismo di chi vuole far passare per "allargamento" quello che è una distruzione.
E poi la diseducazione. Mostrare una notte di sesso con uno sconosciuto incontrato in un locale, senza protezione, senza conseguenze sanitarie, senza un cenno al rischio, e farla passare come gesto di liberazione, non è un insegnamento da veicolare su Netflix con bollino 6+. Non è libertà, è incoscienza usata solo come espediente per far partire la trama, in una Italia dove proprio nella fascia giovanile si riscontra un aumento delle malattie causate da sesso non protetto.
Il film vorrebbe far credere che i problemi di una coppia si risolvano aprendola. In realtà nasconde l'opposto: se non hai il coraggio di chiuderti in quella stanza e sistemare le cose, finisci per distruggere tutto e far pagare il prezzo agli altri.
Salvate Gatti, Buy e Morante. Il resto è un flop di regia che meritava esattamente l'incasso che ha avuto.
[-]
|
|