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michele prencipe
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giovedì 15 gennaio 2026
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la musica nel cuore la scelta di cecilia
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Primavera mi ha colpito soprattutto per l’atmosfera e per la musica, che è davvero il cuore del film. La storia di Cecilia, giovane violinista piena di talento ma senza libertà, è raccontata con delicatezza e riesce a coinvolgere. Ho apprezzato anche il modo in cui viene rappresentato Vivaldi: una presenza importante, ma mai ingombrante.
il film riesce a trasmettere emozioni e a lasciare un messaggio forte sul ruolo dell’arte e sulla ricerca della propria voce.
Non è un film per tutti, ma se si ama la musica e il cinema storico vale sicuramente la visione.
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gianni quilici
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giovedì 8 gennaio 2026
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vibrante
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Primavera ? un film di Damiano Michieletto, da non perdere assolutamente. Mentre lo vedevo ho pensato che fosse un film che si pu? rivedere, senza annoiarci e apprezzandolo di pi?. Non solo perch? ci ?tocca?, ma soprattutto per un linguaggio cinematografico qualitativamente ricco e raffinato, dove tutti gli elementi che lo compongono creano poesia e si armonizzano felicemente: la sceneggiatura di Ludovica Rampoldi e il montaggio di Walter Fasano, la scenografia di Gaspare D?Antonio e la fotografia di D?Aria D?Antonio , la recitazione e la regia di Damiano Michieletto e infine la musica, cos? contemporanea di Vivaldi, connessa magistralmente nel racconto, con la musica originale del film. Un esempio: il personaggio complesso e avvincente della protagonista, interpretato da Tecla Insolia.
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Primavera ? un film di Damiano Michieletto, da non perdere assolutamente. Mentre lo vedevo ho pensato che fosse un film che si pu? rivedere, senza annoiarci e apprezzandolo di pi?. Non solo perch? ci ?tocca?, ma soprattutto per un linguaggio cinematografico qualitativamente ricco e raffinato, dove tutti gli elementi che lo compongono creano poesia e si armonizzano felicemente: la sceneggiatura di Ludovica Rampoldi e il montaggio di Walter Fasano, la scenografia di Gaspare D?Antonio e la fotografia di D?Aria D?Antonio , la recitazione e la regia di Damiano Michieletto e infine la musica, cos? contemporanea di Vivaldi, connessa magistralmente nel racconto, con la musica originale del film. Un esempio: il personaggio complesso e avvincente della protagonista, interpretato da Tecla Insolia. Lei soffre perch? orfana abbandonata nell?orfanatrofio e non sa se la madre torner? a riprenderla, lei vive la passione della musica con un talento straordinario come violinista, ma dovrebbe per? sposare un generale ricco e quindi abbandonare la musica, lei ? attratta dalla genialit? di Vivaldi (un notevole Michele Riondino), ma l?attrazione reciproca non pu? avere storia ed inoltre Vivaldi non pu? aiutarla, anche lui prigioniero del bisogno. Insomma un personaggio sensibile e talentuoso, prigioniero e rivoltoso, molto attuale. La recitazione di Tecla Insolia riesce a trasmettere con la naturalezza dello sguardo, dei silenzi, della gioia, della determinazione quella gamma di sentimenti contraddittori, che fervono in lei e che la fa diventare, in alcune sequenze, di una bellezza luminosa.
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anna rosa
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lunedì 5 gennaio 2026
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film bellissimo, ...
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... certo per la musica di Vivaldi che ovviamente ne costituisce la colonna sonora, per l'ambientazione nella Venezia del Settecento: canali su cui le barche scivolano silenziose, calli immerse nella foschia della laguna, palazzi di eleganza barocca dove i frivoli aristocratici consumano la vita nel lusso e nel gioco, mentre i pi? vivono poveramente e le bambine sono abbandonate nella ruota dei conventi dove vengono con durezza allevate e istruite anche al canto e alla musica per essere vendute in spose al miglior offerente. La maggior parte delle scene si svolgono nel chiuso dell'orfanotrofio, e poich? gli ambienti e i volti sono illuminati da candele, tutto ? misteriosamente suggestivo come nei quadri di Georges de La Tour.
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... certo per la musica di Vivaldi che ovviamente ne costituisce la colonna sonora, per l'ambientazione nella Venezia del Settecento: canali su cui le barche scivolano silenziose, calli immerse nella foschia della laguna, palazzi di eleganza barocca dove i frivoli aristocratici consumano la vita nel lusso e nel gioco, mentre i pi? vivono poveramente e le bambine sono abbandonate nella ruota dei conventi dove vengono con durezza allevate e istruite anche al canto e alla musica per essere vendute in spose al miglior offerente. La maggior parte delle scene si svolgono nel chiuso dell'orfanotrofio, e poich? gli ambienti e i volti sono illuminati da candele, tutto ? misteriosamente suggestivo come nei quadri di Georges de La Tour. Il regista ha fatto un lavoro egregio, ma il merito dell'inventio va all'autore del romanzo su cui il film si basa, in cui la verit? storica si fa appunto romanzo grazie all'invenzione del personaggio di Cecilia, appassionata e talentuosa violinista che si ribella al destino che la sua condizione di orfana le riserva e trova come sfuggirvi. Devo dire per? che francamente avrei preferito un altro finale, un futuro-per Cecilia pi? modesto ma anche meno incerto, perch? la sua libert? non abbia come unico sbocco quello trovato dalla madre, per cui insomma la sua "primavera" la vedo in po' difficile nel duro mondo che la circonda., dominato da appetiti di varia natura.
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nino pellino
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venerdì 2 gennaio 2026
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film che merita di essere visto al cinema
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"Primavera" dell'esordiente regista Damiano Michieletto è senza dubbio un gran bel film che merita di essere visto al Cinema. La storia è ambientata agli inizi del '700 a Venezia, esattamente all'interno di un orfanotrofio chiamato "Ospedale della Pietà" in cui, quasi come una sorta di grigio Purgatorio, vivono tutte quelle giovani fanciulle che sono rimaste senza una famiglia o perché hanno perso i propri genitori o perché le madri, per evidenti condizioni economiche o per motivi analoghi, sono state costrette ad abbandonarle e dare in affidamento. L'Istituto è gestito da un governatore (l'attore Andrea Pennacchi) e dalla priora (Fabrizia Sacchi) che si servono delle ragazze per incassare lauti profitti ogni volta che si decide di darle in matrimonio ad uomini ricchi e perlopiù anziani che elargiscono grosse somme all'Ente, proporzionate al valore della dote delle stesse.
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"Primavera" dell'esordiente regista Damiano Michieletto è senza dubbio un gran bel film che merita di essere visto al Cinema. La storia è ambientata agli inizi del '700 a Venezia, esattamente all'interno di un orfanotrofio chiamato "Ospedale della Pietà" in cui, quasi come una sorta di grigio Purgatorio, vivono tutte quelle giovani fanciulle che sono rimaste senza una famiglia o perché hanno perso i propri genitori o perché le madri, per evidenti condizioni economiche o per motivi analoghi, sono state costrette ad abbandonarle e dare in affidamento. L'Istituto è gestito da un governatore (l'attore Andrea Pennacchi) e dalla priora (Fabrizia Sacchi) che si servono delle ragazze per incassare lauti profitti ogni volta che si decide di darle in matrimonio ad uomini ricchi e perlopiù anziani che elargiscono grosse somme all'Ente, proporzionate al valore della dote delle stesse. Le fanciulle vengono avviate all'arte della musica per attrarre la platea del luogo durante le cerimonie e le manifestazioni che si tengono periodicamente all'interno dell'orfanotrofio che rappresentano l'occasione per attrarre gli uomini invitati che intendono prenderle come spose. Considerata la scarsa fortuna che tale obiettivo ha avuto con il sussidio di un anziano insegnante di musica in servizio già da diversi anni, i due principali gestori decidono di richiamare in carica il geniale musicista Antonio Vivaldi allo scopo di addestrare celermente e con successo le ragazze all'arte della musica. Fra di esse Vivaldi scoprirà il talento naturale della giovane Cecilia, particolarmente dotata nel suonare il violino; la più brava di tutto l'Istituto. Ma il talento di Cecilia sarà costretto ad essere soffocato da una serie di situazioni controverse e dalle ferree regole dell'Istituto a tal punto che ad un certo punto alla giovane, alienata e inibita dal poter realizzare un proprio futuro, non le resterà che l'unica soluzione da intraprendere e che non posso certo qui spoilerare. Un finale che sembrerebbe pervaso da una sottile vena di malinconia, quasi di sconfitta, ma che, analizzando il contesto nel suo insieme, rappresenta l'unica strada necessaria. Ancora un film che ci parla della disumana condizione femminile perpetuata nei secoli scorsi per quanto concerne l'aspetto della sottomissione e della totale mancanza di indipendenza personale, per cui qualcuno può obiettare che si tratterebbe di storia già ampiamente raccontata. Ma ciò che caratterizza questa pellicola è la sua originalità nella costruzione della trama e nei risvolti che assume il finale che potrebbe sembrare amaro ma in realtà bellissimo nel suo significato simbolico. Concludo facendo i miei più sentiti complimenti alla giovane attrice Tecla Insolia la cui interpretazione mi aveva già convinto in un precedente e recente film dal titolo "Amata" e che con il film "Primavera" conferma di avere tutte le doti di recitazione per essere davvero una delle più promettenti attrici italiane della nuova generazione.
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jan4rad
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giovedì 1 gennaio 2026
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delizioso
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...ho letto qui che diversi criticano il film per la non aderenza storica... ecc. ma come si fa a parlar male di "Primavera"?? Averne di film così!
Con lo stesso criterio allora "Amadeus" di Forman ....sarebbe una pagliacciata!
Ma chissenefrega dell'aderenza storica, trattasi di un film, belissimo, e non di un documentario!
Grazie di cuore a Michieletto e a tutta la troupe per quanto ci hanno regalato!
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clod
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mercoledì 31 dicembre 2025
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non ci siamo
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Un falso storico clamoroso: le ragazze degli Ospedali veneziani erano professioniste riconosciute che ricevevano compensi e prestigio sociale. La più nota violinista della Pietà, cui Vivaldi dedicò molti lavori, si chiamava Anna Maria (1696-1782).
Piegare la realtà per assecondare la propria ideologia non porta bene, ed infatti il film è piuttosto lento e filmicamente inconsistente.
L'interpretazione della Insolia, di rilievo, si avvantaggiadal tipico copricapo dell'epoca che focalizza lo sgurado sul viso.
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paola
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mercoledì 31 dicembre 2025
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amore per i propri sogni e desideri
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Film bellissimo che ho visto due volte. Ti trascina in un vortice di emozioni.
Queste ragazze che sembrano tutte uguali vengono invece raccontate ognuna per
la propria personalità. Il ritmo del film ti immerge in una storia affascinante piena di verità
mistero e fascino. Attori bravissimi e talentuosi grazie ad un regista che sa sorprendere e raccontare
le tante sfumature dell' animo umano e l'amore che ci porta ad inseguire i sogni che ognuno ha dentro di sé.
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lunedì 29 dicembre 2025
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una contraddizione di fondo
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"che non fa mai l'errore di travisare il passato in base alle sensibilit? contemporanee, pur parlando chiaramente anche dell'ingiustizia della condizione femminile." Questa affermazione ? l'esatta contraddizione insita nella recensione. Si parla di non travisare il passato...per? bisogna giudicarlo alla luce dell'ingiustizia della condiz?one femminile...che ? esattamente un frutto dell'ipersensibilit? contemporanea, e dell'imprescindibile 'politically correct' che caratterizza la nostra epoca. Il film descrive la situazione delle orfane dell'epoca, non ci dice nulla ad esempio della situazione degli orfani che andrebbe conosciuta prima di trinciare giudizi fondati su postulati 'imprescindibili'.
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"che non fa mai l'errore di travisare il passato in base alle sensibilit? contemporanee, pur parlando chiaramente anche dell'ingiustizia della condizione femminile." Questa affermazione ? l'esatta contraddizione insita nella recensione. Si parla di non travisare il passato...per? bisogna giudicarlo alla luce dell'ingiustizia della condiz?one femminile...che ? esattamente un frutto dell'ipersensibilit? contemporanea, e dell'imprescindibile 'politically correct' che caratterizza la nostra epoca. Il film descrive la situazione delle orfane dell'epoca, non ci dice nulla ad esempio della situazione degli orfani che andrebbe conosciuta prima di trinciare giudizi fondati su postulati 'imprescindibili'. Il film ci dice che Venezia aveva un efficiente sistema di welfare - tanto per usare un termine di sensibilit? contemporanea - che cercava di risolvere un problema sociale garantendo un'esistenza dignitosa a chi non aveva una famiglia: certo, in base alla sensibilit? dell'epoca. In tutto ci? si sviluppa il dramma di un'esistenza infelice, ma non era stata fortunata diciamo.
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gabriella
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lunedì 29 dicembre 2025
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benedetta primavera
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Che bello il film di Damiano Michieletto, quell'atmosfera sospesa, quel silenzio visivo, la fotografia che trasforma la quotidianità come l’accordatura di uno strumento, la luce naturale , quell’effetto di chiaroscuro fiammingo che carica il soggetto di un valore quasi divino, proprio come nei quadri di Veermer. E che bella la colonna sonora di Fabio Massimo Capogrosso ( già noto per “Esterno notte” e “Rapito”), la sua musica cupa, essenziale, che descrive quel senso opprimente di prigionia della protagonista, la sua solitudine e il rigore del convento. Siamo a Venezia, inizio 700, l’ ospedale della Pietà è un orfanotrofio che accoglie tra le sue mura neonati abbandonati , ma anche bambini/e più grandi, i quali venivano accuditi e avviati a un mestiere, mentre le ragazze più talentuose venivano educate alla musica, al suono di uno strumento e facevano parte delle “figlie del coro” che si esibivano durante le funzioni dietro una grata nella cantoria della cappella ,celate al pubblico, una delle ragioni era anche perché probabilmente alcune di loro erano figlie illegittime di nobili, finché finivano spose di qualche signorotto solitamente molto più anziano e a quel punto dovevano abbandonare la musica.
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Che bello il film di Damiano Michieletto, quell'atmosfera sospesa, quel silenzio visivo, la fotografia che trasforma la quotidianità come l’accordatura di uno strumento, la luce naturale , quell’effetto di chiaroscuro fiammingo che carica il soggetto di un valore quasi divino, proprio come nei quadri di Veermer. E che bella la colonna sonora di Fabio Massimo Capogrosso ( già noto per “Esterno notte” e “Rapito”), la sua musica cupa, essenziale, che descrive quel senso opprimente di prigionia della protagonista, la sua solitudine e il rigore del convento. Siamo a Venezia, inizio 700, l’ ospedale della Pietà è un orfanotrofio che accoglie tra le sue mura neonati abbandonati , ma anche bambini/e più grandi, i quali venivano accuditi e avviati a un mestiere, mentre le ragazze più talentuose venivano educate alla musica, al suono di uno strumento e facevano parte delle “figlie del coro” che si esibivano durante le funzioni dietro una grata nella cantoria della cappella ,celate al pubblico, una delle ragioni era anche perché probabilmente alcune di loro erano figlie illegittime di nobili, finché finivano spose di qualche signorotto solitamente molto più anziano e a quel punto dovevano abbandonare la musica. Cecilia ( un’ appassionata Tecla Insolia) è una trovatella dell’istituto, è una violinista talentuosa, destinata sposa a un militare una volta tornato dalla guerra, di notte va a rifugiarsi in un nascondiglio segreto cercando tracce della sua identità e scrivendo lunghe lettere alla madre mai conosciuta e un riverbero morbido, quasi tattile, inquadra il soggetto con un fascio di luce che lascia in penombra tutto il resto, mentre il mondo esterno tutto è apparenza barocca, dentro quella stanzetta , la realtà è vera, povera come la sua esistenza. Ma improvvisamente il vecchio maestro del coro viene sostituito e al suo posto arriva Antonio Vivaldi ( misurato, malinconico,efficace Michele Riondino), un prete che non può officiare messa perché affetto da una forma cronica di asma, che versa in condizioni economiche assai precarie, il suo arrivo è accolto dalle ragazze dietro le grate, quel luogo chiuso in netto contrasto con l’ampiezza del canale , un passaggio narrativo che simboleggia l’inizio di qualcosa di nuovo, il fuoco dell’arte .Tra Cecilia e Vivaldi si instaura un rapporto artistico , lui riconosce il talento della ragazza, lei prende coscienza delle sue capacità , la musica diventa sostanza della rivoluzione interiore, entrambi trovano il respiro attraverso di essa, non più la lentezza rilassata dell’adagio, ma la forza e la sensualità di suoni dinamici e impetuosi, non solo una ventata di primavera, ma un bel temporale di frattura. In questa nuova dimensione, le “putte del coro” trovano la luce della ribalta anche attraverso l’oscurità delle grate. Alcuni hanno associato il film del regista veneziano a quello di Margherita Vicario, io però , a parte il contesto storico e geografico, trovo che i due lavori siano diversi, mentre in “ Gloria” si parla di una rivoluzione di gruppo, qui si concentra tra il rapporto di maestro e allieva, e per questo motivo mi viene da associarlo a “ La ragazza con l’orecchino di perla “ di Peter Webber, perché in entrambi c’è un confronto e una complicità che unisce il genio e la musa , anche se ovviamente il personaggio di Griet è una serva , una collaboratrice silenziosa che non ha modo di uscire dalla sua condizione, a differenza di Cecilia, ma in entrambi i casi l’arte è il ponte tra due anime desiderose di libertà. Consigliatissimo.
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athos
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lunedì 29 dicembre 2025
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vivaldi
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Un film interessante che narra la forza della musica in un'epoca difficile per l'universo femminile. Un film lento dove i colpi di scena arrivano attutiti, mimetizzati nell'obbligo sociale decisamente più asfittico dei nostri tempi. Purtroppo ho trovato il film più simile a uno sceneggiato televisivo. Qualche asprezza avrebbe dato miglior tono al risultato finale, comunque buono.
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