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ivan il matto
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domenica 19 gennaio 2025
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fra "noi credevamo" e "la grande guerra"
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Non è sempre agevole misurarsi con un soggetto storico basato su vicende reali del nostro Risorgimento, lo aveva già fatto Mario Martone con “Noi credevamo” (2010), disilluso bilancio di quel tratto fondamentale della storia patria; ci riprova Roberto Andò con “L’Abbaglio” che, fra tragedia e commedia, rievoca i fatti della “colonna Orsini”, durante la spedizione dei Mille nella Sicilia del 1860. Squadra che vince non si tocca, per cui, a tre anni da “La stranezza”, il regista palermitano ripropone Tony Servillo, nei panni del colonnello Vincenzo Giordano Orsini, insieme al duo comico Ficarra e Picone, una sciagurata coppia di personaggi di fantasia dal ruolo importante nell’economia complessiva del racconto romanzato.
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Non è sempre agevole misurarsi con un soggetto storico basato su vicende reali del nostro Risorgimento, lo aveva già fatto Mario Martone con “Noi credevamo” (2010), disilluso bilancio di quel tratto fondamentale della storia patria; ci riprova Roberto Andò con “L’Abbaglio” che, fra tragedia e commedia, rievoca i fatti della “colonna Orsini”, durante la spedizione dei Mille nella Sicilia del 1860. Squadra che vince non si tocca, per cui, a tre anni da “La stranezza”, il regista palermitano ripropone Tony Servillo, nei panni del colonnello Vincenzo Giordano Orsini, insieme al duo comico Ficarra e Picone, una sciagurata coppia di personaggi di fantasia dal ruolo importante nell’economia complessiva del racconto romanzato. Quindi ancora personaggi storici, qui il Colonnello Orsini, tre anni fa Pirandello, mischiati a personaggi inventati, sempre Ficarra e Picone, qui inaffidabili disertori scansafatiche che, nel sottofinale, sapranno riscattare la loro condizione. Ed ancora un racconto nel racconto, quello ‘dimenticato’ della colonna militare del suddetto colonnello che, effettivamente, guidò una manovra diversiva in Sicilia, che consentì a Garibaldi una più agevole conquista di Palermo, dopo la fondamentale vittoria di Calatafimi. Tutto girato nell’isola, il film di Andò ripropone, anche nei ruoli, lo stesso schema de “La stranezza”, mentre a Servillo spetta il personaggio che vola alto nei valori espressi come nella serietà dell’impegno, a Ficarra e Picone tocca interpretare due furbetti che si barcamenano tra eventi storici più grandi di loro. Un po' come i due imboscati de “La grande guerra” di Mario Monicelli, gli inarrivabili Alberto Sordi e Vittorio Gassman! Non si fermano qui le citazioni, a ben guardare la posa del colonnello Orsini che guarda di spalle, nostalgicamente, Palermo (l’ufficiale vi era nato) prima della conquista garibaldina, ricorda tanto il “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich, dipinto simbolo del movimento romantico in senso lato; a significare l’appartenenza del militare a quanti romanticamente ‘ci avevano creduto’ a un’Italia mazzinianamente libera, unita e repubblicana. Restano gli abbagli del titolo che, metaforicamente, si susseguono sullo schermo. Per primo quello effettivamente preso dalle truppe borboniche, che si convinsero di una ritirata di Garibaldi all’interno dell’isola, inseguendolo, quando si trattava della sparuta ‘colonna Orsini’ di cui sopra. Il secondo, quello costruito da Domenico Tricò e Rosario Spitale (Ficarra e Picone) che, nella cittadina di Sambuca, inaspettatamente, salvarono sia la ‘colonna Orsini’ che l’intera spedizione dei Mille, ancora dalle truppe borboniche guidate dal comandante svizzero Jean Luc Von Mechel. Il terzo ed ultimo (?) abbaglio, esplicitamente citato dal protagonista nel finale, a 20 anni dagli eventi raccontati (che ovviamente non riveliamo), con evidenti agganci al tema del “Risorgimento tradito” del già detto “Noi credevamo” o del “Gattopardo” di Luchino Visconti. Pur rigoroso e volenteroso nelle interpretazioni (riconosciamo fra gli altri, Leonardo Maltese, nei panni del tenente Ragusin, il giovane Leopardi televisivo), il film non riesce a ricostruire la magia, così apprezzata, de “La stranezza”, facendo piuttosto pensare a una sorta di ‘minestra riscaldata’…che abbia preso un mezzo abbaglio lo stesso Andò?!
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nino pellino
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domenica 2 febbraio 2025
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il regista roberto and? ? sempre una garanzia
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Ideare e dirigere un film avente come tema la famosa spedizione dei Mille nel 1860 in terra siciliana per liberare l'Italia dal potere borbonico non è certamente impresa facile. Ma credo che il regista Roberto Andò abbia dimostrato di esserci perfettamente riuscito. E per far ciò si è avvalso di una serie di attori di qualità che hanno sempre fatto bene in passato. Innanzitutto fondamentale è stata la presenza dell'attore Toni Servillo che già mi aveva entusiasmato nel 2013 in occasione della pellicola "Viva la libertà", diretta dallo stesso Roberto Andò. Così come la presenza dei due attori comici Ficarra e Picone che già si sono rivelati un'autentica sorpresa nel fim di qualche anno fa "La stranezza" in cui, tra l'altro, ha fatto parte del cast anche lo stesso Toni Servillo.
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Ideare e dirigere un film avente come tema la famosa spedizione dei Mille nel 1860 in terra siciliana per liberare l'Italia dal potere borbonico non è certamente impresa facile. Ma credo che il regista Roberto Andò abbia dimostrato di esserci perfettamente riuscito. E per far ciò si è avvalso di una serie di attori di qualità che hanno sempre fatto bene in passato. Innanzitutto fondamentale è stata la presenza dell'attore Toni Servillo che già mi aveva entusiasmato nel 2013 in occasione della pellicola "Viva la libertà", diretta dallo stesso Roberto Andò. Così come la presenza dei due attori comici Ficarra e Picone che già si sono rivelati un'autentica sorpresa nel fim di qualche anno fa "La stranezza" in cui, tra l'altro, ha fatto parte del cast anche lo stesso Toni Servillo. Fatta questa premessa, mi sento di dire che "L'abbaglio" è un film che ha soddisfatto le mie esigenze nei riguardi di certo film italiano di qualità e di interesse culturale. Ho trovato stupenda la scenografia dei paesaggi e delle inquadrature particolari e dettagliate sui luoghi, nonché è sicuramente da evidenziare la bellezza dei costumi e delle scene di battaglia tra i garibaldini e i soldati borbonici. La storia è scorrevole, interessante e si fa piacere dall'inizio alal fine. Il finale è infine caratterizzato da una sottile satira sull'Italia liberata e su certa mentalità atavica che continua a non cambiare. Nel caso dei due patrioti siciliani, che con il loro coraggio hanno evitato tante morti inutili, c'è però anche da percepire un velato senso di malinconia, di un mancato riconoscimento alla loro impresa, quasi come se lo stesso obiettivo di aver fatto nascere un'Italia unita, giusta e sorretta da lavoratori onesti sia stato alla fine solo un grande abbaglio.
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uppercut
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domenica 19 gennaio 2025
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abbaglio finale
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Un buon film con una bella sceneggiatura e un impiego degli effetti visivi efficace e misurato. Strepitoso il trio (ormai diventato tale...) ma molto bravi anche gli interpreti secondari, cosa per nulla frequente nel cinema italiano. Peccato il finale... La scena che ci porta al 1880 è lunghissima, inutile, ridondante... Ma perchè tutte quelle inquadrature sul tavolo da gioco, così ben focalizzate da un anziano distante una ventina di metri, dietro a una grata, e non intercettate da nessuno dei presenti? perché quelle reazioni psicologiche? perché la pronuncia di quella sentenza che dà il titolo, tanto solenne quanto incomprensibile? In un film così preciso, un finale che ti lascia scontento, quasi svuotato: tutto 'sto impianto narrativo ed espressivo per arrivare a dire che? che ci siamo presi un abbaglio ad annettere i bari siciliani? che il Nord avrebbe dovuto (o dovrà) educare il Sud a non giocare a carte truccate.
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Un buon film con una bella sceneggiatura e un impiego degli effetti visivi efficace e misurato. Strepitoso il trio (ormai diventato tale...) ma molto bravi anche gli interpreti secondari, cosa per nulla frequente nel cinema italiano. Peccato il finale... La scena che ci porta al 1880 è lunghissima, inutile, ridondante... Ma perchè tutte quelle inquadrature sul tavolo da gioco, così ben focalizzate da un anziano distante una ventina di metri, dietro a una grata, e non intercettate da nessuno dei presenti? perché quelle reazioni psicologiche? perché la pronuncia di quella sentenza che dà il titolo, tanto solenne quanto incomprensibile? In un film così preciso, un finale che ti lascia scontento, quasi svuotato: tutto 'sto impianto narrativo ed espressivo per arrivare a dire che? che ci siamo presi un abbaglio ad annettere i bari siciliani? che il Nord avrebbe dovuto (o dovrà) educare il Sud a non giocare a carte truccate...? sì, stiamo freschi... E poi perché tutta quella scena al manicomio? più ci penso e dico: ma c'era un obbligo contrattuale a raggiungere per forza quel metraggio? Mah.... Sarebbe davvero interessante saperlo. E' come se alla fine... un grandissimo abbaglio.
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(di eleonora cian)
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luciana razete
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martedì 21 gennaio 2025
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un prodotto ben costruito
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Un film , abbastanza gradevole ma senza troppe pretese ed ambizioni. Convincente l' interpretazione del duo palermitano , resa ancora più incisiva dall uso costante del dialetto siciliano , con sottotitoli che accompagnano pure il francese delle truppe borboniche anche se l' uso del dialetto non mi pare essenziale al tessuto narrativo ( come in altri film -di ben diverso spessore- come il poetico e coinvolgente “ Vermiglio”) . Certo non è facile confrontarsi con pagine della nostra storia ancora da esplorare e se il diversivo creato dalla colonna Orsini , condotta da un flemmatico Tony Servillo , entra a pieno titolo nel successo della spedizione garibaldina , i due cialtroni- arruolatisi nei Mille per motivi tutt’altro che patriottici e divenuti eroi per caso - appartengono alla fantasia del regista .
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Un film , abbastanza gradevole ma senza troppe pretese ed ambizioni. Convincente l' interpretazione del duo palermitano , resa ancora più incisiva dall uso costante del dialetto siciliano , con sottotitoli che accompagnano pure il francese delle truppe borboniche anche se l' uso del dialetto non mi pare essenziale al tessuto narrativo ( come in altri film -di ben diverso spessore- come il poetico e coinvolgente “ Vermiglio”) . Certo non è facile confrontarsi con pagine della nostra storia ancora da esplorare e se il diversivo creato dalla colonna Orsini , condotta da un flemmatico Tony Servillo , entra a pieno titolo nel successo della spedizione garibaldina , i due cialtroni- arruolatisi nei Mille per motivi tutt’altro che patriottici e divenuti eroi per caso - appartengono alla fantasia del regista . È un espediente narrativo che ritroviamo in altri film di altra qualità come ‘ la Grande Guerra “ con le interpretazioni davvero superlative di Gassman e Sordi ( ma non è neppure proponibile una comparazione tra le due opere ) . Il tema degli ideali del Risorgimento delusi ( che ha ispirato il bellissimo “noi credevamo” di Martone ) qui è appena accennato nelle riflessioni del colonnello Orsini ( Servillo ) che però meritano una specifica menzione per la ahimè condivisibile affermazione secondo cui “L opinione pubblica sarà dominata dagli imbonitori” . Un po’pleonastico il finale che appesantisce la durata di un film già di oltre due ore . Pittoreschi gli scorci di alcuni nostri Borghi , Mi sfugge il riferimento del titolo : L abbaglio di chi ? Delle truppe borboniche che seguano la falsa pista della sparuta colonna Orsini o dello stesso colonnello Orsini che crede nell' eroismo dei due disertori ritrovandoli poi tali e quali li aveva conosciuto ? ,Un prodotto ben confezionato, di sicuro impatto commerciale , ora prsente in quasi tutte le sale palermitane .
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ruger357mgm
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venerdì 24 gennaio 2025
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ora
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"Una vita decorosa ORA, un'abitazione decente ORA...", mi si perdoni il virgolettato impreciso ma nella sontuosa interpretazione di Toni Servillo, una delle scene più politicamente esaltanti è questo riferimento a quello che i neo liberati siciliani, accingendosi a diventare sudditi dei Savoia, ma in ogni caso italiani, avrebbero dovuto pretendere dal nuovo ordinamento anche per dare un'anima alla lotta cui stavano assistendo.Occhi febbricitanti, che lasciano presumere la vigilia , non ancora dannunziana, dell'impresa al momento della partenza da Quarto.Primi piani,elegantemente rubati al Leone di Giù la testa, ci preparano a rivivere l'impresa garibaldina che pochissimi in realtà ci hanno mai mostrato, dal 1860 di Blasetti al Gattopardo, al misconosciuto Bronte degli anni 70 , che ci narrava delle gesta di Bixio il normalizzatore, al sopravvalutato Noi Credevamo: finalmente un bel film sul Risorgimento.
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"Una vita decorosa ORA, un'abitazione decente ORA...", mi si perdoni il virgolettato impreciso ma nella sontuosa interpretazione di Toni Servillo, una delle scene più politicamente esaltanti è questo riferimento a quello che i neo liberati siciliani, accingendosi a diventare sudditi dei Savoia, ma in ogni caso italiani, avrebbero dovuto pretendere dal nuovo ordinamento anche per dare un'anima alla lotta cui stavano assistendo.Occhi febbricitanti, che lasciano presumere la vigilia , non ancora dannunziana, dell'impresa al momento della partenza da Quarto.Primi piani,elegantemente rubati al Leone di Giù la testa, ci preparano a rivivere l'impresa garibaldina che pochissimi in realtà ci hanno mai mostrato, dal 1860 di Blasetti al Gattopardo, al misconosciuto Bronte degli anni 70 , che ci narrava delle gesta di Bixio il normalizzatore, al sopravvalutato Noi Credevamo: finalmente un bel film sul Risorgimento.Ben fotografato, con ottimi costumi, sia quelli dei poveri che quelli dei borghesi che quelli dei militari e dei nobili.Da intellettuale meridionale Andò cita Sciascia e spiega la mafia e Tomasi di Lampedusa,anticipando la politica delle promesse e della "terra ai contadini", miseramente perita sotto le raffiche di mitragliatrice di Portella della Ginestra e insieme con l' elenco misconosciuto dei sindacalisti assassinati tra il 1943 e il 1948. Sono bravi persino Ficarra e Picone, con la loro modesta cifra attoriale e stilistica, calati in due cialtroni che, all'italiana, se la cavano sempre. Il film oscilla tra l'operazione di recupero della storia minima, quella della diversione Orsini e dell'episodio di Sambuca di Sicilia e la " smitizzazione" dell' epica garibaldina. Grazie alla maiuscola prestazione di Servillo e alla bravura del regista abbiamo prova certa di un cinema italiano di valore civico ed esemplare per coerenza filologica. Da vedere volentieri e da spiegare a scuola.
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mauridal
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mercoledì 29 gennaio 2025
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una questione siciliana
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Quando il racconto di un film si basa su personaggi e fatti realmente accaduti, intrecciandosi con eventi che hanno segnato la storia di una nazione come l’Italia, si pu? facilmente definire un film storico. Con L’Abbaglio, Roberto And?, uomo di teatro e raffinato regista cinematografico, conferisce al racconto il tono di un dramma che ? al tempo stesso storico e umano, mettendo in scena personaggi dalle molteplici sfumature culturali e psicologiche, ben descritte attraverso i loro pensieri e azioni.
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Quando il racconto di un film si basa su personaggi e fatti realmente accaduti, intrecciandosi con eventi che hanno segnato la storia di una nazione come l’Italia, si pu? facilmente definire un film storico. Con L’Abbaglio, Roberto And?, uomo di teatro e raffinato regista cinematografico, conferisce al racconto il tono di un dramma che ? al tempo stesso storico e umano, mettendo in scena personaggi dalle molteplici sfumature culturali e psicologiche, ben descritte attraverso i loro pensieri e azioni.I protagonisti del film sono il colonnello Orsini, che affianca Garibaldi nell’impresa dei Mille, e due "disgraziati", Domenico e Rosario, che si ritrovano garibaldini per puro caso. Tutti siciliani, affrontano le vicende della guerra risorgimentale tra Borboni e Sabaudi in maniera profondamente personale. Il colonnello Orsini, ex militare borbonico, sceglie di unirsi a Garibaldi e al suo esercito per liberare la Sicilia e favorire un’unit? nazionale ideale, con la speranza di un regno pi? giusto. Domenico e Rosario, invece, sono uomini di poca fede e transfughi, spinti dalla miseria e dal desiderio di una libert? qualsiasi, purch? possano salvarsi e trovare accoglienza. I due si incontrano nel tentativo di fuggire dalla Sicilia e unirsi ai Mille, ma una volta arrivati a Marsala, disertano e iniziano un percorso personale di sopravvivenza.
Gli interpreti incarnano magistralmente i loro ruoli. Toni Servillo d? vita a un Orsini dall’atteggiamento aulico e deciso, mentre Salvo Ficarra e Valentino Picone, pur in un registro serio, mantengono nei loro personaggi un’irresistibile vena di cialtroneria e comicit?, che ben descrive la tragicomica vicenda a loro legata.
Non si tratta di un film storico in senso stretto, cio? come ricostruzione fedele degli eventi, ma di una narrazione dell’impresa garibaldina attraverso gli occhi di tre personaggi le cui vicende, drammatiche e comiche, si intrecciano con quelle della Storia. Il film si articola in due fasi: prima e dopo l’Unit? d’Italia. Le scene di battaglia, con eserciti schierati, hanno una dimensione spettacolare da kolossal, grazie a una fotografia e a un sonoro di altissimo livello. Nella seconda parte, vediamo i tre protagonisti ormai anziani, sopravvissuti alla guerra. Orsini, deciso a chiarire il passato, ritrova Rosario e Domenico a Palermo, dove vivono guadagnandosi da vivere in una casa da gioco: Rosario ? diventato un giocatore d’azzardo e baro, con Domenico come complice. Il finale ? segnato dalla disillusione. Durante una partita a carte, la verit? emerge: Orsini, che aveva creduto nella possibilit? di una libert? nazionale nuova e giusta, ammette di aver avuto un grande abbaglio. Garibaldi e il regno sabaudo non hanno cambiato nulla, lasciando in lui un senso di amaro fallimento, condiviso dai suoi vecchi compagni di avventura. Tra gli interpreti Giulia And?, affascinante, nel doppio ruolo di monaca e poi donna siciliana. (Mauridal)
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giovedì 30 gennaio 2025
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un pugno ai siciliani
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All?arme. Un film metaforico che racconta e allo stesso tempo invoglia a riguardare il presente con occhio critico, perch? la storia si ripete. Grandissima bravura ed espressione artistica. Un film denuncia con una funzione storico-identitaria.
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maramaldo
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martedì 25 febbraio 2025
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lumie di sicilia
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Agrume leggendario, coltivato da qualche parte, non l'inventò Pirandello. Dicono, effluvi mediterranei, colori dell'Isola, gusto tra il limone e il tarocco. Proprio quel che si proponeva di montare Roberto Andò. C'è riuscito? Intanto, andiamo subito ai convenevoli prima di scantonare in digressioni più o meno sconsiderate. Alto livello di rappresentazione e di spettacolo. Esterni: squarci ariosi di campagne che si vogliono incontaminate, ruderi in rovina che attestano la diligenza del documentarista. Interni: leziosità sopraffine alla Visconti. La terna, ormai diventata eterna, facezia che ci sta nel contesto ridanciano che si vuole satira.
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Agrume leggendario, coltivato da qualche parte, non l'inventò Pirandello. Dicono, effluvi mediterranei, colori dell'Isola, gusto tra il limone e il tarocco. Proprio quel che si proponeva di montare Roberto Andò. C'è riuscito? Intanto, andiamo subito ai convenevoli prima di scantonare in digressioni più o meno sconsiderate. Alto livello di rappresentazione e di spettacolo. Esterni: squarci ariosi di campagne che si vogliono incontaminate, ruderi in rovina che attestano la diligenza del documentarista. Interni: leziosità sopraffine alla Visconti. La terna, ormai diventata eterna, facezia che ci sta nel contesto ridanciano che si vuole satira. L'attorialità avrebbe potuto attingere, se fossero stati su piazza, a Franchi & Ingrassia. Richiamo senza malizia, "Ciccio" intrigò Fellini e, poi, anch'essi nacquero tra Vucciria e Ballarò. Un elemento che predomina sotteso nella concezione dell'opera. Direte, Servillo è di Napoli. E allora? capitale delle Due Sicilie fu, rientra nella barzelletta. Il vero Orsini era palermitano.
Autenticità storiche. Inoppugnabile che valligiani dalle scarpe grosse soffrissero orribilmente durante la traversata in mare. Si capisce come sia rimasta nel Bergamasco qualche avversione per il Meridione. Ma, per favore, lo sbarco non fu Normandia. Passò molto più liscia grazie forse ai maneggi di uno che a Torino, per la gloria e la riconoscenza della Patria, spediva contesse a Parigi e bersaglieri in Crimea.
Occupiamoci di Garibaldi, maltrattamento di Storia o storia di un maltrattamento? Temo tutt'e due. Intanto si riscontra un Tommaso Ragno che pur essendo un teatrale viene rimpannucciato con un ponchito che sembra di Armani. Combattendo impavido in due mondi, il Nostro scansò il piombo in cento battaglie. Gli Americani, pensandolo invulnerabile, gli volevano far fare la guerra di secessione. Tuttora ne tengono, spero, un busto come amuleto davanti la porta della saletta del Senato a Capitol Hill. All'Aspromonte un bersagliere pure patriota lo atterrò con schioppettata come una quaglia grassa. Che si portò l'Eroe da quell'impresa? La giumenta che gli regalò un marchese lungimirante, quando si dice gattopardo. Se, invece, ci avesse recuperato la sua Nizza, oggi faremmo un figurone.
Tornando al film, Andò tiene a far sapere che l'Orsini in un soggiorno a Istanbul passò alla religione del posto,probabilmente vuol mostrare che anche un conterraneo può essere coraggioso, aperto a sbocchi audaci e a novità. Sussistono altre spiegazioni. Un dettame divino, che ormai vige anche da noi con risvolti sul penale, vieta alle fedeli di "entrare in contatto" con infedeli. Al viaggiatore, libertino o illuminista che fosse, toccava abbracciare un credo se voleva abbracciare un donna. Forse non tutto è solo abbaglio.Si ha l'impressione che la Sicilia stia rientrando gradualmente nella Umma che probabilmente le è più congeniale. Un episodio che non viene tanto ricordato. Annetti fa, era socio d'affari con un terrone il fratello di un presidente buono che pur ha dovuto arrivare a cent'anni per essere rimpianto. Battista della Georgia si adoperò per erigere una moschea con i contributi di uno al quale abbiamo baciato la mano e poi consentito che i suoi lo giustiziassero, l'autodeterminazione che si lascia volentieri ai popoli. Dove accadeva questo? A Catania, Sicily.
P.S. Il ghiribizzo sulla Callas di uno stranito Larraìn, il teatro di pupi del buontempone Andò terminano con lo stesso va pensiero. Mi ci smarrisco. Ci sarà un nesso occulto? Scorgo soltanto un esile filo a cui può attaccarsi il sovranista di giornata. Viva l'Italia, dunque? Meglio: tuttalitaliatuttalitaliatutt
an
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